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Comunicati stampa

16 aprile 2018
Diete, cibi e integratori: troppe credenze, poche evidenze

SCARSA QUALITÀ DELLA RICERCA, MITI E PRESUNZIONI SENZA BASI SCIENTIFICHE ED ENORMI INTERESSI ECONOMICI ALIMENTANO LA DISINFORMAZIONE E FAVORISCONO IL PROLIFERARE DI FAKE NEWS IN UN AMBITO DI ESTREMA RILEVANZA PER LA SALUTE PUBBLICA. PER FARE CHIAREZZA IL POSITION STATEMENT GIMBE ANALIZZA LE CRITICITÀ DELLA RICERCA NELLA SCIENZA DELLA NUTRIZIONE, SINTETIZZA LE MIGLIORI EVIDENZE SU DIETE, CIBI E INTEGRATORI E LANCIA LE SFIDE PER MIGLIORARE COMUNICAZIONE PUBBLICA E QUALITÀ E INTEGRITÀ DELLA RICERCA.

Con l’imminente “prova costume” la primavera è la stagione migliore per promuovere best seller e articoli su diete e integratori con titoli sensazionalistici che annunciano soluzioni miracolose per dimagrire e “nuovi” risultati della “ricerca” che stravolgono anche le più robuste evidenze scientifiche. Dal canto suo l’industria alimentare non esita a promuovere prodotti poco salutari, utilizza campagne pubblicitarie ingannevoli e si rivolge a target particolarmente a rischio come i bambini. Infine, questione meno evidente per un pubblico già sedotto da ammalianti sirene, la scienza della nutrizione è ben lungi dall’essere ineccepibile, in quanto distorta da errori metodologici e conflitti di interesse.

«Considerato che tutti questi fattori alimentano la disinformazione su un tema estremamente rilevante per la salute pubblica – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – abbiamo realizzato il Position Statement su alimenti, diete e integratori con tre obiettivi: identificare le criticità della scienza della nutrizione, sintetizzare le migliori evidenze scientifiche su diete, cibi e integratori e identificare le sfide future per la scienza della nutrizione al fine di migliorare sia la comunicazione pubblica, che la qualità e l’integrità della ricerca».

Numerosi fattori minano la credibilità della scienza della nutrizione: l’insistere sull’approccio riduzionista vincente nell’era delle malattie carenziali, ma oggi inefficace per prevenire le malattie croniche; i conflitti di interesse finanziari e non finanziari; l’inadeguata qualità di revisioni sistematiche e linee guida; infine le criticità metodologiche della ricerca che determinano risultati  del tutto implausibili, “troppo belli per essere veri”: «È tempo di mettere un freno – puntualizza il Presidente – agli innumerevoli studi di associazione sui singoli nutrienti continuamente sfornati dai ricercatori: se presi alla lettera basterebbe aumentare l’apporto di nutrienti protettivi in 2 porzioni/die per eradicare il cancro a livello mondiale!».

Sui regimi dietetici finalizzati alla riduzione di peso le evidenze scientifiche sono inequivocabili: a fronte di infuocati dibattiti sull’efficacia delle varie diete e di slogan pubblicitari che promettono miracoli, la ricerca dimostra che qualsiasi dieta bilanciata a ridotto contenuto di carboidrati o di grassi fa dimagrire, ma non è possibile raccomandarne nessuna in particolare, viste le esigue differenze tra i vari regimi dietetici. Inoltre, in termini di riduzione del peso e del suo mantenimento, le evidenze dimostrano il valore aggiunto della terapia cognitivo-comportamentale e dell’esercizio fisico.

Nella sezione dedicata ai singoli cibi e nutrienti emerge il numero esiguo di studi controllati su esiti clinici, che forniscono adeguate prove di efficacia solo per la dieta mediterranea; la maggior parte delle evidenze deriva infatti da studi osservazionali e da trial controllati su parametri fisiologici, quali pressione arteriosa, iperlipidemia, glicemia, resistenza all’insulina, frequenza cardiaca, infiammazione sistemica. «Sulla base delle migliori evidenze disponibili – precisa Cartabellotta – è possibile raccomandare solo una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce, nocciole/noci e latticini, oltre a cibi contenenti grassi monoinsaturi, polinsaturi e omega-3. Da evitare invece carni lavorate e bevande dolcificate, oltre a cibi ricchi di sodio, amido, zuccheri raffinati, grassi insaturi, colesterolo animale».

Impietosa la valutazione dell’efficacia degli integratori alimentari: nonostante la progressiva espansione del mercato, gli studi controllati su integratori di vitamine e minerali non dimostrano evidenti benefici per la prevenzione di patologie cardiovascolari e neoplasie, evidenziando addirittura maggiori rischi per alcuni micronutrienti. Di conseguenza, precisa il Presidente «l’utilizzo di integratori multivitaminici e multimineralici non è raccomandato per la popolazione generale e nemmeno in gravidanza; al contrario, è di provata efficacia l’assunzione mirata di specifici integratori in alcune fasi della vita (gravidanza, neonati, ultracinquantenni) e in sottogruppi a rischio nei quali il fabbisogno nutrizionale non può essere soddisfatto con la sola dieta».

Il Position Statement GIMBE chiarisce infine perché nel campo dell’alimentazione bufale e fake news fioriscono continuamente e sono difficili da prevenire ed estirpare. «In questo settore – conclude Cartabellotta – esiste una dinamica interpretativa della scienza più unica che rara: da un lato l’esposizione quotidiana al cibo determina un senso di familiarità diffusa e superficiale, dall’altro i comportamenti alimentari sono influenzati da abitudini personali, familiari, culturali e religiose. Di conseguenza si generano continuamente credenze basate su congetture, aneddoti e intuizioni piuttosto che su evidenze scientifiche, peraltro poco robuste e influenzate da conflitti di interesse che, condizionando l’integrità della ricerca, minano la fiducia dei cittadini nei confronti del metodo scientifico».

Il Position Statement GIMBE “Alimenti, diete e integratori: la scienza della nutrizione tra miti, presunzioni ed evidenze” è disponibile a: www.evidence.it/diete-integratori.


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13 marzo 2018
Sostenibilità della sanità pubblica: una nuova generazione di decisori alla scuola GIMBE

Diversi fattori oggi minano la sostenibilità di tutti i sistemi sanitari: il progressivo invecchiamento delle popolazioni, il costo crescente delle innovazioni, in particolare quelle farmacologiche, il costante aumento della domanda di servizi e prestazioni da parte di cittadini e pazienti. Tuttavia, il problema della sostenibilità non è di natura squisitamente finanziaria, perché un’aumentata disponibilità di risorse non permette comunque di risolvere cinque criticità ampiamente documentate: estrema variabilità nell’utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie, effetti avversi dell’eccesso di medicalizzazione, le diseguaglianze conseguenti al sotto-utilizzo  di servizi e prestazioni sanitarie dall’elevato value, incapacità di attuare efficaci strategie di prevenzione, sprechi che si annidano a tutti i livelli.

«Per affrontare queste sfide – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – numerosi sono gli interventi normativi messi in campo negli ultimi anni. In particolare, il DM 70/2015 ovvero il “Regolamento sugli standard qualitativi, tecnologici, strutturali e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera” ha avviato il processo di qualificazione e riorganizzazione della rete ospedaliera che, insieme a quella delle cure primarie, costituisce la fondamentale linea di programmazione sanitaria per la sostenibilità del SSN».

Il DM 70/2015 promuove standard organizzativi secondo il modello di clinical governance, i cui strumenti utilizzati con un approccio di sistema contribuiscono ad erogare un’assistenza basata sulle evidenze, ad elevato value, sostenibile e centrata sui bisogni della persona: l’utilizzo integrato di strumenti di gestione del rischio clinico, evidence-based medicine, percorsi assistenziali, health technology assessment, valutazione e miglioramento continuo delle attività cliniche (audit clinico, misurazione della performance clinica, degli esiti e della qualità percepita), documentazione sanitaria, comunicazione, informazione e partecipazione del cittadino/paziente, formazione continua del personale, team work e il team training sono dunque gli ingredienti fondamentali per la sostenibilità della sanità pubblica.
«Considerato che nei programmi di formazione universitaria e specialistica – precisa Cartabellotta –questi strumenti vengono raramente trasferiti in maniera sistematica, GIMBE punta a trasmettere queste competenze alle nuove generazioni di decisori della sanità, al fine di garantire continuità assistenziale tra ospedale e territorio, migliorare l’appropriatezza organizzativa, ridurre gli sprechi ed aumentare la soddisfazione dei pazienti».

Con questi obiettivi, nell’ambito del programma GIMBE4young, la Fondazione GIMBE ha lanciato un bando nazionale per l’erogazione di 25 borse di studio che consentiranno a  25 specializzandi in Igiene e Medicina Preventiva di partecipare alla prima edizione del corso avanzato “Metodi e strumenti di Clinical Governance per la sostenibilità del SSN” che si terrà a Bologna da giugno 2018 a gennaio 2019.

AL VIA IL BANDO NAZIONALE PER 25 BORSE DI STUDIO DESTINATE A SPECIALIZZANDI IN IGIENE E MEDICINA PREVENTIVA PER LA PARTECIPAZIONE AL CORSO AVANZATO SU “METODI E STRUMENTI DI CLINICAL GOVERNANCE PER LA SOSTENIBILITÀ DEL SERVIZIO SANITARIO”, REALIZZATO GRAZIE A UNA EROGAZIONE LIBERALE E NON CONDIZIONANTE DI MSD AL PROGRAMMA GIMBE4YOUNG

L’iniziativa verrà realizzata grazie al sostegno non condizionante di MSD al programma GIMBE4young: «Ogni azienda - sottolinea Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD – secondo un principio di sussidiarietà orizzontale deve occuparsi del bene pubblico e, poiché la formazione dei giovani è uno dei beni più importanti del nostro Paese, ci teniamo a fare la nostra parte ed essere vicini a GIMBE». «Con questo supporto – precisa Goffredo Freddi, Direttore Policy & Communication di MSD – MSD intende fornire il suo contributo per frenare la fuga dei cervelli e trattenere i giovani talenti che possono dare un brillante futuro al nostro Paese».

Le candidature possono essere inviate online entro il 23 aprile 2018.

Tutte le informazioni sul bando sono disponibili a: www.gimbe4young.it/CG


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7 marzo 2018
A Elena Cattaneo il premio Evidence 2018

LA FONDAZIONE GIMBE HA ASSEGNATO IL RICONOSCIMENTO PER IL CONTINUO IMPEGNO DELLA PROFESSORESSA NEL SOSTENERE L’INDEROGABILE NECESSITÀ DI UN "SISTEMA RICERCA ITALIA", ADEGUATAMENTE FINANZIATO, GESTITO IN MANIERA TRASPARENTE E BASATO SULLA MERITOCRAZIA.

La Fondazione GIMBE, in occasione Conferenza Nazionale, assegna ogni anno il Premio Evidence a una personalità del mondo scientifico o sanitario che si è distinta per la pubblicazione di rilevanti evidenze scientifiche, per l’integrazione delle migliori evidenze nelle decisioni professionali, manageriali o di politica sanitaria, per l’insegnamento dell'Evidence-based Practice.

Il Premio Evidence 2018 è stato conferito a Elena Cattaneo - professoressa presso l’Università degli Studi di Milano e Senatrice a vita - per il «suo continuo impegno a sostenere l’inderogabile necessità di un “Sistema Ricerca Italia”, adeguatamente finanziato, gestito in maniera trasparente e basato sulla meritocrazia».

«Oltre a riconoscere la rilevante attività scientifica di Elena Cattaneo che ha posto pietre miliari nel settore delle cellule staminali e delle malattie neurodegenerative – ha affermato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – abbiamo premiato la sua continua opera di sensibilizzazione pubblica sulla necessità di contrastare l’analfabetismo scientifico e la sua ferma convinzione che per tutelare la salute delle persone bisogna educare la politica alla scienza». Tra le motivazioni anche la determinazione di Elena Cattaneo nella vicenda Stamina - da lei definito “il più ciclopico deragliamento della storia della medicina” – e il coraggioso tributo a Giulio Regeni in cui la Senatrice ha sottolineato che «non ci può essere alcun limite alla libertà degli studiosi di studiare, né alcun timore nel perseguire la conoscenza».

Sulla mancanza di una strategia organica d'investimento di medio-lungo periodo e della volontà politica di strutturarla prescindendo da interessi contingenti, pronti a mutare all'alternarsi dei Governi, la professoressa ha spesso puntato il dito verso la cronica incapacità di amministrare la ricerca. «Condividiamo la visione illuminata di Elena Cattaneo – ha puntualizzato Cartabellotta – che chiede di passare dalla politica del tesoretto discrezionale a quella dell'investimento continuativo nel tempo, trasparente, aperto e competitivo e alle procedure di assegnazione al di sopra di ogni sospetto».

Metodo e moralità, ecco gli ingredienti per fare funzionare un “Sistema Ricerca Italia”: «Il metodo – ha affermato Elena Cattaneo – garantisce l’uguaglianza dei ricercatori per un accesso competitivo alle risorse pubbliche. È solo da una sana competizione tra tutte le idee che possono venire i maggiori benefici della ricerca per i cittadini. In Italia, purtroppo, questo metodo è troppo frammentato: pochi finanziamenti per la ricerca biomedica erogati tramite numerosi canali non coordinati e con procedure di valutazioni differenti».

La Senatrice ha ricordato che «qualunque scienziato o membro di un’Istituzione chiamato a gestire finanziamenti pubblici deve attenersi a un inderogabile principio di moralità da intendersi come garanzia dell’uso corretto, efficiente e verificabile delle risorse pubbliche, seguendo procedure che non sono da inventare, ma da mutuare da esperienze internazionali. Solo così sarà possibile riavvicinare i cittadini alla scienza, evitando che bufale e fake news continuino a dilagare indisturbate».

«Per raggiungere questo obiettivo – ha concluso Elena Cattaneo – non è più accettabile che un singolo euro pubblico venga assegnato senza un bando competitivo: per questo è indifferibile l’istituzione di un’Agenzia pubblica per la ricerca, al fine di attuare meccanismi idonei a selezionare i progetti migliori».


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2 marzo 2018
Sanità pubblica: prossima legislatura, ultima chiamata

ALLA 13a CONFERENZA NAZIONALE GIMBE RIFLETTORI PUNTATI SUL GRANDE ASSENTE DEL DIBATTITO PRE-ELETTORALE: LA TUTELA DI UN SERVIZIO SANITARIO PUBBLICO EQUO E UNIVERSALISTICO. SEGNALI DI INVOLUZIONE SEMPRE PIÙ EVIDENTI DIMOSTRANO CHE NON POTRÀ ESSERE IL FUTURO A PRENDERSI CURA DEL SSN: ECCO PERCHÉ LA FONDAZIONE GIMBE HA PRESENTATO UN “PIANO DI SALVATAGGIO” IN 12 PUNTI, SULLA CUI ATTUAZIONE VIGILERÀ CON IL PROPRIO OSSERVATORIO

Al cospetto di oltre 600 partecipanti del mondo della sanità e della ricerca biomedica, giunti a Bologna da tutto il territorio nazionale, Nino Cartabellotta – Presidente della Fondazione GIMBE – ha fatto il punto sullo “stato di salute” del nostro servizio sanitario nazionale (SSN) e sull’indifferibile necessità di rimettere la salute dei cittadini al centro dell’agenda politica.

Secondo le stime della Fondazione GIMBE nel 2025 serviranno almeno € 210 miliardi per mantenere il SSN, pari ad una spesa pro-capite di € 3.500; stime estremamente prudenziali perché si tratta di una cifra inferiore alla media OCSE del 2013. Rispetto ai € 150 miliardi di spesa del 2016, stando alle previsioni attuali d’incremento di spesa pubblica e di spesa privata e al potenziale recupero da sprechi e inefficienze, rimane indispensabile un forte rilancio del finanziamento pubblico per raggiungere la cifra stimata.

«Questi dati – ha esordito Cartabellotta – seppure non devono essere letti come la conseguenza di un piano occulto di smantellamento e privatizzazione del SSN, testimoniano indubbiamente l’assenza di un preciso programma politico per il suo salvataggio, confermata anche dalla recente analisi dei programmi elettorali condotta dalla Fondazione GIMBE».

Impressionante la quantità di numeri snocciolati dal Presidente: dal definanziamento pubblico alle diseguaglianze regionali, dalla composizione della spesa privata alla mobilità sanitaria, dai ticket alle addizionali regionali IRPEF, dalla spesa per il personale agli sprechi, che restituiscono un quadro allarmante in cui il nostro SSN si sta inesorabilmente disgregando sotto gli occhi di tutti.  

«Davanti a tinte così fosche per il futuro della sanità pubblica – ha puntualizzato Cartabellotta – dal nostro monitoraggio dei programmi elettorali emerge che nessun partito ha predisposto un piano per tutelare il SSN intervenendo sulle principali determinanti della crisi di sostenibilità: definanziamento, “paniere” LEA troppo ampio, sprechi e inefficienze, deregulation della sanità integrativa, diseguaglianze regionali e locali. Considerato che non potrà essere il futuro a prendersi cura del SSN, la Fondazione GIMBE ha dunque messo nero su bianco un dettagliato “piano di salvataggio”, la cui attuazione sarà strettamente monitorata dal nostro Osservatorio».

Ecco i 12 punti del “piano di salvataggio” proposto dalla Fondazione GIMBE:

  1. Salute al centro di tutte le decisioni politiche non solo sanitarie, ma anche industriali, ambientali, sociali, economiche e fiscali
  2. Certezze sulle risorse per la sanità: stop alle periodiche revisioni al ribasso e rilancio del finanziamento pubblico
  3. Maggiori capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni nel pieno rispetto delle loro autonomie
  4. Costruire un servizio socio-sanitario nazionale, perché i bisogni sociali sono strettamente correlati a quelli sanitari
  5. Ridisegnare il perimetro dei LEA secondo evidenze scientifiche e princìpi di costo-efficacia e rivalutare la detraibilità delle spese mediche secondo gli stessi criteri
  6. Eliminare il superticket e definire criteri nazionali di compartecipazione alla spesa sanitaria equi e omogenei
  7. Piano nazionale contro gli sprechi in sanità per recuperare almeno 1 dei 2 euro sprecati ogni 10 spesi
  8. Riordino legislativo della sanità integrativa per evitare derive consumistiche e di privatizzazione
  9. Sana integrazione pubblico-privato e libera professione regolamentata secondo i reali bisogni di salute delle persone
  10. Rilanciare le politiche per il personale e programmare adeguatamente il fabbisogno di medici, specialisti e altri professionisti sanitari
  11. Finanziare ricerca clinica e organizzativa: almeno l’1% del fondo sanitario nazionale per rispondere a quesiti rilevanti per il SSN
  12. Programma nazionale d’informazione scientifica a cittadini e pazienti per debellare le fake-news, ridurre il consumismo sanitario e promuovere decisioni realmente informate

«Senza l’attuazione di un “piano di salvataggio” di tale portata – ha concluso il Presidente – la progressiva e silente trasformazione (già in atto) di un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico verso un sistema misto sarà inesorabile, consegnando alla storia la più grande conquista sociale dei cittadini italiani. Ma se anche questo fosse il destino della sanità pubblica, il prossimo esecutivo non potrà esimersi dall’avviare una rigorosa governance della fase di privatizzazione, al fine di proteggere le fasce più deboli della popolazione e ridurre le diseguaglianze».

 


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23 febbraio 2018
Elezioni 2018: per sanità e ricerca comunque vada non sarà un successo

L’OSSERVATORIO GIMBE PUBBLICA I RISULTATI DEFINITIVI DEL FACT CHECKING SUI PROGRAMMI ELETTORALI, CONFERMANDO CHE NESSUNA FORZA POLITICA HA ELABORATO UN “PIANO DI SALVATAGGIO” DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE. I PARTITI HANNO UN’ATTENZIONE MOLTO VARIEGATA PER SANITÀ E RICERCA: NUMEROSE PROPOSTE VALIDE MA FRAMMENTATE, ALCUNE NON SOSTENIBILI, ALTRE POCO ATTUABILI, NON SOSTENIBILI O SUPERFLUE. GRANDI ASSENTI LA VALUTAZIONE DELL’IMPATTO ECONOMICO DELLE PROPOSTE E UNA VISIONE DI SISTEMA.

A 10 giorni dalle consultazioni politiche, la Fondazione GIMBE rende noti i risultati del monitoraggio indipendente delle proposte su sanità e ricerca biomedica di tutti i programmi elettorali. «Come già annunciato – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – l’analisi è stata condotta esclusivamente sui programmi ufficiali dei partiti, escludendo tutti i materiali divulgativi e le dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa, radio, TV, social media». Ecco la sintesi delle principali proposte classificate secondo le azioni del “piano di salvataggio del SSN” elaborato della Fondazione GIMBE:

  1. Salute al centro di tutte le decisioni politiche. Il M5S propone interventi precisi su varie determinanti della salute: ambiente, alimentazione, politiche del farmaco, azzardo. Civica Popolare punta a migliorare condizioni naturali, ambientali, climatiche e abitative, oltre che vita lavorativa, economica e sociale. Proposte di incentivi per la prevenzione (Fratelli d’Italia) e per l’adozione di sani stili di vita (10 Volte Meglio). Liberi e Uguali e Siamo puntano a ridurre i fattori di rischio nell’ambiente di vita e di lavoro. 10 Volte Meglio e Stato Moderno Solidale promuovono energia pulita e lotta all’inquinamento.
  2. Certezze sulle risorse per la sanità. 10 Volte Meglio, + Europa, Popolo della Famiglia, Partito Democratico propongono un rilancio del finanziamento pubblico senza definirne l’entità. Liberi e Uguali, accanto ad un investimento di € 5 miliardi in 5 anni per rinnovamento tecnologico ed edilizia sanitaria, propone di riallineare progressivamente la spesa sanitaria pubblica alla media dei paesi dell’Europa occidentale: ma servono quasi € 90 miliardi per colmare il gap. Sinistra Rivoluzionaria vuole il “raddoppio immediato dei fondi destinati alla sanità”, ovvero € 114 miliardi subito sul piatto.
  3. Maggiori capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni nel rispetto delle autonomie. Noi con L’Italia, Partito Democratico, Partito Repubblicano Italiano-ALA e Potere al Popolo riportano solo generiche dichiarazioni per garantire i LEA su tutto il territorio nazionale. Bisogna mettere mano alla Costituzione per le proposte di +Europa (modifica della ripartizione di competenze tra Stato e Regioni), 10 Volte Meglio (revisione dell’articolo 117) e Partito Comunista (rimozione del Titolo V). + Europa propone anche di rivedere le regole su monitoraggio dei LEA e commissariamento delle Regioni. In controtendenza Forza Italia che vuole rafforzare le autonomie regionali e locali.
  4. Costruire un servizio socio-sanitario nazionale. Generiche dichiarazioni di intenti su aiuti ad anziani e disabili da Fronte Friulano, Il Popolo della Famiglia, Italia Europa Insieme e sul potenziamento dei servizi socio-sanitari dalla Lega. Ricco il programma di 10 Volte Meglio: domotica per anziani e disabili, aumento RSA, potenziamento geriatria, nuovi curricula per caregiver, promozione attività fisica e prevenzione per i disabili. Liberi e Uguali e Potere al Popolo mirano a implementare il Piano Nazionale per la non autosufficienza con l’assistenza domiciliare integrata, su cui punta anche Civica Popolare che vuole riconoscere contributi previdenziali per l’attività familiare di assistenza agli anziani, in linea con Fratelli d’Italia. Proposte d’inclusione per le persone con disabilità e i soggetti fragili da Liberi e Uguali e Potere al Popolo. Numeri solo dal Partito Democratico (€ 2 miliardi per indennità di accompagnamento) e da Fratelli d’Italia (improbabile “raddoppio” dell’assegno di invalidità che richiede oltre € 18 miliardi).
  5. Ridisegnare il perimetro dei LEA. Nessun partito affronta l’inderogabile delisting delle prestazioni incluse nei LEA: ovvio che annunciare la riduzione delle prestazioni rischia di ridurre i consensi.
  6. Eliminare il superticket e revisione normativa su ticket. Civica Popolare e Liberi e Uguali puntano ad abolire il superticket e a rivedere l’intera normativa della compartecipazione alla spesa; M5S propone di eliminare il ticket sui farmaci; Partito Comunista, Per una Sinistra Rivoluzionaria e Potere al Popolo vogliono sopprimere ogni forma di compartecipazione. Nessuna forza politica identifica come recuperare le risorse necessarie.
  7. Riduzione degli sprechi. Nessuna proposta per ridurre il sovra-utilizzo di interventi sanitari inefficaci e inappropriati. Solo il M5S propone azioni per recuperare risorse erose da fenomeni corruttivi e illeciti. Per contrastare gli sprechi da acquisti a costi eccessivi Popolo della Famiglia, Lega e M5S propongono l’applicazione dei costi standard; il Partito Democratico una nuova governance del farmaco e dei dispositivi medici tramite un ripensamento dei tetti di spesa. Numerose proposte per implementare il sotto-utilizzo di interventi sanitari efficaci e appropriati: politiche di prevenzione (Liberi e Uguali, Partito Repubblicano-ALA, Partito Valore Umano) per le quali il Partito Democratico propone sistemi premiali per le Regioni più attive, screening oncologici e nelle patologie croniche (10 Volte Meglio), promozione dei farmaci generici (Liberi e Uguali), salute mentale e della donna (10 Volte Meglio, Liberi e Uguali), assistenza ai malati terminali (Il Popolo della Famiglia). Rispetto all’incandescente dibattito mediatico sui vaccini solo due proposte nei programmi ufficiali: il Partito Democratico prevede di attuare il Piano di Prevenzione Vaccinale, il Popolo della Famiglia propone l’abrogazione dell’obbligo vaccinale. Per ridurre gli sprechi da complessità amministrative tutte le proposte si concentrano sull’informatizzazione del SSN: +Europa, Liberi e Uguali, M5S e Partito Democratico vogliono implementare fascicolo sanitario elettronico, ricette digitali, dematerializzazione di referti e cartelle cliniche, fatturazioni elettroniche, prenotazioni e pagamenti online, anagrafi vaccinali. Sull’inadeguato coordinamento dell’assistenza in pole-position la gestione delle liste d’attesa: 10 Volte Meglio e Partito Democratico puntano ad esportare l’esperienza dell’Emilia Romagna, Civica Popolare vuole inserire tra i criteri di valutazione dei direttori generali il rispetto dei tempi di attesa massimi, M5S fa leva sulla trasparenza, Potere al Popolo punta sulla regolamentazione dell’intramoenia. Rispetto all’integrazione tra ospedale e cure primarie molto ricco il programma della Lega. +Europa mira a spostare le risorse dalle cure per acuti a cronicità e disabilità. Partito Comunista e Potere al Popolo dicono stop a ridimensionamento e chiusura degli ospedali, in contrasto con il DM 70/2015 i cui obiettivi sono anche di tutelare la salute dei cittadini.
  8. Riordino legislativo della sanità integrativa. Liberi e Uguali propone “un freno alla diffusione delle polizze sanitarie nei contratti integrativi, attraverso regole più precise e/o evitando di sostenerla con la fiscalità generale”; 10 Volte Meglio suggerisce una generica regolamentazione dei € 35 miliardi di spesa privata e del secondo pilastro. Per il resto, silenzio tombale su una rilevante priorità politica.
  9. Integrazione pubblico-privato e regolamentazione libera professione. Proposte divergenti e talora poco fattibili. 10 Volte Meglio propone una “strategia di integrazione-collaborazione pubblico-privato” e sul “potenziamento dei controlli”, seppure con un improbabile allineamento retributivo degli operatori sanitari dei due comparti. Forza Italia punta su libertà di scelta e “incentivazione della competizione pubblico-privato”, antitesi della “sana integrazione” proposta da GIMBE. M5S vuole rivedere i meccanismi di accreditamento delle strutture private e quelli dell’intramoenia. Il Partito Comunista propone di vietare il doppio esercizio in strutture private e pubbliche e di abolire progressivamente le cliniche private. Per una Sinistra rivoluzionaria propone di abolire ogni finanziamento alla sanità privata e l’attività a privata all’interno delle strutture pubbliche. Potere al Popolo chiede l’uscita del privato dal business dell'assistenza sanitaria.
  10. Politiche per il personale e fabbisogno dei professionisti. Numerose proposte per la programmazione del fabbisogno (10 Volte Meglio, Lega, M5S) e su assunzioni, stabilizzazione di precari e sblocco del turnover (10 Volte Meglio, Forza Italia, Siamo, Liberi e Uguali, Partito Comunista, Potere al Popolo). Rinnovo contrattuale nelle proposte di Partito Comunista e 10 Volte Meglio. Perplessità sulle proposte del M5S su formazione specialistica del medico che nulla aggiungono a quanto già previsto dalle normative vigenti.
  11. Ricerca clinica e organizzativa. In pole position +Europa, anche se alcune proposte non riguardano solo la ricerca biomedica: 3% del PIL alla ricerca, istituzione di un’agenzia per la ricerca, bando PRIN annuale di importo ≥ al 2017, rimozione ostacoli alla ricerca scientifica su malattie rare, procreazione mediamente assistita, embrioni, biotecnologie, allineamento normativa nazionale alle direttive europee sulla sperimentazione animale. Le proposte del Partito Democratico (Technopole 2.0, credito di imposta strutturale per attività di ricerca e sviluppo), di indubbio valore per l’attrazione di fondi privati e lo sviluppo economico, hanno un ritorno incerto per la sanità pubblica.
  12. Informazione scientifica a cittadini e pazienti. Proposte solo da 10 Volte Meglio: riferimento alle evidenze scientifiche, partecipazione della popolazione alla formulazione delle politiche, lotta alla vaccine hesitancy, campagne d’informazione sulla corretta alimentazione.

«Considerato che la prossima legislatura – conclude Cartabellotta – sarà determinante per il destino della sanità pubblica, dal nostro monitoraggio emerge un quadro poco rassicurante. Per una variabile combinazione di ideologie partitiche, scarsa attenzione per la sanità e limitata di visione di sistema, nessuna forza politica è riuscita ad elaborare un “piano di salvataggio” per la sanità pubblica finalizzato a garantire a tutti i cittadini il diritto costituzionale alla tutela del nostro bene più prezioso: la salute».

Il report “Elezioni 2018: monitoraggio indipendente dei programmi elettorali su sanità e ricerca biomedica” è disponibile a: www.gimbe.org/elezioni2018


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15 febbraio 2018
Elezioni 2018: la tutela della salute continuerà a non essere uguale per tutti

PROSEGUE IL FACT CHECKING DELL’OSSERVATORIO GIMBE SULLE PROPOSTE ELETTORALI RELATIVE ALLA SANITÀ: AL DI LÀ DI GENERICHE DICHIARAZIONI DI INTENTI NESSUN PARTITO HA UN PROGRAMMA CHIARO PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE REGIONALI E LOCALI CHE OGGI LEGANO IL DIRITTO ALLA TUTELA DELLA SALUTE AL CAP DI RESIDENZA, COME DIMOSTRANO I NUMERI RIPORTATI DA GIMBE

Dal punto di vista etico, sociale ed economico è inaccettabile che il diritto costituzionale alla tutela della salute, affidato ad una leale quanto utopistica collaborazione tra Stato e Regioni, sia condizionato da politiche sanitarie regionali e decisioni locali che generano diseguaglianze nell’offerta di servizi e prestazioni sanitarie, alimentano sprechi e inefficienze ed influenzano gli esiti di salute della popolazione.

«Un variegato elenco di variabilità regionali –  afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – dimostra che l’universalismo, fondamento del nostro SSN, si sta inesorabilmente disgregando sotto gli occhi di tutti, anche di una politica miope che non intende restituire agli Italiani un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione. Ecco perché il periodo pre-elettorale è il momento giusto per condividere con i cittadini alcuni numeri inquietanti, che testimoniano come il diritto alla tutela della salute sia ormai legata al CAP di residenza da cui dipendono anche forti differenze nei “prelievi” dalle tasche dei cittadini (ticket, addizionali IRPEF)».

  • Mortalità evitabile. Nel Rapporto “Mortalità Evitabile (con intelligenza)” 2018, il Trentino Alto Adige conquista la prima posizione tra le Regioni sia per uomini che donne, mentre la Campania resta inchiodata sul fondo di entrambe le classifiche con Napoli ultima tra le province: sia per gli uomini (30 giorni pro-capite perduti, rispetto ai 18,4 di Rimini in prima posizione) che per le donne (18 giorni pro-capite perduti, rispetto ai 10,4 di Treviso in prima posizione).
  • Adempimenti livelli essenziali di assistenza (LEA). L’ultimo report del Ministero della Salute, relativo al 2015, dimostra che il punteggio massimo della Toscana (212) è esattamente il doppio di quello minimo della Campania (106). Ciò significa che a parità di risorse assegnate dallo Stato l’esigibilità dei LEA da parte dei cittadini campani è pari al 50% di quelli toscani. 
  • Programma Nazionale Esiti (PNE). Le performance ospedaliere documentate dal PNE 2017 sono un variopinto patchwork di cui è possibile cogliere anche le sfumature, perché oltre alle variabilità tra Regioni rileva quelle tra singoli ospedali. Ad esempio, la percentuale di parto cesareo primario, a fronte di una media nazionale del 24,5%, varia dal 6% al 92%; quella di interventi chirurgici entro 48 ore nei pazienti ultrasessantacinquenni con frattura di femore varia dal 3% al 97% (media nazionale 58%); la mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto acuto del miocardio oscilla da 0% al 21% (media nazionale 8,6%); gli interventi di colecistectomia laparoscopica con degenza post-operatoria inferiore ai 3 giorni, a fronte di una media nazionale del 72,7%, hanno un range tra i vari ospedali che varia addirittura da 0% a 100%.
  • Mobilità sanitaria. Nel 2016 vale ben € 4,16 miliardi “spostati” prevalentemente da Sud a Nord. In pole position per mobilità attiva la Lombardia con € 937,8 milioni, fanalino di coda per mobilità passiva il Lazio con -€ 542,2 milioni. Il saldo della mobilità vede sempre la Lombardia in testa con un “utile” di € 597,6 milioni e fanalino di coda la Campania con un “passivo” di € 282,5 milioni.
  • Spesa farmaceutica. Secondo il Rapporto OSMED 2016, pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco, la spesa convenzionata lorda pro-capite per i farmaci rimborsati dal SSN oscilla da € 128,77 della PA di Bolzano ai € 219,18 della Campania (media nazionale € 175,25). Quella per i farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche da € 145,32 della Valle D’Aosta a € 240,64 della Campania (media nazionale € 195,84). La percentuale della spesa per i farmaci equivalenti, tra quelli a brevetto scaduto, varia dal 10,2% della PA di Trento al 3,9% della Calabria (media nazionale 6,2%)
  • Ticket. Le regole applicate da ciascuna Regione hanno generato una giungla inestricabile, con differenze degli importi da corrispondere per farmaci e prestazioni e delle regole per le esenzioni. Dai ticket sanitari nel 2016 le Regioni hanno incassato € 2,86 miliardi, corrispondenti a una quota pro-capite di € 47 con notevoli variabilità regionali. Per i farmaci la quota oscilla da € 33,6 della Campania a € 15 del Friuli Venezia Giulia, a fronte di una media nazionale di € 24. Per le prestazioni sanitarie, di specialistica ambulatoriale e pronto soccorso, dai € 131 della Valle D’Aosta ai € 16,7 della Campania (media nazionale € 23).
  • Addizionali regionali IRPEF. Per l’anno 2017 quelle minime oscillano dallo 0,70% del Friuli Venezia Giulia al 2,03% della Campania, mentre le addizionali massime dal 1,23% di PA di Bolzano, PA di Trento, Sardegna, Valle d'Aosta, Veneto e Friuli Venezia Giulia al 3,33% di Lazio e Campania.

Dal monitoraggio dell’Osservatorio GIMBE emerge che numerosi programmi elettorali dichiarano la volontà di risolvere le diseguaglianze regionali, richiamando l’articolo 32 della Costituzione e i princìpi di universalismo ed equità; tuttavia, le proposte concrete per garantire un accesso uniforme ai LEA da parte di tutti i cittadini sono veramente irrisorie. Non mancano addirittura programmi che, al contrario, puntano su un “rafforzamento delle autonomie locali” e su “maggiori autonomie delle Regioni”. Incomprensibili, infine, le dichiarazioni pubbliche di voler rimettere mano al Titolo V, in assenza di esplicite proposte in tal senso nel programma elettorale.

«Il prossimo esecutivo – conclude Cartabellotta – senza necessariamente mettere in campo improbabili riforme costituzionali, ha il dovere etico di trovare soluzioni tecniche per potenziare le capacità di indirizzo e verifica dello Stato sui 21 sistemi sanitari regionali, nel pieno rispetto delle loro autonomie. Dal monitoraggio più analitico degli adempimenti LEA ad un ripensamento dei Piani di rientro, dal collegamento tra criteri di riparto e sistemi premianti alla diffusione delle best practice regionali, dalla idoneità della Conferenza Stato-Regioni come strumento di raccordo tra Stato ed enti territoriali alla gestione della “questione meridionale”».


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Pagina aggiornata il 18/02/2014