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ONLINE LA DATAROOM GIMBE SULL'EMERGENZA COVID-19 A DISPOSIZIONE DI ISTITUZIONI E MEZZI DI INFORMAZIONE

1 ottobre 2020
Coronavirus: il contagio continua a correre. Prime spie rosse al Centro-Sud

NELLA SETTIMANA 23-29 SETTEMBRE CONTINUANO A SALIRE I NUOVI CASI E SI AMPLIA ULTERIORMENTE IL BACINO DEI SOGGETTI ATTUALMENTE POSITIVI (50.630). NUMERI IN CRESCITA COSTANTE ANCHE SUL FRONTE OSPEDALIERO: +444 PAZIENTI RICOVERATI CON SINTOMI E +32 IN TERAPIA INTENSIVA. DAVANTI AI PRIMI SEGNI DI SOFFERENZA DEL SISTEMA DI TRACCIAMENTO DA PARTE DEI SERVIZI TERRITORIALI E DI SOVRACCARICO OSPEDALIERO, IN PARTICOLARE NELLE REGIONI DEL CENTRO-SUD, SERVONO MISURE URGENTI PER EVITARE DI MANDARE IN TILT I SERVIZI SANITARI REGIONALI.

1 ottobre 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE rileva nella settimana 23-29 settembre, rispetto alla precedente, un ulteriore incremento nel trend dei nuovi casi (12.114 vs 10.907) a fronte di un lieve aumento dei casi testati (394.396 vs 385.324). Dal punto di vista epidemiologico crescono i casi attualmente positivi (50.630 vs 45.489) e, sul fronte degli ospedali, i pazienti ricoverati con sintomi (3.048 vs 2.604) e in terapia intensiva (271 vs 239). Aumentano anche i decessi (137 vs 105).

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: +32 (+30,5%)
  • Terapia intensiva: +32 (+13,4%)
  • Ricoverati con sintomi: +444 (+17,1%)
  • Nuovi casi: +12.114 (+11,1%)
  • Casi attualmente positivi: +5.141 (+11,3%)
  • Casi testati +9.072 (+2,4%)
  • Tamponi totali: +20.344 (+3,2%)

«Nell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – continua l’ascesa della curva dei nuovi casi, principalmente per l’incremento del rapporto positivi/casi testati, oltre che, in misura minore, dei casi testati. Si conferma inoltre la crescita costante dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva». Da metà luglio i nuovi casi settimanali sono aumentati da poco più di 1.400 ad oltre 12.000, con incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 3,1% (figura 1 in doc), mentre i casi attualmente positivi sono più che quadruplicati: da 12.482 a 50.630 (figura 2 in doc).

«L’aumento del rapporto positivi/casi testati – continua il Presidente – se da un lato conferma una circolazione più sostenuta del virus, indipendentemente dal numero di tamponi effettuati, dall’altro lascia intravedere le prime criticità in alcune Regioni, rendendo indifferibile un potenziamento della capacità di testing». In particolare, nella settimana 23-29 settembre, a fronte di una media nazionale del 3,1%, svettano i valori di Liguria (6,4%) e Campania (5,4%) (figura 3 in doc).

Sul versante delle ospedalizzazioni, si registra un incremento dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva, che in poco più di 2 mesi sono aumentati rispettivamente da 732 a 3.048 e da 49 a 271 (figura 4 in doc). «Se guardando al dato nazionale – puntualizza Cartabellotta – i numeri appaiono ancora bassi e non fanno registrare al momento particolari sovraccarichi dei servizi ospedalieri, iniziano ad emergere differenze regionali rilevanti». In particolare al 29 settembre ben 6 Regioni, quasi tutte del Centro-Sud, registrano tassi di ospedalizzazione per 100.000 abitanti superiori alla media nazionale di 5,5: Lazio (12,2), Liguria (10,6), Campania (7,8), Sardegna (7,4), Sicilia (6,2) e Puglia (5,6).

«Che la situazione nazionale sia sotto controllo – continua il Presidente – è documentato anche dalla composizione percentuale dei casi attualmente positivi che si mantiene costante dai primi di luglio. Mediamente il 93-94% dei contagiati sono in isolamento domiciliare perché asintomatici/oligosintomatici; il 5-6% sono ricoverati con sintomi e quelli in terapia intensiva sono lo 0,5%. Tuttavia, anche per questo indicatore le differenze regionali accendono ulteriori spie rosse». In alcune Regioni, infatti, la percentuale dei casi ospedalizzati è nettamente superiore alla media nazionale del 6,6% (figura 5 in doc): Sicilia (11,1%), Lazio (10,2%), Liguria (9,6%) Puglia (9,2%).

«Ormai da oltre 9 settimane consecutive – conclude Cartabellotta – i numeri confermano la crescita costante della curva epidemica e delle ospedalizzazioni: in assenza di variabili che portino ad una flessione della curva, bisogna prendere atto che il progressivo incremento dei casi attualmente positivi inizia a determinare dapprima segni di sofferenza del sistema di tracciamento da parte dei servizi territoriali e poi di sovraccarico ospedaliero, in particolare nelle Regioni del Centro-Sud. Solo il potenziamento territoriale della gestione della pandemia permetterà di rallentare la risalita della curva epidemica: da un consistente rafforzamento del sistema di testing & tracing a misure adeguate di isolamento domiciliare per evitare contagi intra-familiari; da un’estensiva copertura della vaccinazione antinfluenzale (non solo delle categorie a rischio), al monitoraggio attivo dei pazienti in isolamento domiciliare».


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28 settembre 2020
Vaccino antinfluenzale: raccomandato per tutti, ma per 2 persone su 3 nessuna disponibilitĂ  in farmacia

COMUNICATO STAMPA
VACCINO ANTINFLUENZALE: RACCOMANDATO PER TUTTI,
MA PER 2 PERSONE SU 3 NESSUNA DISPONIBILITÀ IN FARMACIA

LA CONVIVENZA TRA SARS-COV-2 E VIRUS INFLUENZALI IMPONE DI RIDURRE IL NUMERO DI PERSONE SINTOMATICHE CHE RISCHIANO DI SOVRACCARICARE I SERVIZI SANITARI. MA, OLTRE ALLE CATEGORIE A RISCHIO, È INDISPENSABILE VACCINARE ANCHE LA POPOLAZIONE GENERALE, IN PARTICOLARE I MILIONI DI LAVORATORI AI QUALI È AFFIDATA LA RIPRESA ECONOMICA DEL PAESE. PURTROPPO, NONOSTANTE LE RACCOMANDAZIONI ESTENSIVE DEL MINISTERO DELLA SALUTE, L’ANALISI DELLA FONDAZIONE GIMBE DIMOSTRA CHE LA MAGGIOR PARTE DELLE REGIONI NON DISPONGONO DI SCORTE ADEGUATE A SODDISFARE TALE DOMANDA E ALCUNE NON POSSONO GARANTIRE IL 75% COPERTURA ALLE CATEGORIE A RISCHIO.

28 settembre 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

La convivenza tra Sars-CoV-2 e virus influenzali pone due ardue sfide per ridurre il sovraccarico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN): la prima è potenziare l’attività di testing dei soggetti con sintomi simil-influenzali, in particolare tramite tamponi rapidi; la seconda è estendere le coperture della vaccinazione antinfluenzale. La circolare del Ministero della Salute del 4 giugno, infatti, raccomanda il vaccino “per tutti i soggetti a partire dai 6 mesi di età che non hanno controindicazioni al vaccino”, con offerta attiva e gratuita per alcune categorie di popolazione a rischio.

«La vaccinazione antinfluenzale – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – oltre a ridurre le complicanze dell’influenza stagionale e contenere l’eccesso di mortalità, quest’anno ha un obiettivo strategico di salute pubblica: ridurre il numero di persone sintomatiche che rischiano di sovraccaricare i servizi sanitari territoriali e i pronto soccorso. Questo obiettivo, tuttavia, richiede una copertura vaccinale molto ampia anche nelle fasce non a rischio che, di fatto, includono la maggior parte dei lavoratori ai quali è affidata la ripresa economica del Paese».

A fronte delle preoccupazioni sull’indisponibilità di vaccino antinfluenzale nelle farmacie, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha rassicurato che oltre 17 milioni di dosi acquistate dalle Regioni rispondono ampiamente al fabbisogno, visto che nella stagione precedente ne sono state distribuite 12,5 milioni con una copertura del 54,6% negli over 65.

«Se questo aumento delle scorte – spiega Cartabellotta – permetterà di estendere le coperture vaccinali nelle categorie a rischio, è molto difficile stimare l’incremento di domanda della popolazione generale, maggiormente sensibilizzata alla vaccinazione anche dei datori di lavoro, preoccupati che lo sviluppo di sintomi influenzali da parte dei loro dipendenti possa paralizzare le attività produttive». Al momento le Regioni hanno ceduto alle farmacie l’1,5% delle dosi acquistate (circa 250.000), prevedendo di ampliare tale dotazione se nel corso della campagna dovessero rendersi disponibili altre dosi. Federfarma ha annunciato che nelle farmacie arriveranno dall'estero oltre un milione di dosi.

«La Fondazione GIMBE – spiega Renata Gili, coordinatrice del progetto di monitoraggio dell’influenza stagionale  - ha condotto un’analisi indipendente con l’obiettivo di mappare le scorte regionali di vaccino antinfluenzale, valutare la potenziale copertura per le categorie a rischio e stimare la disponibilità di dosi per la popolazione generale».

Metodi. La fonte primaria dei dati è rappresentata dai bandi di gara delle forniture vaccinali antinfluenzali. Nel caso di indisponibilità (es. gare in privativa) o discrepanze tra dichiarazioni pubbliche e dati reperiti sono stati contattati i responsabili dei bandi di gara o i referenti di Assessorati Regionali alla Sanità e dei Servizi farmaceutici. La popolazione residente è quella riportata da ISTAT al 1 gennaio 2019. È stato sviluppato un database ad hoc, da cui sono stati elaborati per ciascuna Regione o Provincia autonoma i seguenti indicatori:

  • Percentuale di dosi aggiudicate rispetto a quelle richieste.
  • Percentuale di copertura vaccinale raggiungibile nei target a rischio per età anagrafica: bambini tra 6 mesi e 6 anni e adulti di età >60 anni.
  • Numero di dosi residue di vaccino, parametrando l’obiettivo minimo di copertura vaccinale al 75%.

Risultati. La disponibilità nazionale è di 17.866.550 dosi, con notevoli variabilità regionali (tabella):

  • 7 Regioni e 2 Province autonome, con le scorte disponibili, possono raggiungere coperture inferiori al 75% della popolazione target per età: Provincia autonoma di Trento (70,2%), Piemonte (67,9%), Lombardia (66,3%), Umbria (61,9%), Molise (57,1%), Valle d’Aosta (51,5%), Abruzzo (49%), Provincia autonoma di Bolzano (38,3%), Basilicata (29%),
  • 12 Regioni si sono aggiudicate un quantitativo adeguato di dosi per raggiungere la copertura del 75% della popolazione target per età. Ma la disponibilità di dosi residue per la popolazione non a rischio è molto variabile: Puglia (1.084.634), Lazio (926.291), Sicilia (256.796), Toscana (225.661), Campania (217.252), Calabria (100.273), Sardegna (96.113), Veneto (49.712), Liguria (38.501), Emilia-Romagna (9.980), Friuli-Venezia Giulia (5.218), Marche (5.022).

Limiti. L’analisi della Fondazione GIMBE si basa sulle dosi acquistate tramite bandi di gara, ovvero da informazioni fornite direttamente dalle amministrazioni regionali al 24 settembre. Considerato che diverse Regioni si sono attivate per recuperare dosi ulteriori di vaccino non si può escludere che le disponibilità possano aumentare in relazione a:

  • applicazione del quinto d'obbligo con incremento sino al 20% del numero di dosi aggiudicate
  • procedure negoziate senza pubblicazione di bando o condotte in privativa (concluse o in corso)
  • eventuali dosi approvvigionate e redistribuite dal Ministero della Salute

Inoltre, è verosimile una sovrastima delle dosi residue perché la copertura del 75% è stata calcolata solo sul target anagrafico, vista l’impossibilità di quantificare le altre categorie a rischio: persone di età <60 anni con patologie croniche, donne in gravidanza, operatori sanitari e altri lavoratori a rischio, etc.

«L’esigua disponibilità di vaccino antinfluenzale nelle farmacie – spiega il Presidente – è riconducibile ad almeno tre determinanti. Innanzitutto, Ministero della Salute e la maggior parte delle Regioni non hanno previsto con largo anticipo la necessità di aumentare le scorte per la popolazione non a rischio. In secondo luogo, l’aumentata domanda sui mercati internazionali, insieme al ritardo con cui sono stati indetti i bandi di gara, ha impedito ad alcune Regioni di aggiudicarsi il 100% delle dosi richieste. Infine, le farmacie non sono riuscite ad approvvigionarsi per mancata disponibilità del vaccino sul mercato».

«La nostra analisi – conclude Cartabellotta – quantifica le difficoltà di accesso per la popolazione generale al vaccino antinfluenzale. In molte Regioni, infatti, solo la decisione di escludere una o più categorie a rischio (es. bambini) dall’offerta attiva e gratuita o quella di accontentarsi di un target inferiore al 75%, permetterà di aumentare la disponibilità di dosi nelle farmacie. La Fondazione GIMBE auspica che i dilemmi etici posti da una programmazione inadeguata del fabbisogno vengano, almeno in parte, risolti da meccanismi di solidarietà tra Regioni, da approvvigionamenti diretti del Ministero tramite circuiti internazionali e, soprattutto, da un’adeguata organizzazione regionale con tempestiva chiamata attiva delle fasce a rischio, così da rilasciare in tempo utile alle farmacie le dosi non utilizzate».


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24 settembre 2020
Coronavirus: con oltre 45.000 casi attivi e ospedalizzazioni in crescita costante, giocare d’anticipo sul virus per contenere la seconda ondata

NELLA SETTIMANA 16-22 SETTEMBRE CONTINUANO A SALIRE I NUOVI CASI E SI AMPLIA ULTERIORMENTE IL BACINO DEGLI “ATTUALMENTE POSITIVI” (45.489). NUMERI IN CRESCITA COSTANTE SUL FRONTE OSPEDALIERO: +382 PAZIENTI RICOVERATI CON SINTOMI E +38 IN TERAPIA INTENSIVA. TORNANO A SALIRE I DECESSI (+35). GRANDI VARIABILITÀ REGIONALI NEL NUMERO DI TAMPONI NON SEMPRE PROPORZIONALE ALLA CIRCOLAZIONE DEL VIRUS. PER PREVENIRE SOVRACCARICHI DEL SISTEMA SANITARIO TUTTI DEVONO FARE LA LORO PARTE: POTENZIAMENTO DEL TESTING, ISOLAMENTO DI CASI SOSPETTI E LORO CONTATTI, AMPIA COPERTURA DELLA VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE, RIGOROSA ADERENZA ALLE MISURE RACCOMANDATE E MASSIMA PROTEZIONE DI ANZIANI E SOGGETTI FRAGILI.

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE registra nella settimana 16-22 settembre, rispetto alla precedente, un ulteriore incremento nel trend dei nuovi casi (10.907 vs 9.837) a fronte di un lieve aumento dei casi testati (385.324 vs 370.012). Dal punto di vista epidemiologico crescono i casi attualmente positivi (45.489 vs 39.712) e, sul fronte degli ospedali, i pazienti ricoverati con sintomi (2.604 vs 2.222) e in terapia intensiva (239 vs 201). Dopo la sostanziale stabilità registrata nella settimana precedente, tornano a salire anche i decessi (105 vs 70).

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: +35 (+50%)
  • Terapia intensiva: +38 (+18,9%)
  • Ricoverati con sintomi: +382 (+17,2%)
  • Nuovi casi: +10.907 (+10,9%)
  • Casi attualmente positivi: +5.777 (+14,5%)
  • Casi testati +15.312 (+4,1%)
  • Tamponi totali: +52.304 (+9%)

«Nell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – risale l’aumento dei nuovi casi, in conseguenza dell’incremento sia dei casi testati sia del rapporto positivi/casi testati. Si conferma inoltre la crescita costante dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva».

Nell’ambito di una circolazione endemica del virus, l’aumento dei focolai determina la progressiva crescita dei nuovi casi settimanali. Infatti, dai 1.408 nuovi casi della settimana 15-21 luglio siamo passati ai 10.907 di quella 16-22 settembre, con un incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 2,8% (figura 1 in doc), seppure con ampie variabilità regionali: dall’1,1% della Basilicata al 6,5% della Liguria.

Le dinamiche del contagio hanno generato il progressivo aumento dei casi attualmente positivi che da fine luglio sono quasi quadruplicati, da 12.482 a 45.489 (figura 2 in doc), anche se distribuiti in maniera molto diversa tra le Regioni, in relazione a 3 variabili (figura 3 in doc):

  • “Densità” del contagio: casi attualmente positivi per 100.000 abitanti al 22 settembre.
  • Velocità di diffusione del contagio: incremento percentuale dei casi nella settimana 16-22 settembre.
  • Capacità di testing delle Regioni: numero di casi testati per 100.000 abitanti nella settimana 16-22 settembre, che condiziona l’incremento percentuale dei casi e il numero dei casi attualmente positivi.

L’incremento progressivo dei casi attualmente positivi si riflette anche sull’aumento delle ospedalizzazioni: infatti, in 2 mesi i pazienti ricoverati con sintomi sono aumentati da 732 a 2.604 e quelli in terapia intensiva da 49 a 239 (figura 4 in doc). «Fortunatamente – spiega Cartabellotta – la composizione percentuale dei casi attualmente positivi si mantiene costante: mediamente il 93-94% sono asintomatici/oligosintomatici; i pazienti ricoverati con sintomi rappresentano il 5-6% del totale e quelli in terapia intensiva lo 0,5%, anche se con differenze regionali rilevanti». In particolare, la percentuale dei ricoverati con sintomi sui casi attivi va dal 2,4% della Provincia autonoma di Trento al 9,7% della Liguria; la percentuale di quelli in terapia intensiva dallo 0% della Provincia Autonoma di Trento e della Valle D’Aosta all’1,2% della Sardegna.

Nella settimana 16-22 settembre circa l’85% dei pazienti ricoverati con sintomi si concentrano in Lazio (482), Campania (360), Lombardia (294), Sicilia (224), Puglia (204), Emilia-Romagna (185), Piemonte (164), Liguria (148) e Veneto (141). L’82,8% dei pazienti in terapia intensiva si distribuisce in 9 Regioni: Lombardia (34), Lazio (31), Campania (23), Emilia-Romagna (22), Toscana (21), Sardegna (21), Liguria (17), Sicilia (15) e Veneto (14).  «Se da lato si tratta di numeri che al momento non generano alcun sovraccarico dei servizi ospedalieri – puntualizza il Presidente – dall’altro non bisogna sottovalutare il trend in costante aumento che impone di mantenere la guardia molto alta, soprattutto in alcune Regioni». In particolare, i tassi di ospedalizzazione per 100.000 abitanti superiori alla media nazionale (4,7) sono in Liguria (10,6), Lazio (8,7), Sardegna (7,1), Campania (6,6), Puglia (5,3) e Sicilia (4,8).

Da 8 settimane consecutive i numeri confermano la crescita costante della curva epidemica e delle ospedalizzazioni, e al momento sono molte le variabili che non lasciano ipotizzare alcuna flessione: dalla riapertura delle scuole all’aumento della circolazione del virus nella stagione invernale; dal continuo incremento dei casi in paesi senza restrizioni di ingresso in Italia, alla convivenza tra coronavirus e influenza stagionale; dalla vita in ambienti chiusi e su mezzi pubblici più affollati, alla ventilata riapertura degli stadi.

«Se è vero che rispetto ad altri paesi europei – conclude Cartabellotta – manteniamo ancora un vantaggio rilevante grazie ad un lockdown più tempestivo, intenso e prolungato e a riaperture più graduali, non è il caso di adagiarsi sugli allori, ma bisogna giocare d’anticipo sul coronavirus per contenere la seconda ondata ed evitare sovraccarichi del sistema sanitario. Innanzitutto, serve un potenziamento consistente del sistema di testing & tracing oltre che adeguate misure per l’isolamento domiciliare; in secondo luogo devono essere garantite le coperture vaccinali a tutte le categorie a rischio; infine, bisogna assicurarsi che i servizi sanitari delle Regioni del centro-sud, meno avvezzi alla gestione dell’emergenza ospedaliera da COVID-19, siano adeguatamente organizzati e potenziati. Tutti noi infine, oltre a rispettare rigorosamente tutte le misure raccomandate, siamo chiamati a proteggere al meglio gli anziani e le persone fragili, vista la notevole circolazione in ambito familiare del virus, soprattutto tra giovani asintomatici».


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17 settembre 2020
Coronavirus: nell’ultima settimana +26% di ricoveri, +41% di terapie intensive. Costante aumento dei nuovi casi, ma calano i tamponi

NELLA SETTIMANA 9-15 SETTEMBRE SI STABILIZZA L’INCREMENTO DEI NUOVI CASI, MA CALA DI OLTRE 58.000 IL NUMERO DEI TAMPONI. CONTINUA AD ALLARGARSI IL BACINO DEI CASI ATTUALMENTE POSITIVI (39.712) E RISPETTO AL MESE SCORSO RISALE L’ETÀ MEDIA DEI CONTAGIATI, UN DATO COERENTE CON IL PROGRESSIVO INCREMENTO DEI PAZIENTI RICOVERATI CON SINTOMI (+462) E DI QUELLI IN TERAPIA INTENSIVA (+58). LA FONDAZIONE GIMBE INVITA LE REGIONI A POTENZIARE SENZA INDUGI LE ATTIVITÀ DI TESTING E TRACING, AUMENTANDO IL NUMERO DEI TAMPONI, OLTRE CHE MANTENERE ALTA LA GUARDIA PER L’IMPREVEDIBILE IMPATTO DELLA RIAPERTURA DELLE SCUOLE SULLA CURVA DEI CONTAGI.

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE registra nella settimana 9-15 settembre, rispetto alla precedente, una stabilizzazione nell’aumento dei nuovi casi (9.837 vs 9.964) a fronte di una riduzione dei casi testati (370.012 vs 421.897). Dal punto di vista epidemiologico aumentano i casi attualmente positivi (39.712 vs 33.789) e, sul fronte degli ospedali, i pazienti ricoverati con sintomi (2.222 vs 1.760) e in terapia intensiva (201 vs 143). Stabile il numero dei decessi (70 vs 72).

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: -2 (-2,8%)
  • Terapia intensiva: +58 (+40,6%)
  • Ricoverati con sintomi: +462 (+26,3%)
  • Nuovi casi: +9.837 (-1,3%)
  • Casi attualmente positivi: +5.923 (+17,5%)
  • Casi testati -51.885 (-12,3%)
  • Tamponi totali: -58.573 (-9,2%)

«Nell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – l’aumento dei nuovi casi appare stabilizzato, anche se è verosimile che il numero sia sottostimato considerata la riduzione dei casi testati e l’ulteriore aumento del rapporto positivi/casi testati. Si conferma inoltre il trend in aumento dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva. Tutte spie rosse che impongono la consapevolezza pubblica sulle dinamiche dell’epidemia, senza minimizzazioni o terrorismi di sorta, al fine di mantenere alta la guardia anche per l’imprevedibile impatto della riapertura delle scuole sulla curva dei contagi».

Nel quadro di una circolazione endemica del virus l’aumento progressivo dei focolai ha determinato la crescita dei nuovi casi settimanali. Infatti, dai 1.408 della settimana 15-21 luglio siamo passati a 9.837 nuovi casi di quella 9-15 settembre, con un incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 2,7% (figura 1 in doc). Questa dinamica ha generato il progressivo aumento dei casi attualmente positivi che da fine luglio sono più che triplicati: da 12.482 a 39.712 (figura 2 in doc).

L’incremento dei casi attualmente positivi, espandendo il “bacino” dei contagi, si riflette progressivamente sull’aumento dei pazienti ospedalizzati. Infatti, dal 21 luglio al 15 settembre i ricoverati con sintomi sono aumentati da 732 a 2.222 e i pazienti in terapia intensiva da 49 a 201 (figura 3 in doc). Circa 3/4 dei pazienti ricoverati si concentrano in 7 Regioni (74,3%): Lazio (453), Campania (295), Lombardia (263), Puglia (204), Emilia-Romagna (168), Sicilia (141) e Liguria (128). Il 74,1% dei pazienti in terapia intensiva si distribuiscono in 8 Regioni: Lombardia (29), Lazio (18), Campania (18), Sardegna (18), Emilia-Romagna (17), Sicilia (17), Toscana (17), Veneto (15) (figura 4 in doc).

«Vero è che si tratta di numeri ancora bassi – puntualizza il Presidente – e che al momento non risultano segnali di sovraccarico dei servizi ospedalieri, ma il trend in costante aumento impone di mantenere la guardia molto alta, soprattutto in alcune Regioni». In particolare, rispetto ad una media nazionale di 4 ospedalizzazioni per 100.000 abitanti i tassi risultano più elevati in Liguria (9), Lazio (8), Sardegna (6,3), Campania e Puglia (5,4).

«Queste dinamiche dell’epidemia – conclude Cartabellotta – sono coerenti con quanto rilevato dalla sorveglianza epidemiologica dell’Istituto Superiore di Sanità sull’età mediana dei contagiati che si è ridotta da oltre 60 anni dei primi due mesi dell’epidemia sino a sotto i 30 nelle settimane centrali di agosto. Quindi, nelle ultime due settimane è risalita a circa 40 anni, dimostrando che i giovani asintomatici, quando vengono a contatto in ambito familiare con persone adulte e anziane, contagiano soggetti fragili che sviluppano sintomi e possono necessitare di ricovero ospedaliero, o addirittura in terapia intensiva. Davanti a questo scenario epidemiologico e clinico, le Regioni devono potenziare senza indugi l’attività di testing e tracing, in evidente calo dopo il “boom dei tamponi” sui vacanzieri».


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10 settembre 2020
Coronavirus: quasi 34 mila casi attualmente positivi. Aumentano ricoveri e terapie intensive, rallenta la crescita dei nuovi casi

NELLA SETTIMANA 2-8 SETTEMBRE AUMENTANO PIÙ LENTAMENTE I NUOVI CASI (9.964), MA CONTINUA AD AMPLIARSI IL BACINO DEI CASI ATTUALMENTE POSITIVI (33.789). SI CONSOLIDA L’INCREMENTO DEI PAZIENTI OSPEDALIZZATI CON SINTOMI (1.760) E IN TERAPIA INTENSIVA (143), SENZA DETERMINARE AL MOMENTO ALCUN SEGNALE DI SOVRACCARICO DELL’ASSISTENZA OSPEDALIERA. AL FINE DI EVITARE IL CAOS ORGANIZZATIVO ALL’AVVIO DELL’ANNO SCOLASTICO È FONDAMENTALE APPLICARE LE INDICAZIONI OPERATIVE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ IN MANIERA UNIFORME E TEMPESTIVA IN TUTTE LE REGIONI.

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE registra nella settimana 2-8 settembre, rispetto alla precedente, un incremento dei nuovi casi (9.964 vs 9.015) e dei casi attualmente positivi (33.789 vs 26.754). Aumentano anche i pazienti ricoverati con sintomi (1.760 vs 1.380), quelli in terapia intensiva (143 vs 107) e i decessi (72 vs 46).

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: +26 (+56,5%)
  • Terapia intensiva: +36 (+33,6%)
  • Ricoverati con sintomi: +380 (+27,5%)
  • Nuovi casi: +9.964 (+10,5%)
  • Casi attualmente positivi: +7.035 (26,3%)
  • Casi testati +26.255 (+6,6%)
  • Tamponi totali: +38.287 (+6,4%)

«Nell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – crescono i nuovi casi e, soprattutto, le persone attualmente positive, sia per l’incremento dei casi testati, sia per il costante aumento del rapporto positivi/casi testati. Si consolida inoltre il trend in aumento delle ospedalizzazioni con sintomi e dei pazienti in terapia intensiva. Sono tutti segnali che, guardando a quello che sta accadendo Oltralpe, impongono di mantenere molto alta l’attenzione».

Nel quadro di una circolazione endemica del virus l’aumento progressivo dei focolai provoca una crescita esponenziale dei nuovi casi, prevalentemente autoctoni, in parte da rientro di vacanzieri e, in misura nettamente minore, di importazione da stranieri. Infatti, da 1.408 nuovi casi riportati nella settimana 15-21 luglio siamo passati a 9.964 nuovi casi di quella 2-8 settembre, con un incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 2,4% (figura 1 in doc). Questa dinamica determina il progressivo aumento dei casi attualmente positivi che in poco più di un mese sono passati da 12.482 a 33.789 (figura 2 in doc).

«L’incremento dei casi attualmente positivi – precisa il Presidente – costituisce un “bacino” di contagi che si riflette progressivamente anche sul graduale e progressivo aumento dei pazienti ospedalizzati». Infatti, dal 21 luglio al 8 settembre i ricoverati con sintomi sono aumentati da 732 a 1.760 e i pazienti in terapia intensiva da 49 a 143 (figura 3 in doc). 7 Regioni contano oltre il 75% dei pazienti ricoverati con sintomi: Lazio (354), Lombardia (248), Campania (220), Puglia (163), Emilia-Romagna (130), Sicilia (104) e Piemonte (104). Il 62% dei ricoverati in terapia intensiva si distribuisce in 6 Regioni: Lombardia (27), Emilia-Romagna (16), Sicilia (13), Veneto (12), Liguria (11) e Sardegna (10) (figura 4 in doc). «Anche se si tratta di numeri esigui – puntualizza Cartabellotta – che al momento non determinano alcun sovraccarico dei servizi ospedalieri, il trend in costante aumento, insieme all’incremento dei casi attualmente positivi, impongono di mantenere la guardia molto alta, soprattutto in alcune Regioni».

«I numeri – conclude Cartabellotta – attestano in maniera inequivocabile sia la risalita della curva dei contagi, sia quella dei pazienti ospedalizzati proprio nel momento cruciale della riapertura delle scuole. Tenendo conto del verosimile ulteriore aumento dei nuovi casi, occorre assolutamente evitare il caos organizzativo di qualche settimana fa, quando il rientro dei vacanzieri da zone di contagio ci ha trovati inspiegabilmente impreparati. A tal fine, è indispensabile che le “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di Sars-CoV-2 nelle scuole e nei servizi operativi dell’infanzia”, emanate dall’Istituto Superiore di Sanità, vengano attuate in modo uniforme in tutte le Regioni, garantendo un tempestivo sistema di testing e tracing dei casi che si manifesteranno tra alunni e insegnanti».


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7 settembre 2020
Nel 2018 la migrazione sanitaria vale 4,6 miliardi. In 4 regioni del nord un attivo di 1,34 miliardi.In 6 regioni del centro-sud un passivo di 1,44 miliardi

IL REPORT DELL’OSSERVATORIO GIMBE ANALIZZA CREDITI, DEBITI E SALDI DELLE REGIONI RELATIVI ALLA MOBILITÀ SANITARIA DOCUMENTANDO UN FENOMENO DALLE ENORMI IMPLICAZIONI SANITARIE, SOCIALI, ETICHE ED ECONOMICHE CHE NEL 2018 HA COINVOLTO CIRCA UN MILIONE DI PAZIENTI, OLTRE AI FAMILIARI. IL FIUME DI DENARO SCORRE PREVALENTEMENTE DA SUD A NORD: 97,4% DEL SALDO ATTIVO CONFLUISCE NELLE CASSE DI LOMBARDIA, EMILIA ROMAGNA, VENETO, TOSCANA, l’84,4% DI QUELLO PASSIVO GRAVA SU CAMPANIA, CALABRIA, LAZIO, SICILIA, PUGLIA E ABRUZZO. L’ASSENZA DI DATI SUI COSTI SOSTENUTI DA PAZIENTI E FAMILIARI E SU ALTRI COSTI INDIRETTI RENDONO IMPOSSIBILE STIMARE L’IMPATTO ECONOMICO COMPLESSIVO DELLA MOBILITÀ SANITARIA.

I cittadini italiani hanno il diritto di essere assistiti in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, determinando il cosiddetto fenomeno della mobilità sanitaria interregionale, distinta in mobilità attiva (voce di credito che identifica l’indice di attrazione di una Regione) e mobilità passiva (voce di debito che rappresenta l’indice di fuga da una Regione). Annualmente vengono effettuate le compensazioni finanziarie tra Regioni su 7 flussi finanziari: ricoveri ospedalieri e day hospital (differenziati per pubblico e privato accreditato), medicina generale, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, cure termali, somministrazione diretta di farmaci, trasporti con ambulanza ed elisoccorso.

Nel 2018 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.618,98 milioni, importo approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 31 marzo 2020, previa compensazione dei saldi.

Mobilità attiva. Le 6 Regioni con maggiori capacità di attrazione vantano crediti superiori a € 200 milioni: in testa Lombardia (26,1%) ed Emilia-Romagna (13,9%) che insieme drenano il 40% della mobilità attiva. Un ulteriore 31,9% viene attratto da Veneto (9,6%), Lazio (8,5%), Toscana (8,1%) e Piemonte (5,8%). Il rimanente 28,1% si distribuisce nelle altre 15 Regioni e Province Autonome, oltre che all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (€ 244,7 milioni) e all’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (€ 43 milioni). In generale, emerge la forte attrazione delle grandi Regioni del Nord, a cui fa da contraltare quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio.

Mobilità passiva. Ciascuna delle 6 Regioni con maggiore indice di fuga genera debiti per oltre € 300 milioni: Lazio (13%) e Campania (10,5%) costituiscono circa un quarto della mobilità passiva; un ulteriore 28,7% riguarda Lombardia (8,2%), Puglia (7,3%), Calabria (6,7%), Sicilia (6,5%); il rimanente 47,8% si distribuisce nelle altre 15 Regioni e Province Autonome. La mobilità passiva presenta differenze Nord-Sud più sfumate: gli indici di fuga sono elevati in quasi tutte le Regioni del Sud, ma sono rilevanti anche in tutte le Regioni del Nord con elevata mobilità attiva, documentando specifiche preferenze dei cittadini agevolate dalla facilità di spostamento: Lombardia (-€ 379,9 milioni), Emilia-Romagna (-€ 275,9 milioni), Veneto (-€ 274,7 milioni), Piemonte (-€ 263,8 milioni), Toscana (-€ 207,6 milioni) e Liguria (-€ 206,4 milioni).

Saldi. Le Regioni con saldo positivo superiore a € 100 milioni sono tutte del Nord, mentre quelle con saldo negativo maggiore di € 100 milioni tutte del Centro-Sud (figura). In particolare:

  • Saldo positivo rilevante: Lombardia (€ 739,6 milioni), Emilia-Romagna (€ 324 milioni), Veneto (€ 140,9 milioni) e Toscana (€ 139,3 milioni)
  • Saldo positivo moderato: Molise (€ 33,7 milioni)
  • Saldo positivo minimo: Provincia Autonoma di Bolzano (€ 2,1 milioni) e Provincia Autonoma di Trento (€ 0,5 milioni)
  • Saldo negativo minimo: Valle d'Aosta (-€ 4,7 milioni), Friuli-Venezia Giulia (-€ 6,8 milioni), Umbria (-€ 10,4 milioni) e Piemonte (-€ 13,5 milioni)
  • Saldo negativo moderato: Marche (-€ 34,4 milioni), Basilicata (-€ 48,4 milioni), Liguria (-€ 51,1 milioni), Sardegna (-€ 90,4 milioni)
  • Saldo negativo rilevante: Abruzzo (-€ 100,8 milioni), Puglia (-€ 206,4 milioni), Sicilia (-€ 228,7 milioni), Lazio (-€ 230,7 milioni), Calabria (-€ 287,4 milioni), Campania (-€ 350,7 milioni)


Saldo pro-capite di mobilità sanitaria. «Con questo indicatore elaborato dalla Fondazione GIMBE – spiega il Presidente – la classifica dei saldi si ricompone dimostrando che, al di là del valore economico, gli importi relativi alla mobilità sanitaria devono sempre essere interpretati in relazione alla popolazione residente». In particolare: il Molise conquista il podio nella classifica per saldo pro-capite; le differenze tra Lombardia (€ 74) ed Emilia Romagna (€ 73) di fatto si annullano; la Calabria precipita in ultima posizione con un saldo pro-capite negativo di € 148, superiore alla somma del saldo pro-capite positivo di Lombardia ed Emilia-Romagna (€ 147).

«Tutte le nostre analisi – precisa Cartabellotta – sono state effettuate esclusivamente sui dati economici della mobilità sanitaria aggregati in crediti, debiti e relativi saldi, ma per studiare al meglio il fenomeno abbiamo inoltrato formale richiesta di accesso ai flussi integrali dei dati al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni e Province autonome». Questi dati permetterebbero di analizzare, per ciascuna Regione, la distribuzione delle tipologie di prestazioni erogate in mobilità, la differente capacità di attrazione tra strutture pubbliche e private accreditate, la residenza di chi sceglie di curarsi fuori Regione per distinguere le dinamiche della mobilità “fisiologiche” da quelle francamente “patologiche”

«I dati pubblicamente disponibili – conclude Cartabellotta – se da un lato dimostrano che il denaro scorre prevalentemente da Sud a Nord, dall’altro confermano che l’impatto economico della mobilità sanitaria è molto più elevato di € 4,6 miliardi. Infatti, se un lato è difficile quantificare i costi sostenuti da pazienti e familiari per gli spostamenti, dall’altro è impossibile effettuare stimare sia i costi indiretti (assenze dal lavoro di familiari, permessi retribuiti), sia quelli conseguenti alla mancata esigibilità delle prestazioni territoriali e socio-sanitarie, diritti che appartengono alla vita quotidiana delle persone e non alla occasionalità di una prestazione ospedaliera».

Il report dell’Osservatorio GIMBE “La mobilità sanitaria interregionale nel 2018” è disponibile a: www.gimbe.org/mobilita2018.


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3 settembre 2020
Coronavirus: nell’ultima settimana ulteriore aumento di pazienti ricoverati (+30%) e in terapia intensiva (+62%)

NELLA SETTIMANA 26 AGOSTO-1 SETTEMBRE, RISPETTO ALLA PRECEDENTE, ULTERIORE AUMENTO DEI NUOVI CASI (+2.477), MA SOPRATTUTTO DEI PAZIENTI OSPEDALIZZATI CON SINTOMI (+322) E IN TERAPIA INTENSIVA (+41). SALGONO A 26.754 I CASI ATTUALMENTE POSITIVI, LA METÀ TRA LOMBARDIA (26,5%), LAZIO (12,3%) ED EMILIA-ROMAGNA (11,4%). DAL 21 LUGLIO AL 1 SETTEMBRE I NUOVI CASI SETTIMANALI SONO BALZATI DA 1.408 A 9.015, IL RAPPORTO POSITIVI/CASI TESTATI DALLO 0,8% AL 2,3% E I PAZIENTI OSPEDALIZZATI QUASI RADDOPPIATI. DAVANTI A QUESTI NUMERI NON POSSONO PIÙ ESSERE TOLLERATI COMPORTAMENTI IRRESPONSABILI, CATTIVI MAESTRI, NÉ CORRENTI ANTISCIENTISTE E MANIFESTAZIONI DI PIAZZA CHE, SOTTO IL FALSO SCUDO DELLA LIBERTÀ, METTONO A REPENTAGLIO LA SALUTE DELLA POPOLAZIONE.

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE registra nella settimana 26 agosto-1 settembre, rispetto alla precedente, un incremento del 37,9% dei nuovi casi (9.015 vs 6.538) e del 52,2% dei casi attualmente positivi (7.040 vs 4.625). Aumentano anche i pazienti ricoverati con sintomi (1.380 vs 1.058) e quelli in terapia intensiva (107 vs 66). Lieve incremento dei decessi (46 vs 40).

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: +6 (+15%)
  • Terapia intensiva: +41 (+62,1%)
  • Ricoverati con sintomi: +322 (+30,4%)
  • Nuovi casi: 9.015 (+37,9%)
  • Casi attualmente positivi: +7.040 (+ 52,2%)
  • Casi testati +86.515 (+28%)
  • Tamponi totali: +116.184 (+24%)

«Nell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – continua l’ascesa del numero di nuovi casi e delle persone attualmente positive, conseguente sia all’incremento dei casi testati, sia al costante aumento del rapporto positivi/casi testati. Inoltre, si consolida il trend in aumento delle ospedalizzazioni con sintomi e si impenna quello dei pazienti in terapia intensiva. Si tratta di segnali che vanno tutti nella direzione di una ripresa dell’epidemia nel nostro Paese, sia in termini epidemiologici che di manifestazioni cliniche, proprio alla vigilia del momento cruciale della riapertura delle scuole».

Nel quadro di una circolazione endemica del virus l’aumento progressivo dei focolai provoca una crescita esponenziale dei nuovi casi, prevalentemente autoctoni, in parte da rientro di vacanzieri e, in misura nettamente minore, di importazione da stranieri. Infatti, da 1.408 nuovi casi riportati nella settimana 15-21 luglio siamo passati a 9.015 nuovi casi di quella 26 agosto-1 settembre, con un incremento del rapporto positivi/casi testati che è schizzato dallo 0,8% al 2,3% (figura 1 in doc allegato).

«Secondo le ben note dinamiche dell’epidemia, l’impennata della curva dei contagi – precisa il Presidente – si riflette in maniera sempre più evidente sull’aumento dei pazienti ospedalizzati». Infatti, dal 21 luglio al 1 settembre i ricoverati con sintomi sono aumentati da 732 a 1.380 e le terapie intensive da 49 a 107 (figura 2 in doc allegato). «Se fortunatamente i numeri sono ancora esigui – puntualizza Cartabellotta – e non configurano alcun segnale di sovraccarico dei servizi ospedalieri, il trend in costante aumento insieme all’incremento dei contagi invitano a mantenere la guardia molto alta nelle prossime settimane».

Sui nuovi casi si confermano le ampie variabilità regionali (tabella in doc allegato): 3 Regioni fanno registrare una esigua riduzione (-111); nelle rimanenti si attesta un aumento complessivo di 2.588 nuovi casi, con un range che varia dai 700 della Lombardia ai 2 del Molise.

Dei 26.754 casi attivi al 1 settembre, il 50,2% si concentra in tre Regioni: Lombardia (7.082), Lazio (3.285), Emilia-Romagna (3.061). Un ulteriore 41,9% si distribuisce tra Veneto (2.460), Campania (2.292), Toscana (1.581), Piemonte (1.464), Sicilia (1.152), Puglia (860), Sardegna (837), Liguria (560). I rimanenti 2.120 casi (7,9%) si collocano nelle restanti 8 Regioni e 2 Province autonome con un range che varia dai 30 della Valle d’Aosta ai 406 dell’Abruzzo.

«Davanti a questi numeri in preoccupante e indiscutibile ascesa – conclude Cartabellotta – non possono essere più tollerati comportamenti individuali irresponsabili, esempi scellerati di cattivi maestri, né tantomeno correnti antiscientiste e manifestazioni di piazza che, sotto il falso scudo della libertà, mettono a repentaglio la salute della popolazione. Accanto al richiamo alle Istituzioni affinché vigilino e sanzionino ogni forma di “attentato” alla salute pubblica, la Fondazione GIMBE rinnova alla popolazione l’invito a rispettare tutti i comportamenti raccomandati. Alle autorità sanitarie il compito di potenziare ulteriormente l’attività di testing, sorveglianza e comunicazione pubblica, oltre che accelerare la messa a punto di un piano adeguato per gestire la difficile “convivenza” tra coronavirus e influenza stagionale».


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27 agosto 2020
Coronavirus: + 92,4% di nuovi casi in soli 7 giorni. In aumento ricoveri e terapie intensive

NELLA SETTIMANA 19-25 AGOSTO, RISPETTO ALLA PRECEDENTE, IMPENNATA DEI NUOVI CASI (+3.139) E ULTERIORE AUMENTO DEI PAZIENTI OSPEDALIZZATI CON SINTOMI (+215) E IN TERAPIA INTENSIVA (+8). SALGONO A 19.714 I CASI ATTUALMENTE POSITIVI CHE PER IL 91,8% SONO CONCENTRATI IN 11 REGIONI: 29,4% IN LOMBARDIA, IL 33,4% IN LAZIO, EMILIA-ROMAGNA E VENETO E UN ULTERIORE 29% IN CAMPANIA, PIEMONTE, TOSCANA, SICILIA, PUGLIA, SARDEGNA E LIGURIA.
IN POCO PIÙ DI UN MESE I NUOVI CASI PER SETTIMANA SONO AUMENTATI DA 1.408 A 6.538, CON INCREMENTO DEL RAPPORTO POSITIVI/CASI TESTATI DALLO 0,8% AL 2,1%.

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE registra nella settimana 19-25 agosto, rispetto alla precedente, un incremento del 92,4% dei nuovi casi (6.538 vs 3.399), grazie anche all’aumento dei casi testati (309.127 vs 180.300). Relativamente ai dati ospedalieri si conferma il trend in crescita dei pazienti ricoverati con sintomi (1.058 vs 843) e di quelli in terapia intensiva (66 vs 58). In dettaglio:

  • Decessi: +40 (+0,1%)
  • Terapia intensiva: +8 (+13,8%)
  • Ricoverati con sintomi: +215 (+25,5%)
  • Nuovi casi totali: +6.538 (+92,4%)
  • Casi testati +128.827 (+71,5%)
  • Tamponi totali: +158.692 (+48,8%)

«In soli 7 giorni – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – si sfiora il raddoppio dei nuovi casi totali, non solo per l’incremento dell’attività di testing, ma anche per l’aumento del rapporto positivi/casi testati. Inoltre, si conferma il trend in crescita dei pazienti ospedalizzati con sintomi e, in misura minore, di quelli in terapia intensiva. Queste spie rosse, piuttosto che generare inutili allarmismi, devono infondere una comune consapevolezza sull’andamento dell’epidemia nel nostro paese al fine di mantenere alta la guardia, sia da parte delle Istituzioni che devono potenziare la sorveglianza epidemiologica, sia da parte dei cittadini chiamati ad attenersi a tutte le misure di sicurezza, senza minimizzazioni di sorta».

Nel quadro di una circolazione endemica del virus si assiste ad un aumento progressivo dei focolai con crescita esponenziale dei nuovi casi, siano essi autoctoni, da rientro di italiani andati in vacanza all’estero, o di importazione da stranieri». Infatti, da 1.408 nuovi casi riportati nella settimana 15-21 luglio siamo passati a 6.538 nuovi casi della settimana 19-25 agosto, con un incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 2,1% (v. figura 1 in doc allegato). «Questa rapida ascesa nella curva dei contagi – precisa il Presidente – inizia a riflettersi gradualmente sull’aumento dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva». Si è infatti invertita la tendenza che dai primi di aprile ha visto la progressiva e imponente riduzione dei pazienti ospedalizzati e in terapia intensiva, che adesso iniziano lentamente a risalire (v. figura 2 in doc allegato).

Confermate le ampie variabilità regionali (v. tabella in doc allegato), ma solo 4 Regioni fanno registrare una riduzione di nuovi casi, peraltro piuttosto esigua (-55). Nelle altre 14 Regioni e 2 Province autonome si rileva un aumento complessivo di 3.194 nuovi casi, con un range che varia dai 677 del Lazio ai 4 della Valle d’Aosta. Stabile il numero di nuovi casi in Basilicata (+14).

Dei 19.714 casi attivi al 25 agosto il 91,8% si concentra in 11 Regioni: 29,4% dei casi in Lombardia (5.787); il 33,4% si distribuisce tra Lazio (2.284), Emilia-Romagna (2.189) e Veneto (2.119); un ulteriore 29% tra Campania (1.164), Piemonte (1.142), Toscana (1.039), Sicilia (947), Puglia (548), Sardegna (463) e Liguria (413). I rimanenti 1.619 casi (8,2%) si collocano nelle restanti 7 Regioni e 2 Province autonome con un range che varia dai 13 della Valle d’Aosta ai 342 dell’Abruzzo.

«Tutti questi numeri – spiega il Presidente – non possono essere confrontati con quelli dei primi mesi dell’epidemia perché le dinamiche epidemiologiche sono completamente diverse. Dello tsunami che si è abbattuto sul nostro Paese non abbiamo mai conosciuto la fase iniziale: il coronavirus circolava insidiosamente sottotraccia con migliaia di asintomatici che infettavano senza saperlo parenti, amici e colleghi di lavoro. Il lockdown rigoroso e prolungato ha ridotto la mortalità, gli accessi in ospedale e il numero dei nuovi casi, ma dal 3 giugno siamo di fatto “ripartiti dal via”».

«Se è legittimo chiedersi se i numeri attuali sono i segnali di una nuova ondata – conclude Cartabellotta – è ragionevolmente certo che non rivedremo le drammatiche scene di marzo/aprile perché oggi la situazione epidemiologica è attentamente monitorata, il servizio sanitario è ben organizzato e, dunque, non potrà esserci alcun effetto sorpresa. Ma non bisogna concedere ulteriori vantaggi al coronavirus, tanto più che i numeri riflettono sempre comportamenti di 3-4 settimane fa».


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21 agosto 2020
Coronavirus: continua a salire la curva dei contagi. Nell’ultima settimana + 141% rispetto a un mese fa

NELLA SETTIMANA 12-18 AGOSTO, RISPETTO ALLA PRECEDENTE, SI RILEVA UN ULTERIORE AUMENTO DEI NUOVI CASI (+581). CRESCE IL NUMERO DEI PAZIENTI RICOVERATI CON SINTOMI (+43) E DI QUELLI IN TERAPIA INTENSIVA (+9). SALGONO A 15.089 I CASI ATTUALMENTE POSITIVI: 35,2% SONO IN LOMBARDIA, UN ULTERIORE 51,5% SI DISTRIBUISCE TRA EMILIA ROMAGNA, VENETO, LAZIO, PIEMONTE, SICILIA, TOSCANA E CAMPANIA, IL RESTANTE 13,3% NELLE ALTRE REGIONI. ACCORATO APPELLO DELLA FONDAZIONE GIMBE ALLA RESPONSABILITÀ INDIVIDUALE E ISTITUZIONALE IN VISTA DELLA RIAPERTURA DI SCUOLE E UNIVERSITÀ, OLTRE CHE DELLE CONSULTAZIONI ELETTORALI

21 agosto 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE rileva nella settimana 12-18 agosto, rispetto alla precedente, un incremento del 20,6% dei nuovi casi (3.399 vs 2.818), a fronte di un lieve aumento dei casi testati (180.300 vs 174.671). Relativamente ai dati ospedalieri in crescita i pazienti ricoverati con sintomi (843 vs 801) e quelli in terapia intensiva (58 vs 49). In dettaglio:

  • Decessi: +36 (+0,1%), oltre a 154 decessi comunicati dalla ASL di Parma sinora non conteggiati.
  • Terapia intensiva: +9 (+18,4%)
  • Ricoverati con sintomi: +42 (+5,2%)
  • Nuovi casi totali: +3.399 (+1,4%)
  • Casi testati +5.629 (+3,2%)
  • Tamponi totali: -7.188 (-2,2%)

«Dal 12 al 18 agosto – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – si conferma il trend in aumento sia dei nuovi casi, sia dei pazienti ospedalizzati con sintomi e, in misura minore, di quelli ricoverati in terapia intensiva. Dopo 4 settimane di crescita costante siamo davanti a segnali che invitano a mantenere l’attenzione molto alta sull’andamento dell’epidemia nel nostro Paese».

Notevoli le variabilità regionali (tabella): in 6 Regioni e nelle 2 Province Autonome si rileva una riduzione complessiva di 180 nuovi casi rispetto alla settimana precedente, con variazioni che oscillano dai -6 della Prov. Aut. di Bolzano ai -53 dell’Abruzzo. 13 Regioni fanno registrare un aumento dei nuovi casi per un totale di 761 nuovi casi, con un range che varia dai 169 del Lazio agli 8 della Sardegna.

«Quale indicatore della diffusione del contagio – spiega il Presidente – abbiamo rivalutato la distribuzione geografica dei 15.089 casi attivi al 18 agosto, aumentati complessivamente di 1.528 unità (+11,3%) rispetto alla settimana precedente». La Lombardia, seppure in calo relativo (-3,6%) e assoluto (-200) rispetto all’11 agosto, conta il 35,2% dei casi (5.314); un ulteriore 51,5% si distribuisce tra Emilia-Romagna (1.789), Veneto (1.688), Lazio (1.359), Piemonte (897), Sicilia (722), Toscana (718) e Campania (596); i rimanenti 2.006 casi (13,3%) si collocano nelle restanti 11 Regioni e 2 Province autonome con un range che varia dagli 8 della Valle d’Aosta ai 340 della Puglia (figura 1).

«Nell’ambito di un quadro di circolazione endemica del virus – continua Cartabellotta – si conferma il trend in progressivo aumento dei nuovi casi, siano essi autoctoni, di importazione (stranieri) o da rientro di italiani andati in vacanza all’estero». Infatti se nelle prime tre settimane di luglio i nuovi casi erano stabili, nelle ultime quattro settimane abbiamo assistito ad un progressivo e costante incremento: i 3.399 nuovi casi della settimana 12-18 agosto costituiscono un valore superiore al 140% rispetto alla settimana 15-21 luglio quando erano 1.408 (figura 2). «La risalita nella curva dei contagi – precisa il Presidente – desta non poche preoccupazioni sia perché l’incremento inizia a riflettersi progressivamente sull’aumento delle ospedalizzazioni, sia perché solo negli ultimi 2 giorni, peraltro non inclusi nella nostra analisi settimanale, sono stati riportati quasi 1.500 nuovi casi».

«Davanti a questi numeri – conclude Cartabellotta – se da un lato bisogna evitare inutili allarmismi, dall’altro non è ammissibile sottovalutare il costante aumento dei nuovi casi, anche in vista di appuntamenti cruciali per il Paese, quali riapertura di scuole e università e consultazioni elettorali. L’arma migliore per una serena convivenza con il virus rimane la massima aderenza ai comportamenti raccomandati: dal frequente lavaggio delle mani alle misure di igiene respiratoria, dal distanziamento sociale all’uso della mascherina negli ambienti pubblici al chiuso e all’aperto dove non è possibile mantenere la distanza minima di un metro, al rigoroso rispetto del divieto di assembramenti. Dal canto loro, le autorità sanitarie devono potenziare la sorveglianza epidemiologica, sia per identificare e circoscrivere i focolai, sia per individuare tempestivamente casi di importazione e di rientro».


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