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12 aprile 2019
DEF 2019: solo incongruenze e grandi incertezze per la sanitĂ 

DALL’ANALISI INDIPENDENTE DELL’OSSERVATORIO GIMBE SUL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA 2019 EMERGONO CONTRADDIZIONI E INCERTEZZE PER IL FUTURO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE. RISPETTO ALLE RISORSE ASSEGNATE DALLA LEGGE DI BILANCIO, LE STIME SULLA SPESA SANITARIA SONO INCONGRUENTI CON LE RISORSE GIÀ ASSEGNATE PER IL 2019, MENTRE PER GLI ANNI 2020-2021 CONTINUANO A DIPENDERE DA UTOPISTICHE PREVISIONI DI CRESCITA ECONOMICA. SU TUTTO ALEGGIA LO SPETTRO DELLA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA, OVVERO IL BLOCCO DI 2 MILIARDI DI SPESA PUBBLICA CHE SICURAMENTE COLPIRÀ LA SANITÀ.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2019, secondo il quale nel triennio 2020-2022 il PIL nominale dovrebbe crescere in media del 2,5% per anno e l’aumento della spesa sanitaria attestarsi sul tasso medio annuo dell’1,4%. In termini finanziari la spesa sanitaria aumenterebbe così dai € 119.953 milioni stimati per il 2020 ai € 121.358 nel 2021 ai € 123.052 milioni nel 2022. Per l’anno in corso, invece, a fronte di una crescita del PIL nominale dell’1,2%, il DEF 2019 stima una spesa sanitaria di € 118.061 milioni che corrisponde ad una crescita del 2,3% rispetto ai € 115.410 del 2018.

«Le previsioni di crescita economica del Paese – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – emergono in tutta la loro evanescenza se si confrontano le stime messe nero su bianco appena 6 mesi fa». La Nota di aggiornamento del DEF 2018 (NaDEF) infatti aveva azzardato per il 2019 una crescita del PIL del 3,1%, che sarebbe dovuto schizzare al 3,5% nel 2020 per poi tornare al 3,1% nel 2021: tali previsioni sono precipitate all’1,2% per il 2019 (-1,9%), al 2,6% per il 2020 (-0,9%) ed al 2,5% per il 2021 (-0,6%).

Anche se le stime fossero corrette, la spesa sanitaria non potrà coprire nemmeno l'aumento dei prezzi sia perché cresce meno del PIL nominale, sia perché l’indice dei prezzi del settore sanitario è superiore all’indice generale dei prezzi al consumo e che l’inflazione media si è attestata oltre l’1% (1,2% nel 2017 e nel 1,1% nel 2018). «In altre parole – puntualizza Cartabellotta – la crescita media della spesa sanitaria dell’1,4% nel triennio 2020-2021 stimata dal DEF 2019 nella migliore delle ipotesi potrà garantire al SSN lo stesso potere di acquisto solo se la ripresa economica rispetterà previsioni più che ottimistiche, ovvero una crescita media del PIL del 2,5% per il triennio 2020-2021».

«Delle cifre assolute riportate nel DEF – continua il Presidente – è bene non fidarsi, soprattutto nel medio termine, perché le risorse assegnate alla sanità dalle Leggi di Bilancio risultano sempre inferiori alle stime del DEF sulla spesa sanitaria». Ad esempio, per l’anno 2018 la stima di € 121,3 miliardi di spesa sanitaria del DEF 2014 è precipitata a € 117,7 con il DEF 2015, quindi a € 116,2 con il DEF 2016 e a € 115,1 con il DEF 2017, per arrivare ad un finanziamento reale di € 113,4 miliardi con la Legge di Bilancio 2018».

Nel DEF 2019 il rapporto spesa sanitaria/PIL rimane identico al 2018 (6,6%) per gli anni 2019 e 2020, per poi ridursi al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022. «Queste previsioni – afferma Cartabellotta – smentiscono l’inversione di tendenza incautamente annunciata dal Premier Conte nel giugno 2018 in occasione del discorso per la fiducia e sono identiche a quelle dei DEF (e dei Governi) precedenti, dove all’incremento atteso della crescita economica corrisponde sempre una riduzione del rapporto spesa sanitaria/PIL. Questa strategia di finanza pubblica documenta inequivocabilmente che per tutti i Governi che si sono succeduti negli anni, compreso il cosiddetto Governo del Cambiamento, la sanità non ha mai rappresentato una priorità politica. Infatti, quando l’economia è stagnante la sanità si trasforma automaticamente in un bancomat al portatore, mentre in caso di crescita economica i benefici per il SSN non sono proporzionali, rendendo di fatto impossibile un rilancio del finanziamento pubblico».

Analizzando le previsioni per l’anno 2019, emergono infine alcune incongruenze, visto che il DEF stima una spesa sanitaria di € 118.061 milioni con un aumento rispetto al 2018 di ben € 2.651 milioni, in buona parte da destinare al personale sanitario. Il DEF 2019 precisa infatti che per i redditi da lavoro dipendente si stima un livello di spesa pari a € 36.502 milioni, ovvero quasi un miliardo di euro in più rispetto al 2018, quando la spesa era di € 35.540 milioni. «Tuttavia – puntualizza Cartabellotta – se la Legge di Bilancio 2019 ha già destinato alla sanità solo € 1 miliardo, peraltro senza alcun vincolo sul personale, da tali previsioni emergono due legittimi interrogativi. Il DEF intende certificare per l’anno 2019 un aumento del deficit per la sanità di € 1.651 milioni? Con quali modalità il Governo intende convincere le Regioni a destinare un miliardo, di fatto quello previsto dall’aumento del FSN 2019, interamente al personale sanitario?».

In conclusione, dalle analisi GIMBE del DEF 2019 emergono alcune ragionevoli (e preoccupanti) certezze per il Servizio Sanitario Nazionale:

  • La crescita economica del Paese, rispetto alle previsioni della NaDEF 2018 è stata drammaticamente ridimensionata, in particolare per il 2019 (-1,9%).
  • Non viene definita alcuna inversione di tendenza del rapporto spesa sanitaria/PIL, che rimane stabile sino al 2020 e inizia a ridursi dal 2021.
  • Per il 2019 si stima, rispetto al 2018, un aumento di spesa sanitaria di € 2,65 miliardi prevedendo di destinare quasi un miliardo al personale dipendente; tali previsioni sono incongruenti con le risorse assegnate dalla Legge di Bilancio 2019, sia rispetto all’entità, sia rispetto alla destinazione.
  • Gli aumenti della spesa sanitaria stimati per il 2020 (+ € 1.892 milioni) e per il 2021 (+ € 1.405 milioni) sono in linea con l’incremento del FSN previsto dalla Legge di Bilancio 2019, rispettivamente € 2.000 milioni per il 2020 e € 1.500 milioni per il 2021.

«Il DEF 2019 – conclude Cartabellotta – se da un lato mette a nudo tutte le incertezze sulla crescita economica del Paese, dall’altro aumenta le preoccupazioni per la sanità per tre ragioni fondamentali: innanzitutto, per il 2019 le stime sono incongruenti con le risorse assegnate dalla Legge di Bilancio; in secondo luogo, se le stime per il 2020-2021 sono allineate con gli incrementi previsti del FSN, questi oltre che alla sottoscrizione di un Patto per la Salute ancora in stallo, sono legati ad utopistiche previsioni di crescita economica; infine, su tutto aleggia lo spettro della clausola di salvaguardia, ovvero il blocco di € 2 miliardi di spesa pubblica in caso di deviazione dall’obiettivo di indebitamento netto, che sicuramente colpirà la sanità».


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11 aprile 2019
Metodologia delle sperimentazioni cliniche: nuove generazioni di ricercatori alla scuola GIMBE

AL VIA LA SELEZIONE NAZIONALE PER LA TERZA EDIZIONE DELLA SUMMER SCHOOL SULLA METODOLOGIA DEI TRIAL CLINICI: 30 BORSE DI STUDIO DESTINATE A STUDENTI, MEDICI E FARMACISTI UNDER 32 SOSTENUTE DA ASSOGENERICI

Dopo il successo delle passate edizioni la Fondazione GIMBE lancia il terzo bando nazionale per la partecipazione alla “Summer School on... Metodologia dei trial clinici” (Loiano, 9-13 settembre 2019), corso residenziale sostenuto da Assogenerici e finalizzato a preparare le nuove generazioni di ricercatori alle sfide che li attendono per migliorare qualità, etica, rilevanza e integrità della ricerca clinica.

«Nella gerarchia delle evidenze scientifiche – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – i trial clinici, in particolare quelli controllati e randomizzati, costituiscono lo standard di riferimento per valutare l’efficacia degli interventi sanitari. Tuttavia la loro qualità è spesso insoddisfacente: determinando la persistenza di numerose aree grigie, oltre che lo spreco di preziose risorse».

La campagna internazionale Lancet-REWARD (Reduce research Waste And Reward Diligence), promossa in Italia dalla Fondazione GIMBE e già integrata nei programmi di ricerca istituzionale del Ministero della Salute, punta a ridurre gli sprechi ed aumentare il value della ricerca biomedica: «Pazienti e professionisti – continua il Cartabellotta – vengono raramente coinvolti nella definizione delle priorità: per questo molti trial rispondono a quesiti irrilevanti e/o misurano outcome clinicamente irrilevanti e oltre la metà delle sperimentazioni cliniche vengono pianificate senza alcun riferimento a evidenze già disponibili, generando evitabili duplicazioni». Inoltre più del 50% dei trial pubblicati presentano rilevanti errori metodologici che ne invalidano i risultati; sino al 50% dei trial non vengono mai pubblicati e molti di quelli pubblicati tendono a sovrastimare i benefici e sottostimare i rischi degli interventi sanitari; oltre il 30% dei trial non riporta dettagliatamente le procedure con cui somministrare gli interventi studiati e spesso i risultati dello studio non vengono interpretati alla luce delle evidenze disponibili.

«Siamo sempre più convinti – dichiara Enrique Häusermann, presidente di Assogenerici – delle ragioni che da tre anni ci spingono a sostenere questa iniziativa: oggi più che mai il Servizio Sanitario Nazionale ha bisogno di risorse umane qualificate e formate ad una maggiore consapevolezza sulla corretta allocazione e gestione delle risorse. L’ultima Conferenza nazionale GIMBE ha lanciato un allarme sullo “stato di salute” del SSN, definito come un paziente in “codice rosso” la cui semplice “manutenzione ordinaria” non basterà per garantirlo alle future generazioni».

«Crediamo fermamente che qualsiasi “salvataggio” del nostro sistema sanitario pubblico – prosegue Häusermann – non possa prescindere dal coinvolgimento in prima linea dei professionisti sanitari che hanno contribuito alla sua eccellenza e grandezza. Per questo abbiamo scelto di sostenere un’iniziativa di formazione qualificata indirizzata ai giovani professionisti del settore sanitario sui temi della ricerca farmacologica, dell’accesso al farmaco e della corretta allocazione delle risorse».

Considerato che le metodologie di pianificazione, conduzione, analisi e reporting dei trial clinici non costituiscono ancora parte integrante dei percorsi universitari e specialistici, la Fondazione GIMBE lancia un bando nazionale per selezionare 30 giovani studenti, medici e farmacisti, al fine di colmare questo gap formativo.

La scadenza del bando è fissata al 17 maggio 2019.

Per ulteriori informazioni e invio candidature: www.gimbe4young.it/trial


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8 aprile 2019
Artrite reumatoide: è tempo di un'alleanza tra cure primarie e assistenza specialistica

A FRONTE DI OLTRE CIRCA 400.000 PAZIENTI AFFETTI DA ARTRITE REUMATOIDE E CIRCA € 2,5 MILIARDI DI COSTI, IN ITALIA MANCA UNA RETE INTEGRATA DI SERVIZI PER LA GESTIONE DI QUESTA INVALIDANTE PATOLOGIA. IN ASSENZA DI LINEE GUIDA NAZIONALI AGGIORNATE, PER INFORMARE L’ELABORAZIONE DI PERCORSI ASSISTENZIALI, OLTRE CHE PER L’AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE E L’INFORMAZIONE DEI PAZIENTI, LA FONDAZIONE GIMBE HA REALIZZATO LA VERSIONE ITALIANA DELLE LINEE GUIDA NICE PER LA DIAGNOSI E LA TERAPIA DEI PAZIENTI CON ARTRITE REUMATOIDE.

L’artrite reumatoide è una patologia autoimmune caratterizzata da infiammazione delle piccole e grandi articolazioni, in particolare quelle di mani, piedi e ginocchia, che si manifesta con tumefazione, rigidità, dolore e progressiva erosione articolare.  Può inoltre coinvolgere vari organi e apparati: dai polmoni all’apparato cardiovascolare, dagli occhi alla cute. La malattia colpisce soprattutto le donne di età generalmente compresa tra i 40 e i 60 anni, anche se può esordire a qualsiasi età. In Italia è la forma più comune di artrite infiammatoria e rappresenta il 6% delle malattie reumatiche: secondo dati ISTAT del 2001 la prevalenza della malattia nel nostro Paese è dello 0,73%, che corrisponde a circa 400.000 pazienti affetti, di cui il 75% donne e 5.000 casi gravi. L’artrite reumatoide ha un significativo impatto sulla vita dei malati: disabilità nell’80-90% dei casi, abbandono dell’attività lavorativa nel 20% e necessità di assistenza continua nel 10%. Se la malattia non è adeguatamente trattata l’aspettativa di vita si riduce di circa 4 anni negli uomini e di 10 nelle donne.

«I segni precoci dell’artrite reumatoide – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE –vengono spesso riscontrati nell’ambito delle cure primarie, dove i pazienti si rivolgono al medico di medicina generale per dolore e tumefazione articolare. Un adeguato sospetto clinico della malattia con invio tempestivo e appropriato ai servizi reumatologici è cruciale sia per una precoce remissione della malattia, sia per prevenire o ridurre la disabilità. In altre parole, prognosi della malattia e qualità di vita dipendono da una diagnosi tempestiva e da un trattamento appropriato».

L’artrite reumatoide è una malattia con un rilevante impatto economico: in Italia si stimano complessivamente costi diretti di circa € 1,4 miliardi l’anno, mentre quelli indiretti sfiorano il miliardo di euro e sono riconducibili prevalentemente all'assenza dal lavoro del paziente e dei suoi familiari.

«Per un’adeguata presa in carico dei pazienti con artrite reumatoide – continua il Presidente – è indispensabile un approccio multidisciplinare condiviso tra cure primarie e assistenza specialistica, oltre a reti specialistiche guidate da percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali (PDTA). Tuttavia, in assenza di linee guida nazionali aggiornate, manca la base scientifica per informare la costruzione dei PDTA a livello regionale e locale». Per questo la Fondazione GIMBE ha realizzato la sintesi in lingua italiana delle linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), aggiornate a luglio 2018, che saranno inserite nella sezione “Buone Pratiche” del Sistema Nazionale Linee Guida, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità.

Le linea guida NICE, destinate in particolare a medici non specialisti coinvolti nella valutazione iniziale dei sintomi dell’artrite reumatoide e nell’assistenza a lungo termine, forniscono raccomandazioni relative a vari aspetti della gestione della malattia: dai criteri di sospetto clinico per l’appropriata richiesta di consulto specialistico ai test diagnostici iniziali; dalle valutazioni prognostiche alla strategia treat-to-target; dalla terapia farmacologica iniziale al controllo dei sintomi, sino al monitoraggio dei pazienti.

«In attesa dell’elaborazione di linee guida nazionali sull’artrite reumatoide – conclude Cartabellotta – auspichiamo che la versione italiana di questo autorevole documento del NICE rappresenti una base scientifica di riferimento, sia per la costruzione dei PDTA regionali e locali, sia per l’aggiornamento dei professionisti sanitari sia per la corretta informazione di pazienti, familiari e caregiver».

Le linee guida “Diagnosi e terapia dell’artrite reumatoide negli adulti” sono disponibili a: www.evidence.it/artrite-reumatoide.


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1 aprile 2019
Vaccini: la tutela della salute dei bambini ostaggio di compromessi politici

LA FONDAZIONE GIMBE ESPRIME PROFONDO SCONCERTO SULL’EMENDAMENTO CHE PROPONE DI CANCELLARE OBBLIGO CERTIFICAZIONE QUALE REQUISITO DI ACCESSO SCOLASTICO APPENA DOPO LA PUBBLICAZIONE DEL REPORT GIMBE CHE HA DIMOSTRATO SIA CHE L’INTRODUZIONE DELL’OBBLIGO VACCINALE È ASSOCIATO AD UN AUMENTO DELLE COPERTURE, SIA CHE DIVERSE REGIONI DEVONO ANCORA RAGGIUNGERE I TARGET DEL PIANO NAZIONALE DI PREVENZIONE VACCINALE. LA FONDAZIONE GIMBE RINNOVA L’INVITO ALLA POLITICA A NON STRUMENTALIZZARE NORME E LEGGI CHE TUTELANO LA SALUTE DELLE PERSONE, IGNORANDO OPPORTUNISTICAMENTE EVIDENZE SCIENTIFICHE E DATI EPIDEMIOLOGICI E SUBORDINANDO LA SALUTE PUBBLICA A COMPROMESSI POLITICI E ACCORDI PRE-ELETTORALI.

1 aprile 2019 - Fondazione GIMBE, Bologna

Lo scorso 21 marzo la Fondazione GIMBE ha caldeggiato tutte le forze politiche ad interrompere il dibattito sulla rimodulazione dell’obbligo vaccinale, visti i risultati del report indipendente “Vaccinazioni in età pediatrica: impatto dell’obbligo sulle coperture vaccinali in Italia” che, analizzando i dati ufficiali del Ministero della Salute, ha documentato che:

  • l’entrata in vigore del DL 73/2017, convertito in Legge 119/2017, è associata ad un netto incremento delle coperture vaccinali: in particolare nella coorte 2014 l’incremento medio è del 2,21% per i vaccini dell’esavalente , del 7,3% per quelli del trivalente e del 7,95% per la varicella;
  • se la copertura nazionale risulta ≥95% per i vaccini dell’esavalente, poco al di sotto del 95% per quelli del trivalente e ben al di sotto del 60% per l’anti-varicella, analizzando le coperture delle singole Regioni emerge un quadro molto eterogeneo: infatti la copertura vaccinale media tra le Regioni varia dall’89,2% al 98,4% per l’esavalente, dall’82,2% al 97,5% per il trivalente e dal 3,4% al 91,7% per la varicella;
  • non sono ancora disponibili evidenze sul mantenimento delle coperture massime, ove raggiunte.

Esattamente una settimana dopo la pubblicazione del report GIMBE ecco vedere la luce l’emendamento Cantù-Sileri-Fregolent al DdL S770 che - tramite un nuovo articolo 7-bis – intende abrogare il caposaldo del DL Lorenzin prevedendo che a decorrere dall'entrata in vigore della nuova legge la presentazione della documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni non costituirà più requisito di accesso ai servizi educativi per l'infanzia, alle scuole e ai centri di formazione professionale regionale.

«Considerato che il report GIMBE è stato inviato individualmente a tutti i parlamentari – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE –  questo emendamento non può che avere finalità esclusivamente politiche e ignora consapevolmente evidenze scientifiche e dati di copertura vaccinale, subordinando la tutela della salute pubblica a compromessi politici e accordi pre-elettorali».

Non stupisce, infatti, che l’emendamento sia figlio di un recente strappo giallo-verde tra il vice-premier Salvini che lo scorso 5 marzo aveva inviato alla Ministra Giulia Grillo formale richiesta di decreto legge per differire la scadenza del 10 marzo, al fine di consentire l’accesso ai servizi scolastici anche ai bambini non vaccinati, facendo addirittura leva sulla sensibilità di una neo-mamma ad “evitare traumi ai più piccoli”. Richiesta che la Ministra ha, giustamente, rigettato con convinzione visto che le Regioni avevano avuto tutto il tempo per mettersi in regola.  L’emendamento 7.0.1. ha tuttavia nel frattempo trovato nel Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato – all’insaputa e in contrasto con la linea della Ministra Grillo – l’ariete “giallo” per raccogliere tutte le istanze no-vax del Movimento 5 Stelle e proporre un emendamento formalmente bipartisan, ma in questo momento pre-elettorale fortemente voluto dai “verdi”.

«Se è obiettivo della discussione parlamentare – puntualizza il Presidente – è pervenire ad una politica vaccinale scientificamente valida e socialmente responsabile, bisogna innanzitutto abbandonare l’idea dell’obbligo flessibile: mancano infatti le condizioni per attuare l’obbligo solo dove si verifichino significativi scostamenti dagli obiettivi del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale». Infatti, se da un lato l’obbligo ha funzionato e le coperture vaccinali non sono ancora ottimali in tutte le Regioni, né stabilizzate in quelle che le hanno raggiunte, dall’altro la brusca transizione ad un modello basato su raccomandazione e persuasione richiede investimenti massivi (e tempi medio-lunghi) di implementazione per informazione e formazione, messa a punto di sanzioni severe per chi diffonde messaggi no-vax e anagrafi vaccinali accurate che permettano di conoscere lo stato di copertura in tempo reale.

«Ecco perché – conclude Cartabellotta  – come organizzazione indipendente che da anni si batte per la tutela della salute pubblica e la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale tramite l’integrazione delle migliori evidenze scientifiche in tutte le decisioni professionali, manageriali e politiche, non possiamo che rinnovare l’invito alla politica a non strumentalizzare norme e leggi che tutelano la salute delle persone, ignorando opportunisticamente evidenze scientifiche e dati epidemiologici».


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21 marzo 2019
Obbligo vaccini: coperture in aumento, ma è troppo presto per cantar vittoria

L’ANALISI INDIPENDENTE DELL’OSSERVATORIO GIMBE DIMOSTRA CHE L’INTRODUZIONE DELL’OBBLIGO VACCINALE È ASSOCIATO AD UN AUMENTO DELLE COPERTURE, SIA PER I VACCINI OBBLIGATORI SIA PER QUELLI CONSIGLIATI. TUTTAVIA DIVERSE REGIONI DEVONO ANCORA RAGGIUNGERE I TARGET DEL PIANO NAZIONALE DI PREVENZIONE VACCINALE 2017-2019 E ALCUNE RIMANGONO BEN LONTANE. A FRONTE DI QUESTI DATI, PER LA TUTELA DELLE SALUTE PUBBLICA LA FONDAZIONE GIMBE INVITA AD INTERROMPERE OGNI DIBATTITO SULLA RIMODULAZIONE DELL’OBBLIGO VACCINALE, VISTA ANCHE L’ASSENZA DI EVIDENZE SUL MANTENIMENTO DELLE COPERTURE MASSIME, OVE RAGGIUNTE.

21 marzo 2018 - Fondazione GIMBE, Bologna

La Legge di conversione 119/2017 del DL 17/2017 (cd. Decreto Lorenzin) ha previsto 10 vaccinazioni obbligatorie: 6 incluse nel vaccino esavalente (anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b), tre nel vaccino trivalente (anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite), oltre all’anti-varicella. La legge ha inoltre indicato ad offerta attiva e gratuita da parte di Regioni e Province autonome, ulteriori 4 vaccinazioni non obbligatorie: anti-meningococco B, anti-meningococco C, anti-pneumococco, anti-rotavirus.

Al 30 giugno 2018 il Ministero della Salute ha effettuato una rilevazione “straordinaria” delle coperture vaccinali con l’obiettivo di valutare il potenziale impatto del DL 73/2017. «Se tale rilevazione – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – intendeva fornire una base epidemiologica per un confronto politico sull’opportunità di rimodulare l’obbligo vaccinale, l’obiettivo non risulta raggiunto in quanto manca un’analisi comparativa dell’incremento delle coperture nelle varie Regioni per ciascun vaccino. Inoltre, concentrandosi esclusivamente sull’incremento assoluto delle coperture al 30 giugno 2018, rispetto a quelle rilevate al 31 dicembre 2017, il rischio è di sottostimare l’impatto del DL 73/2017 sulle coperture vaccinali».

Considerato il rischio di strumentalizzazione dei dati su una tematica di estrema rilevanza per la salute pubblica, troppo spesso oggetto di dibattiti ideologici e non basati su evidenze scientifiche e dati epidemiologici, l’Osservatorio GIMBE ha condotto uno studio indipendente con due obiettivi: valutare le coperture vaccinali raggiunte dalle Regioni al 30 giugno 2018 nella coorte 2015, rispetto ai target definiti dal Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale (PNPV) 2017-2019; stimare le variazioni delle coperture dopo l’entrata in vigore del DL 73/2017.

Coperture vaccinali al 30 giugno 2018. Lo studio ha esaminato la coorte 2015, valutata a 24+6 mesi. Premesso che i dati di Campania e Molise non sono disponibili, la copertura nazionale risulta ≥95% per i vaccini dell’esavalente, poco al di sotto del 95% per quelli del trivalente e ben al di sotto del 60% per l’anti-varicella. La copertura vaccinale media tra le Regioni varia dall’89,2% al 98,4% per l’esavalente, dall’82,2% al 97,5% per il trivalente e dal 3,4% al 91,7% per la varicella. Analizzando le coperture delle singole Regioni emerge un quadro molto eterogeneo: dalla Toscana dove superano tutte il target massimo, alle Marche dove tutte si attestano al di sotto del target massimo, sino alla Provincia autonoma di Bolzano dove nessuna copertura raggiunge il target minimo. Alcune Regioni (Piemonte, Emilia Romagna, Umbria e Lazio) superano i target massimi per esavalente e trivalente, ma sono ben al di sotto dei target minimi per l’anti-varicella. La Provincia autonoma di Trento e il Veneto non raggiungono le coperture massime per tutti i vaccini dell’esavalente e del trivalente. Valle d’Aosta, Lombardia, Liguria Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria e Sardegna presentano coperture simili (sopra soglia massima per l’esavalente e sotto soglia massima per il trivalente), ma raggiungono una copertura superiore al target 2018 per l’anti-varicella (eccetto l’Abruzzo). 

Analisi delle coperture vaccinali dopo la pubblicazione del DL 73/2017. Sono state condotte due analisi per confrontare le coperture vaccinali prima e dopo la pubblicazione del DL 73/2017:

  • Analisi A: sulla coorte 2014 è stato calcolato l’incremento delle coperture vaccinali tra la rilevazione al 31 dicembre 2016 (a 24 mesi) e quella al 30 giugno 2018 (a 42 mesi).
  • Analisi B: è stato effettuato un confronto delle coperture a 24+6 mesi nella coorte 2015, rilevate al 30 giugno 2018, con quelle a 24 mesi della coorte 2014, rilevate al 31 dicembre 2016.

L’analisi A dimostra che nella coorte 2014 l’incremento medio di copertura per i vaccini dell’esavalente è del 2,21%, del 7,3% per quelli del trivalente e del 7,95% per la varicella. L’entità degli incrementi medi nelle singole Regioni e per i singoli vaccini, oltre che essere influenzati dall’implementazione delle politiche vaccinali, sono inevitabilmente correlati anche alle coperture rilevate al 31 dicembre 2016. L’analisi B mostra risultati sovrapponibili per l’esavalente e per il trivalente, mentre documenta un incremento di copertura più consistente per l’anti-varicella (12,03%) conseguente alla mancanza di dati della Lombardia nella coorte 2014.

Il report GIMBE documenta che le coperture vaccinali, rispetto ai target previsti dal PNPV 2017-2019, sono ancora subottimali in numerose Regioni, sia per le vaccinazioni obbligatorie, sia per quelle consigliate. Inoltre, con due analisi differenti, dimostra che l’entrata in vigore del DL 73/2017 si associa ad un incremento delle coperture sia per i 10 vaccini obbligatori, sia per alcuni di quelli consigliati, in particolare anti-meningococco B e C e, in misura inferiore, anti-pneumococco.

«Un eventuale confronto politico sulla rimodulazione dell’obbligo vaccinale – conclude Cartabellotta – dovrebbe essere avviato solo in presenza di consistenti evidenze che dimostrino l’inefficacia del DL 73/2017 nell’aumentare le coperture vaccinali, oppure quando tutte le Regioni raggiungeranno e manterranno stabili nel tempo target ottimali di copertura. Considerato che i risultati del nostro report vanno in direzione completamente opposta, per la tutela della salute pubblica la Fondazione GIMBE ritiene al momento inopportuno discutere della rimodulazione dell’obbligo vaccinale per tre ragioni: la pubblicazione del DL 73/2017 è associata ad un netto incremento delle coperture vaccinali; numerose Regioni devono ancora raggiungere i target del PNPV 2017-2019 e alcune rimangono ben lontane; non sono ancora disponibili evidenze sul mantenimento delle coperture massime, ove raggiunte».

La versione integrale del report GIMBE “Vaccinazioni in età pediatrica: impatto dell’obbligo sulle coperture vaccinali in Italia” è disponibile a: www.gimbe.org/coperture-vaccinali-2018.


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8 marzo 2019
Servizio Sanitario Nazionale: un paziente in codice rosso

ALLA 14a CONFERENZA NAZIONALE LA FONDAZIONE GIMBE PUNTA I RIFLETTORI SULLA SCARSA SENSIBILITÀ DELLA POLITICA AD INVESTIRE E INNOVARE LA PIÙ GRANDE CONQUISTA SOCIALE DEI CITTADINI ITALIANI. IN ASSENZA DI UN CONSISTENTE RILANCIO DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO E UN PIANO ORGANICO DI RIFORME, LA “MANUTENZIONE ORDINARIA” NON SARÀ PIÙ SUFFICIENTE A TUTELARE LA SALUTE DELLE PERSONE. DALLA FONDAZIONE GIMBE LA DIAGNOSI DELLE PATOLOGIE CHE COMPROMETTONO LA SALUTE DEL SSN E UN INNOVATIVO PIANO TERAPEUTICO PERSONALIZZATO CHE RICHIEDE CORAGGIO POLITICO, RILANCIO DEGLI INVESTIMENTI E LAVORO DI SQUADRA DI TUTTI GLI ATTORI DEL SISTEMA SALUTE, CITTADINI INCLUSI.

La 14a Conferenza Nazionale GIMBE si è aperta con la lettura inaugurale del Presidente Nino Cartabellotta che ha dichiarato: «A sei anni dal lancio del programma #salviamoSSN, le nostre analisi dimostrano che il SSN si presenta come un paziente il cui stato di salute è compromesso da quattro “malattie” e due “fattori ambientali”».

  • Definanziamento pubblico. Nel periodo 2010-2019 al SSN sono stati sottratti circa € 37 miliardi, il fabbisogno sanitario nazionale (FSN) è aumentato di € 8,8 miliardi, con un incremento percentuale inferiore all’inflazione media. Guardando al futuro nessuna luce in fondo al tunnel: la Nota di Aggiornamento del DEF 2018 ha eseguito un impercettibile lifting sul rapporto spesa sanitaria/PIL (+0,1% nel 2020 e nel 2021), mentre la Manovra 2019 porta in dote per il 2019 il miliardo già assegnato dalla precedente legislatura e prevede un incremento del FSN (+€ 2 miliardi nel 2020, +€ 1,5 miliardi nel 2021) legato ad ardite previsioni di crescita economica.
  • Ampliamento del “paniere” dei nuovi LEA. Dopo quasi 2 anni, i nomenclatori tariffari rimangono ancora “ostaggio” del MEF per mancata copertura finanziaria e la maggior parte delle nuove prestazioni ed esenzioni non sono esigibili. Peraltro la Commissione LEA non ha ancora pubblicato alcun aggiornamento/delisting delle prestazioni.
  • Sprechi e inefficienze. Sei le categorie nella tassonomia elaborata dalla Fondazione GIMBE: sovra-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, (conseguenze del) sotto-utilizzo di servizi e prestazioni efficaci e appropriate, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell’assistenza. Secondo le stime GIMBE nel 2017 oltre € 21 miliardi di spesa pubblica non hanno prodotto alcun miglioramento di salute, come confermato dal Rapporto OCSE Health at a Glance 2018.
  • Espansione incontrollata del secondo pilastro. L’idea di affidarsi al un complicato intreccio di fondi sanitari, assicurazioni e welfare aziendale per garantire la sostenibilità del SSN si è progressivamente affermata grazie a raffinate strategie di marketing basate su irrealistici dati di rinuncia alle cure e indebitamento dei cittadini. Purtroppo, non vengono adeguatamente valutati i numerosi potenziali effetti collaterali su “organi e apparati” del SSN: dai rischi per la sostenibilità a quelli di privatizzazione, dall’aumento delle diseguaglianze all’incremento della spesa sanitaria, dal sovra-utilizzo di prestazioni sanitarie alla frammentazione dei PDTA.

Il SSN affetto da queste patologie ingravescenti vive in un habitat fortemente influenzato da due fattori ambientali: la (leale?) collaborazione con cui Stato e Regioni dovrebbero tutelare il diritto alla salute (ulteriormente minata dal contagioso virus del regionalismo differenziato) e le aspettative irrealistiche di cittadini e pazienti per una medicina mitica e una sanità infallibile, alimentate da analfabetismo scientifico ed eccessi di medicalizzazione.

«Per mantenere un SSN a finanziamento prevalentemente pubblico, preservandone i princìpi di equità e universalismo – ha continuato il Presidente – abbiamo elaborato ed aggiornato secondo le migliori evidenze scientifiche un “piano terapeutico personalizzato” efficace nel modificare la storia naturale delle quattro malattie, minimizzare l’impatto dei fattori ambientali e intervenire su altri “patogeni” che minano la salute del SSN». Il piano di salvataggio GIMBE prevede infatti misure per orientare le scelte politiche, organizzative, professionali, oltre che quelle di cittadini e pazienti: dal rilancio del finanziamento pubblico all’avvio di un piano nazionale per la riduzione di sprechi e inefficienze; dalla ridefinizione del perimetro dei LEA secondo evidenze scientifiche e princìpi di costo-efficacia alla riforma della sanità integrativa; dall’attuazione del principio della “salute in tutte le politiche” all’informazione scientifica a cittadini e pazienti; dall’aumento delle capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni alla costruzione di un servizio socio-sanitario nazionale; dal rilancio delle politiche e degli investimenti per il personale alla programmazione del fabbisogno di medici, specialisti e altri professionisti sanitari; dalla regolamentazione dell’integrazione pubblico-privato e della libera professione secondo i reali bisogni di salute al finanziamento della ricerca clinica e organizzativa con almeno l’1% del fabbisogno sanitario nazionale; dalla ridefinizione dei criteri di compartecipazione alla spesa sanitaria all’eliminazione del superticket.

«Considerato che, per assicurare lunga vita al SSN – ha precisato Cartabellotta – non basta più la “manutenzione ordinaria”, occorre rilanciare in maniera consistente il finanziamento pubblico e mettere in campo riforme di rottura, per creare discontinuità rispetto al passato. Ecco perché, attivando il pensiero laterale, abbiamo sviluppato “innovazioni terapeutiche” indispensabili per garantire il SSN alle generazioni future». Ecco in sintesi ecco le principali proposte di riforme per salvare il “paziente SSN”:

  • Rilancio del finanziamento pubblico. Sganciare il finanziamento pubblico dal PIL, il cui aumento è legato alla salute e al benessere della popolazione, incrementando il FSN di una percentuale annua minima pari almeno al doppio dell'inflazione. Occorre inoltre uscire fuori dal perimetro del FSN, sia rivalutando il sistema delle detrazioni fiscali per spese sanitarie, fondi sanitari integrativi e welfare aziendale, sia definendo un fabbisogno socio-sanitario nazionale dove far confluire le risorse oggi destinate ad alcune spese sociali (es. indennità di accompagnamento, invalidità civile) e fondi per le politiche sociali (es. fondo per la non autosufficienza).
  • Aumento delle capacità di verifica dello Stato sulle Regioni. Modificare i criteri di riparto del FSN, prevedendo una quota fissa da destinare a costi standard di personale sanitario e di beni e servizi e una quota variabile vincolata ad adempimenti LEA secondo il nuovo sistema di garanzia con meccanismi bonus/malus a valere sul riparto dell’anno successivo: questo permetterebbe gradualmente anche di superare gli attuali Piani di rientro. Inderogabile la riforma degli enti vigilati favorendo sinergie ed evitando duplicazioni sia tra gli enti, sia con le DG del Ministero della Salute.
  • Piano nazionale contro gli sprechi. È indispensabile allineare a cascata i sistemi premianti a tutti i livelli del SSN, utilizzare criteri di rimborso value-based e favorire i processi di disinvestimento e riallocazione rendendo più flessibili tetti di spesa e budget.
  • Definizione dei LEA. I LEA devono essere informati da un piano nazionale per la valutazione di tutte le tecnologie sanitarie, idealmente gestito da un ente indipendente. AIFA dovrebbe mantenere il solo ruolo di agenzia regolatoria.
  • Riordino sanità integrativa. Definire le prestazioni LEA ed extra-LEA che possono/non possono essere coperte dai fondi sanitari integrativi, limitando le agevolazioni fiscali alle prestazioni extra-LEA e regolamentare i rapporti tra fondi sanitari integrativi e compagnie assicurative.
  • Politiche per il personale. È tempo di un contratto unico per il personale medico del SSN, oltre che di introdurre la revalidation per tutti i professionisti sanitari.
  • Integrazione pubblico-privato e regolamentazione libera professione. Stabilire un tetto massimo delle risorse del riparto regionale che possono essere destinate al privato accreditato. Necessario definire una consistente indennità di esclusività del rapporto pubblico, rendendo incompatibile la progressione di carriera con l’attività extramoenia.
  • Ricerca comparativa indipendente. Identificare le aree grigie e finanziare la ricerca comparativa indipendente al fine di includere ed escludere prestazioni sanitarie nei LEA. Prevedere meccanismi premiali per le Regioni che investono in ricerca indipendente per rispondere a quesiti di interesse nazionale.

«Dopo 40 anni – ha concluso il Presidente Cartabellotta – è tempo di acquisire una reale e piena consapevolezza del bene più prezioso di cui dispone il nostro Paese. Un SSN che si prende cura della nostra salute e che, in qualità di “azionisti di maggioranza”, siamo tenuti a tutelare, ciascuno secondo le proprie responsabilità siano esse pubbliche o individuali perché… la sanità pubblica è come la salute: ti accorgi che esiste solo quando l’hai perduta».


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4 marzo 2019
14a Conferenza GIMBE per garantire il Servizio Sanitario Nazionale alle generazioni future. A Roberto Burioni il premio “Evidence”

VENERDÌ 8 MARZO, IN OCCASIONE DELLA 14a CONFERENZA NAZIONALE, LA FONDAZIONE GIMBE ASSEGNERÀ IL PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO AL NOTO VIROLOGO PER “AVERE INVASO IL CAMPO DELL’ANTISCIENZA CON UNO STILE COMUNICATIVO INSOLITO PER IL MONDO DELLA MEDICINA, MA EFFICACE PER COMBATTERE CIARLATANI E FAKE NEWS CHE MINACCIANO LA SALUTE DELLE PERSONE”.
LA CONFERENZA PUNTA I RIFLETTORI SULLE POSSIBILI SOLUZIONI PER FRONTEGGIARE LA CRISI DI SOSTENIBILITÀ DEL SSN E IL PROGRESSIVO DEPAUPERAMENTO DELLA SANITÀ PUBBLICA: UNA PRIORITÀ POLITICA DALLE ENORMI IMPLICAZIONI SOCIALI, ECONOMICHE E SANITARIE, TRASCURATA DAI GOVERNI DI OGNI COLORE POLITICO.

Fondazione GIMBE - Bologna, 4 marzo 2019

L’Italia è tristemente nota come la patria degli incresciosi fenomeni Vannoni e Di Bella, punta di un pericoloso iceberg di imbonitori che assicurano di curare le più disparate malattie con le loro “pozioni miracolose” prive di qualsiasi base scientifica, lucrando sulla disperazione di pazienti per i quali la ricerca non ha ancora trovato terapie efficaci. Negli ultimi anni poi il nostro Paese ha conquistato i titoli di prestigiose riviste internazionali per la contagiosa diffusione di movimenti anti-vax basati su teorie antiscientifiche: dai contaminanti dei vaccini al numero di vaccini somministrati contemporaneamente, al richiamo ostinato all’inesistente relazione causale vaccini-autismo. Infatti, lo studio pubblicato da The Lancet nel 1998 è stato successivamente ritrattato perché fraudolento e il suo autore Andrew Wakefield radiato dall’ordine dei medici britannico con una dichiarazione di falsificazione disonesta della ricerca.

«In un contesto caratterizzato da aspettative irrealistiche della popolazione per una medicina mitica e una sanità infallibile – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – la democratizzazione delle informazioni nell’era di internet, la scarsa alfabetizzazione sanitaria e la viralità dei contenuti sui social media hanno prodotto una miscela letale: ricerca di scarsa qualità, presunzioni e fake news hanno spesso il sopravvento sulle migliori evidenze scientifiche, condizionando le scelte di cittadini e pazienti e, indirettamente, le politiche sanitarie che, legate alla politica partitica, non possono permettersi di scontentare gli elettori».

Considerata l’efficacia dei media e l’influenza dei social media nell’orientare le scelte di cittadini e pazienti, la Fondazione GIMBE assegna al Prof. Roberto Burioni il Premio Evidence 2019 per “avere invaso il campo dell’antiscienza con uno stile comunicativo insolito per il mondo della medicina, ma efficace per combattere ciarlatani e fake news che minacciano la salute delle persone”. Il prestigioso riconoscimento, è stato precedentemente assegnato a Luigi Pagliaro, Silvio Garattini, Walter Ricciardi, Aldo Maggioni, Giuseppe Remuzzi, Elena Cattaneo.

La cerimonia di consegna del Premio Evidence è prevista in occasione della 14a Conferenza Nazionale GIMBE che si terrà a Bologna il prossimo 8 marzo, dove «al giro di boa dei 40 anni del SSN – spiega il Presidente – la Fondazione GIMBE avvia la pars construens della campagna #salviamoSSN con proposte di rottura che saranno condivise con autorevoli esponenti di politica, management, professionisti sanitari, ricercatori, industria, pazienti e cittadini».

«Se la salute è il bene più prezioso delle persone – continua Cartabellotta – e il Servizio Sanitario Nazionale è lo strumento con cui attuare il principio costituzionale della sua tutela, la crisi di sostenibilità e il progressivo depauperamento della sanità pubblica rappresentano una priorità politica per le enormi implicazioni sociali ed economiche, oltre che sanitarie. Ma nessun Governo, indipendentemente dal colore, ha mai avuto il coraggio e la determinazione di mettere questa priorità al centro dell’agenda politica».

«Per tali ragioni la 14a Conferenza Nazionale GIMBE – conclude il Presidente – punterà i riflettori su 5 “parole chiave” per garantire il servizio sanitario nazionale alle generazioni future: risorse, riforme, equità, universalismo, innovazioni. In particolare, proveremo a trovare una risposta a due grandi interrogativi: quante risorse e quali riforme sono necessarie per garantire alle generazioni future il SSN, mantenendo i princìpi di equità e universalismo della L. 833 del 1978 che lo ha istituito? Con quali modalità il SSN può offrire a tutte le persone l’accesso alle vere innovazioni?».

Il programma della 14a Conferenza Nazionale GIMBE è disponibile a: www.conferenzagimbe.it/programma


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27 febbraio 2019
Finanziamenti dell’industria farmaceutica a professionisti e organizzazioni sanitarie: dati accessibili, trasparenza da migliorare

LA FONDAZIONE GIMBE PUBBLICA IL PRIMO REPORT NAZIONALE SUI TRASFERIMENTI DI VALORE, SECONDO QUANTO PREVISTO DAL CODICE DEONTOLOGICO DI FARMINDUSTRIA. 14 AZIENDE CHE SUPERANO IL 50% DEL FATTURATO TOTALE DI SETTORE TRASFERISCONO € 288 MILIONI A OPERATORI SANITARI (16%), A ORGANIZZAZIONI SANITARIE (43%) E ALLA RICERCA E SVILUPPO (41%). PER ARGINARE STRUMENTALIZZAZIONI E IPOTESI COMPLOTTISTE, DA GIMBE NUMEROSE PROPOSTE PER MIGLIORARE LA TRASPARENZA DEI DATI AD ESCLUSIVO BENEFICIO DEL RAPPORTO DI FIDUCIA CHE DALL’INDUSTRIA, ATTRAVERSO PROFESSIONISTI E ORGANIZZAZIONI SANITARIE, ARRIVA DIRETTAMENTE AI PAZIENTI.

27 febbraio 2019 - Fondazione GIMBE, Bologna

Da quando Farmindustria ha recepito nel proprio codice deontologico il codice EFPIA (European Federation of Pharmaceutical Industries and Association), entro il 30 giugno le aziende farmaceutiche associate pubblicano i trasferimenti di valore effettuati nell’anno precedente. In particolare, tramite un modulo standardizzato vengono rendicontati gli importi trasferiti a operatori e organizzazioni sanitarie relativi a erogazioni liberali e donazioni, eventi formativi, servizi e consulenze, oltre a quelli destinati alla ricerca e sviluppo. Purtroppo, nonostante questa fondamentale azione di trasparenza nelle relazioni tra industria del farmaco e professionisti sanitari, l’assenza di un report annuale e di un database unico ha generato solo “estrazioni selettive” dei dati volte ad alimentare ipotesi complottiste.

«Al fine di aumentare la consapevolezza pubblica sui trasferimenti di valore – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – e favorire la collaborazione tra industria, professionisti sanitari, organizzazioni sanitarie e pazienti, l’Osservatorio GIMBE ha realizzato un report indipendente per fornire un quadro oggettivo dei dati resi disponibili e identificare le aree per migliorare la trasparenza. Volutamente esclusa l’elaborazione di classifiche sulle somme percepite da singoli operatori o organizzazioni sanitarie, per evitare strumentalizzazioni e alimentare la “cultura del sospetto” che danneggia le relazioni di fiducia tra i protagonisti del sistema salute».

Le analisi sono state effettuate sui trasferimenti di valore di 14 aziende farmaceutiche che, insieme, rappresentano il 51,5% del fatturato totale di settore nel 2017 (€ 10.997/€ 21.337 milioni). Sui siti web delle aziende sono stati innanzitutto identificati i file relativi ai trasferimenti di valore, quindi i dati sono stati inseriti in un database unico tramite importazione o input manuale. Successivamente, sono stati effettuati gli allineamenti necessari per garantire la comparabilità dei dati provenienti dalle differenti fonti e sono state uniformate le denominazioni delle organizzazioni sanitarie, poi classificate in categorie omogenee.

Vengono di seguito riportati i risultati principali.

Trasferimenti di valore totali e loro distribuzione

  • Nel 2017 le 14 aziende hanno trasferito complessivamente € 288,1 milioni con un valore medio dei trasferimenti per azienda di € 20,58 milioni (range € 8,1-41,9 milioni). La percentuale media dei trasferimenti di valore sul fatturato è del 2,9% (range 0,8%-4,3%). Sulla base di questi dati, si stima un  trasferimento totale di tutte le aziende associate a Farmindustria di circa € 550-580 milioni.
  • € 45,9 milioni (15,9%) sono stati destinati ad operatori sanitari, € 124,8 milioni (43,3%) ad organizzazioni sanitarie e € 117,3 milioni (40,7%) alla ricerca e sviluppo con notevoli differenze tra le diverse aziende.

Trasferimenti a operatori sanitari

  • Le 14 aziende destinano ad operatori sanitari il 15,9% dei trasferimenti di valore (€ 45,9 milioni) con ampia variabilità: in media € 3,3 milioni (range € 0,5-6,0 milioni).
  • Quando gli operatori sanitari non forniscono il consenso alla pubblicazione dei dati, i corrispondenti importi vengono riportati in forma “aggregata”, una circostanza che secondo il codice deontologico di Farmindustria dovrebbe essere “del tutto eccezionale”. Il report GIMBE dimostra che i trasferimenti riportati in forma aggregata sono oltre un terzo (€ 15,1 milioni).
  • Dall’analisi della destinazione d’uso dei trasferimenti, effettuata solo sui dati aggregati, emerge una ripartizione omogenea tra eventi (€ 8 milioni) e servizi e consulenze (€ 7,9 milioni).

Trasferimenti a organizzazioni sanitarie

  • Le 14 aziende destinano a 1.448 organizzazioni sanitare il 43,7% dei trasferimenti di valore (€ 124,8 milioni) con ampia variabilità: in media € 8,9 milioni (range € 2,0-24,2 milioni).
  • Il 56,6% (€ 70,6 milioni) viene trasferito a società di servizi, il 14% (€ 17,5 milioni) a società scientifiche; ricevono tra il 6% e l’8% Università (€ 9,9 milioni), strutture di ricovero (€ 8,7 milioni) ed enti di ricerca (€ 7, 4 milioni). A tutte le altre organizzazioni va il rimanente 8,5% (€ 10,6 milioni).
  • Le 48 organizzazioni che ricevono oltre € 500.000 ciascuna rappresentano il 3,2% del totale e raccolgono il 39,7% dei trasferimenti; di queste, le 21 organizzazioni che ricevono oltre € 1 milione ciascuna rappresentano l’1,4% del totale e ricevono il 25% circa dei trasferimenti.
  • Per quanto riguarda le destinazioni d’uso dei trasferimenti, € 31,5 milioni sono relative ad erogazioni liberali e donazioni, quasi € 80 milioni ad eventi e € 12,5 milioni a servizi e consulenze.

Trasferimenti per ricerca e sviluppo

  • Le 14 aziende destinano alla ricerca e sviluppo il 41,1% dei trasferimenti di valore (€ 117,3 milioni) con ampia variabilità: in media € 8,4 milioni (range € 1,2-20,3 milioni).
  • Considerato che il codice EFPIA richiede solo di riportare l’importo totale destinato alla ricerca e sviluppo, non si conosce alcun dettaglio relativo ai destinatari (operatori e/o organizzazioni) e alla specifica destinazione d’uso (compensi, viaggio e alloggio e altre spese).

Il report GIMBE ha rilevato alcuni “problemi strutturali” che condizionano negativamente il livello di trasparenza dei dati pubblicati dalle singole aziende: inadeguatezza dei formati dei file per l’importazione e l’analisi, frequente mancanza di dati facoltativi, impossibilità di identificare i trasferimenti indiretti in favore degli operatori sanitari. Inoltre le aziende non sempre interpretano in maniera univoca alcuni punti del codice deontologico di Farmindustria, influenzando l’uniformità nel reporting dei dati.

«Nel ringraziare pubblicamente Farmindustria per aver adottato l’EFPIA disclosure code e tutte le aziende associate per aver reso pubblici i trasferimenti di valore – conclude il Presidente –  la Fondazione GIMBE invita ad esaminare dati e criticità emerse dal report e a prendere in considerazione le proposte formulate per migliorare la trasparenza ad esclusivo beneficio del rapporto di fiducia che dall’industria, attraverso professionisti e organizzazioni sanitarie, arriva direttamente ai pazienti».

Il report Trasferimenti di valore 2017 dell’industria farmaceutica a operatori e organizzazioni sanitarie è disponibile a: www.gimbe.org/trasferimenti-valore-2017.


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18 febbraio 2019
Regionalismo differenziato: le maggiori autonomie in sanitĂ  bocciate su tutta la linea

LA CONSULTAZIONE PUBBLICA PROMOSSA DALLA FONDAZIONE GIMBE RESTITUISCE UN VERDETTO SENZA APPELLO: SECONDO QUASI 4.000 PARTECIPANTI LE MAGGIORI AUTONOMIE IN SANITÀ AVRANNO UN IMPATTO RILEVANTE SULLE DISEGUAGLIANZE REGIONALI. DALL’ANALISI PRELIMINARE DI OLTRE 5.000 COMMENTI EMERGONO SERIE PREOCCUPAZIONI: IMPREVEDIBILITÀ DELLE CONSEGUENZE, AUMENTO DEL DIVARIO NORD-SUD E DIFFERENZIAZIONE DEL DIRITTO ALLA TUTELA DELLA SALUTE. LA FONDAZIONE GIMBE INVITA TUTTE LE FORZE POLITICHE A PROMUOVERE IL DIBATTITO CON LA PIÙ AMPIA PARTECIPAZIONE DELLA SOCIETÀ CIVILE.

18 febbraio 2019 - Fondazione GIMBE, Bologna

Lo scorso 6 febbraio la Fondazione GIMBE ha lanciato la consultazione pubblica “Maggiori autonomie in termini di tutela della salute richieste da Emilia Romagna, Lombardia e Veneto ai sensi dell’art. 116 della Costituzione Italiana” per far luce sui potenziali rischi del regionalismo differenziato sulla tutela della salute. Infatti, «in un Paese democratico – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – è inaccettabile l’assenza di dibattito su un tema le cui conseguenze rischiano di compromettere i diritti civili delle persone». La consultazione pubblica, promossa tramite i canali della Fondazione, è stata divulgata da numerose istituzioni e organizzazioni: dalla Camera dei Deputati alle Regioni, da FNOMCeO a FNOPI, da Cittadinanzattiva a CONAPS, dall’Associazione EPAC a Federspecializzandi, da vari sindacati (CIMO, SNAMI, Sindacato Nazionale Area Radiologica, CGIL Toscana e Veneto, ANAAO ASSOMED Veneto, SUMAI Lombardia, Nursind) a decine di testate giornalistiche.

«Nel ringraziare pubblicamente tutti coloro che hanno diffuso e partecipato alla consultazione pubblica – continua il Presidente – abbiamo ritenuto opportuno pubblicare immediatamente i risultati preliminari per informare il dibattito politico che si intravede dopo la brusca frenata nell’ultimo Consiglio dei Ministri».

La consultazione pubblica chiedeva di stimare l’impatto di ciascuna autonomia in sanità sulle diseguaglianze regionali, tramite uno score da 1 (minimo) a 4 (massimo), con possibilità di “astenersi” e di aggiungere commenti. Dal 6 al 17 febbraio hanno completato la consultazione 3.920 persone, un campione rappresentativo della popolazione italiana con un margine di errore inferiore all’1,6%. Sono stati inviati 5.610 commenti, pari a 1,43 per partecipante. Per ciascuna delle autonomie vengono riportati i risultati in termini di score medio (± deviazione standard), % di “Non so” e numero di commenti.

  • Maggiore autonomia finalizzata a rimuovere specifici vincoli di spesa in materia di personale stabiliti dalla normativa statale.
    Media 3,4 (± 0,9) - Non so 4.3% - Commenti n. 640
  • Maggiore autonomia in materia di accesso alle scuole di specializzazione […]
    Media 3,3 (± 0,9) - “Non so” 3,3% - Commenti n. 540
  • Possibilità di stipulare, per i medici, contratti a tempo determinato di “specializzazione lavoro” […] Media 3,2 (± 1,0) - “Non so” 7,9% - Commenti n. 510
  • Possibilità di stipulare accordi con le Università del rispettivo territorio: per l'integrazione operativa dei medici specializzandi con il sistema aziendale [Emilia Romagna e Veneto], per rendere possibile l'accesso dei medici titolari del contratto di "specializzazione lavoro" alle scuole di specializzazione [Emilia Romagna e Veneto], per l'avvio di percorsi orientati alla stipula dei contratti a tempo determinato di "specializzazione lavoro" [Lombardia]

Media 3,2 (± 1,0) - “Non so” 6,4% - Commenti n. 470

  • Maggiore autonomia nello svolgimento delle funzioni relative al sistema tariffario, di rimborso, di remunerazione e di compartecipazione, limitatamente agli assistiti residenti nella Regione
    Media 3,4 (± 1,0) - “Non so” 2% - Commenti n. 490
  • Maggiore autonomia nella definizione del sistema di governance delle aziende e degli enti del SSN
    Media 3,4 (± 1,0) - “Non so” 4,1% - Commenti n. 440
  • Possibilità di sottoporre all'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) valutazioni tecnico-scientifiche relative all'equivalenza terapeutica tra diversi farmaci […]
    Media 3,2 (± 1,0) - “Non so” 6,1% - Commenti n. 510
  • Competenza a programmare gli interventi sul patrimonio edilizio e tecnologico del SSN […]

Media 3,1 (± 1,0) - “Non so” 4,8% - Commenti n. 360

  • Maggiore autonomia legislativa, amministrativa e organizzativa in materia di istituzione e gestione di fondi sanitari integrativi

Media 3,1 (± 0,9) - “Non so” 3,6% - Commenti n. 440

Maggiore autonomia in materia di gestione del personale del SSN, inclusa la regolamentazione dell'attività libero-professionale [solo Veneto]
Media 3,4 (± 0,9) - “Non so” 7,4% - Commenti n. 360

  • Facoltà, in sede di contrattazione integrativa collettiva, di prevedere, per i dipendenti del SSN, incentivi e misure di sostegno […] [solo Veneto]

Media 3,0 (± 1,1) - “Non so” 8,2% - Commenti n. 390

  • In tema di distribuzione ed erogazione dei farmaci: competenza a definire, sotto profili qualitativi e quantitativi, le forme di distribuzione diretta dei farmaci per la cura dei pazienti soggetti a controlli ricorrenti […] [solo Emilia Romagna]

Media 3,0 (± 1,1) - “Non so” 10,5% - Commenti n. 460

Dai dati quantitativi e dall’analisi preliminare dei commenti emergono alcune ragionevoli certezze:

  • L’esigua percentuale di “non so” (range 2-8,2%) e l’elevato numero di commenti riflette un campione composto prevalentemente da stakeholder della sanità.
  • L’impatto delle maggiori autonomie in sanità sulle diseguaglianze regionali viene percepito rilevante (media score da 3,0 a3,4), con deviazioni standard omogenee tra le diverse autonomie (da 0,9 a 1,1).
  • Tra le preoccupazioni più frequenti: imprevedibilità delle conseguenze, ulteriore spaccatura Nord-Sud, aumento del divario tra Regioni ricche vs povere, differenziazione del diritto costituzionale alla tutela della salute.
  • Le numerose proposte per “mitigare” i possibili effetti collaterali delle maggiori autonomie in sanità riconducono in sintesi a due contromisure: il contestuale aumento delle capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni e la messa in atto di meccanismi di solidarietà tra Regioni.

«Seppur limitati alla sanità – conclude il Presidente – questi risultati suggeriscono che il regionalismo differenziato deve essere “maneggiato con cura” con l’irrinunciabile obiettivo di rispettare gli equilibri previsti dalla Costituzione e garantire i diritti civili a tutti i cittadini sull’intero territorio nazionale. Ecco perché, la Fondazione GIMBE invita tutte le forze politiche a mettere da parte posizioni superficiali e sbrigative e ad avviare un vero dibattito favorendo la più ampia partecipazione della società civile, ripartendo dalla consapevolezza che il regionalismo differenziato non è un fenomeno univoco perché le richieste delle 3 Regioni sono guidate da differenti presupposti politici ed economici».


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