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ONLINE LA DATAROOM GIMBE SULL'EMERGENZA COVID-19 A DISPOSIZIONE DI ISTITUZIONI E MEZZI DI INFORMAZIONE

3 dicembre 2020
Coronavirus: frena il contagio, ma gli attualmente positivi sfiorano quota 780.000; Restrizioni funzionano, ma il colore delle regioni sbiadisce troppo in fretta

IL MONITORAGGIO DELLA FONDAZIONE GIMBE NELLA SETTIMANA 25 NOVEMBRE – 1 DICEMBRE, CONFERMA TIMIDI SEGNALI DI RALLENTAMENTO DELL’EPIDEMIA, A FRONTE DI NUMERI TUTTAVIA ANCORA MOLTO ELEVATI. RISPETTO ALLA SETTIMANA PRECEDENTE, OLTRE 165 MILA NUOVI CASI E 5.055 DECESSI. QUASI 780 MILA CASI ATTUALMENTE POSITIVI, CON SOGLIE DI SATURAZIONE DI OSPEDALI E TERAPIE INTENSIVE SUPERATE IN 15 E 16 REGIONI. LE MISURE DI CONTENIMENTO DIFFERENZIATE SEMBRANO FUNZIONARE IN RELAZIONE A INTENSITÀ E DURATA, MA ALCUNI MIGLIORAMENTI ENFATIZZATI DA RITARDI DI NOTIFICA E DATI INCOMPLETI. PER IL CAMBIO COLORE DELLE REGIONI DUE SETTIMANE DI “CONTROLLO” NON SUFFICIENTI, SCENDE SOLO INDICE RT.

3 dicembre2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE conferma nella settimana 25 novembre-1 dicembre, rispetto alla precedente, una diminuzione dei nuovi casi (165.879 vs 216.950), a fronte di un calo dei casi testati (672.794 vs 778.765) e di una riduzione del rapporto positivi/casi testati (24,7% vs 27,9%). Calano del 2,3% i casi attualmente positivi (779.945 vs 798.386) e, sul fronte degli ospedali, diminuiscono sia i ricoveri con sintomi (32.811 vs 34.577) che le terapie intensive (3.663 vs 3.816); ancora in aumento i decessi (5.055 vs 4.842). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 5.055(+9,9%)
  • Terapia intensiva: -153(-4%)
  • Ricoverati con sintomi: -1.766 (-5,1%)
  • Nuovi casi:165.879(+11,4%)
  • Casi attualmente positivi: -18.441(-2,3%) 
  • Casi testati -105.971(-13,6%)
  • Tamponi totali: -85.654(-5,8%)

«Si conferma – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – la riduzione dell’incremento percentuale dei casi totali (11,4% vs 17,5%), del numero di nuovi casi settimanali (165.879 vs 216.950)e, in misura minore, del rapporto positivi/casi testati (24,7% vs 27,9%) a fronte di una sensibile riduzione dei casi testati (-13,6%)» (figura 1). Se il calo dei nuovi casi da un lato è dunque attribuibile all’effetto delle misure introdotte, dall’altro risente dell’inspiegabile riduzione di quasi 106 mila casi testati.

Figura 1. Trend settimanale dei nuovi casi e del rapporto positivi/casi testati

«Le misure di contenimento – continua il Presidente – si riflettono anche sulle curve degli attualmente positivi, di ricoveri e terapie intensive, che sembrano avere superato il picco e iniziato la fase discendente, mentre la curva dei decessi continua a salire» (figura 4). Tuttavia, la soglia di occupazioneper pazienti COVID rimane oltre il 40% nei reparti di area medica in 15 Regioni (figura 2) e quella del 30% nelle terapie intensive in 16 Regioni (figura 3). E dove i tassi di occupazione sono molto più elevati, precisa Cartabellotta, «i pazienti COVID-19 “invadono” altri reparti limitando la possibilità di curare pazienti con altre patologie e determinando il rinvio di altre prestazioni, interventi chirurgici inclusi».

Figura 4. Trend settimanale di casi attualmente positivi, ricoveri con sintomi, terapie intensive e deceduti

 

Figura 2. Posti letto Area Medica occupati da pazienti COVID-19

 

Figura 3. Posti letto Terapia intensiva occupati da pazienti COVID-19

La Fondazione GIMBE ha valutato l’impatto delle misure introdotte dal DPCM 3 novembre con il “sistema a colori”, esaminando il trend di alcuni indicatori nel periodo compreso dal 6 novembre (data d’introduzione delle misure) al 28 novembre (ultimo giorno prima degli allentamenti in alcune Regioni). In dettaglio, sono state riportate le variazioni in 23 giorni di osservazione su 5 indicatori: (tabella).

Tabella. Impatto delle misure di contenimento previste dal DPCM 3 novembre 2020

 

  • Variazione dell’indice Rt: valore limite inferiore intervallo di confidenza,riportato dai “Report Monitoraggio Fase 2 ai sensi del DM Salute 30 aprile 2020”
  • Variazione percentuale dei nuovi casi nel periodo 6-28 novembre, rispetto ai 23 giorni precedenti
  • Variazione dei casi “attualmente positivi” per 100.000 abitanti nel periodo 6-28novembre
  • Variazione del numero di ricoverati con sintomi nel periodo 6-28-novembre
  • Variazione del numero di ricoverati in terapia intensiva nel periodo 6-28-novembre


Risulta evidente che sull’allentamento delle misure del 29 novembre, deciso sulla base dei criteri del DPCM 3 novembre, pesa di fatto solo la riduzione dell’indice Rt, visto che tutti gli altri indicatori sono peggiorati rispetto al 6 novembre, tranne rare eccezioni (tabella).

«La nostra analisi – ribadisce Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE –conferma che, Rt a parte, non si intravedono risultati tangibili a 3 settimane dall’introduzione delle misure. Inoltre, suggerisce che sbiadire troppo presto il colore delle Regioni rischia di determinare una risalita prima dell’indice Rt, poi della curva epidemica e quindi dei tassi di ospedalizzazione. In altre parole, con la circolazione del virus ancora troppo elevata per riprendere un efficace contact tracing e con la pressione sugli ospedali molto alta, i primi timidi segnali di miglioramento rischiano di essere vanificati dall’allentamento delle misure».

«L’entità del miglioramento di alcuni parametri – spiega Cartabellotta – è peraltro sovrastimata sia da ritardi di notifica e completezza dei dati comunicati dalle Regioni, sia da alcuni fattori di non sempre chiara interpretazione. Diminuzione dei casi testati e limitata esecuzione del tampone nei contatti di positivi, con conseguente riduzione dell’incidenza di nuovi casi; ritardo di comunicazione delle date di diagnosi, prelievo e inizio sintomi, che abbassano il valore dell’indice Rt; conversione di posti letto di area medica destinati a pazienti affetti da altre patologie, con conseguente riduzione del tasso di occupazione ospedaliera».

«A poche ore dalla firma del nuovo DPCM – conclude Cartabellotta – che dovrebbe guidare i nostri comportamenti  sino alla fine delle festività natalizie, la Fondazione GIMBE chiede al Governo di mantenere la linea del rigore, al fine di evitare una nuova inversione della curva del contagio ed aumentare la pressione, già intensa, sugli ospedali dove i professionisti sanitari sono al limite dello stremo. Chiediamo inoltre di rivedere le tempistiche per ridurre l’intensità del colore delle Regioni: i dati confermano infatti che due settimane di “osservazione” sono insufficienti per valutare un miglioramento tangibile sulla curva dei contagi e, soprattutto, sui tassi di ospedalizzazione. In tal senso, l’ipotesi di un “Italia tutta gialla” in tempi brevi è più un desiderata della politica che una strategia di controllo dell’epidemia».

Il monitoraggio GIMBE dell'epidemia di COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org


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26 novembre 2020
Coronavirus: epidemia rallenta, ma con ospedali sotto pressione e oltre 4.800 decessi siamo in piena seconda ondata. Allentamento misure: Governo e Regioni abbiano il coraggio di scelte impopolari

IL MONITORAGGIO DELLA FONDAZIONE GIMBE NELLA SETTIMANA 18-24 NOVEMBRE DA UN LATO RILEVA CHIARI SEGNALI DI RALLENTAMENTO DELL’EPIDEMIA, DALL’ALTRO CONFERMA NUMERI ANCORA MOLTO ELEVATI. RISPETTO ALLA SETTIMANA PRECEDENTE OLTRE 216 MILA NUOVI CASI E 4.842 DECESSI. QUASI 780 MILA CASI ATTUALMENTE POSITIVI, CON SOGLIE DI SATURAZIONE DI OSPEDALI E TERAPIE INTENSIVE SUPERATE IN OLTRE 2/3 DELLE REGIONI. MENTRE L’EUROPEAN CENTRE FOR DISEASE PREVENTION AND CONTROL LANCIA L’ALLARME SUI RISCHI DI UNA REVOCA DELLE MISURE, LA FONDAZIONE GIMBE RICHIAMA ALLA RESPONSABILITÀ ISTITUZIONALE: RIAPERTURE IMPRUDENTI PER LE FESTIVITÀ NATALIZE RISCHIANO DI INVERTIRE NUOVAMENTE LA CURVA DEL CONTAGIO VANIFICANDO I SACRIFICI GIÀ FATTI.

26 novembre 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE conferma nella settimana 18-24 novembre, rispetto alla precedente, una riduzione dei nuovi casi (216.950 vs 242.609), a fronte di una riduzione dei casi testati (778.765 vs 854.626) e di una lievissima diminuzione del rapporto positivi/casi testati (27,9% vs 28,4%). Crescono dell’8,8% i casi attualmente positivi (798.386 vs 733.810) e, sul fronte degli ospedali, rallenta l’incremento dei ricoveri con sintomi (34.577 vs 33.074) e in terapia intensiva (3.816 vs 3.612); ancora in aumento i decessi (4.842 vs 4.134). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 4.842 (+17,1%)
  • Terapia intensiva: +204 (+5,6%)
  • Ricoverati con sintomi: +1.503 (+4,5%)
  • Nuovi casi: 216.950 (+17,5%)
  • Casi attualmente positivi: +64.576 (+8,8%)
  • Casi testati -75.861 (-8,9%)
  • Tamponi totali: -12.638 (-0,8%)

«Se da tre settimane – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – si registra una riduzione dell’incremento percentuale dei nuovi casi, per la prima volta durante la seconda ondata si evidenzia la riduzione sia in termini assoluti dei nuovi casi, sia del rapporto positivi/casi testati dal 28,4% al 27,9%». Tuttavia se nell’ultima settimana si registra un’ulteriore diminuzione dell’incremento percentuale dei nuovi casi (17,5% vs 24,4%) che si attestano a quota 216.950 (figura 1), la riduzione dei casi testati sfiora il 9%. Infatti, nonostante l’incremento percentuale dei casi si riduca in tutte le Regioni, il bacino degli attualmente positivi aumenta in 15 Regioni (tabella).

Figura 1. Trend settimanale dei nuovi casi e dell'incremento % dei casi totali

Tabella. Indicatori regionali settimana 18 - 24 novembre

«Gli effetti delle misure di contenimento – continua Cartabellotta – iniziano a manifestarsi anche sulle curve di ricoveri e terapie intensive, che tendono ad assumere più l’aspetto di un plateau che di un picco simile a quello registrato nella prima ondata. Per allentare la pressione negli ospedali ci vorrà quindi molto più tempo rispetto alla scorsa primavera, perché l’entità delle attuali misure di contenimento è nettamente inferiore al lockdown totale». Peraltro, se la soglia di occupazione per pazienti COVID del 40% definita dal Ministero della Salute nei reparti di area medica è stata superata in 15 Regioni (figura 2) e quella del 30% nelle terapie intensive in 16 (figura 3), nelle Regioni con tassi di occupazione molto più elevati, aggiunge Cartabellotta, «i pazienti COVID stanno “cannibalizzando” progressivamente i posti letto di altri reparti, limitando la possibilità di curare pazienti con altre patologie e determinando il rinvio di prestazioni non urgenti, interventi chirurgici inclusi».

Figura 2. Posti letto Area Medica occupati da pazienti COVID-19

Figura 3. Posti letto Terapia Intensiva occuapti da pazienti COVID-19

«Con l’approssimarsi della scadenza del DPCM in vigore – continua il Presidente – e delle imminenti festività natalizie, il dibattito pubblico si concentra sul possibile allentamento delle misure per favorire i consumi e la possibilità di festeggiare con amici e parenti». Ma l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) mette in guardia sui rischi di revocare le misure restrittive: secondo i modelli predittivi appena pubblicati una loro revoca il 7 o il 21 dicembre porterebbe ad una risalita dei ricoveri, rispettivamente in prossimità del Natale o nella prima settimana di gennaio 2021.

 

«Considerato che oltre l’1% della popolazione è attualmente positivo all’infezione – spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE – la circolazione del virus nel nostro Paese è ancora molto elevata. E in questa fase di lenta discesa della curva dei contagi l’incremento dei nuovi casi post-allentamento delle misure sarà visibile non prima di 2-3 settimane».

«A pochi giorni dal nuovo DPCM – conclude Cartabellotta – la coincidenza tra i primi effetti delle misure con le imminenti festività natalizie rischiano di distorcere la valutazione oggettiva del quadro epidemiologico. Per questo la Fondazione GIMBE si appella alla responsabilità di Governo e Regioni: servono scelte coraggiose anche se impopolari, perché i dati e l’allarme dell’ECDC non lasciano adito a dubbi. Un imprudente allentamento delle misure rischia di provocare entro fine anno una nuova inversione della curva dei contagi che, come ben sappiamo, si riflette poi su ospedali ancora in sovraccarico e con il picco dell’influenza stagionale in arrivo».

Il monitoraggio GIMBE dell'epidemia di COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org

Figura 4. Trend settimanale di casi attualmente positivi, ricoveri con sintomi, terapie intensive e deceduti


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23 novembre 2020
Sanità: adempimenti livelli essenziali di assistenza 2010-2018. Il 25% delle risorse spese dalle regioni per la sanità non ha prodotto servizi per i cittadini

L’ANALISI GIMBE 2010-2018 DOCUMENTA UNA PERCENTUALE CUMULATIVA DEGLI ADEMPIMENTI DELLE REGIONI AI LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA DEL 75% CON UNA FORBICE MOLTO AMPIA: IN TESTA ALLA CLASSIFICA 11 REGIONI TUTTE DEL CENTRO-NORD, AD ECCEZIONE DELLA BASILICATA. SE LA “GRIGLIA LEA” È LO STRUMENTO UFFICIALE PER MONITORARE L’EROGAZIONE DELLE PRESTAZIONI SANITARIE, QUESTO SIGNIFICA CHE NEL PERIODO 2010-2018 UN QUARTO DELLE RISORSE SPESE PER LA SANITÀ NON HA PRODOTTO SERVIZI PER I CITTADINI. GRAZIE AD UNO STRUMENTO DI VALUTAZIONE ORMAI ARRUGGINITO DA ANNI, NEL 2018 REGIONI TUTTE PROMOSSE.

23 novembre 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Ogni anno il Ministero della Salute rende noto il report “Monitoraggio dei LEA attraverso la cd. Griglia LEA” che verifica l’erogazione, attraverso l’assegnazione di un punteggio, delle prestazioni sanitarie che le Regioni devono garantire ai cittadini. «Si tratta di una vera e propria “pagella” sulla “materia” sanità – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – che permette di identificare Regioni promosse e bocciate». Infatti, per le Regioni considerate inadempienti e sottoposte a Piano di rientro, il Ministero della Salute prevede uno specifico affiancamento, sino al commissariamento, fatta eccezione per quelle non soggette a verifica degli adempimenti: Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Valle D’Aosta e Province autonome di Trento e di Bolzano.

«L’Osservatorio GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale – continua Cartabellotta – da anni rileva che il monitoraggio tramite la “griglia LEA” è solo un political agreement tra Governo e Regioni, perché lo strumento è sempre più inadeguato per valutare la reale erogazione delle prestazioni sanitarie e la loro effettiva esigibilità da parte dei cittadini». Innanzitutto, la griglia LEA ha modeste capacità di identificare gli inadempimenti per il numero limitato di indicatori e per le modalità di rilevazione, ovvero l’autocertificazione da parte delle stesse Regioni. In secondo luogo, lo strumento si è progressivamente “appiattito” perché indicatori e soglie di adempimento non hanno subìto negli anni rilevanti variazioni e non vengono modificati dal 2015. Ancora, la soglia di adempimento per la “promozione” è rimasta negli anni la stessa: 160 su 225 punti. Infine, il monitoraggio viene reso pubblico con due anni circa di ritardo, impedendo tempestive azioni di miglioramento.

«Tutti questi limiti – spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione –  riducono la possibilità di valutare in maniera oggettiva, analitica e tempestiva la capacità delle Regioni di erogare le prestazioni ordinarie, anche per stimare la possibilità di rispondere ad un evento straordinario come la pandemia».

«Dal 2008 lo Stato – puntualizza il Presidente – certifica l’erogazione delle prestazioni da parte delle Regioni con uno strumento sempre meno adeguato avalutare la qualità dell’assistenza sanitaria. In particolare, l’ultimo monitoraggio del 2018, “promuove” tutte le Regioni sottoposte alla verifica adempimenti, in netto contrasto con numerosi report indipendenti nazionali e internazionali che attestano invece un peggioramento della qualità dell’assistenza».

 

La Fondazione GIMBE ha analizzato i risultati dei monitoraggi annuali del Ministero della Salute relativi agli anni 2010-2018. In dettaglio:

  • A partire dai singoli indicatori sono stati calcolati i punteggi totali, calcolando quelli non disponibili: in particolare quelli delle Regioni non sottoposte a verifica degli adempimenti per gli anni 2010-2016 e quelli relativi a tutte le Regioni per gli anni 2010-2011.
  • Le “percentuali di adempimento” sono state calcolate come rapporto tra punteggio cumulativo ottenuto nel periodo 2010-2018 e il punteggio massimo di 2.025 raggiungibile nei 9 anni analizzati.
  • La classifica finale è stata elaborata secondo le percentuali cumulative di adempimento 2010-2018 e suddivisa in quartili.


L’analisi degli adempimenti LEA 2010-2018 (tabella) dimostra che:

  • Nel periodo considerato la percentuale cumulativa media di adempimento delle Regioni è del 75% (range tra Regioni 56,2%-92,8%). In altri termini, se la griglia LEA è lo strumento ufficiale per monitorare l’erogazione delle prestazioni essenziali, il 25% delle risorse spese dalle Regioni per la sanità nel periodo 2010-2018 non ha prodotto servizi per i cittadini (range tra Regioni 7,2%-43,8%).
  • La percentuale cumulativa di adempimento annuale è aumentata dal 64,1% del 2010 all’85,1% del 2018, un miglioramento ampiamente sovrastimato in ragione dell’appiattimento della griglia LEA sopra descritto.
  • Solo 11 Regioni superano la soglia di adempimento cumulativo del 76% e, ad eccezione della Basilicata, sono tutte situate al Centro-Nord, confermando sia la “questione meridionale” in sanità, sia la sostanziale inefficacia di Piani di rientro e commissariamenti nel migliorare l’erogazione dei LEA.
  • Regioni e Province autonome non sottoposte a verifica degli adempimenti hanno performance molto variegate. Da un lato Friuli-Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento raggiungono percentuali di adempimento cumulative rispettivamente dell’80,4% e 78,3%. Dall’altro Valle D’Aosta, Sardegna e Provincia autonoma di Bolzano si collocano nel quartile con le performance peggiori.

Adempimenti livelli essenziali di assistenza 2010-2018

 

 

«La nostra valutazione pluriennale – commenta Gili – fornisce numerosi spunti per implementare il “Nuovo Sistema di Garanzia” che, salvo ulteriori ritardi, dovrebbe aver sostituito la “griglia LEA” dal 1° gennaio 2020». Infatti, se il nuovo strumento è stato sviluppato per meglio documentare gli adempimenti regionali, bisogna prevenirne il progressivo “appiattimento” e rivedere le modalità di attuazione dei Piani di rientro, per consentire al Ministero della Salute di effettuare interventi selettivi, evitando di paralizzare l’intera Regione con lo strumento del commissariamento. 

«Se dopo anni tagli e definanziamenti – conclude Cartabellotta – la pandemia finalmente ha rimesso il Servizio Sanitario Nazionale al centro dell’agenda politica, dall’altro ha enfatizzato il conflitto istituzionale tra Governo e Regioni, ben lontano da quella “leale collaborazione” a cui l’art. 117 della Costituzione affida la tutela della salute tramite il meccanismo della legislazione concorrente. Senza una nuova stagione di collaborazione politica tra Governo e Regioni e un radicale cambio di rotta per monitorare l’erogazione dei LEA, sarà impossibile ridurre diseguaglianze e mobilità sanitaria e il diritto alla tutela della salute continuerà ad essere legato al CAP di residenza delle persone. E con la pandemia le persone si devono affidare, nel bene e nel male, alla sanità della propria Regione».

 


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19 novembre 2020
Coronavirus: 4.134 morti in una settimana, in 17 regioni terapie intensive oltre la soglia di saturazione. Primi segnali di rallentamento, ma serve grande prudenza

IL MONITORAGGIO DELLA FONDAZIONE GIMBE RILEVA NELLA SETTIMANA 11-17 NOVEMBRE, RISPETTO ALLA PRECEDENTE, UN AUMENTO DI OLTRE 242 MILA CASI E DI 143MILA ATTUALMENTE POSITIVI. SALGONO A 33.074 I PAZIENTI RICOVERATI E A 3.612 QUELLI IN TERAPIA INTENSIVA CON SOGLIE DI SATURAZIONEDEGLI OSPEDALI SUPERATERISPETTIVAMENTE IN 15 E 17 REGIONI. RALLENTALA VELOCITÀ DI CRESCITA DI NUOVI CASI, RICOVERI E TERAPIE INTENSIVE, MENTRE RIMANE ESPONENZIALE L’AUMENTO DEI DECESSI. IPOTIZZARE UN ALLENTAMENTO DELLE MISURE CON L’OBIETTIVO DI SALVARE IL NATALE RISCHIA DI AVERE UN PREZZO ALTISSIMO, ANCHE IN TERMINI DI VITE UMANE.

19 novembre 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE conferma nella settimana 11-17 novembre, rispetto alla precedente, una stabilizzazione nell’incremento del trend dei nuovi casi (242.609 vs 235.634), a fronte di una lieve riduzione dei casi testati (854.626 vs 872.026) e di un lieve aumento del rapporto positivi/casi testati (28,4% vs 27%). Crescono del 24,4% i casi attualmente positivi (733.810 vs 590.110) e, sul fronte degli ospedali, si registra un ulteriore incremento dei pazienti ricoverati con sintomi (33.074 vs 28.633) e in terapia intensiva (3.612 vs 2.971); aumentano del 41,7% i decessi (4.134 vs 2.918). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 4.134 (+41,7%)
  • Terapia intensiva: +641 (+21,6%)
  • Ricoverati con sintomi: +4.441 (+15,5%)
  • Nuovi casi: 242.609 (+24,4%)
  • Casi attualmente positivi: +143.700 (+24,4%)
  • Casi testati -17.400 (-2%)
  • Tamponi totali: +45.051 (+3,1%)

«Per interpretare correttamente i termini “rallentamento”, “raffreddamento”, “frenata” che nell’ultima settimana hanno invaso anche la comunicazione istituzionale – spiega il Presidente – è indispensabile sottolineare la netta differenza tra l’incremento percentuale dei nuovi casi ed il loro aumento in termini assoluti. Altrimenti, si finisce per “torturare i numeri sino a farli confessare”, enfatizzando timidi miglioramenti per limitare restrizioni e legittimare riaperture». Infatti, se nell’ultima settimana si registra un’ulteriore riduzione dell’incremento percentuale dei nuovi casi (dal 31% al 24,4%), questi sono comunque aumentati di 242.609 rispetto alla settimana precedente (figura 1). Infatti, se da un lato in tutte le Regioni, eccetto la Puglia, si riduce l’incremento percentuale dei casi, dall’altro i casi attualmente positivi aumentano ovunque tranne che in Valle D’Aosta (tabella).

Trend settimanale dei nuovi casi e dell'incremento % dei casi totali

 

Indicatori regionali settimana 11-17 novembre

«Le misure di contenimento introdotte – spiega il Presidente – non hanno affatto “appiattito” la curva dei contagi che continua a salire, seppure con velocità ridotta, analogamente a quella dei ricoverati con sintomi e delle terapie intensive. Il contagio, in sostanza, è come un’automobile che, dopo avere accelerato la corsa per settimane (incremento percentuale dei casi), ora viaggia ad una velocità molto elevata ma costante (numero di casi settimanali), nonostante abbia ridotto l’accelerazione».

La riduzione dell’incremento percentuale si intravede anche sul numero dei pazienti ricoverati con sintomi e, in misura minore, sulle terapie intensive: «Tuttavia – puntualizza Cartabellotta – non conoscendo i flussi dei pazienti in entrata e in uscita, non si può escludere che questo dato sia influenzato dall’effetto saturazione dei posti letto che nelle terapie intensive purtroppo causano un incremento della letalità». In ogni caso, la soglia di occupazione del 40% definita dal Ministero della Salute per pazienti COVID nei reparti di area medica è stata superata in 15 Regioni (figura 2) e quella del 30% nelle terapie intensive in 17 (figura 3).  Se le rispettive medie nazionali hanno raggiunto il 51% e il 42%, in diverse Regioni i valori sono molto più elevati e alcuni ospedali sono allo stremo anche perché, aggiunge Cartabellotta «i pazienti COVID stanno progressivamente “cannibalizzando” i posti letto di altri reparti limitando la capacità di assistere pazienti con altre patologie».

Posti letto Area Medica occupati da pazienti COVID-19

 

Posti letto Terapia Intensiva occupati da pazienti COVID-19

«L’incremento dei decessi – spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE – mantiene invece un trend esponenziale, facendo registrare un +41,7% rispetto alla settimana precedente. Tale incremento è destinato ad aumentare nelle prossime settimane, perché l’effetto delle misure restrittive riduce prima gli indici di contagio (Rt, incremento percentuale dei casi), poi i ricoveri e le terapie intensive, e solo da ultimo i decessi».

«Se da lato i rallentamenti dell’ultima settimana rappresentano indubbiamente un segnale positivo – conclude Cartabellotta – dall’altro è fondamentale rilevare che le curve dei casi attualmente positivi, di ricoveri, terapie intensive e, soprattutto, dei decessi continuano a salire (figura 4). In questo scenario, tenendo conto dell’attuale livello di sovraccarico di ospedali e terapie intensive e della crescita esponenziale dei decessi, ipotizzare un allentamento delle misure con l’obiettivo di salvare il Natale, rischia di avere conseguenze molto gravi, sia in termini di salute delle persone che di vite umane».

Trend settimanale casi positivi, ricoveri, terapie intensive e decessi

 

Il monitoraggio GIMBE dell'epidemia di COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org


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12 novembre 2020
Coronavirus: 2.918 decessi in una settimana, terapie intensive sopra soglia di saturazione in 11 regioni, impennata di contagi tra il personale sanitario. Serve cambio di rotta si criteri di monitoraggio e dati open

IL MONITORAGGIO DELLA FONDAZIONE GIMBE RILEVA NELLA SETTIMANA 4-10 NOVEMBRE, RISPETTO ALLA PRECEDENTE, UN AUMENTO DI OLTRE 235 MILA CASI E 590 MILA ATTUALMENTE POSITIVI. SALGONO A 28.633 I PAZIENTI RICOVERATI E A 2.971 QUELLI IN TERAPIA INTENSIVA CON SOGLIE DI SATURAZIONE DEGLI OSPEDALI SUPERATE IN 11 REGIONI. NEGLI ULTIMI 30 GIORNI CONTAGIATI OLTRE 19 MILA OPERATORI SANITARI. LA FONDAZIONE GIMBE, IN AUDIZIONE ALLA CAMERA, CHIEDE LA REVISIONE DEL SISTEMA DI MONITORAGGIO E RIBADISCE LA NECESSITÀ DI RENDERE ACCESSIBILI TUTTI I DATI DETTAGLIATI E INTEROPERABILI IN FORMATO APERTO.

12 novembre 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE conferma nella settimana 4-10 novembre, rispetto alla precedente, l’incremento nel trend dei nuovi casi (235.634 vs 195.051), sia per il lieve aumento dei casi testati (872.026 vs 817.717), sia per l’incremento del rapporto positivi/casi testati (27% vs 23,9%) (figura 1).

 

Figura 1. Trend settimanale dei nuovi casi e del rapporto positivi/casi testati

Crescono del 41,1% i casi attualmente positivi (590.110 vs 418.142) e, sul fronte degli ospedali, si registra un ulteriore aumento dei pazienti ricoverati con sintomi (28.633 vs 21.114) e in terapia intensiva (2.971 vs 2.225); incrementano del 70% i decessi (2.918 vs 1.712) (figura 2).

Figura 2. Trend settimanale di casi attualmente positivi, pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva e deceduti

 

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 2.918 (+70,4%)
  • Terapia intensiva: +746 (+33,5%)
  • Ricoverati con sintomi: +7.519 (+35,6%)
  • Nuovi casi: 235.634 (+31%)
  • Casi attualmente positivi: +171.968 (+41,1%)
  • Casi testati +54.309 (+6,6%)
  • Tamponi totali: +121.410 (+9,1%)

«Nell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – si conferma l’incremento di oltre il 40% dei casi attualmente positivi che si riflette sul numero dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva, con gli ospedali sempre più vicini alla saturazione, oltre che sul numero di decessi, che nell’ultima settimana hanno superato quota 2.900».

Rispetto alla settimana precedente in quasi tutte le Regioni si rileva un lieve rallentamento dell'incremento percentuale dei casi che potrebbe dipendere sia dall’effetto delle misure di contenimento introdotte a fine ottobre, sia dalla saturazione della capacità di testing, visto che i casi attualmente positivi continuano ad aumentare ovunque. Destano particolare preoccupazione i tassi di occupazione ospedalieri: in 11 Regioni è stata superata la soglia di saturazione del 40% dei posti letto in area medica e in altre 11 Regioni quella del 30% per le terapie intensive (tabella).

 

Altro dato critico sulla gestione e sull’evoluzione dell’epidemia è il numero degli operatori sanitari contagiati dal momento che «negli ultimi 30 giorni – spiega il Presidente – si sono verificati 19.217 contagi, rispetto ai 1.650 dei 30 giorni precedenti. Oltre al rischio di focolai ospedalieri, in RSA e in ambienti protetti, preoccupa l’impatto sul personale sanitario, già in carenza di organico oltre che provato dalla prima ondata» (figura 3).

 

Figura 3. Trend dei contagi tra gli operatori sanitari

Il monitoraggio GIMBE della seconda ondata è stato oggetto lo scorso 10 novembre di un’audizione presso la XII Commissione Affari Sociali della Camera, dove il Presidente ha innanzitutto ribadito la necessità di rendere disponibili in formato aperto, dettagliati e interoperabili tutti i dati, richiamando la campagna  #datiBeneComune. Quindi ha rilevato le criticità tecniche dell’attuale sistema di monitoraggio della pandemia che informa le scelte di Governo: dalla limitata tempestività - dovuta ai tempi di consolidamento dei dati e ai crescenti ritardi di notifica da parte delle Regioni - che favorisce la corsa del virus, alla qualità e completezza dei dati regionali, dalla complessità tecnica al peso eccessivo attribuito all’indice Rt.

«L’attribuzione dei colori alle Regioni – ha spiegato Cartabellotta – viene effettuata utilizzando due parametri principali: lo scenario identificato dai valori dell’indice Rt e la classificazione del rischio attraverso i 21 indicatori del DM 30 aprile 2020. Tuttavia, il valore di Rt è inappropriato per informare decisioni rapide perché, oltre ad essere stimato sui contagi di 2-3 settimane fa, presenta numerosi limiti». In particolare, Rt:

  • viene stimato solo sui casi sintomatici, circa 1/3 dei casi totali
  • si basa sulla data inizio sintomi che molte Regioni non comunicano per il 100% dei casi, determinando una sottostima dell’indice
  • è strettamente dipendente dalla qualità e tempestività dei dati inviati dalle Regioni
  • quando i casi sono pochi, rischia di sovrastimare la diffusione del contagio

«In questa fase di drammatica crescita dei contagi, rapida saturazione degli ospedali e impennata dei decessi – conclude Cartabellotta – il sistema di monitoraggio che informa le decisioni politiche secondo il DPCM del 3 novembre 2020 non è uno strumento decisionale adeguato. È tecnicamente complesso, soggetto a numerosi “passaggi” istituzionali, risente di varie stratificazioni normative, attribuisce un ruolo preponderante all’indice Rt che presenta numerosi limiti e, soprattutto, fotografa un quadro relativo a 2-3 settimane prima. Ovvero, usando lo specchietto retrovisore, invece del “binocolo, si rallenta la tempestività e l’entità delle misure per contenere la curva epidemica. Senza un immediato cambio di rotta sui criteri di valutazione e sulle corrispondenti restrizioni, solo un lockdown totale potrà evitare il collasso definitivo degli ospedali e l’eccesso di mortalità, anche nei pazienti non COVID-19».

Il monitoraggio GIMBE dell'epidemia di COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org


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5 novembre 2020
Coronavirus: continua l'ascesa dei contagi, ospedali prossimi alla saturazione. I DPCM si rincorrono senza una strategia a lungo termine

IL MONITORAGGIO DELLA FONDAZIONE GIMBE RILEVA NELLA SETTIMANA 28 OTTOBRE – 3 NOVEMBRE, RISPETTO ALLA PRECEDENTE, UN AUMENTO OLTRE 195 MILA CASI E DI 1.712 DECESSI. CON 21.114 RICOVERATI CON SINTOMI E 2.225 IN TERAPIA INTENSIVA GLI OSPEDALI SI AVVICINANO ALLE SOGLIE DI SATURAZIONE, MENTRE IL BACINO DI “ATTUALMENTE POSITIVI” SUPERA QUOTA 418 MILA. IL GOVERNO CONTINUA AD INSEGUIRE I NUMERI DEL CONTAGIO CON DPCM SETTIMANALI TRA I MALUMORI DELLE REGIONI PER L’ASSEGNAZIONE DEL LIVELLO DI RISCHIO. LA FONDAZIONE GIMBE, IN AUDIZIONE AL SENATO, CHIEDE DI RENDERE DISPONIBILI TUTTI I DATI DELL’EPIDEMIA, SOPRATTUTTO QUELLI CHE INFORMANO I COLORI DA ASSEGNARE ALLE REGIONI.

5 novembre 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE conferma nella settimana 28 ottobre-3 novembre, rispetto alla precedente, l’incremento esponenziale nel trend dei nuovi casi (195.051 vs 130.329), in parte per l’aumento dei casi testati (817.717 vs 722.570), ma soprattutto per l’ulteriore incremento del rapporto positivi/casi testati (23,9% vs 18%) (figura 1). Crescono del 63,9% i casi attualmente positivi (418.142 vs 255.090) e, sul fronte degli ospedali, si rileva un ulteriore aumento dei pazienti ricoverati con sintomi (21.114 vs 13.955) e in terapia intensiva (2.225 vs 1.411). Incrementano del 72% i decessi (1.712 vs 995) (figura 2). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 1.712 (+72,1%)
  • Terapia intensiva: +814 (+57,7%)
  • Ricoverati con sintomi: +7.159 (+51,3%)
  • Nuovi casi: 195.051 (+49,7%)
  • Casi attualmente positivi: +163.052 (+63,9%)
  • Casi testati +95.147 (+13,2%)
  • Tamponi totali: +163.945 (+14%)

 

Figura 1. Trend settimanale dei nuovi casi e del rapporto positivi/casi testati

 

Figura 2. Trend settimanale di casi attualmente positivi, pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva e deceduti

 

«Nell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – si conferma l’incremento di oltre il 60% dei casi attualmente positivi che si riflette sul numero dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva, portando gli ospedali verso la saturazione. Questo impatta anche sul numero di decessi, che nell’ultima settimana ha superato quota 1.700 con un trend che, con una settimana di ritardo, ricalca di fatto le altre curve. L’ulteriore incremento del rapporto positivi/casi testati, prossimo al 24%, certifica definitivamente il crollo dell’argine territoriale del testing & tracing».

La situazione nazionale rimane molto eterogenea con notevoli variabilità regionali. In generale, rispetto alla settimana precedente gli indicatori peggiorano in tutte le Regioni, ad eccezione dell’incremento percentuale dei casi che in alcune Regioni fa registrare lievissimi rallentamenti (tabella).

 

Tabella. Indicatori regionali settimana 28 ottobre - 3 novembre

I dati del monitoraggio GIMBE sono stati ieri oggetto di un’audizione presso la 12a Commissione Igiene e Sanità del Senato, dove il Presidente ha rimarcato la mancata accessibilità ai dati ufficiali grezzi. «Solo per il report giornaliero dei casi di COVID-19 – ha dichiarato Cartabellotta – i dati sono disponibili in formato open. Al contrario, per il sistema di sorveglianza nazionale integrata disponiamo solo dei report settimanali dell’Istituto Superiore di Sanità con dati in forma aggregata. Mai resi pubblici neppure i report sugli indicatori di monitoraggio della fase 2 della Cabina di Regia, utilizzati per guidare le misure restrittive». Per tali ragioni, la Fondazione GIMBE ha pubblicamente richiesto di:

  • Includere nel report giornaliero dei casi di COVID-19 del Ministero della Salute il numero di contagi per Comune, oltre che i dettagli per Province e Comuni dei numeri relativi a isolamento domiciliare, ospedalizzati con sintomi, terapie intensive, guariti, deceduti, tamponi, casi testati.
  • Rendere accessibile il database nazionale di sorveglianza integrata dell’Istituto Superiore di Sanità in formato open data.
  • Rendere pubblici tutti i report dei 21 indicatori stabiliti dal D.M. 30 aprile 2020 utilizzati per il monitoraggio della fase 2, rendendo altresì accessibile il database in formato open data.
  • Rendere espliciti e riproducibili i criteri per l’attribuzione del livello di rischio stabiliti dagli artt. 2 e 3 del DPCM 3 novembre 2020.

Particolarmente rilevante quest’ultimo punto che determina per le Regioni l’assegnazione dei tre colori, corrispondenti a livelli differenziati di misure restrittive. Il DPCM affida la decisione al Ministro della Salute sulla base del documento “Prevenzione e risposta a COVID-19”, dei dati elaborati dalla Cabina di Regia di cui al DM aprile 2020 e sentito il Comitato tecnico scientifico. Tuttavia al momento, precisa Cartabellotta «parametri e indicatori su cui si basa l’assegnazione dei “colori” non sono sufficientemente chiari e oggettivi da escludere valutazioni discrezionali, rischiando che il meccanismo delle chiusure e riaperture, lungi dall’essere automatizzato, richieda sempre e comunque un passaggio politico con le Regioni, come peraltro previsto dallo stesso DPCM che stabilisce che le ordinanze del Ministro della Salute siano emanate d’intesa con il presidente della Regione interessata».  

«L’introduzione di misure proporzionate a differenti livelli di rischio regionale– conclude Cartabellotta – è totalmente condivisibile, anzi, ove necessario, bisognerebbe agire con misure più restrittive a livello di Provincia o Comune. Ma è indifferibile rendere pubblici i criteri per classificare il livello di rischio, anche per evitare continue negoziazioni tra Governo e Regioni che aggiungono ulteriori ritardi alla “non strategia” dei DPCM settimanali, concedendo un vantaggio sempre maggiore al virus. In ogni caso, manca una strategia a medio-lungo termine condivisa tra Governo e Regioni, in grado di potenziare adeguatamente i servizi sanitari e informare la popolazione, al momento chiamata a sottostare passivamente a nuove restrizioni settimanali che rendono incerta la quotidianità e alimentano preoccupazioni sul futuro»

Il monitoraggio GIMBE dell'epidemia di COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org


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29 ottobre 2020
Coronavirus: epidemia fuori controllo. Senza immediate chiusure locali, servirĂ  un mese di lockdown nazionale.

IL MONITORAGGIO DELLA FONDAZIONE GIMBE RILEVA NELLA SETTIMANA 21-27 OTTOBRE, RISPETTO ALLA PRECEDENTE, AUMENTO DEL 108% DEI DECESSI E DELL’89% DEI NUOVI CASI. SUL FRONTE OSPEDALIERO +5.501 RICOVERI E +541 IN TERAPIA INTENSIVA CON UN TEMPO DI RADDOPPIAMENTO DI CIRCA 10 GIORNI E UNA STIMA DI OLTRE 30.000 RICOVERI E PIÙ DI 3.000 TERAPIE INTENSIVE OCCUPATE ALL’8 NOVEMBRE. DATI ED EVIDENZE SCIENTIFICHE DIMOSTRANO CHE LE MISURE DEI TRE DPCM SONO INSUFFICIENTI E TARDIVE E CHE I VALORI DI RT SOTTOSTIMANO AMPIAMENTE LA VELOCITÀ CON CUI SI DIFFONDE IL VIRUS.

29 ottobre 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE conferma nella settimana 21-27 ottobre, rispetto alla precedente, l’incremento esponenziale nel trend dei nuovi casi (130.329 vs 68.982), in parte per l’aumento dei casi testati (722.570 vs 630.929), ma soprattutto per il netto incremento del rapporto positivi/casi testati (18% vs 10,9%) (figura 1). Crescono di oltre 112.000 i casi attualmente positivi (255.090 vs 142.739) e, sul fronte degli ospedali, si rileva un costante aumento dei pazienti ricoverati con sintomi (13.955 vs 8.454) e in terapia intensiva (1.411 vs 870). Più che raddoppiati i decessi (995 vs 459) (figura 2). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

Figura 1. Trend settimanale dei nuovi casi e del rapporto positivi/casi testati

 

Figura 2. Trend settimanale di casi attualmente positivi, pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva e deceduti

 

  • Decessi: 955 (+108,1%)
  • Terapia intensiva: +541 (+62,2%)
  • Ricoverati con sintomi: +5.501 (+65,1%)
  • Nuovi casi: 130.329 (+88,9%)
  • Casi attualmente positivi: +112.351 (+78,7%)
  • Casi testati +91.641 (+14,5%)
  • Tamponi totali: +147.423 (+14,4%)

«I dati dell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – documentano il crollo definitivo dell’argine territoriale del testing & tracing, confermano un incremento di oltre il 60% dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva e fanno registrare un raddoppio dei decessi. In alcune aree del Paese non è più procrastinabile il lockdown totale per arginare il contagio diffuso e ridurre la pressione sugli ospedali». In generale, i principali indicatori peggiorano in tutte le Regioni, fatta eccezione per il modesto incremento dei casi testati (tabella).

Tabella. Indicatori regionali settimana 21-27 ottobre

«Al di là dei numeri assoluti – spiega il Presidente – preoccupano i trend esponenziali con cui aumentano i pazienti ospedalizzati e in terapia intensiva, con un tempo di raddoppiamento di circa 10 giorni da 3 settimane consecutive». Secondo Enrico Bucci, professore aggiunto SHRO, Temple University «mantenendo questi trend di crescita, all’8 novembre si stimano 31.400 (IC 95%: 30.000-33.000) ricoverati con sintomi e 3.310 (IC 95%: 3.200-3.400) in terapia intensiva; numeri che potrebbero ridursi per l’eccesso di letalità da sovraccarico ospedaliero». Infatti, superando il limite del 30% dei posti letto occupati da pazienti COVID-19, dopo la cancellazione di interventi chirurgici programmati e prestazioni sanitarie differibili, si assisterà inevitabilmente all’incremento della mortalità, non solo COVID-19 correlata.

«Vero è – continua Cartabellotta – che sono state introdotte progressive restrizioni da parte di Governo e Regioni, ma il loro effetto sulla flessione della curva dei contagi sarà minimo, sia perché le misure non sono state “tarate” su modelli predittivi a 2 settimane, sia perché le blande misure dei primi due DPCM sono già state neutralizzate dalla crescita esponenziale della curva epidemica».

L’impatto dell’introduzione di differenti misure di contenimento sul valore di Rt è oggetto di un recente studio - pubblicato su Lancet Infectious Diseases da ricercatori dell’Università di Edimburgo - che ha analizzato dati da 131 Paesi. «In relazione ai risultati ottenuti dall’introduzione di ciascuna misura di contenimento – spiega Renata Gili, responsabile della Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE – è stata stimata l’efficacia sul valore di Rt di quattro possibili gruppi di interventi a 7, 14 e 28 giorni. Se da un lato gli effetti dipendono dal numero e dalla tipologia di restrizioni, dall’altro non sono affatto immediati. Infatti, per dimezzare il valore di Rt servono 28 giorni di lockdown totale, tempi che in Italia potrebbero dilatarsi ulteriormente per il ritardo sempre maggiore nella notifica dei casi». 

 

 

Considerato che le misure introdotte con il DPCM del 24 ottobre includono divieto di eventi pubblici e assembramenti, invito allo smart working e didattica a distanza nelle scuole secondarie di secondo grado per almeno al 75% delle attività, è possibile stimare a 14 giorni una riduzione del valore di Rt di circa il 20-25%, totalmente insufficiente per piegare la curva dei contagi e arginare il sovraccarico degli ospedali. «Peraltro – spiega Cartabellotta – l’indice Rt oggi sottostima ampiamente la velocità di diffusione del virus perché, oltre ad essere calcolato solo sui casi sintomatici (circa 1/3 del totale dei contagiati), si basa su dati relativi a due settimane prima e pubblicati dopo circa 10 giorni. In altri termini, le decisioni vengono prese sulla base di un Rt che riflette contagi di circa un mese fa». Secondo quanto pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità il 23 ottobre, infatti, l’indice Rt medio di 1,50 (IC 95%: 1,09-1,75) è calcolato al 20 ottobre su dati riferiti al periodo 1-14 ottobre.

«L’epidemia già fuori controllo in diverse aree del Paese da oltre 3 settimane – conclude Cartabellotta – insieme al continuo tentennamento di Sindaci e Presidenti di Regioni nell’attuare lockdown locali stanno spingendo l’Italia verso la chiusura totale. Senza immediate chiusure in tutte le zone più a rischio, serviranno a breve almeno 4 settimane di lockdown nazionale per abbattere la curva dei contagi e permettere di assistere i pazienti in ospedale, al fine di evitare una catastrofe sanitaria peggiore della prima ondata. Perché questa volta, oltre al dilagare dei contagi anche nelle regioni del Sud, meno attrezzate dal punto di vista sanitario, abbiamo davanti quasi 5 mesi di stagione invernale con l’influenza in arrivo».

Il monitoraggio GIMBE dell'epidemia di COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org


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22 ottobre 2020
Coronavirus: raddoppiano contagi e decessi, +66% ricoveri, +69% terapie intensive. Saltato l'argine del tracciamento

IL MONITORAGGIO DELLA FONDAZIONE GIMBE NELLA SETTIMANA 14-20 OTTOBRE RILEVA IL PEGGIORAMENTO DI TUTTI GLI INDICATORI DELL’EPIDEMIA E IL FALLIMENTO DELLE STRATEGIE DI TRACCIAMENTO IN QUASI IN TUTTE LE REGIONI. SE, COME RIBADITO DAL PREMIER CONTE, L’OBIETTIVO È DI TUTELARE SIA LA SALUTE CHE L’ECONOMIA, LA POLITICA PRENDA ATTO CHE LE MISURE INTRODOTTE DAI DUE DPCM, OLTRE ALLE NUOVE RESTRIZIONI IMPOSTE DA ALCUNE REGIONI, SONO INSUFFICIENTI E TARDIVE RISPETTO AL TREND DI CRESCITA DELLA CURVA EPIDEMICA. PER PREVENIRE SOVRACCARICO DI OSPEDALI E TERAPIE INTENSIVE E IL CONSEGUENTE INCREMENTO DELLA LETALITÀ SERVONO IMMEDIATAMENTE MISURE DI CONTENIMENTO PIÙ RIGOROSE NELLE AREE A MAGGIOR DIFFUSIONE DEL CONTAGIO AL FINE DI EVITARE UN NUOVO LOCKDOWN GENERALIZZATO.

22 ottobre 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE rileva nella settimana 14-20 ottobre, rispetto alla precedente, un incremento esponenziale nel trend dei nuovi casi (68.982 vs 35.204) a fronte di un rilevante aumento dei casi testati (630.929 vs 505.940) e di un ulteriore netto incremento del rapporto positivi/casi testati (10,9% vs 7%). Dal punto di vista epidemiologico crescono i casi attualmente positivi (142.739 vs 87.193) e, sul fronte degli ospedali, si registra un’impennata dei pazienti ricoverati con sintomi (8.454 vs 5.076) e in terapia intensiva (870 vs 514). Più che raddoppiati i decessi (459 vs 216).

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 243 (+112,5%)
  • Terapia intensiva: +356 (+69,3%)
  • Ricoverati con sintomi: +3.378 (+66,5%)
  • Nuovi casi: 33.778 (+95,9%)
  • Casi attualmente positivi: +55.546 (+63,7%)
  • Casi testati +124.989 (+24,7%)
  • Tamponi totali: +202.871 (+24,8%)

«Con l’aumentare vertiginoso dei numeri – spiega Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – il dato nazionale non rende conto di marcate differenze regionali, oltre che provinciali, che indicano le aree che richiedono provvedimenti più restrittivi per circoscrivere tempestivamente tutti i focolai e arginare il contagio diffuso». Il report dei principali indicatori documenta un peggioramento in tutte le Regioni su tutti i fronti, fatta eccezione per il modesto incremento dei casi testati (tabella).

 

Indicatori regionali settimana 14-20 ottobre 

 

Nuovi casi. Si sono registrati 33.778 nuovi casi, quasi il doppio rispetto alla settimana precedente (figura 1). A livello nazionale l’incremento percentuale dei casi totali è del 18,9%, con variazioni regionali che oscillano dal 7,8% della Provincia Autonoma di Trento al 44,9% della Campania.

 

Trend settimanale dei nuovi casi e del rapporto positivi/casi testati 

 

Casi testati. Anche sul fronte della capacità di testing & tracing le performance regionali sono molto variabili: a fronte di una media nazionale di 1.045 casi testati per 100.000 abitanti, il numero varia dai 561 della Provincia Autonoma di Trento ai 1.832 del Lazio. «Il dato più allarmante – spiega il Presidente – è la brusca impennata del rapporto positivi/casi testati dal 7% al 10,9%, che certifica il fallimento del sistema di testing & tracing per arginare la diffusione dei contagi». Le notevoli variabilità regionali documentano che la “prima diga” è definitivamente saltata in alcune Regioni: ad esempio in Valle d’Aosta oltre un caso testato su 3 è positivo e in Liguria quasi 1 su 4 (figura 2).

 

Rapporto positivi/casi testati (14-20 ottobre) 

 

«In questa fase di rapida risalita dei contagi – spiega Cartabellotta – piuttosto che contare i numeri del giorno, è fondamentale seguire la dinamica delle curve su base settimanale. Infatti, dal 6 ottobre si impenna il trend dei casi attualmente positivi, dei pazienti ricoverati con sintomi e di quelli in terapia intensiva, seguito una settimana dopo da quello dei decessi». In altri termini, anche se in termini di numeri assoluti cambia l’ordine di grandezza, l’andamento di tutte le curve è ormai molto simile (figura 3). In dettaglio:

 

Trend settimanale di casi attualmente positivi, pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva e deceduti 

 

Casi attualmente positivi. Il raddoppio dei nuovi casi nelle ultime due settimane ha espanso in maniera rilevante il bacino dei casi attualmente positivi che hanno raggiunto il numero di 142.739. Al 20 ottobre, rispetto ad una media nazionale di 236 casi attualmente positivi per 100.000 abitanti, il range varia dai 64 della Calabria ai 577 della Valle D’Aosta.

Ricoveri e terapie intensive. Anche sul versante delle ospedalizzazioni il trend è diventato esponenziale: nella settimana 14-20 ottobre i pazienti ricoverati con sintomi sono aumentati del 66,5% (+3.378) e quelli in terapia intensiva del 69,3% (+356), con un rapporto costante di 10:1.

Decessi. Dopo un trend in lento ma costante incremento, nell’ultima settimana i pazienti deceduti sono più che raddoppiati, passando da 216 a 459, con un trend di crescita che si allinea a quello dei pazienti ospedalizzati e in terapia intensiva.

I dati confermano che i sistemi di tracciamento sono già saltati in gran parte del territorio nazionale e adesso l’obiettivo primario è prevenire il sovraccarico di ospedali e terapie intensive, al fine di contenere l’incremento della letalità.

«L’avvicendarsi di DPCM a cadenza settimanale – conclude Cartabellotta – e la parallela introduzione di ulteriori misure in alcune Regioni, dal coprifuoco alla chiusura dei centri commerciali nei weekend, dimostrano tuttavia che la politica non ha una vera strategia per contenere la seconda ondata. Se, come riferito dal premier Conte in Parlamento, l’obiettivo è quello di tutelare sia la salute che l’economia, Governo, Regioni ed Enti locali devono prendere atto che il virus corre sempre più veloce delle loro decisioni. Non si può continuare ad inseguirlo basandosi sui numeri del giorno che riflettono i contagi di 15 giorni prima, ma occorre guardare alla proiezione delle curve a 2 settimane per decidere immediatamente lockdown mirati, eventuali zone rosse locali e misure restrittive molto più rigorose».

Il monitoraggio GIMBE dell'epidemia di COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org


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20 ottobre 2020
Coronavirus: Dpcm inseguono numeri del giorno con stillicidio di blande restrizioni. Ma senza anticipare il virus si va dritti al lockdown

LA RAPIDA IMPENNATA DELLA CURVA EPIDEMICA E LA SCELTA DI NON INTRODURRE MISURE PIÙ DRASTICHE PER TUTELARE L’ECONOMIA METTE IN LUCE LA “NON STRATEGIA” DIPIANIFICARE LE RESTRIZIONI SUI NUMERI DEL GIORNO REITERANDO MISURE TROPPO DEBOLI RISPETTO ALL’AVANZATA DEL VIRUS. L’OBIETTIVO DI RALLENTARELA CURVA EPIDEMICA È ILLUSORIO, PERCHÉ GLI EVENTUALI EFFETTI DELLE MISURE, NON VISIBILI PRIMA DI 2-3 SETTIMANE, SARANNO NEUTRALIZZATI DALLA VERTIGINOSA CRESCITA DEI CASI.

20 ottobre2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Davanti ad una curva del contagio che s’impennaogni giorno di più e ospedali che si riempiono inesorabilmente, come in un déjà-vu nel giro di pochi giorni il Governo introduce ulteriori misure restrittive nel tentativo di frenare l’epidemia.

«La necessità di emanare due DPCM in una settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – conferma che il contenimento della seconda ondataviene affidato alla valutazione dei numeri del giorno con la progressiva introduzione di misure troppo deboli per piegare una curva dei contagi in vertiginosa ascesa».

La prima componente della “non strategia” è farsi guidare dai numeri del giorno per definire l’entità delle misure di contenimento, senza considerare le dinamiche attuali dell’epidemia, molto diverse da quelle della prima ondata. Questo favorisce inesorabilmente l’ascesa dei contagi e vanifica gli effetti delle misure per varie ragioni:

  • I numeri riportati quotidianamente dalbollettino della Protezione Civile non rispecchiano affattoi casi del giorno perché dal contagio alla notifica intercorre un ritardo medio di 15 giorni, in quanto:
    • Il tempo medio tra contagio e comparsa dei sintomi è di 5 giorni (range 2-14 giorni).
    • Secondo l’Istituto Superiore di Sanità il tempo mediano tra inizio dei sintomi e prelievo/diagnosi è di 3 giorni (settimana 7-13 ottobre), ma potrebbe allungarsi considerando i tempi di analisi di laboratorio e di refertazione. Peraltro, per i casi asintomatici non è noto perché la tempestività nella richiesta del tampone dipende dall’efficacia dell’attività di testing & tracing.
    • La comunicazione dei nuovi casi dalle Regioni alla Protezione Civile non avviene in tempo reale:ad esempio, nella settimana 5-11 ottobre meno di un terzo dei casi è stato notificato entro 2 giorni dalla diagnosi, il 54% tra 3 e 5 giorni e il 14% dopo oltre 6 giorni; peraltro tale ritardo aumenta progressivamente per il crescente numero di casi.
  • La curva dei contagi ha ormai assunto un trend esponenziale: nella settimana 13-19 ottobre il numero dei casi attualmente positivi è salito da 82.764 a 134.003 (+53,7%) eil rapporto positivi/casi testati in una settimana è cresciuto dal6,4% al 10,4%. Trend che si riflettonosia sul numero dei pazienti ricoverati con sintomi, aumentati negli ultimi 7 giorni da 4.821 a 7.676(+59,2%) e di quelli in terapia intensiva da 452 a 797 (+76,3%)con segnali di sovraccarico in diverse Regioni, sia sul progressivo aumento della letalità.
  • L’affanno del sistema di testing & tracing aumenta la probabilità di sottostimare i casi, perché l’espansione del bacino di asintomatici non isolati accelera ulteriormente la diffusione del contagio.
  • Gli effetti delle misure restrittive,non valutabili prima di 2-3 settimane,saranno verosimilmente neutralizzati dal trend di crescita della curva epidemica.

 

La seconda componente è il mancato allineamento tra le misure dei due DPCM e quanto previsto dalla circolare del 12 ottobre del Ministero della Salute. Nel documento “Prevenzione e risposta a COVID-19” vengono delineati quattro scenari di evoluzione dell’epidemia in relazione a diversi livelli di rischio accompagnati da relative misure da attuare nei vari settori. «Considerato che diverse Regioni – spiega il Presidente – sono ormai nella fase di rischio alto/molto alto, è inspiegabile che le misure raccomandate non siano state introdotte dal nuovo DPCM, che ha seguito le indicazioni del Comitato Tecnico Scientifico, né attuate dalle Regioni, che hanno partecipato alla stesura del documento».

La terza componente della “non strategia” è il mancato approccio di sistema basato su responsabilità e alleanza tra politica e cittadini, oltre che sull’efficienza dei servizi sanitari.«Numeri a parte – precisa Cartabellotta –il contenimento della seconda ondata doveva inevitabilmentepoggiare, già alla fine del lockdown, su tre pilastri integrati: massima aderenza della popolazione ai comportamenti raccomandati, potenziamento dei servizi sanitari territoriali e ospedalieri e collaborazione in piena sintonia tra Governo, Regioni ed Enti locali».

«Non essere riusciti a prevenire la risalita della curva epidemica quando avevamo un grande vantaggio sul virus– conclude Cartabellotta –oggi impone la necessità di misure di contenimento in grado di anticipare il virus. Tali misure devono essere pianificate su modelli predittivi ad almeno 2-3 settimane, perché la “non strategia” di inseguire i numeri del giorno con uno stillicidio di DPCM che, settimana dopo settimana, impongono la continua necessità di riorganizzarsi su vari fronti,spingerà inevitabilmente il Paese proprio verso quel nuovo lockdown che nessuno vuole e che non possiamo permetterci».


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