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ONLINE LA DATAROOM GIMBE SULL'EMERGENZA COVID-19 A DISPOSIZIONE DI ISTITUZIONI E MEZZI DI INFORMAZIONE

18 dicembre 2020
Coronavirus: qualitĂ  della ricerca e trasparenza dei dati. Dalla Fondazione GIMBE bando da 10mila euro per i giovani

18 dicembre 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

La borsa di studio “Gioacchino Cartabellotta”, istituita dalla Fondazione GIMBE nel 2015, viene assegnata nell’ambito del programma istituzionale GIMBE4young destinato a studenti, laureati, specializzandi, dottorandi di ricerca, titolari di borse di studio o assegni di ricerca di tutte le professioni sanitarie sino a 32 anni compiuti.

« Grazie a questa borsa di studio – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – negli ultimi 5 anni giovani ricercatori hanno avuto l’opportunità di sviluppare progetti di rilevanza nazionale per la sanità pubblica, la ricerca e la formazione: dagli sprechi della ricerca indipendente sui farmaci finanziata dall’AIFA alla qualità metodologica delle linee guida prodotte dalle società scientifiche; dall’insegnamento dell’Evidence-based Medicine nei Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, alla governance delle liste d’attesa, al fabbisogno del personale sanitario».

«In occasione del 40° anniversario della scomparsa di mio padre – spiega il Presidente – e grazie alla generosità di chi ha creduto in noi nel difficile anno della pandemia di COVID-19, abbiamo raddoppiato l’assegno di ricerca per finanziare un’edizione speciale della borsa di studio del valore di 10 mila euro».

Tenuto conto della mission istituzionale della Fondazione GIMBE, dell’impatto della pandemia da coronavirus sul nostro Paese e dei valori che ispiravano la professione medica del dottor Gioacchino Cartabellotta, il tema della ricerca riguarderà la qualità delle evidenze scientifiche e la trasparenza dei dati per supportare le decisioni cliniche e di salute pubblica nella gestione della COVID-19.

Le candidature possono essere inviate dal 21 dicembre al 31 gennaio tramite il modulo online:  www.gimbe4young.it/borsa-gc-40


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17 dicembre 2020
Coronavirus: discesa dei contagi troppo lenta, ospedali ancora saturi, oltre 20.000 decessi nell'ultimo mese. Serrata di Natale inevitabile per arginare la terza ondata

IL MONITORAGGIO DELLA FONDAZIONE GIMBE NELLA SETTIMANA 9-15 DICEMBRE CONFERMA UN LIEVE RALLENTAMENTO NELLA CRESCITA DEI NUOVI CASI, SOVRASTIMATO DA UN ULTERIORE CALO DEI TAMPONI. CALA LA PRESSIONE SUGLI OSPEDALI, MA AREA MEDICA E TERAPIE INTENSIVE RIMANGONO SOPRA SOGLIA DI SATURAZIONE RISPETTIVAMENTE IN 10 E 14 REGIONI. CONTINUA A SALIRE IL NUMERO DEI DECESSI. A FRONTE DI QUESTI NUMERI, LE (IN)DECISIONI POLITICHE SONO IN BALÌA DI CONFLITTI GOVERNO-REGIONI, COMPROMESSI PARTITICI E REAZIONI EMOTIVE, PIUTTOSTO CHE ESSERE INFORMATE DA UN PIANO STRATEGICO PER TUTELARE LA SALUTE, SOSTENERE CONCRETAMENTE L’ECONOMIA E GESTIRE LE CONSEGUENZE SOCIALI DELLA PANDEMIA. GOVERNO E REGIONI NON POSSONO LIMITARSI A TEMERE LA TERZA ONDATA, DEVONO ARGINARLA

17 dicembre 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE conferma nella settimana 9-15 dicembre, rispetto alla precedente, una flessione dei nuovi casi (113.182 vs 136.493), a fronte di una riduzione di oltre 88 mila casi testati (462.645 vs 551.068) e di un rapporto positivi/casi testati stabile (24,5% vs 24,8%). Calano del 9,5% i casi attualmente positivi (667.303 vs 737.525) e, sul fronte degli ospedali, diminuiscono ricoveri con sintomi (27.342 vs 30.081) e terapie intensive (3.003 vs 3.345); in lieve riduzione anche i decessi (4.617 vs 4.879). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 4.617 (-5,4%)
  • Terapia intensiva: -342 (-10,2%)
  • Ricoverati con sintomi: -2.739 (-9,1%)
  • Nuovi casi: 113.182 (-17,1%)
  • Casi attualmente positivi: -70.222 (-9,5%)
  • Casi testati -88.423 (-16,1%)
  • Tamponi totali: -162.837 (-12,9%)

«I dati di questa settimana – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – confermano il rallentamento del contagio, documentato dalla riduzione dell’incremento percentuale dei casi totali (6,4% vs 8,4% a livello nazionale, registrata anche in tutte le Regioni) e dal numero dei nuovi casi settimanali (- 17,1%). Tuttavia, la netta riduzione di oltre 88 mila casi testati (-16,1%) e il rapporto positivi/casi testati stabile (figura 1) finiscono per sovrastimare gli effetti delle misure di mitigazione». La consistente e ingiustificata riduzione dell’attività di testing viene infatti registrata in tutte le Regioni, eccetto Veneto e Valle d’Aosta (tabella).

Il bacino degli attualmente positivi si svuota molto lentamente e in 6 Regioni si registra addirittura un incremento rispetto alla settimana precedente (tabella). In particolare, dopo il picco del 22 novembre (n. 805.947), i casi attualmente positivi sono diminuiti in 24 giorni del 20,8%, con una riduzione media giornaliera dello 0,9%: tuttavia con oltre 667 mila casi attualmente positivi risulta al momento impossibile riprendere qualsiasi attività di tracciamento. «Sicuramente le misure restrittive introdotte dal DPCM 3 novembre 2020 hanno frenato la diffusione del contagio – continua il Presidente – ma la lenta e irregolare discesa della curva, unita ad un rapporto positivi/casi testati stabile da tre settimane, suggeriscono che le misure di mitigazione abbiano ormai dato il massimo risultato e ora, con le progressive riaperture, verosimilmente la curva prima rallenterà la sua discesa per poi tornare inesorabilmente a salire».

«Anche sul fronte ospedali – spiega Renata Gili, Responsabile Ricerca sui Servizi sanitari della Fondazione GIMBE – l’entità del rallentamento non lascia spazio a grandi entusiasmi». Il picco della seconda ondata per i ricoverati con sintomi è stato raggiunto il 23 novembre (n. 34.697) e in 22 giorni si è ridotto del 26,9%, quello delle terapie intensive il 25 novembre (3.848) e in 20 giorni si è ridotto del 28,1%. «Peraltro non è possibile definire – prosegue Gili – quanto la ridotta pressione su ricoveri e terapie intensive sia un effetto delle misure di contenimento e quanto dipenda invece dall’elevato tasso di mortalità dei pazienti ospedalizzati». In ogni caso, la soglia di occupazione da parte di pazienti COVID supera il 40% nei reparti di area medica in 10 Regioni e oltre il 30% nelle terapie intensive in 14 Regioni (figure 2 e 3).

Infine, continua inesorabilmente a salire il numero dei decessi: 4.617 morti nell’ultima settimana, oltre 20.000 nell’ultimo mese e più di 31.000 quelli della seconda ondata dal 1 settembre (figura 4). Questi numeri - che catapultano l’Italia al primo posto in Europa per decessi totali da COVID-19 (n. 65.857) e per tasso di letalità (3,5%) - stridono molto con le parole del premier Conte secondo cui “Con misure calibrate e ben circoscritte stiamo reggendo bene questa seconda ondata”.

«Nell’imminenza delle festività natalizie – continua Cartabellotta – a fronte di dati tutt’altro che tranquillizzanti, le (in)decisioni politiche continuano ad essere condizionate conflitti istituzionali, compromessi partitici e reazioni emotive, piuttosto che essere informate da un piano strategico per tutelare la salute, sostenere concretamente l’economia e gestire le conseguenze sociali della pandemia». In altre parole, se è doveroso il continuo appello alla responsabilità civica delle persone chiamate a non abbassare la guardia in alcun modo, Governo e Regioni devono ammettere che, dopo gli estenuanti tentennamenti di ottobre nell’introdurre le restrizioni, le hanno poi allentate troppo frettolosamente, senza attendere una flessione significativa dei contagi, né un consistente svuotamento degli ospedali.

«In questo scenario – conclude Cartabellotta – la serrata di Natale è l’unica possibilità per non affacciarsi al nuovo anno con ospedali ancora saturi e servizi sanitari che rischiano di andare in tilt per la coincidenza tra riapertura delle scuole, picco dell’influenza e avvio della campagna di vaccinazione anti-COVID. Non è più il tempo di giocare con i colori disorientando la popolazione, ormai stremata psicologicamente ed economicamente dal continuo e imprevedibile tira e molla sino all’ultimo minuto: Governo e Regioni non possono limitarsi a temere la terza ondata, devono arginarla».

Il monitoraggio GIMBE dell'epidemia di COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org

 

IL PROSSIMO MONITORAGGIO GIMBE SARÀ PUBBLICATO MERCOLEDÌ 23 DICEMBRE 2020


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10 dicembre 2020
Coronavirus: rallentano i nuovi casi, ma crollano i tamponi. Ospedali ancora saturi, 4.879 decessi in una settimana. Terza ondata: attenzione alla tempesta perfetta

IL MONITORAGGIO DELLA FONDAZIONE GIMBE NELLA SETTIMANA 2-8 DICEMBRE CONFERMA UN LIEVE RALLENTAMENTO NELLA CRESCITA DEI NUOVI CASI, PERALTRO SOVRASTIMATO DA UNA NETTA E INGIUSTIFICATA RIDUZIONE DI TAMPONI E CASI TESTATI. RISPETTO ALLA SETTIMANA PRECEDENTE, OLTRE 135 MILA NUOVI CASI E 4.879 DECESSI. IN CALO LA PRESSIONE SUGLI OSPEDALI, ANCHE SE RICOVERI E TERAPIE INTENSIVE RIMANGONO SOPRA SOGLIA DI SATURAZIONE IN 15 REGIONI. L’IMPOSSIBILITÀ DI RIPRENDERE IL TRACCIAMENTO CON OLTRE 737 MILA CASI ATTUALMENTE POSITIVI, I LUNGHI MESI INVERNALI, L’IMPREVEDIBILE IMPATTO DELL’INFLUENZA STAGIONALE, L’IMMINENTE PASSAGGIO AL GIALLO DELL’INTERO PAESE E IL LEGITTIMO ENTUSIASMO PER IL VACCINO IN ARRIVO SONO GLI ELEMENTI DELLA TEMPESTA PERFETTA CHE PUÒ INNESCARE LA TERZA ONDATA.

10 dicembre 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE conferma nella settimana 2-8 dicembre, rispetto alla precedente, una flessione dei nuovi casi (136.493 vs 165.879), a fronte di una riduzione di oltre 121 mila casi testati (551.068 vs 672.794) e di una sostanziale stabilità del rapporto positivi/casi testati (24,8% vs 24,7%). Calano del 5,4% i casi attualmente positivi (737.525 vs 779.945) e, sul fronte degli ospedali, diminuiscono sia i ricoveri con sintomi (30.081 vs 32.811) che le terapie intensive (3.345 vs 3.663); in lieve riduzione anche i decessi (4.879 vs 5.055). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 4.879 (-3,5%)
  • Terapia intensiva: -318 (-8,7%)
  • Ricoverati con sintomi: -2.730 (-8,3%)
  • Nuovi casi: 136.493 (-17,7%)
  • Casi attualmente positivi: -42.420 (-5,4%)
  • Casi testati -121.726 (-18,1%)
  • Tamponi totali: -142.105 (-10,1%)

«Anche questa settimana – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – si confermano evidenti segnali di rallentamento del contagio quali la riduzione dell’incremento percentuale dei casi totali (8,4% vs 11,4% a livello nazionale, registrata anche in tutte le Regioni) e del numero dei nuovi casi settimanali, ma l’effetto non è dovuto solo alle misure introdotte». Rimane infatti stabile il rapporto positivi/casi testati (figura 1) e, soprattutto, si registra un’ingiustificata riduzione di oltre 121 mila casi testati (-18,1%), che solo in 5 Regioni aumentano rispetto alla settimana precedente (tabella).

Figura 1

Tabella. Indicatori regionali settimana 2-8 dicembre

«Da questi numeri – spiega Cartabellotta – emergono tre ragionevoli certezze: innanzitutto che le misure introdotte hanno frenato il contagio; in secondo luogo che l’effetto delle misure sull’incremento dei nuovi casi è sovrastimato da una consistente riduzione dell’attività di testing; infine che, a invarianza di misure restrittive, la discesa della curva sarà molto lenta, certo non paragonabile a quella della prima ondata».

«La riduzione del bacino degli attualmente positivi – continua il Presidente – è lenta, modesta, oltre che sovrastimata dalla notevole riduzione di tamponi e casi testati delle ultime settimane». Infatti, dal record di 124.575 casi testati in media al giorno della settimana 4-11 novembre, in quella 2-8 dicembre si è registrato un decremento del 36,8% (-45.851 casi testati/die). Meno evidente la riduzione dei tamponi totali, passati da una media di 214.187/die della settimana 12-18 novembre ai 179.845 della settimana 2-8 dicembre, con un calo giornaliero medio di 27.907 tamponi (-13,4%) (figura 2).

Figura 2

Se le misure di mitigazione hanno allentato la pressione su ricoveri e terapie intensive che hanno superato il picco e iniziato una lenta fase discendente, la soglia di occupazione per pazienti COVID continua a rimanere oltre il 40% nei reparti di area medica e del 30% nelle terapie intensive in 15 Regioni (figure 3 e 4). La curva dei decessi comincia a salire in maniera meno ripida (figura 5).

Figura 3

Figura 4

Figura 5

«Con questi numeri – spiega Cartabellotta – il Paese si presenta come un paziente con “quadro clinico” ancora molto grave e instabile che, superata la fase acuta (picco di contagi e di pazienti ospedalizzati), inizia a mostrare i primi segni di miglioramento grazie alle terapie somministrate. Ma la prognosi rimane riservata e, per essere sciolta, richiede una rigorosa e prolungata “compliance” a tutte le misure individuali, al distanziamento sociale e alle restrizioni imposte da Governo e Regioni».

«Siamo in una fase estremamente delicata dell’epidemia – ribadisce Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE – per almeno tre ragioni: innanzitutto con oltre 700 mila attualmente positivi è impossibile riprendere il tracciamento dei contatti; in secondo luogo, ci attendono lunghi mesi invernali che favoriscono la diffusione di tutti i virus respiratori; infine, sino a metà gennaio non sapremo se l’impatto dell’influenza sarà, come auspicato, più contenuto rispetto alle stagioni precedenti. In tal senso, arrivare a quel momento con gli ospedali saturi potrebbe avere conseguenze disastrose per la salute e la vita delle persone».

«Altri due elementi – conclude Cartabellotta – completano la tempesta perfetta che rischia di innescare la terza ondata. Alla vigilia delle festività natalizie, tutte le Regioni si avviano a diventare gialle, un colore che non deve essere letto come un via libera, ma impone il rispetto di regole severe per impedire assembramenti e ridurre al minimo i contatti sociali tra persone non conviventi. Infine, l’auspicato e (speriamo) imminente arrivo del vaccino non deve costituire un alibi per abbassare la guardia: nella più ottimistica delle previsioni, infatti, un’adeguata protezione a livello di popolazione potrà essere raggiunta solo nell’autunno 2021 con una massiccia adesione delle persone alla campagna di vaccinazione».

Il monitoraggio GIMBE dell'epidemia di COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org


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3 dicembre 2020
Coronavirus: frena il contagio, ma gli attualmente positivi sfiorano quota 780.000; Restrizioni funzionano, ma il colore delle regioni sbiadisce troppo in fretta

IL MONITORAGGIO DELLA FONDAZIONE GIMBE NELLA SETTIMANA 25 NOVEMBRE – 1 DICEMBRE, CONFERMA TIMIDI SEGNALI DI RALLENTAMENTO DELL’EPIDEMIA, A FRONTE DI NUMERI TUTTAVIA ANCORA MOLTO ELEVATI. RISPETTO ALLA SETTIMANA PRECEDENTE, OLTRE 165 MILA NUOVI CASI E 5.055 DECESSI. QUASI 780 MILA CASI ATTUALMENTE POSITIVI, CON SOGLIE DI SATURAZIONE DI OSPEDALI E TERAPIE INTENSIVE SUPERATE IN 15 E 16 REGIONI. LE MISURE DI CONTENIMENTO DIFFERENZIATE SEMBRANO FUNZIONARE IN RELAZIONE A INTENSITÀ E DURATA, MA ALCUNI MIGLIORAMENTI ENFATIZZATI DA RITARDI DI NOTIFICA E DATI INCOMPLETI. PER IL CAMBIO COLORE DELLE REGIONI DUE SETTIMANE DI “CONTROLLO” NON SUFFICIENTI, SCENDE SOLO INDICE RT.

3 dicembre2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE conferma nella settimana 25 novembre-1 dicembre, rispetto alla precedente, una diminuzione dei nuovi casi (165.879 vs 216.950), a fronte di un calo dei casi testati (672.794 vs 778.765) e di una riduzione del rapporto positivi/casi testati (24,7% vs 27,9%). Calano del 2,3% i casi attualmente positivi (779.945 vs 798.386) e, sul fronte degli ospedali, diminuiscono sia i ricoveri con sintomi (32.811 vs 34.577) che le terapie intensive (3.663 vs 3.816); ancora in aumento i decessi (5.055 vs 4.842). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 5.055(+9,9%)
  • Terapia intensiva: -153(-4%)
  • Ricoverati con sintomi: -1.766 (-5,1%)
  • Nuovi casi:165.879(+11,4%)
  • Casi attualmente positivi: -18.441(-2,3%) 
  • Casi testati -105.971(-13,6%)
  • Tamponi totali: -85.654(-5,8%)

«Si conferma – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – la riduzione dell’incremento percentuale dei casi totali (11,4% vs 17,5%), del numero di nuovi casi settimanali (165.879 vs 216.950)e, in misura minore, del rapporto positivi/casi testati (24,7% vs 27,9%) a fronte di una sensibile riduzione dei casi testati (-13,6%)» (figura 1). Se il calo dei nuovi casi da un lato è dunque attribuibile all’effetto delle misure introdotte, dall’altro risente dell’inspiegabile riduzione di quasi 106 mila casi testati.

Figura 1. Trend settimanale dei nuovi casi e del rapporto positivi/casi testati

«Le misure di contenimento – continua il Presidente – si riflettono anche sulle curve degli attualmente positivi, di ricoveri e terapie intensive, che sembrano avere superato il picco e iniziato la fase discendente, mentre la curva dei decessi continua a salire» (figura 4). Tuttavia, la soglia di occupazioneper pazienti COVID rimane oltre il 40% nei reparti di area medica in 15 Regioni (figura 2) e quella del 30% nelle terapie intensive in 16 Regioni (figura 3). E dove i tassi di occupazione sono molto più elevati, precisa Cartabellotta, «i pazienti COVID-19 “invadono” altri reparti limitando la possibilità di curare pazienti con altre patologie e determinando il rinvio di altre prestazioni, interventi chirurgici inclusi».

Figura 4. Trend settimanale di casi attualmente positivi, ricoveri con sintomi, terapie intensive e deceduti

 

Figura 2. Posti letto Area Medica occupati da pazienti COVID-19

 

Figura 3. Posti letto Terapia intensiva occupati da pazienti COVID-19

La Fondazione GIMBE ha valutato l’impatto delle misure introdotte dal DPCM 3 novembre con il “sistema a colori”, esaminando il trend di alcuni indicatori nel periodo compreso dal 6 novembre (data d’introduzione delle misure) al 28 novembre (ultimo giorno prima degli allentamenti in alcune Regioni). In dettaglio, sono state riportate le variazioni in 23 giorni di osservazione su 5 indicatori: (tabella).

Tabella. Impatto delle misure di contenimento previste dal DPCM 3 novembre 2020

 

  • Variazione dell’indice Rt: valore limite inferiore intervallo di confidenza,riportato dai “Report Monitoraggio Fase 2 ai sensi del DM Salute 30 aprile 2020”
  • Variazione percentuale dei nuovi casi nel periodo 6-28 novembre, rispetto ai 23 giorni precedenti
  • Variazione dei casi “attualmente positivi” per 100.000 abitanti nel periodo 6-28novembre
  • Variazione del numero di ricoverati con sintomi nel periodo 6-28-novembre
  • Variazione del numero di ricoverati in terapia intensiva nel periodo 6-28-novembre


Risulta evidente che sull’allentamento delle misure del 29 novembre, deciso sulla base dei criteri del DPCM 3 novembre, pesa di fatto solo la riduzione dell’indice Rt, visto che tutti gli altri indicatori sono peggiorati rispetto al 6 novembre, tranne rare eccezioni (tabella).

«La nostra analisi – ribadisce Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE –conferma che, Rt a parte, non si intravedono risultati tangibili a 3 settimane dall’introduzione delle misure. Inoltre, suggerisce che sbiadire troppo presto il colore delle Regioni rischia di determinare una risalita prima dell’indice Rt, poi della curva epidemica e quindi dei tassi di ospedalizzazione. In altre parole, con la circolazione del virus ancora troppo elevata per riprendere un efficace contact tracing e con la pressione sugli ospedali molto alta, i primi timidi segnali di miglioramento rischiano di essere vanificati dall’allentamento delle misure».

«L’entità del miglioramento di alcuni parametri – spiega Cartabellotta – è peraltro sovrastimata sia da ritardi di notifica e completezza dei dati comunicati dalle Regioni, sia da alcuni fattori di non sempre chiara interpretazione. Diminuzione dei casi testati e limitata esecuzione del tampone nei contatti di positivi, con conseguente riduzione dell’incidenza di nuovi casi; ritardo di comunicazione delle date di diagnosi, prelievo e inizio sintomi, che abbassano il valore dell’indice Rt; conversione di posti letto di area medica destinati a pazienti affetti da altre patologie, con conseguente riduzione del tasso di occupazione ospedaliera».

«A poche ore dalla firma del nuovo DPCM – conclude Cartabellotta – che dovrebbe guidare i nostri comportamenti  sino alla fine delle festività natalizie, la Fondazione GIMBE chiede al Governo di mantenere la linea del rigore, al fine di evitare una nuova inversione della curva del contagio ed aumentare la pressione, già intensa, sugli ospedali dove i professionisti sanitari sono al limite dello stremo. Chiediamo inoltre di rivedere le tempistiche per ridurre l’intensità del colore delle Regioni: i dati confermano infatti che due settimane di “osservazione” sono insufficienti per valutare un miglioramento tangibile sulla curva dei contagi e, soprattutto, sui tassi di ospedalizzazione. In tal senso, l’ipotesi di un “Italia tutta gialla” in tempi brevi è più un desiderata della politica che una strategia di controllo dell’epidemia».

Il monitoraggio GIMBE dell'epidemia di COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org


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26 novembre 2020
Coronavirus: epidemia rallenta, ma con ospedali sotto pressione e oltre 4.800 decessi siamo in piena seconda ondata. Allentamento misure: Governo e Regioni abbiano il coraggio di scelte impopolari

IL MONITORAGGIO DELLA FONDAZIONE GIMBE NELLA SETTIMANA 18-24 NOVEMBRE DA UN LATO RILEVA CHIARI SEGNALI DI RALLENTAMENTO DELL’EPIDEMIA, DALL’ALTRO CONFERMA NUMERI ANCORA MOLTO ELEVATI. RISPETTO ALLA SETTIMANA PRECEDENTE OLTRE 216 MILA NUOVI CASI E 4.842 DECESSI. QUASI 780 MILA CASI ATTUALMENTE POSITIVI, CON SOGLIE DI SATURAZIONE DI OSPEDALI E TERAPIE INTENSIVE SUPERATE IN OLTRE 2/3 DELLE REGIONI. MENTRE L’EUROPEAN CENTRE FOR DISEASE PREVENTION AND CONTROL LANCIA L’ALLARME SUI RISCHI DI UNA REVOCA DELLE MISURE, LA FONDAZIONE GIMBE RICHIAMA ALLA RESPONSABILITÀ ISTITUZIONALE: RIAPERTURE IMPRUDENTI PER LE FESTIVITÀ NATALIZE RISCHIANO DI INVERTIRE NUOVAMENTE LA CURVA DEL CONTAGIO VANIFICANDO I SACRIFICI GIÀ FATTI.

26 novembre 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE conferma nella settimana 18-24 novembre, rispetto alla precedente, una riduzione dei nuovi casi (216.950 vs 242.609), a fronte di una riduzione dei casi testati (778.765 vs 854.626) e di una lievissima diminuzione del rapporto positivi/casi testati (27,9% vs 28,4%). Crescono dell’8,8% i casi attualmente positivi (798.386 vs 733.810) e, sul fronte degli ospedali, rallenta l’incremento dei ricoveri con sintomi (34.577 vs 33.074) e in terapia intensiva (3.816 vs 3.612); ancora in aumento i decessi (4.842 vs 4.134). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 4.842 (+17,1%)
  • Terapia intensiva: +204 (+5,6%)
  • Ricoverati con sintomi: +1.503 (+4,5%)
  • Nuovi casi: 216.950 (+17,5%)
  • Casi attualmente positivi: +64.576 (+8,8%)
  • Casi testati -75.861 (-8,9%)
  • Tamponi totali: -12.638 (-0,8%)

«Se da tre settimane – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – si registra una riduzione dell’incremento percentuale dei nuovi casi, per la prima volta durante la seconda ondata si evidenzia la riduzione sia in termini assoluti dei nuovi casi, sia del rapporto positivi/casi testati dal 28,4% al 27,9%». Tuttavia se nell’ultima settimana si registra un’ulteriore diminuzione dell’incremento percentuale dei nuovi casi (17,5% vs 24,4%) che si attestano a quota 216.950 (figura 1), la riduzione dei casi testati sfiora il 9%. Infatti, nonostante l’incremento percentuale dei casi si riduca in tutte le Regioni, il bacino degli attualmente positivi aumenta in 15 Regioni (tabella).

Figura 1. Trend settimanale dei nuovi casi e dell'incremento % dei casi totali

Tabella. Indicatori regionali settimana 18 - 24 novembre

«Gli effetti delle misure di contenimento – continua Cartabellotta – iniziano a manifestarsi anche sulle curve di ricoveri e terapie intensive, che tendono ad assumere più l’aspetto di un plateau che di un picco simile a quello registrato nella prima ondata. Per allentare la pressione negli ospedali ci vorrà quindi molto più tempo rispetto alla scorsa primavera, perché l’entità delle attuali misure di contenimento è nettamente inferiore al lockdown totale». Peraltro, se la soglia di occupazione per pazienti COVID del 40% definita dal Ministero della Salute nei reparti di area medica è stata superata in 15 Regioni (figura 2) e quella del 30% nelle terapie intensive in 16 (figura 3), nelle Regioni con tassi di occupazione molto più elevati, aggiunge Cartabellotta, «i pazienti COVID stanno “cannibalizzando” progressivamente i posti letto di altri reparti, limitando la possibilità di curare pazienti con altre patologie e determinando il rinvio di prestazioni non urgenti, interventi chirurgici inclusi».

Figura 2. Posti letto Area Medica occupati da pazienti COVID-19

Figura 3. Posti letto Terapia Intensiva occuapti da pazienti COVID-19

«Con l’approssimarsi della scadenza del DPCM in vigore – continua il Presidente – e delle imminenti festività natalizie, il dibattito pubblico si concentra sul possibile allentamento delle misure per favorire i consumi e la possibilità di festeggiare con amici e parenti». Ma l’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) mette in guardia sui rischi di revocare le misure restrittive: secondo i modelli predittivi appena pubblicati una loro revoca il 7 o il 21 dicembre porterebbe ad una risalita dei ricoveri, rispettivamente in prossimità del Natale o nella prima settimana di gennaio 2021.

 

«Considerato che oltre l’1% della popolazione è attualmente positivo all’infezione – spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE – la circolazione del virus nel nostro Paese è ancora molto elevata. E in questa fase di lenta discesa della curva dei contagi l’incremento dei nuovi casi post-allentamento delle misure sarà visibile non prima di 2-3 settimane».

«A pochi giorni dal nuovo DPCM – conclude Cartabellotta – la coincidenza tra i primi effetti delle misure con le imminenti festività natalizie rischiano di distorcere la valutazione oggettiva del quadro epidemiologico. Per questo la Fondazione GIMBE si appella alla responsabilità di Governo e Regioni: servono scelte coraggiose anche se impopolari, perché i dati e l’allarme dell’ECDC non lasciano adito a dubbi. Un imprudente allentamento delle misure rischia di provocare entro fine anno una nuova inversione della curva dei contagi che, come ben sappiamo, si riflette poi su ospedali ancora in sovraccarico e con il picco dell’influenza stagionale in arrivo».

Il monitoraggio GIMBE dell'epidemia di COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org

Figura 4. Trend settimanale di casi attualmente positivi, ricoveri con sintomi, terapie intensive e deceduti


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23 novembre 2020
Sanità: adempimenti livelli essenziali di assistenza 2010-2018. Il 25% delle risorse spese dalle regioni per la sanità non ha prodotto servizi per i cittadini

L’ANALISI GIMBE 2010-2018 DOCUMENTA UNA PERCENTUALE CUMULATIVA DEGLI ADEMPIMENTI DELLE REGIONI AI LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA DEL 75% CON UNA FORBICE MOLTO AMPIA: IN TESTA ALLA CLASSIFICA 11 REGIONI TUTTE DEL CENTRO-NORD, AD ECCEZIONE DELLA BASILICATA. SE LA “GRIGLIA LEA” È LO STRUMENTO UFFICIALE PER MONITORARE L’EROGAZIONE DELLE PRESTAZIONI SANITARIE, QUESTO SIGNIFICA CHE NEL PERIODO 2010-2018 UN QUARTO DELLE RISORSE SPESE PER LA SANITÀ NON HA PRODOTTO SERVIZI PER I CITTADINI. GRAZIE AD UNO STRUMENTO DI VALUTAZIONE ORMAI ARRUGGINITO DA ANNI, NEL 2018 REGIONI TUTTE PROMOSSE.

23 novembre 2020 - Fondazione GIMBE, Bologna

Ogni anno il Ministero della Salute rende noto il report “Monitoraggio dei LEA attraverso la cd. Griglia LEA” che verifica l’erogazione, attraverso l’assegnazione di un punteggio, delle prestazioni sanitarie che le Regioni devono garantire ai cittadini. «Si tratta di una vera e propria “pagella” sulla “materia” sanità – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – che permette di identificare Regioni promosse e bocciate». Infatti, per le Regioni considerate inadempienti e sottoposte a Piano di rientro, il Ministero della Salute prevede uno specifico affiancamento, sino al commissariamento, fatta eccezione per quelle non soggette a verifica degli adempimenti: Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Valle D’Aosta e Province autonome di Trento e di Bolzano.

«L’Osservatorio GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale – continua Cartabellotta – da anni rileva che il monitoraggio tramite la “griglia LEA” è solo un political agreement tra Governo e Regioni, perché lo strumento è sempre più inadeguato per valutare la reale erogazione delle prestazioni sanitarie e la loro effettiva esigibilità da parte dei cittadini». Innanzitutto, la griglia LEA ha modeste capacità di identificare gli inadempimenti per il numero limitato di indicatori e per le modalità di rilevazione, ovvero l’autocertificazione da parte delle stesse Regioni. In secondo luogo, lo strumento si è progressivamente “appiattito” perché indicatori e soglie di adempimento non hanno subìto negli anni rilevanti variazioni e non vengono modificati dal 2015. Ancora, la soglia di adempimento per la “promozione” è rimasta negli anni la stessa: 160 su 225 punti. Infine, il monitoraggio viene reso pubblico con due anni circa di ritardo, impedendo tempestive azioni di miglioramento.

«Tutti questi limiti – spiega Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione –  riducono la possibilità di valutare in maniera oggettiva, analitica e tempestiva la capacità delle Regioni di erogare le prestazioni ordinarie, anche per stimare la possibilità di rispondere ad un evento straordinario come la pandemia».

«Dal 2008 lo Stato – puntualizza il Presidente – certifica l’erogazione delle prestazioni da parte delle Regioni con uno strumento sempre meno adeguato avalutare la qualità dell’assistenza sanitaria. In particolare, l’ultimo monitoraggio del 2018, “promuove” tutte le Regioni sottoposte alla verifica adempimenti, in netto contrasto con numerosi report indipendenti nazionali e internazionali che attestano invece un peggioramento della qualità dell’assistenza».

 

La Fondazione GIMBE ha analizzato i risultati dei monitoraggi annuali del Ministero della Salute relativi agli anni 2010-2018. In dettaglio:

  • A partire dai singoli indicatori sono stati calcolati i punteggi totali, calcolando quelli non disponibili: in particolare quelli delle Regioni non sottoposte a verifica degli adempimenti per gli anni 2010-2016 e quelli relativi a tutte le Regioni per gli anni 2010-2011.
  • Le “percentuali di adempimento” sono state calcolate come rapporto tra punteggio cumulativo ottenuto nel periodo 2010-2018 e il punteggio massimo di 2.025 raggiungibile nei 9 anni analizzati.
  • La classifica finale è stata elaborata secondo le percentuali cumulative di adempimento 2010-2018 e suddivisa in quartili.


L’analisi degli adempimenti LEA 2010-2018 (tabella) dimostra che:

  • Nel periodo considerato la percentuale cumulativa media di adempimento delle Regioni è del 75% (range tra Regioni 56,2%-92,8%). In altri termini, se la griglia LEA è lo strumento ufficiale per monitorare l’erogazione delle prestazioni essenziali, il 25% delle risorse spese dalle Regioni per la sanità nel periodo 2010-2018 non ha prodotto servizi per i cittadini (range tra Regioni 7,2%-43,8%).
  • La percentuale cumulativa di adempimento annuale è aumentata dal 64,1% del 2010 all’85,1% del 2018, un miglioramento ampiamente sovrastimato in ragione dell’appiattimento della griglia LEA sopra descritto.
  • Solo 11 Regioni superano la soglia di adempimento cumulativo del 76% e, ad eccezione della Basilicata, sono tutte situate al Centro-Nord, confermando sia la “questione meridionale” in sanità, sia la sostanziale inefficacia di Piani di rientro e commissariamenti nel migliorare l’erogazione dei LEA.
  • Regioni e Province autonome non sottoposte a verifica degli adempimenti hanno performance molto variegate. Da un lato Friuli-Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento raggiungono percentuali di adempimento cumulative rispettivamente dell’80,4% e 78,3%. Dall’altro Valle D’Aosta, Sardegna e Provincia autonoma di Bolzano si collocano nel quartile con le performance peggiori.

Adempimenti livelli essenziali di assistenza 2010-2018

 

 

«La nostra valutazione pluriennale – commenta Gili – fornisce numerosi spunti per implementare il “Nuovo Sistema di Garanzia” che, salvo ulteriori ritardi, dovrebbe aver sostituito la “griglia LEA” dal 1° gennaio 2020». Infatti, se il nuovo strumento è stato sviluppato per meglio documentare gli adempimenti regionali, bisogna prevenirne il progressivo “appiattimento” e rivedere le modalità di attuazione dei Piani di rientro, per consentire al Ministero della Salute di effettuare interventi selettivi, evitando di paralizzare l’intera Regione con lo strumento del commissariamento. 

«Se dopo anni tagli e definanziamenti – conclude Cartabellotta – la pandemia finalmente ha rimesso il Servizio Sanitario Nazionale al centro dell’agenda politica, dall’altro ha enfatizzato il conflitto istituzionale tra Governo e Regioni, ben lontano da quella “leale collaborazione” a cui l’art. 117 della Costituzione affida la tutela della salute tramite il meccanismo della legislazione concorrente. Senza una nuova stagione di collaborazione politica tra Governo e Regioni e un radicale cambio di rotta per monitorare l’erogazione dei LEA, sarà impossibile ridurre diseguaglianze e mobilità sanitaria e il diritto alla tutela della salute continuerà ad essere legato al CAP di residenza delle persone. E con la pandemia le persone si devono affidare, nel bene e nel male, alla sanità della propria Regione».

 


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Pagina aggiornata il 10/03/2020