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Comunicati stampa

3 giugno 2019
Reti pediatriche: una nuova piattaforma per la salute dei bambini

DA UNA COLLABORAZIONE TRA L’ASSOCIAZIONE OSPEDALI PEDIATRICI ITALIANI E LA FONDAZIONE GIMBE UNA INNOVATIVA PIATTAFORMA IN GRADO DI GEOLOCALIZZARE DI SERVIZI PEDIATRICI PRESENTI IN AZIENDE SANITARIE PUBBLICHE E IRCCS PUBBLICI E PRIVATI E QUALIFICARE I SERVIZI OFFERTI: UNO STRUMENTO DALLE ENORMI POTENZIALITÀ PER GARANTIRE QUALITÀ E SICUREZZA DELLE CURE PER I PAZIENTI PIÙ PICCOLI, OLTRE CHE PER MIGLIORARE L’USO DEL DENARO PUBBLICO.

Fondazione GIMBE e Associazione Ospedali Pediatrici Italiani

Il 21 dicembre 2017 è stato siglato l’Accordo Stato-Regioni “Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali in area pediatrico-adolescenziale” integrato dal documento “Rete dell’emergenza-urgenza pediatrica”. Anche se tale accordo fa ampio riferimento alle reti pediatriche attualmente manca uno strumento in grado di mappare nelle varie Regioni i “nodi” della rete da connettere, ovvero strutture e servizi pediatrici ospedalieri e territoriali, al fine di costruire i percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali (PDTA).

«Tale lacuna – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – comporta un’estrema eterogeneità dell’offerta, la duplicazione di servizi che determina lo spreco di preziose risorse oltre a una riduzione della qualità dell’assistenza sanitaria con conseguente peggioramento degli esiti di salute. Per questo, in collaborazione con l’Associazione Ospedali Pediatrici Italiani (AOPI) abbiamo sviluppato una piattaforma per la geocalizzazione di servizi pediatrici presenti in aziende sanitarie pubbliche e IRCCS pubblici e privati e per la qualificazione dei servizi offerti».

La piattaforma, presentata in occasione del 75° Congresso Nazionale della Società Italiana di Pediatria, permette di visualizzare, anche su mappa geografica, tutti i dati relativi 472 strutture di ricovero per un totale di 2.148 servizi pediatrici.

 

«AOPI e GIMBE – precisa Paolo Petralia, Presidente AOPI –  hanno realizzato questo strumento operativo per tradurre le buone intenzioni in fatti: una piattaforma web based che intende fornire elementi conoscitivi e decisionali a Regioni e Aziende sanitarie per bilanciare domanda e offerta pediatriche e quindi programmare le attività tenendo conto delle peculiarità dei singoli territori».

 

La piattaforma permette di classificare le strutture di ricovero secondo il DM 70/2015 (base, I livello, II livello), inserire eventuali strutture di ricovero private accreditate con relativi servizi pediatrici, qualificare per ciascuna struttura di ricovero la presenza/assenza di pronto soccorso pediatrico, trasporto neonatale, trasporto materno assistito, punto nascita, sede di Scuola di Specializzazione, rapporti con l’Università; mappare le discipline/specialità cliniche previste dal DM 70/2015 (cardiochirurgia infantile; chirurgia pediatrica; genetica medica; neuropsichiatria infantile; pediatria; onco-ematologia pediatrica; terapia intensiva neonatale; neurochirurgia pediatrica; nefrologia pediatrica; urologia pediatrica); inserire per le Aziende sanitarie locali Aggregazioni Funzionali Territoriali, Unità Complesse di Cure Primarie, Pediatri di libera scelta; inserire nuovi Dipartimenti, UU.OO. e Servizi; indicare la tipologia di servizi offerti.

«Il modello di rete clinico-assistenziale – concludono Cartabellotta e Petralia – ha l’obiettivo di assicurare che la presa in carico del paziente avvenga in condizioni di appropriatezza, efficacia, efficienza, qualità e sicurezza delle cure, mettendo in relazione professionisti, strutture e servizi che erogano interventi sanitari e socio-sanitari di differente intensità e tipologia. In ambito pediatrico, la nostra piattaforma rappresenta il mezzo con cui raggiungere questo ambizioso obiettivo».


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20 maggio 2019
Sperimentazioni cliniche: migliorare la trasparenza per tutelare la salute e favorire l’innovazione

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA INTERNAZIONALE DEI TRIAL CLINICI LA FONDAZIONE GIMBE PUBBLICA LA VERSIONE ITALIANA DI UNA GUIDA DESTINATA AI DECISORI ISTITUZIONALI PER MIGLIORARE LA TRASPARENZA DELLE SPERIMENTAZIONI CLINICHE. AL FINE DI RIDURRE GRAVI CONSEGUENZE CLINICHE, SOCIALI ED ECONOMICHE SONO NECESSARIE AZIONI NORMATIVE E REGOLATORIE PER CONSOLIDARE I CINQUE PILASTRI CHE SOSTENGONO LA TRASPARENZA DEI TRIAL CLINICI: REGISTRAZIONE, REPORT TEMPESTIVO DEI RISULTATI PRINCIPALI, DISPONIBILITÀ DEL REPORT INTEGRALE, PUBBLICAZIONE DEL TRIAL E CONDIVISIONE DEI DATI INDIVIDUALI DEI PARTECIPANTI.

Le sperimentazioni cliniche, in particolare quelle controllate e randomizzate rappresentano lo standard della ricerca per valutare l’efficacia di farmaci, dispositivi medici ed altri interventi sanitari, oltre che un’insostituibile strumento per il progresso e l’innovazione della medicina e della sanità pubblica. Tuttavia negli ultimi decenni consistenti evidenze hanno dimostrato che le prove di efficacia disponibili in letteratura sono incomplete e distorte per vari fattori che influenzano la trasparenza dei trial clinici.

«La scarsa trasparenza delle sperimentazioni cliniche – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – comporta gravi conseguenze cliniche, sociali ed economiche, visto che si tratta di studi che arruolano esseri umani per valutare l’efficacia e la sicurezza delle terapie: dai danni ai pazienti all’impossibilità per le agenzie regolatorie di prendere decisioni realmente informate, dallo spreco di risorse pubbliche al rallentamento dei progressi in campo medico, sino ai rischi per gli azionisti delle multinazionali».

Per diffondere questa consapevolezza a livello istituzionale, professionale e sociale, la Fondazione GIMBE ha realizzato la versione italiana della guida di Transparency International, destinata ai decisori istituzionali per promuovere la trasparenza delle sperimentazioni cliniche che poggia su cinque pilastri:

  • Registrazione. Tutti i trial clinici devono essere registrati prima del loro avvio in uno dei registri riconosciuti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
  • Report dei risultati principali. I risultati principali dei trial clinici devono essere resi pubblici entro 12 mesi dal loro completamento negli stessi registri dove sono stati inizialmente registrati.
  • Report integrale. I risultati dettagliati dei trial clinici contenuti nei clinical study reports, devono essere divulgati in maniera proattiva.
  • Pubblicazione. Tutte le sperimentazioni cliniche devono essere pubblicate su riviste scientifiche o su piattaforme ad accesso libero.
  • Condivisione dei dati individuali dei partecipanti. Occorre stabilire norme e regolamenti per una condivisione efficace e attenta dei dati individuali dei partecipanti.

Per ciascuno dei “pilastri della trasparenza” la guida, riportando numerosi casi di studio, fornisce la definizione, ne spiega l’importanza, elenca i traguardi raggiunti, riporta gli standard internazionali e formula alcune raccomandazioni per i decisori istituzionali.

«Le Nazioni Unite – puntualizza il Presidente – hanno recentemente esortato i governi a risolvere questo rilevante problema di salute pubblica, anche perché numerosi interventi per migliorare la trasparenza dei trial clinici possono essere attuati nell’ambito dell’attuale quadro normativo con semplici azioni amministrative dal modesto impatto economico e dall’elevata costo-efficacia».

Tre le azioni concrete suggerite ai decisori istituzionali per aumentare la trasparenza dei trial clinici e migliorare l’accountability nei confronti di cittadini, pazienti, contribuenti e investitori:

  • Garantire la trasparenza del reporting dei trial clinici finanziati con risorse pubbliche. I decisori dovrebbero richiedere a tutti gli enti pubblici che finanziano la ricerca di adottare e seguire gli standard di trasparenza dell’OMS per la divulgazione dei risultati dei trial clinici e di garantirne la completa implementazione.
  • Far rispettare gli standard internazionali esistenti sul reporting dei trial clinici. I decisori dovrebbero fornire alle agenzie regolatorie risorse, poteri e supporto politico per fare rispettare normative e regolamenti esistenti ma non adeguatamente applicati, oltre che supportarle per definire meccanismi efficienti di monitoraggio e sanzionamento.
  • Potenziare il quadro normativo e regolatorio. I decisori dovrebbero allineare normative e regolamenti ai migliori standard internazionali e assicurare che vengano applicati a tutti i trial clinici, passati e presenti, attraverso i cinque i pilastri della trasparenza.

«Auspichiamo – conclude Cartabellotta – che la pubblicazione di questa guida alimenti il dibattito pubblico anche nel nostro Paese e favorisca tutte le azioni normative e regolatorie per aumentare la trasparenza delle sperimentazioni cliniche al fine di migliorare la salute delle persone, di permettere una migliore allocazione delle risorse pubbliche destinate alla ricerca, di favorire lo sviluppo di nuove terapie e di ridurre i rischi per gli azionisti».

La versione integrale del documento: “La trasparenza dei trial clinici: guida per decisori istituzionali”
è disponibile a: www.gimbe.org/trasparenza-trial.


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13 maggio 2019
Tempi di attesa: la trasparenza di Regioni e Aziende sanitarie è ancora lontana

CON L’AVVIO DEL NUOVO PROGRAMMA NAZIONALE PER IL GOVERNO DELLE LISTE DI ATTESA, LA FONDAZIONE GIMBE PUBBLICA IL MONITORAGGIO INDIPENDENTE SULLA RENDICONTAZIONE PUBBLICA DEI TEMPI DI ATTESA DA PARTE DI REGIONI E AZIENDE SANITARIE. SOLO 9 REGIONI DISPONGONO DI PORTALI INTERATTIVI, MA NESSUNA FORNISCE INFORMAZIONI SIA SUL RISPETTO DEI TEMPI MASSIMI DI ATTESA, SIA PER CIASCUNA PRESTAZIONE L’INDICAZIONE DELLA PRIMA DISPONIBILITÀ PER IL CITTADINO CON I TEMPI DI ATTESA DELLE STRUTTURE EROGANTI

Il Piano Nazionale di Governo delle Liste d'attesa (PNGLA) 2010-2012 aveva previsto, a garanzia della trasparenza e dell’accesso alle informazioni su liste e tempi di attesa, un monitoraggio annuale sistematico della loro presenza sui siti web di Regioni e Province Autonome e di Aziende sanitarie. Tali informazioni, secondo quanto previsto dal successivo “decreto trasparenza”, dovrebbero essere rese pubblicamente disponibili a tutti i cittadini con l'obiettivo di favorire il controllo diffuso sull'operato delle Istituzioni e sull'utilizzo delle risorse pubbliche.

«L’Osservatorio GIMBE – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – ha rilevato che il Ministero della Salute non ha mai pubblicato i risultati del monitoraggio previsto dal PNGLA 2010-2012. In particolare, non è disponibile alcun report sui recepimenti regionali del PNGLA e sulla redazione dei piani attuativi aziendali, né tantomeno sulla rendicontazione pubblica dei tempi di attesa, oggetto solo di studi a campione effettuati da varie organizzazioni. Al fine di colmare tale vuoto istituzionale abbiamo finanziato una ricerca indipendente con la borsa di studio “Gioacchino Cartabellotta”».

L’obiettivo generale dello studio era di valutare il livello di trasparenza e il dettaglio delle informazioni fornite sulle liste di attesa dai siti web di Regioni e Aziende sanitarie, verificando la disponibilità delle delibere di recepimento del PNGLA 2010-2012 da parte di Regioni e Province autonome e dei piani attuativi regionali; la disponibilità dei piani attuativi aziendali; la disponibilità e lo stato di aggiornamento su siti web regionali e aziendali dei tempi di attesa relativi alle 43 prestazioni ambulatoriali oggetto di monitoraggio del PNGLA 2010-2012.

La ricerca delle informazioni è stata effettuata sia consultando direttamente i siti web istituzionali di Regioni, Province autonome e Aziende sanitarie, sia tramite ricerche Google utilizzando specifiche parole chiave. I dati relativi ai siti di Regioni e Province autonome sono aggiornati al 6 maggio 2019, mentre quelli relativi ai siti delle Aziende sanitarie si riferiscono a dicembre 2018. Si riportano di seguito i risultati principali dello studio.

Regioni e Province autonome

  • Piani Regionali: tutte le Regioni e Province autonome rendono disponibili sia le delibere di recepimento del PNGLA 2010-2012 sia i Piani Regionali per il governo delle liste di attesa che nel periodo 2010-2018 sono stati aggiornati e/o integrati in misura molto variabile.
  • Trasparenza tempi di attesa: la rendicontazione pubblica relativa alle 43 prestazioni ambulatoriali previste dal PNGLA 2010-2012 è ancora lontana da standard ottimali ed estremamente variabile tra le diverse Regioni, nonostante il netto miglioramento rispetto ai risultati preliminari dello studio pubblicati a luglio 2018; in particolare:
    • 9 Regioni (Provincia autonoma di Bolzano, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta) dispongono di portali interattivi;
    • 8 Regioni (Provincia autonoma di Trento, Abruzzo, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) rendono disponibili solo l’archivio storico con dati, range temporali e frequenza di aggiornamento estremamente variabili;
    • 3 Regioni (Campania, Sicilia, Umbria) rimandano ai siti web delle aziende sanitarie senza effettuare alcuna aggregazione dei dati, rendendo impossibile valutare il range temporale e la frequenza di aggiornamento degli archivi storici;
    • 1 Regione (Calabria) non fornisce alcuna informazione sui tempi di attesa.

 

Dall’analisi dei 9 portali interattivi, i più avanzati strumenti di trasparenza, emerge la notevole eterogeneità di struttura e funzioni da cui deriva la differente utilità per la programmazione sanitaria e per l’informazione al cittadino. Più in generale, nessuna Regione oggi fornisce informazioni complete sulle performance regionali sul rispetto dei tempi massimi di attesa, né i tempi di attesa delle strutture eroganti per ciascuna prestazione con indicazione della prima disponibilità per il cittadino.

Aziende sanitarie. Solo 49/269 (18%) aziende sanitarie rendono disponibile il piano attuativo aziendale, mentre l’83% effettua una rendicontazione pubblica sui tempi di attesa sul proprio sito o rimandando a quello della Regione; tuttavia, le informazioni disponibili sono frammentate ed notevolmente eterogenee rispetto alla potenziale utilità per gli utenti.

Durante la conduzione dello studio il tema delle liste di attesa è finalmente tornato al centro dell’agenda politica: per il triennio 2019-2021 il Governo ha stanziato complessivi € 400 milioni per “l’implementazione e l’ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche legate ai sistemi di prenotazione elettronica per l’accesso alle strutture sanitarie” e lo scorso 21 febbraio 2019 la Conferenza Stato-Regioni ha approvato il PNGLA 2019-2021 che apporta diverse novità rispetto al piano precedente.

«Con il PNGLA 2019-2021 ai nastri di partenza – conclude Cartabellotta – l’auspicio è che i risultati del nostro studio vengano utilizzati a livello istituzionale per informare il riallineamento dei sistemi informativi regionali e aziendali, fornendo così una base univoca di dati per confrontare le performance regionali, anche al fine di includere il rispetto dei tempi di attesa negli adempimenti dei livelli essenziali di assistenza».

Il report integrale “Tempi di attesa: trasparenza di Regioni e Aziende sanitarie” è disponibile a: www.gimbe.org/liste-attesa.


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9 maggio 2019
Sostenibilità della Sanità Pubblica: una nuova generazione di decisori alla scuola GIMBE

AL VIA IL SECONDO BANDO NAZIONALE PER 25 BORSE DI STUDIO DESTINATE A SPECIALIZZANDI IN IGIENE E MEDICINA PREVENTIVA PER LA PARTECIPAZIONE AL CORSO AVANZATO SU “METODI E STRUMENTI DI CLINICAL GOVERNANCE PER LA SOSTENIBILITÀ DEL SSN”, REALIZZATO GRAZIE AD UNA EROGAZIONE LIBERALE DI MSD ITALIA AL PROGRAMMA GIMBE4YOUNG

Diversi fattori oggi minano la sostenibilità di tutti i sistemi sanitari: il progressivo invecchiamento delle popolazioni, il costo crescente delle innovazioni, in particolare quelle farmacologiche, il costante aumento della domanda di servizi e prestazioni da parte di cittadini e pazienti. Tuttavia, il problema della sostenibilità non è di natura squisitamente finanziaria, perché un’aumentata disponibilità di risorse non permette comunque di risolvere cinque criticità ampiamente documentate: estrema variabilità nell’utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie, effetti avversi dell’eccesso di medicalizzazione, le diseguaglianze conseguenti al sotto-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie dall’elevato value, incapacità di attuare efficaci strategie di prevenzione, sprechi che si annidano a tutti i livelli.

«Per affrontare queste sfide – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – numerosi sono gli interventi normativi messi in campo negli ultimi anni. In particolare, il DM 70/2015 ovvero il “Regolamento sugli standard qualitativi, tecnologici, strutturali e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera” ha avviato il processo di qualificazione e riorganizzazione della rete ospedaliera che, insieme a quella delle cure primarie, costituisce la fondamentale linea di programmazione sanitaria per la sostenibilità del SSN».

Il DM 70/2015 promuove standard organizzativi secondo il modello di clinical governance, i cui strumenti utilizzati con un approccio di sistema contribuiscono ad erogare un’assistenza basata sulle evidenze, ad elevato value, sostenibile e centrata sui bisogni della persona: l’utilizzo integrato di strumenti di gestione del rischio clinico, evidence-based medicine, percorsi assistenziali, health technology assessment, valutazione e miglioramento continuo delle attività cliniche (audit clinico, misurazione della performance clinica, degli esiti e della qualità percepita), documentazione sanitaria, comunicazione, informazione e partecipazione del cittadino/paziente, formazione continua del personale, team work e il team training sono dunque gli ingredienti fondamentali per la sostenibilità della sanità pubblica.

«Considerato che nei programmi di formazione universitaria e specialistica – precisa Cartabellotta – questi strumenti non vengono trasferiti in maniera sistematica, GIMBE punta a trasmettere queste competenze alle nuove generazioni di decisori della sanità, al fine di garantire continuità assistenziale tra ospedale e territorio, migliorare l’appropriatezza organizzativa, ridurre gli sprechi ed aumentare la soddisfazione dei pazienti».

Con questi obiettivi, nell’ambito del programma GIMBE4young, la Fondazione GIMBE ha lanciato un secondo bando nazionale per l’erogazione di 25 borse di studio che consentiranno a specializzandi in Igiene e Medicina Preventiva di partecipare al corso avanzato “Metodi e strumenti di clinical governance per la sostenibilità del SSN” che si terrà a Bologna da settembre 2019 a gennaio 2020.

L’iniziativa verrà realizzata grazie anche al sostegno di MSD Italia al programma GIMBE4young: «Con l’allungamento dell’aspettativa di vita – dichiara Nicoletta Luppi, Amministratore Delegato di MSD Italia – la cronicità rappresenta un fattore chiave che “erode” la sostenibilità del sistema sanitario. Le malattie croniche non trasmissibili quali diabete, malattie cardiovascolari metaboliche e patologie oncologiche, infatti, sono le principali responsabili di anni di salute persi e dell’assorbimento di risorse economiche».

«La ricetta per aiutare la sostenibilità del SSN nel lungo termine – continua Luppi – deve prevedere il rilancio del finanziamento pubblico, adeguati investimenti in prevenzione, anche attraverso i vaccini, riduzione degli sprechi e apertura a forme nuove di finanziamento. È necessario altresì introdurre un nuovo approccio di gestione manageriale basato sulle evidenze scientifiche e sull’utilizzo degli strumenti di clinical governance, previa un’adeguata formazione dei medici. Da queste premesse nasce il sostegno di MSD a questa iniziativa della Fondazione GIMBE che intende formare i giovani medici, già dalle scuole di specializzazione, creando una nuova generazione di professionisti in grado di erogare un’assistenza sanitaria generale prestazioni ad elevato impatto per la salute dei pazienti, coniugando innovazione e sostenibilità (value-based healthcare)».

Le candidature possono essere inviate online entro il 24 maggio 2019.

Tutte le informazioni sul bando sono disponibili a: www.gimbe4young.it/CG


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29 aprile 2019
Sanità: incombe lo spettro di nuovi tagli

DALL’OSSERVATORIO GIMBE ALLARME SU POSSIBILI TAGLI AL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE DOVUTI AL FORTE RIDIMENSIONAMENTO DELLA CRESCITA ECONOMICA NEL DEF 2019. PARALLELAMENTE NUMEROSE CRITICITÀ POLITICHE, ECONOMICHE E TECNICHE RISCHIANO DI RIACCENDERE IL CONFLITTO TRA GOVERNO E REGIONI, ARENANDO LA STIPULA DEL PATTO PER LA SALUTE A CUI È LEGATO L‘AUMENTO DEL FINANZIAMENTO PER LA SANITÀ. IL RISCHIO CONCRETO È DI RIDURRE ULTERIORMENTE L’EQUITÀ DI ACCESSO ALLE CURE E PEGGIORARE GLI ESITI DI SALUTE INCLUSA L’ASPETTATIVA DI VITA.

Dalle recenti analisi indipendenti dell’Osservatorio GIMBE sul DEF 2019 sono emerse forti preoccupazioni per la sanità pubblica sia perché la crescita economica del Paese è stata drammaticamente ridimensionata, rendendo poco realistici gli aumenti previsti dalla Legge di Bilancio per il 2020-2021, sia perché il rapporto spesa sanitaria/PIL rimane stabile sino al 2020 per poi ridursi dal 2021. «Se da un lato tali preoccupazioni – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – vengono confermate dalle audizioni dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio e della Corte dei Conti, dall’altro stupisce la sbrigativa superficialità con cui le risoluzioni di Camera e Senato sul DEF 2019 ignorano la polveriera sanità».

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio, snocciolando i drammatici numeri del disavanzo, conferma che esistono pochi margini per una spending review e che “ulteriori tagli alla spesa sanitaria rischierebbero di incidere sulla qualità dei servizi offerti oppure sul perimetro dell’intervento pubblico in questo settore”. La Corte dei Conti, sottolineando che “al termine del 2018 […] non risultano sottoscritti gli accordi relativi alle aree della dirigenza sanitaria” rileva preoccupazioni per “la forte riduzione di personale, anche in relazione al tempo occorrente per l’assunzione di nuovo personale, con particolare riferimento a settori come la sanità […] in cui la diminuzione degli addetti rischia di incidere sull’erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni e sulla qualità dei servizi”.

A fronte di queste preoccupazioni per la tenuta della sanità pubblica, le speculari risoluzioni di Camera e Senato si limitano ad impegnare il Governo “a procedere dal 2019 ad un piano di assunzioni che argini il fenomeno della "fuga dei cervelli" e supporti la promozione di innovazione e ricerca in campo sanitario, valorizzando la funzione dei centri sanitari di nuova generazione e investendo in politiche di formazione ed inserimento lavorativo delle nuove professionalità, ad aggiornare a livello regionale il parametro di riferimento della spesa per il personale degli enti del SSN”.

«Il DEF 2019 – puntualizza il Presidente – indica il nuovo Patto per la Salute come strumento di governance per ottimizzare la spesa pubblica, ma in realtà il Patto condiziona anche le risorse per la sanità, come previsto dalla Legge di Bilancio 2019». Infatti, oltre al miliardo stanziato per il 2019, le risorse aggiuntive previste per il biennio 2020-2021 (+€ 2 miliardi nel 2020 e +€ 1,5 miliardi nel 2021) sono condizionate dalla stipula di un’intesa Stato-Regioni di un nuovo Patto per la Salute contenente “misure di programmazione e di miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati e di efficientamento dei costi”.

La scadenza per la sottoscrizione del Patto era fissata al 31 marzo, ma visto che il suo mancato rispetto non avrebbe avuto conseguenze le motivazioni del ritardo inizialmente sono imputabili al dilatarsi della “fase esplorativa”. In dettaglio:

  • 13 febbraio. Le Regioni elaborano un documento fissando alcuni “paletti” per un primo confronto politico con la Ministra Grillo, assente alla riunione perché ritenuta meramente tecnica.
  • 27 febbraio. Nel primo incontro ufficiale riprende il dialogo politico ma il Ministero prende tempo sui “paletti” proposti dalle Regioni per definire la cornice politico istituzionale.
  • 14 marzo. La Ministra Grillo invia al presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini una contro-proposta, bocciata senza appello dalle Regioni perché giudicata “invasiva”.
  • 16 aprile. Nel secondo incontro ufficiale Governo e Regioni accantonano la cornice politico-istituzionale e danno il via libera ai tavoli tecnici: piani di rientro e commissariamenti, formazione e personale, governance del farmaco, investimenti in edilizia e tecnologie.

«Mentre Governo e Regioni bruciavano 4 mesi per annusarsi a vicenda – precisa il Presidente –  gli scenari politici, economici e tecnici tuttavia sono mutati, rendendo la strada per la stipula del Patto per la Salute sempre più in salita e lastricata di ostacoli».

  • Quadro economico. Il DEF 2019 ha certificato che gli aumenti del fabbisogno sanitario nazionale 2020-2021 sono utopistici, considerate le previsioni di aumento del PIL cui sono legati. Inoltre, nonostante il DEF annunci solo “un paziente lavoro di revisione della spesa corrente che porterà a un primo pacchetto di misure nella legge di bilancio per il 2020”, con la clausola di salvaguardia il blocco di € 2 miliardi di spesa pubblica nel 2020 finirà inevitabilmente per aggredire la sanità pubblica. In questo scenario, rispetto alle richieste delle Regioni, da un lato la Ministra Grillo non può offrire alcuna garanzia sull’aumento delle risorse previste per il 2020-2021, dall’altro per esigenze di finanza pubblica il Governo potrà in qualsiasi momento operare tagli alla sanità.
  • Scenario politico. Il rovente clima di competizione elettorale per le imminenti consultazioni europee genera attriti quotidiani sulle tematiche più disparate tra i due partiti di maggioranza indebolendo il Governo. Ma anche il fronte delle Regioni è altrettanto sfibrato sia dalla minore compattezza conseguente al regionalismo differenziato, sia dall’incertezza sulle risorse condizionate, oltre che dal quadro economico, proprio dalla necessità di stipulare il Patto.
  • Ostacoli tecnici. Il tema del regionalismo differenziato rende molto più complesso raggiungere un accordo sulle “misure di programmazione e di miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati e di efficientamento dei costi” che, di fatto, rientrano tra le maggiori autonomie richieste in sanità da Emilia Romagna, Lombardia e Veneto.

«La Fondazione GIMBE, sulla base delle proprie valutazioni indipendenti – conclude Cartabellotta – invita Governo e Regioni a stipulare in tempi rapidi il Patto per la Salute, sia per garantire le condizioni necessarie all’aumento del fabbisogno sanitario nazionale (MEF permettendo), sia perché la sanità pubblica non può oggi reggere ad un conflitto tra Governo e Regioni. Infatti, il rischio concreto, oltre che di ridurre ulteriormente l’equità di accesso alle cure, in particolare per le fasce socio-economiche più deboli e al Centro-Sud, è di peggiorare gli esiti di salute inclusa l’aspettativa di vita».


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12 aprile 2019
DEF 2019: solo incongruenze e grandi incertezze per la sanità

DALL’ANALISI INDIPENDENTE DELL’OSSERVATORIO GIMBE SUL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA 2019 EMERGONO CONTRADDIZIONI E INCERTEZZE PER IL FUTURO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE. RISPETTO ALLE RISORSE ASSEGNATE DALLA LEGGE DI BILANCIO, LE STIME SULLA SPESA SANITARIA SONO INCONGRUENTI CON LE RISORSE GIÀ ASSEGNATE PER IL 2019, MENTRE PER GLI ANNI 2020-2021 CONTINUANO A DIPENDERE DA UTOPISTICHE PREVISIONI DI CRESCITA ECONOMICA. SU TUTTO ALEGGIA LO SPETTRO DELLA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA, OVVERO IL BLOCCO DI 2 MILIARDI DI SPESA PUBBLICA CHE SICURAMENTE COLPIRÀ LA SANITÀ.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2019, secondo il quale nel triennio 2020-2022 il PIL nominale dovrebbe crescere in media del 2,5% per anno e l’aumento della spesa sanitaria attestarsi sul tasso medio annuo dell’1,4%. In termini finanziari la spesa sanitaria aumenterebbe così dai € 119.953 milioni stimati per il 2020 ai € 121.358 nel 2021 ai € 123.052 milioni nel 2022. Per l’anno in corso, invece, a fronte di una crescita del PIL nominale dell’1,2%, il DEF 2019 stima una spesa sanitaria di € 118.061 milioni che corrisponde ad una crescita del 2,3% rispetto ai € 115.410 del 2018.

«Le previsioni di crescita economica del Paese – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – emergono in tutta la loro evanescenza se si confrontano le stime messe nero su bianco appena 6 mesi fa». La Nota di aggiornamento del DEF 2018 (NaDEF) infatti aveva azzardato per il 2019 una crescita del PIL del 3,1%, che sarebbe dovuto schizzare al 3,5% nel 2020 per poi tornare al 3,1% nel 2021: tali previsioni sono precipitate all’1,2% per il 2019 (-1,9%), al 2,6% per il 2020 (-0,9%) ed al 2,5% per il 2021 (-0,6%).

Anche se le stime fossero corrette, la spesa sanitaria non potrà coprire nemmeno l'aumento dei prezzi sia perché cresce meno del PIL nominale, sia perché l’indice dei prezzi del settore sanitario è superiore all’indice generale dei prezzi al consumo e che l’inflazione media si è attestata oltre l’1% (1,2% nel 2017 e nel 1,1% nel 2018). «In altre parole – puntualizza Cartabellotta – la crescita media della spesa sanitaria dell’1,4% nel triennio 2020-2021 stimata dal DEF 2019 nella migliore delle ipotesi potrà garantire al SSN lo stesso potere di acquisto solo se la ripresa economica rispetterà previsioni più che ottimistiche, ovvero una crescita media del PIL del 2,5% per il triennio 2020-2021».

«Delle cifre assolute riportate nel DEF – continua il Presidente – è bene non fidarsi, soprattutto nel medio termine, perché le risorse assegnate alla sanità dalle Leggi di Bilancio risultano sempre inferiori alle stime del DEF sulla spesa sanitaria». Ad esempio, per l’anno 2018 la stima di € 121,3 miliardi di spesa sanitaria del DEF 2014 è precipitata a € 117,7 con il DEF 2015, quindi a € 116,2 con il DEF 2016 e a € 115,1 con il DEF 2017, per arrivare ad un finanziamento reale di € 113,4 miliardi con la Legge di Bilancio 2018».

Nel DEF 2019 il rapporto spesa sanitaria/PIL rimane identico al 2018 (6,6%) per gli anni 2019 e 2020, per poi ridursi al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022. «Queste previsioni – afferma Cartabellotta – smentiscono l’inversione di tendenza incautamente annunciata dal Premier Conte nel giugno 2018 in occasione del discorso per la fiducia e sono identiche a quelle dei DEF (e dei Governi) precedenti, dove all’incremento atteso della crescita economica corrisponde sempre una riduzione del rapporto spesa sanitaria/PIL. Questa strategia di finanza pubblica documenta inequivocabilmente che per tutti i Governi che si sono succeduti negli anni, compreso il cosiddetto Governo del Cambiamento, la sanità non ha mai rappresentato una priorità politica. Infatti, quando l’economia è stagnante la sanità si trasforma automaticamente in un bancomat al portatore, mentre in caso di crescita economica i benefici per il SSN non sono proporzionali, rendendo di fatto impossibile un rilancio del finanziamento pubblico».

Analizzando le previsioni per l’anno 2019, emergono infine alcune incongruenze, visto che il DEF stima una spesa sanitaria di € 118.061 milioni con un aumento rispetto al 2018 di ben € 2.651 milioni, in buona parte da destinare al personale sanitario. Il DEF 2019 precisa infatti che per i redditi da lavoro dipendente si stima un livello di spesa pari a € 36.502 milioni, ovvero quasi un miliardo di euro in più rispetto al 2018, quando la spesa era di € 35.540 milioni. «Tuttavia – puntualizza Cartabellotta – se la Legge di Bilancio 2019 ha già destinato alla sanità solo € 1 miliardo, peraltro senza alcun vincolo sul personale, da tali previsioni emergono due legittimi interrogativi. Il DEF intende certificare per l’anno 2019 un aumento del deficit per la sanità di € 1.651 milioni? Con quali modalità il Governo intende convincere le Regioni a destinare un miliardo, di fatto quello previsto dall’aumento del FSN 2019, interamente al personale sanitario?».

In conclusione, dalle analisi GIMBE del DEF 2019 emergono alcune ragionevoli (e preoccupanti) certezze per il Servizio Sanitario Nazionale:

  • La crescita economica del Paese, rispetto alle previsioni della NaDEF 2018 è stata drammaticamente ridimensionata, in particolare per il 2019 (-1,9%).
  • Non viene definita alcuna inversione di tendenza del rapporto spesa sanitaria/PIL, che rimane stabile sino al 2020 e inizia a ridursi dal 2021.
  • Per il 2019 si stima, rispetto al 2018, un aumento di spesa sanitaria di € 2,65 miliardi prevedendo di destinare quasi un miliardo al personale dipendente; tali previsioni sono incongruenti con le risorse assegnate dalla Legge di Bilancio 2019, sia rispetto all’entità, sia rispetto alla destinazione.
  • Gli aumenti della spesa sanitaria stimati per il 2020 (+ € 1.892 milioni) e per il 2021 (+ € 1.405 milioni) sono in linea con l’incremento del FSN previsto dalla Legge di Bilancio 2019, rispettivamente € 2.000 milioni per il 2020 e € 1.500 milioni per il 2021.

«Il DEF 2019 – conclude Cartabellotta – se da un lato mette a nudo tutte le incertezze sulla crescita economica del Paese, dall’altro aumenta le preoccupazioni per la sanità per tre ragioni fondamentali: innanzitutto, per il 2019 le stime sono incongruenti con le risorse assegnate dalla Legge di Bilancio; in secondo luogo, se le stime per il 2020-2021 sono allineate con gli incrementi previsti del FSN, questi oltre che alla sottoscrizione di un Patto per la Salute ancora in stallo, sono legati ad utopistiche previsioni di crescita economica; infine, su tutto aleggia lo spettro della clausola di salvaguardia, ovvero il blocco di € 2 miliardi di spesa pubblica in caso di deviazione dall’obiettivo di indebitamento netto, che sicuramente colpirà la sanità».


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11 aprile 2019
Metodologia delle sperimentazioni cliniche: nuove generazioni di ricercatori alla scuola GIMBE

AL VIA LA SELEZIONE NAZIONALE PER LA TERZA EDIZIONE DELLA SUMMER SCHOOL SULLA METODOLOGIA DEI TRIAL CLINICI: 30 BORSE DI STUDIO DESTINATE A STUDENTI, MEDICI E FARMACISTI UNDER 32 SOSTENUTE DA ASSOGENERICI

Dopo il successo delle passate edizioni la Fondazione GIMBE lancia il terzo bando nazionale per la partecipazione alla “Summer School on... Metodologia dei trial clinici” (Loiano, 9-13 settembre 2019), corso residenziale sostenuto da Assogenerici e finalizzato a preparare le nuove generazioni di ricercatori alle sfide che li attendono per migliorare qualità, etica, rilevanza e integrità della ricerca clinica.

«Nella gerarchia delle evidenze scientifiche – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – i trial clinici, in particolare quelli controllati e randomizzati, costituiscono lo standard di riferimento per valutare l’efficacia degli interventi sanitari. Tuttavia la loro qualità è spesso insoddisfacente: determinando la persistenza di numerose aree grigie, oltre che lo spreco di preziose risorse».

La campagna internazionale Lancet-REWARD (Reduce research Waste And Reward Diligence), promossa in Italia dalla Fondazione GIMBE e già integrata nei programmi di ricerca istituzionale del Ministero della Salute, punta a ridurre gli sprechi ed aumentare il value della ricerca biomedica: «Pazienti e professionisti – continua il Cartabellotta – vengono raramente coinvolti nella definizione delle priorità: per questo molti trial rispondono a quesiti irrilevanti e/o misurano outcome clinicamente irrilevanti e oltre la metà delle sperimentazioni cliniche vengono pianificate senza alcun riferimento a evidenze già disponibili, generando evitabili duplicazioni». Inoltre più del 50% dei trial pubblicati presentano rilevanti errori metodologici che ne invalidano i risultati; sino al 50% dei trial non vengono mai pubblicati e molti di quelli pubblicati tendono a sovrastimare i benefici e sottostimare i rischi degli interventi sanitari; oltre il 30% dei trial non riporta dettagliatamente le procedure con cui somministrare gli interventi studiati e spesso i risultati dello studio non vengono interpretati alla luce delle evidenze disponibili.

«Siamo sempre più convinti – dichiara Enrique Häusermann, presidente di Assogenerici – delle ragioni che da tre anni ci spingono a sostenere questa iniziativa: oggi più che mai il Servizio Sanitario Nazionale ha bisogno di risorse umane qualificate e formate ad una maggiore consapevolezza sulla corretta allocazione e gestione delle risorse. L’ultima Conferenza nazionale GIMBE ha lanciato un allarme sullo “stato di salute” del SSN, definito come un paziente in “codice rosso” la cui semplice “manutenzione ordinaria” non basterà per garantirlo alle future generazioni».

«Crediamo fermamente che qualsiasi “salvataggio” del nostro sistema sanitario pubblico – prosegue Häusermann – non possa prescindere dal coinvolgimento in prima linea dei professionisti sanitari che hanno contribuito alla sua eccellenza e grandezza. Per questo abbiamo scelto di sostenere un’iniziativa di formazione qualificata indirizzata ai giovani professionisti del settore sanitario sui temi della ricerca farmacologica, dell’accesso al farmaco e della corretta allocazione delle risorse».

Considerato che le metodologie di pianificazione, conduzione, analisi e reporting dei trial clinici non costituiscono ancora parte integrante dei percorsi universitari e specialistici, la Fondazione GIMBE lancia un bando nazionale per selezionare 30 giovani studenti, medici e farmacisti, al fine di colmare questo gap formativo.

La scadenza del bando è fissata al 17 maggio 2019.

Per ulteriori informazioni e invio candidature: www.gimbe4young.it/trial


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8 aprile 2019
Artrite reumatoide: è tempo di un'alleanza tra cure primarie e assistenza specialistica

A FRONTE DI OLTRE CIRCA 400.000 PAZIENTI AFFETTI DA ARTRITE REUMATOIDE E CIRCA € 2,5 MILIARDI DI COSTI, IN ITALIA MANCA UNA RETE INTEGRATA DI SERVIZI PER LA GESTIONE DI QUESTA INVALIDANTE PATOLOGIA. IN ASSENZA DI LINEE GUIDA NAZIONALI AGGIORNATE, PER INFORMARE L’ELABORAZIONE DI PERCORSI ASSISTENZIALI, OLTRE CHE PER L’AGGIORNAMENTO PROFESSIONALE E L’INFORMAZIONE DEI PAZIENTI, LA FONDAZIONE GIMBE HA REALIZZATO LA VERSIONE ITALIANA DELLE LINEE GUIDA NICE PER LA DIAGNOSI E LA TERAPIA DEI PAZIENTI CON ARTRITE REUMATOIDE.

L’artrite reumatoide è una patologia autoimmune caratterizzata da infiammazione delle piccole e grandi articolazioni, in particolare quelle di mani, piedi e ginocchia, che si manifesta con tumefazione, rigidità, dolore e progressiva erosione articolare.  Può inoltre coinvolgere vari organi e apparati: dai polmoni all’apparato cardiovascolare, dagli occhi alla cute. La malattia colpisce soprattutto le donne di età generalmente compresa tra i 40 e i 60 anni, anche se può esordire a qualsiasi età. In Italia è la forma più comune di artrite infiammatoria e rappresenta il 6% delle malattie reumatiche: secondo dati ISTAT del 2001 la prevalenza della malattia nel nostro Paese è dello 0,73%, che corrisponde a circa 400.000 pazienti affetti, di cui il 75% donne e 5.000 casi gravi. L’artrite reumatoide ha un significativo impatto sulla vita dei malati: disabilità nell’80-90% dei casi, abbandono dell’attività lavorativa nel 20% e necessità di assistenza continua nel 10%. Se la malattia non è adeguatamente trattata l’aspettativa di vita si riduce di circa 4 anni negli uomini e di 10 nelle donne.

«I segni precoci dell’artrite reumatoide – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE –vengono spesso riscontrati nell’ambito delle cure primarie, dove i pazienti si rivolgono al medico di medicina generale per dolore e tumefazione articolare. Un adeguato sospetto clinico della malattia con invio tempestivo e appropriato ai servizi reumatologici è cruciale sia per una precoce remissione della malattia, sia per prevenire o ridurre la disabilità. In altre parole, prognosi della malattia e qualità di vita dipendono da una diagnosi tempestiva e da un trattamento appropriato».

L’artrite reumatoide è una malattia con un rilevante impatto economico: in Italia si stimano complessivamente costi diretti di circa € 1,4 miliardi l’anno, mentre quelli indiretti sfiorano il miliardo di euro e sono riconducibili prevalentemente all'assenza dal lavoro del paziente e dei suoi familiari.

«Per un’adeguata presa in carico dei pazienti con artrite reumatoide – continua il Presidente – è indispensabile un approccio multidisciplinare condiviso tra cure primarie e assistenza specialistica, oltre a reti specialistiche guidate da percorsi diagnostico-terapeutici-assistenziali (PDTA). Tuttavia, in assenza di linee guida nazionali aggiornate, manca la base scientifica per informare la costruzione dei PDTA a livello regionale e locale». Per questo la Fondazione GIMBE ha realizzato la sintesi in lingua italiana delle linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), aggiornate a luglio 2018, che saranno inserite nella sezione “Buone Pratiche” del Sistema Nazionale Linee Guida, gestito dall’Istituto Superiore di Sanità.

Le linea guida NICE, destinate in particolare a medici non specialisti coinvolti nella valutazione iniziale dei sintomi dell’artrite reumatoide e nell’assistenza a lungo termine, forniscono raccomandazioni relative a vari aspetti della gestione della malattia: dai criteri di sospetto clinico per l’appropriata richiesta di consulto specialistico ai test diagnostici iniziali; dalle valutazioni prognostiche alla strategia treat-to-target; dalla terapia farmacologica iniziale al controllo dei sintomi, sino al monitoraggio dei pazienti.

«In attesa dell’elaborazione di linee guida nazionali sull’artrite reumatoide – conclude Cartabellotta – auspichiamo che la versione italiana di questo autorevole documento del NICE rappresenti una base scientifica di riferimento, sia per la costruzione dei PDTA regionali e locali, sia per l’aggiornamento dei professionisti sanitari sia per la corretta informazione di pazienti, familiari e caregiver».

Le linee guida “Diagnosi e terapia dell’artrite reumatoide negli adulti” sono disponibili a: www.evidence.it/artrite-reumatoide.


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1 aprile 2019
Vaccini: la tutela della salute dei bambini ostaggio di compromessi politici

LA FONDAZIONE GIMBE ESPRIME PROFONDO SCONCERTO SULL’EMENDAMENTO CHE PROPONE DI CANCELLARE OBBLIGO CERTIFICAZIONE QUALE REQUISITO DI ACCESSO SCOLASTICO APPENA DOPO LA PUBBLICAZIONE DEL REPORT GIMBE CHE HA DIMOSTRATO SIA CHE L’INTRODUZIONE DELL’OBBLIGO VACCINALE È ASSOCIATO AD UN AUMENTO DELLE COPERTURE, SIA CHE DIVERSE REGIONI DEVONO ANCORA RAGGIUNGERE I TARGET DEL PIANO NAZIONALE DI PREVENZIONE VACCINALE. LA FONDAZIONE GIMBE RINNOVA L’INVITO ALLA POLITICA A NON STRUMENTALIZZARE NORME E LEGGI CHE TUTELANO LA SALUTE DELLE PERSONE, IGNORANDO OPPORTUNISTICAMENTE EVIDENZE SCIENTIFICHE E DATI EPIDEMIOLOGICI E SUBORDINANDO LA SALUTE PUBBLICA A COMPROMESSI POLITICI E ACCORDI PRE-ELETTORALI.

1 aprile 2019 - Fondazione GIMBE, Bologna

Lo scorso 21 marzo la Fondazione GIMBE ha caldeggiato tutte le forze politiche ad interrompere il dibattito sulla rimodulazione dell’obbligo vaccinale, visti i risultati del report indipendente “Vaccinazioni in età pediatrica: impatto dell’obbligo sulle coperture vaccinali in Italia” che, analizzando i dati ufficiali del Ministero della Salute, ha documentato che:

  • l’entrata in vigore del DL 73/2017, convertito in Legge 119/2017, è associata ad un netto incremento delle coperture vaccinali: in particolare nella coorte 2014 l’incremento medio è del 2,21% per i vaccini dell’esavalente , del 7,3% per quelli del trivalente e del 7,95% per la varicella;
  • se la copertura nazionale risulta ≥95% per i vaccini dell’esavalente, poco al di sotto del 95% per quelli del trivalente e ben al di sotto del 60% per l’anti-varicella, analizzando le coperture delle singole Regioni emerge un quadro molto eterogeneo: infatti la copertura vaccinale media tra le Regioni varia dall’89,2% al 98,4% per l’esavalente, dall’82,2% al 97,5% per il trivalente e dal 3,4% al 91,7% per la varicella;
  • non sono ancora disponibili evidenze sul mantenimento delle coperture massime, ove raggiunte.

Esattamente una settimana dopo la pubblicazione del report GIMBE ecco vedere la luce l’emendamento Cantù-Sileri-Fregolent al DdL S770 che - tramite un nuovo articolo 7-bis – intende abrogare il caposaldo del DL Lorenzin prevedendo che a decorrere dall'entrata in vigore della nuova legge la presentazione della documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni non costituirà più requisito di accesso ai servizi educativi per l'infanzia, alle scuole e ai centri di formazione professionale regionale.

«Considerato che il report GIMBE è stato inviato individualmente a tutti i parlamentari – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE –  questo emendamento non può che avere finalità esclusivamente politiche e ignora consapevolmente evidenze scientifiche e dati di copertura vaccinale, subordinando la tutela della salute pubblica a compromessi politici e accordi pre-elettorali».

Non stupisce, infatti, che l’emendamento sia figlio di un recente strappo giallo-verde tra il vice-premier Salvini che lo scorso 5 marzo aveva inviato alla Ministra Giulia Grillo formale richiesta di decreto legge per differire la scadenza del 10 marzo, al fine di consentire l’accesso ai servizi scolastici anche ai bambini non vaccinati, facendo addirittura leva sulla sensibilità di una neo-mamma ad “evitare traumi ai più piccoli”. Richiesta che la Ministra ha, giustamente, rigettato con convinzione visto che le Regioni avevano avuto tutto il tempo per mettersi in regola.  L’emendamento 7.0.1. ha tuttavia nel frattempo trovato nel Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato – all’insaputa e in contrasto con la linea della Ministra Grillo – l’ariete “giallo” per raccogliere tutte le istanze no-vax del Movimento 5 Stelle e proporre un emendamento formalmente bipartisan, ma in questo momento pre-elettorale fortemente voluto dai “verdi”.

«Se è obiettivo della discussione parlamentare – puntualizza il Presidente – è pervenire ad una politica vaccinale scientificamente valida e socialmente responsabile, bisogna innanzitutto abbandonare l’idea dell’obbligo flessibile: mancano infatti le condizioni per attuare l’obbligo solo dove si verifichino significativi scostamenti dagli obiettivi del Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale». Infatti, se da un lato l’obbligo ha funzionato e le coperture vaccinali non sono ancora ottimali in tutte le Regioni, né stabilizzate in quelle che le hanno raggiunte, dall’altro la brusca transizione ad un modello basato su raccomandazione e persuasione richiede investimenti massivi (e tempi medio-lunghi) di implementazione per informazione e formazione, messa a punto di sanzioni severe per chi diffonde messaggi no-vax e anagrafi vaccinali accurate che permettano di conoscere lo stato di copertura in tempo reale.

«Ecco perché – conclude Cartabellotta  – come organizzazione indipendente che da anni si batte per la tutela della salute pubblica e la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale tramite l’integrazione delle migliori evidenze scientifiche in tutte le decisioni professionali, manageriali e politiche, non possiamo che rinnovare l’invito alla politica a non strumentalizzare norme e leggi che tutelano la salute delle persone, ignorando opportunisticamente evidenze scientifiche e dati epidemiologici».


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Pagina aggiornata il 18/02/2014