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Comunicati stampa

16 gennaio 2019
Fondi sanitari: privatizzano la sanità, alimentano il consumismo e possono danneggiare la salute. Servono riforme urgenti e maggiore trasparenza

IN OCCASIONE DELL’AVVIO DELL’INDAGINE CONOSCITIVA DELLA COMMISSIONE AFFARI SOCIALI DELLA CAMERA SUI FONDI SANITARI, LA FONDAZIONE GIMBE PUBBLICA UN REPORT INDIPENDENTE CHE DOCUMENTA I GRAVI EFFETTI COLLATERALI PER LA SANITÀ PUBBLICA DELL’ATTUALE IMPIANTO NORMATIVO. I FONDI SANITARI INTEGRATIVI SONO DIVENTATI PREVALENTEMENTE SOSTITUTIVI, AUMENTANO LE DISEGUAGLIANZE E MEDICALIZZANO LA SOCIETÀ, SPACCIANDO PER “PACCHETTI PREVENTIVI” PRESTAZIONI INAPPROPRIATE CHE POSSONO DANNEGGIARE LA SALUTE DELLE PERSONE. NEL FRATTEMPO GLI INCENTIVI FISCALI DI CUI BENEFICIANO I FONDI ALIMENTANO I PROFITTI DELLE ASSICURAZIONI. LA FONDAZIONE GIMBE INVOCA UN RIORDINO NORMATIVO E CHIEDE AL MINISTRO GRILLO DI RENDERE PUBBLICA L’ANAGRAFE DEI FONDI SANITARI INTEGRATIVI.

Negli ultimi anni, segnati da un imponente definanziamento della sanità pubblica, si è progressivamente fatta largo l’idea che il cosiddetto “secondo pilastro” – generato da un complicato intreccio tra fondi sanitari, assicurazioni e welfare aziendale – sia l’unica soluzione per garantire la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). In controtendenza con questo clima di contagioso e spesso inconsapevole entusiasmo, la Fondazione GIMBE annovera invece l’espansione incontrollata del secondo pilastro tra le macro-determinanti della crisi di sostenibilità del SSN.

«Considerato che, dopo anni di silenzio politico la Commissione Affari Sociali della Camera ha annunciato l’avvio di un’indagine conoscitiva sulla sanità integrativa – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – abbiamo realizzato un report indipendente da cui emerge l’inderogabile necessità di un riordino legislativo, in quanto i fondi sanitari sono diventati in prevalenza sostitutivi di prestazioni già offerte dal SSN. In particolare le crepe di una normativa frammentata e incompleta hanno permesso all’intermediazione finanziaria e assicurativa di cavalcare l’onda del welfare aziendale, generando profitti grazie alle detrazioni fiscali di cui beneficiano i fondi sanitari e proponendo prestazioni che alimentano il consumismo sanitario e aumentano i rischi per la salute delle persone».

Il report, dopo avere analizzato le determinanti che hanno favorito l’espansione del secondo pilastro e fornito una bussola per orientarsi nel complesso ecosistema dei terzi paganti e delle tipologie di coperture offerte, snocciola i dati relativi alla spesa sanitaria intermediata da fondi, assicurazioni e altri enti. Nel periodo 2010-2016 il numero dei fondi sanitari è aumentato da 255 a 323, con incremento sia del numero di iscritti (da 3.312.474 a 10.616.847), sia delle risorse impegnate (da € 1,61 a 2,33 miliardi). Tre i dati di particolare rilevo: innanzitutto, la percentuale delle risorse destinate a prestazioni realmente “integrative” rimane stabile intorno al 30%; in secondo luogo a fronte di un incremento medio annuo degli iscritti del 22,3%, quello delle risorse impegnate è del 6,4%: sostanzialmente i fondi incassano sempre di più, ma rimborsano sempre meno; infine, i fondi che intrattengono “relazioni” con compagnie assicurative sono passati dal 55% nel 2013 all’85% nel 2017.

Nel 2016 la spesa privata intermediata ammonta a € 5.600,8 milioni ed è sostenuta da varie tipologie di terzi paganti: € 3.830,8 milioni da fondi sanitari e polizze collettive, € 593 milioni da polizze assicurative individuali, € 576 milioni da istituzioni senza scopo di lucro e € 601 milioni da imprese. I fondi sanitari registrati all’anagrafe ministeriale sono 323 per un totale di 10.616.847 iscritti (73% lavoratori, 22% familiari e 5% pensionati). Relativamente ai dati economici, non si conosce né l’ammontare dei contributi versati dagli iscritti, né l’entità del mancato gettito per l’erario connesso alle agevolazioni fiscali, mentre sono noti i rimborsi effettuati dai fondi sanitari, pari a € 2,33 miliardi. Di tali risorse, quelle destinate a prestazioni integrative (es. odontoiatria, assistenza a lungo termine) sono poco più del 32%, ovvero quasi il 70% delle risorse copre prestazioni già incluse nei LEA.

«Un dato inconfutabile – puntualizza Cartabellotta – invita a frenare gli entusiasmi per i fondi sanitari: il 40-50% dei premi versati non si traducono in servizi per gli iscritti perché erosi da costi amministrativi, fondo di garanzia (o oneri di ri-assicurazione) e da eventuali utili di compagnie assicurative. A fronte della crescente bramosia sindacale e imprenditoriale per le varie forme di welfare aziendale, i fondi sanitari offrono dunque ai lavoratori dipendenti solo vantaggi marginali, mentre a beneficiare dei fondi sanitari sono le imprese che risparmiano sul costo del lavoro, l’intermediazione finanziaria e assicurativa che genera profitti e la sanità privata che aumenta la produzione di prestazioni sanitarie».

Il report analizza anche tutti gli “effetti collaterali” dei fondi sanitari che favoriscono la privatizzazione, generano iniquità e diseguaglianze, minano la sostenibilità, aumentano la spesa sanitaria delle famiglie e dello Stato, alimentano il consumismo sanitario tramite il sovra-utilizzo di prestazioni sanitarie che possono anche danneggiare la salute delle persone, generano frammentazione dei percorsi assistenziali e compromettono una sana competizione tra gli operatori del settore.

«Le nostre analisi – conclude Cartabellotta – confermano che oggi le potenzialità della sanità integrativa sono compromesse da un’estrema deregulation che da un lato ha permesso ai fondi integrativi di diventare prevalentemente sostitutivi mantenendo le agevolazioni fiscali, dall’altro alle compagnie assicurative di intervenire come “ri-assicuratori” e gestori dei fondi in un contesto creato per enti no-profit». Ecco perché, nell’ambito della campagna #salviamoSSN, la Fondazione GIMBE invoca un Testo Unico della sanità integrativa in grado di:

  • restituire alla sanità integrativa il suo ruolo originale, ovvero quello di rimborsare esclusivamente prestazioni non incluse nei LEA;
  • evitare che il denaro pubblico, sotto forma di incentivi fiscali, venga utilizzato per alimentare i profitti dell’intermediazione finanziaria e assicurativa;
  • tutelare cittadini e pazienti da derive consumistiche dannose per la salute;
  • assicurare una governance nazionale, oggi minacciata dal regionalismo differenziato;
  • garantire a tutti gli operatori del settore le condizioni per una sana competizione.

Ma ancor prima, è indispensabile che il Ministero della Salute renda pubblicamente accessibile l’anagrafe dei fondi sanitari integrativi per offrire ai cittadini e agli enti di ricerca un’adeguata trasparenza.

La versione integrale del report GIMBE “La sanità integrativa” è disponibile a: www.gimbe.org/sanita-integrativa.


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8 gennaio 2019
Ripetere gli esami di laboratorio in ospedale: una pratica rischiosa e costosa

LA CONTINUA RIPETIZIONE DEI TEST DI LABORATORIO DI ROUTINE NEI PAZIENTI RICOVERATI NON SOLO RAPPRESENTA UNA RILEVANTE FONTE DI SPRECHI, QUALI TRASFUSIONI NON NECESSARIE, ULTERIORI TEST DIAGNOSTICI E ALLUNGAMENTO DEL RICOVERO, MA PUÒ DETERMINARE EFFETTI AVVERSI ANCHE GRAVI: DALL’ANEMIA ALL’AUMENTO DELLA MORTALITÀ IN PAZIENTI CON MALATTIE CARDIO-POLMONARI. DALLA FONDAZIONE GIMBE UN POSITION STATEMENT PER RIDURRE LA RIPETIZIONE DI TEST DI LABORATORIO NEI PAZIENTI RICOVERATI

La crisi di sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale ha determinato un crescente interesse per la promozione di un’assistenza sanitaria ad elevato value, in grado di ridurre gli sprechi ed aumentare il ritorno in termini di salute del denaro investito in sanità. In tal senso, l’eccesso di test diagnostici è una pratica dal basso value molto diffusa e, in particolare, la continua ripetizione di esami di laboratorio di routine nei pazienti ospedalizzati determina effetti avversi prevenibili, sia clinici (es. anemia da ospedalizzazione, aumento della mortalità nei pazienti con patologie cardiopolmonari) sia economici (es. esecuzione di ulteriori test diagnostici, trasfusioni inappropriate, aumento della durata della degenza). Peraltro, anche se gli esami di laboratorio rappresentano meno del 5% della spesa ospedaliera, l’impatto economico è molto più elevato perchè i loro risultati influenzano circa 2/3 delle decisioni cliniche relative ad ulteriori test diagnostici o interventi terapeutici.

«Il fenomeno è molto complesso – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – perché le prescrizioni ripetute di esami di laboratorio nei pazienti ospedalizzati conseguono alla variabile interazione di vari fattori: medicina difensiva, incertezza diagnostica, sottostima degli effetti avversi, scarsa consapevolezza dei costi, mancato feedback sulla prescrizione dei test, differente background formativo dei medici. Tuttavia, oggi consistenti evidenze scientifiche oggi documentano sia l’efficacia di vari interventi per ridurre i test di laboratorio inappropriatamente ripetuti in ospedale, sia che tale riduzione non si associa ad un aumento di eventi avversi, quali mancate diagnosi, re-ospedalizzazione o mortalità».

Per tali ragioni, previa revisione sistematica della letteratura, la Fondazione GIMBE ha realizzato un Position Statement per offrire a professionisti e ospedali un framework multidisciplinare e basato sulle evidenze per promuovere iniziative finalizzate a ridurre la ripetizione dei test di laboratorio di routine in ospedale.

Tre gli interventi efficaci per ridurre la ripetizione inappropriata di test di laboratorio di routine nei pazienti ricoverati: la formazione, l’audit & feedback ai professionisti sull’appropriatezza delle prescrizioni e la loro restrizione tramite cartella clinica informatizzata. «Nonostante l’efficacia dei singoli interventi – precisa Cartabellotta – una riduzione significativa e prolungata dei test superflui si ottiene dalla loro combinazione multifattoriale, coinvolgendo opinion leader clinici e decisori per promuovere il cambiamento nell’organizzazione ed estendendo gli interventi a tutti i professionisti sanitari e non solo ai medici prescrittori».

«In base alle evidenze scientifiche – conclude Cartabellotta – oggi possiamo affermare sia che la continua ripetizione dei test di laboratorio nei pazienti ospedalizzati genera sprechi e danni, sia che la loro riduzione non ha alcun impatto negativo sulla sicurezza dei pazienti. Auspichiamo che il Position Statement GIMBE venga utilizzato dagli ospedali e dai medici, sia per ridurre una pratica costosa e rischiosa, sia per il potenziale impatto culturale, visto che ridurre pratiche dal basso value migliora la sicurezza, l’efficacia e la costo-efficacia dell’assistenza e contribuisce alla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale».

Il Position Statement GIMBE “Strategie per ridurre la ripetizione dei test di laboratorio nei pazienti ospedalizzati” è disponibile a: www.evidence.it/riduzione-test-laboratorio.


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13 dicembre 2018
Doveroso celebrare i 40 anni del Servizio Sanitario Nazionale, ma per tramandarlo ai nostri figli servono investimenti e riforme di rottura

LA FONDAZIONE GIMBE RINGRAZIA PUBBLICAMENTE IL MINISTERO DELLA SALUTE PER LA CELEBRAZIONE DEL 40° COMPLEANNO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE, MA INVITA TUTTI I CITTADINI A PRENDERE ATTO CHE OGGI LA NOSTRA PIÙ GRANDE CONQUISTA SOCIALE SI STA LENTAMENTE SGRETOLANDO E IL RISCHIO DI UNA SANITÀ PRIVATA PER I RICCHI ED UNA PUBBLICA RESIDUALE PER I MENO ABBIENTI È DIETRO L’ANGOLO. UN LOGO DELLA FONDAZIONE GIMBE SIA PER CELEBRARE QUELLO CHE ABBIAMO COSTRUITO, SIA PER DIFFONDERE LA CONSAPEVOLEZZA CHE RISCHIAMO DI NON AVERLO PIÙ, PERCHÉ LA SANITÀ PUBBLICA È COME LA SALUTE: TI ACCORGI CHE ESISTE SOLO QUANDO L’HAI PERDUTA.

La Ministra della Salute Giulia Grillo, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha celebrato ufficialmente il 40° compleanno del nostro Servizio Sanitario Nazionale (SSN), modello di sanità pubblica ispirato da princìpi di equità e universalismo, finanziato dalla fiscalità generale, che ha prodotto eccellenti risultati di salute e che tutto il mondo continua ad invidiarci.

Ripercorrendo la storia del SSN, la Ministra ha ribadito alcuni paletti fondamentali per il futuro: mantenere nel DNA della sanità pubblica universalismo, gratuità ed equità, garantire la periodica manutenzione della “più grande opera pubblica del nostro Paese”, non cedere alla privatizzazione dei diritti fondamentali dei cittadini. Dal canto suo il Presidente Mattarella ha ringraziato tutti i protagonisti che in 40 anni hanno scritto un pezzo di storia importante del nostro Paese.

«Purtroppo in questi 40 anni – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – i cittadini italiani non hanno acquisito piena consapevolezza che il nostro Paese dispone di un SSN che si prende cura della nostra salute e che, in qualità di “azionisti di maggioranza”, tutti siamo tenuti a tutelare, ciascuno secondo le proprie responsabilità siano esse pubbliche o individuali».

Purtroppo, la ricorrenza cade in un momento particolarmente difficile come dimostrato dalle analisi della Fondazione GIMBE che hanno recentemente “diagnosticato” il SSN come un quarantenne affetto da quattro “patologie”: imponente definanziamento pubblico, eccessivo ampliamento del “paniere” dei livelli essenziali di assistenza (LEA), sprechi e inefficienze, espansione incontrollata dell’intermediazione assicurativa. Inoltre, lo stato di salute del SSN è influenzato da due “fattori ambientali”: la collaborazione (non sempre leale) tra Stato e Regioni e le aspettative (spesso irrealistiche) di cittadini e pazienti.

«Se vogliamo realmente mantenere un SSN a finanziamento prevalentemente pubblico, preservando i princìpi di equità e universalismo definiti dalla Legge 833/78 – commenta il Presidente – è urgente mettere in atto un “piano terapeutico” personalizzato in grado di modificare sia la storia naturale di queste quattro malattie, sia di ridurre al minimo l’impatto dei fattori ambientali».

Le proposte della Fondazione GIMBE spaziano dal graduale e consistente rilancio del finanziamento pubblico, allo “sfoltimento” dei LEA secondo evidenze scientifiche e princìpi di costo-efficacia; dalla costruzione di un servizio socio-sanitario nazionale ad una inderogabile riforma della sanità integrativa; dal piano nazionale di disinvestimento dagli sprechi a quello di informazione scientifica di cittadini e pazienti; da maggiori capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni (nel pieno rispetto delle loro autonomie), al rilancio delle politiche del personale; dalla revisione dei criteri di compartecipazione alla spesa alla sana integrazione pubblico-privato. Tutte azioni che richiedono, indipendentemente dal colore dell’Esecutivo, un preciso programma politico, adeguati investimenti e riforme di rottura, perché oggi al SSN non basta una “manutenzione ordinaria”, ma serve un radicale cambio di rotta per garantirne la sopravvivenza.

«La Fondazione GIMBE – conclude Cartabellotta – tramite il proprio Osservatorio sta monitorando l’attuazione del programma per la sanità messo nero su bianco nel “Contratto per il Governo del Cambiamento” e confida molto nella determinazione della Ministra Grillo. Tuttavia, se vogliamo garantire alle generazioni future un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico, le celebrazioni del 40° compleanno del SSN devono essere lette come ultima occasione sia per diffondere la consapevolezza che si sta silenziosamente sgretolando una grande conquista sociale, sia per rimettere la sanità pubblica al centro dell’agenda politica, destinando adeguate risorse e mettendo in campo le riforme necessarie ad assicurare lunga vita al SSN».

Con l’obiettivo di aumentare la sensibilizzazione pubblica sull’importanza di un “servizio” di natura “nazionale” che si prende cura della salute di 60 milioni di persone, in occasione dell’evento celebrativo il Presidente Cartabellotta ha consegnato alla Ministra Grillo il logo realizzato dalla Fondazione GIMBE per i 40 anni del SSN. In questa ricorrenza è doveroso celebrare quello che abbiamo costruito, ma occorre soprattutto diffondere la consapevolezza di quello che rischiamo di non avere più, perché, di fatto, la sanità pubblica è come la salute: ti accorgi che esiste solo quando l’hai perduta.


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10 dicembre 2018
Manovra 2019. Più risorse per la sanità, ma per il personale è sempre buio pesto

LA MANOVRA SBARCA AL SENATO CON UN “PANIERE” PIÙ RICCO PER LA SANITÀ: AUMENTO DI € 200 MILIONI PER LE LISTE DI ATTESA ED ULTERIORI € 2 MILIARDI PER EDILIZIA SANITARIA E AMMODERNAMENTO TECNOLOGICO. ANCORA AL PALO IL PERSONALE: NIENTE RISORSE VINCOLATE PER I RINNOVI CONTRATTUALI, NÉ RIMOZIONE DEI VINCOLI DI SPESA PER SBLOCCARE IL TURNOVER. SVANITO ANCHE L’EMENDAMENTO PER LA RIDUZIONE DEL SUPERTICKET. LA FONDAZIONE GIMBE ESORTA IL SENATO A CONSIDERARE L’ADOZIONE DI MISURE PER IL PERSONALE E INVITA TUTTI AD UN SANO REALISMO PERCHÉ LE RISORSE CERTE SOLO QUELLE PER IL 2019, MENTRE I € 3,5 MILIARDI PREVISTI PER IL 2020-2021 RIMANGONO LEGATI AD ARDITE PREVISIONI DI CRESCITA ECONOMICA.

«Nell’impossibilità di ottenere un’audizione formale in Commissione Bilancio, che ha scelto di ascoltare esclusivamente soggetti istituzionali – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – desideriamo portare all’attenzione dell’opinione pubblica e della politica le nostre analisi e proposte per contribuire al dibattito parlamentare conclusivo». Preme anzitutto fornire un prospetto aggiornato sulle cifre, visto che le dichiarazioni informali rilasciate tramite social, stampa e TV riportano dati parziali e incompleti, spesso utilizzati per strumentalizzazioni politiche.

LEGGE DI BILANCIO 2019
Principali misure per il finanziamento della sanità al 7-12-2018

MILIONI DI EURO

2019

2020

2021

Aumento del fabbisogno sanitario nazionale standard

1.0001

2.0002

1.5002

Riduzione tempi di attesa delle prestazioni sanitarie

150

100

100

Borse di studio corso di formazione Medicina Generale

10

10

10

Borse di studio scuole di specializzazione3

22,5

45

68,4

Programmi di edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico

4.0004

1Già assegnato dalla Legislatura precedente

2Subordinati alla stipula, entro il 31 marzo 2019, di un’Intesa Stato-Regioni per il Patto per la Salute 2019-2021 che preveda “misure di programmazione e di miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati e di efficientamento dei costi”.

3 Oltre a € 91,8 milioni per il 2022 e € 100 milioni l’anno dal 2023.

4Ripartiti nel periodo 2021-2032.

Ecco i principali passi in avanti compiuti dalla Manovra rispetto al finanziamento pubblico della sanità.

  • Sottoscrizione Patto per la Salute 2019-2021: come già richiesto anche dalla Fondazione GIMBE la scadenza è stata posticipata di due mesi, ovvero al 31 marzo 2019.
  • Fondi per la riduzione dei tempi di attesa: i 150 milioni di euro previsti per gli anni 2019-2021 diventano 350: 150 per il 2019 e 100/anno dal 2020. «È bene ribadire – spiega Cartabellotta – che si tratta di risorse vincolate a “implementazione e ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche legate ai sistemi di prenotazione elettronica”, nel rispetto delle indicazioni previste dal nuovo Piano Nazionale per il Governo delle Liste di Attesa. In altri termini, le Regioni non potranno utilizzarle per assunzione di personale o e/o acquisizione di prestazioni sanitarie da soggetti privati». Possibile che per il 2020 le liste d’attesa possano beneficiare di altri € 50 milioni assegnati dal Decreto Fiscale.
  • Programmi di edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico: il fondo aumenta complessivamente di € 4 miliardi, «una cifra indubbiamente rilevante – commenta il Presidente – ma troppo “diluita” nel tempo, visto che saranno nella disponibilità delle Regioni solo € 100 milioni/anno per il 2021 e 2022, € 400 milioni/anno dal 2023 al 2031 e € 200 milioni nel 2032».
  • Farmaci innovativi: confermati i due fondi (€ 500 milioni ciascuno) per farmaci innovativi e innovativi oncologici, che saranno trasferiti nello stato di previsione del MEF nell’ambito del finanziamento del FSN cui concorre lo Stato.

A fronte di conferme e passi avanti, rimangono purtroppo ancora disattese inderogabili necessità per la tenuta del Servizio Sanitario Nazionale, in particolare quelle che riguardano il personale:

  • Rinnovi contrattuali: gli spiragli intravisti dopo lo sciopero dei medici non si sono al momento concretizzati in risorse dedicate. Infatti, per la dirigenza, a partire dal triennio 2019-2021 il trattamento economico aggiuntivo (indennità di esclusività) concorrerà alla determinazione del monte salari, ma rimarrà nel FSN indistinto; inoltre, nessun riferimento alla retribuzione individuale di anzianità.
  • Sblocco turnover: respinti gli emendamenti che proponevano di modificare il tetto di spesa per il personale, fissato all'ammontare del 2004 diminuito dell'1,3%: la Ministra Grillo sta facendo pressing con il vice-Ministro dell’Economia Garavaglia per intervenire al Senato su quello che lei stessa ha etichettato come un “anacronistico parametro non più tollerabile”.
  • Nuovi LEA: nessuna proposta per sbloccare i nomenclatori tariffari “ostaggio” del MEF per mancata copertura finanziaria, che impediscono di fatto l’esigibilità dei nuovi LEA.
  • Superticket: non ha visto la luce l’emendamento per rifinanziare il fondo per ridurre il superticket.

Auspicando che al Senato alcune di queste misure possano trovare diritto di cittadinanza nella Manovra, la Fondazione GIMBE suggerisce due ulteriori spunti per il dibattito parlamentare:

  • Distribuire equamente nel quinquennio 2019-2023 i € 327,7 milioni stanziati per le borse di studio delle scuole di specializzazione, assicurando nel 2023 ben 2.600 (invece che 900) nuovi specialisti che, peraltro, già all’ultimo anno di corso potranno essere ammessi ai concorsi per l’accesso alla dirigenza.
  • Spostare sulle Regioni i costi organizzativi del corso di formazione specifica in Medicina Generale, aumentando così il numero di borse da circa 250 a 290 l’anno.

«Indubbiamente – conclude Cartabellotta – da questo primo giro di consultazioni parlamentari la Manovra esce con un “paniere sanità” più ricco, ma al momento il personale sanitario, vero pilastro del SSN in questi anni difficili, rimane a bocca asciutta. Più in generale, è necessaria una dose di sano realismo, facendo tesoro di quanto ha insegnato la storia recente: le risorse certe sono solo quelle stanziate per il 2019, perché l’aumento del FSN e gli altri interventi previsti per gli anni successivi sono inevitabilmente legati ad ardite previsioni di crescita economica e oggi non rappresentano “liquidità” in cui confidare ciecamente».


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22 novembre 2018
Malattia di Lyme: se la conosci la curi

NONOSTANTE SI TRATTI DI UNA PATOLOGIA POCO FREQUENTE, È FONDAMENTALE CONOSCERLA PER RICONOSCERLA, PERCHÉ, ANCHE IN ASSENZA DI CONFERME DI LABORATORIO, UN ADEGUATO SOSPETTO CLINICO, LA RIMOZIONE DELLA ZECCA E L’INIZIO TEMPESTIVO DELLA TERAPIA ANTIBIOTICA POSSONO PREVENIRE DANNI RILEVANTI A LIVELLO NEUROLOGICO, CARDIACO E ARTICOLARE. PER PROFESSIONISTI SANITARI, PAZIENTI E CITTADINI LA FONDAZIONE GIMBE HA REALIZZATO LA VERSIONE ITALIANA DELLE LINEE GUIDA NICE PER LA DIAGNOSI E LA TERAPIA DELLA MALATTIA DI LYME.

La malattia di Lyme è causata da un gruppo specifico di batteri trasmessi all’uomo tramite puntura di una zecca infetta. La malattia determina vari problemi clinici: dal tipico rash cutaneo (eritema migrante) al coinvolgimento sistemico che può causare artriti, problemi neurologici e cardiologici.

La probabilità di essere morsi da zecche infette e contrarre la malattia di Lyme aumenta nelle aree erbose e boschive, ma anche nei parchi e nelle aree verdi urbane. In Italia i dati ufficiali sulla diffusione della malattia di Lyme sono limitati e non recenti: nel 2000 una circolare del Ministero della Salute riporta circa un migliaio di casi nel periodo 1992-1998. Le Regioni con il maggior numero di segnalazioni sono Friuli Venezia Giulia, Liguria, Veneto, Emilia Romagna e la Provincia autonoma di Trento, mentre nelle Regioni centro-meridionali e insulari i casi segnalati sono rari. Recentemente, il Gruppo Italiano di Studio sulla Malattia di Lyme ha stimato che nel nostro Paese si verificano circa 500 nuovi casi ogni anno.

«L’incidenza della malattia di Lyme – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE –  potrebbe essere ampiamente sottostimata, perché la maggior parte delle stime si basa sui casi confermati in laboratorio, senza considerare quelli diagnosticati clinicamente e quelli non diagnosticati: in particolare quelli in cui la malattia si presenta solo con sintomi aspecifici come febbre, sudorazione, malessere generale, astenia, cefalea, difficoltà di concentrazione».

Per aumentare la consapevolezza di medici, professionisti sanitari e pazienti sulla malattia di Lyme, la Fondazione GIMBE ha realizzato la sintesi in lingua italiana delle linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), aggiornate nell’ottobre 2018, che saranno inserite nella sezione “Buone Pratiche” del nuovo Sistema Nazionale Linee Guida gestito dall’Istituto Superiore di Sanità.

Le linee guida NICE forniscono raccomandazioni relative alla diagnosi e alla terapia della malattia di Lyme: dai dati epidemiologici e clinici alla base di un adeguato sospetto clinico alle corrette modalità per la rimozione delle zecche; da un algoritmo per l’utilizzo dei test di laboratorio alla terapia antibiotica a cui la linea guida dedica particolare attenzione. Vengono infatti riportati in maniera molto dettagliata i numerosi schemi di trattamento per adulti e bambini, tenendo conto della assenza/presenza di disturbi focali: dal coinvolgimento dei nervi cranici o del sistema nervoso periferico a quello del sistema nervoso centrale, dall’interessamento articolare a quello cardiaco.

«Le numerose incertezze conseguenti alle limitate evidenze scientifiche – continua il Presidente –determinano spesso paura e frustrazione nelle persone con diagnosi o sospetto di malattia di Lyme. Per tale ragione le linee guida NICE raccomandano di fornire supporto, informazioni da fonti attendibili e una chiara comunicazione sulla diagnosi e sul trattamento, incluse le incertezze relative all’accuratezza dei test diagnostici e all’eventuale persistenza dei sintomi dopo la terapia antibiotica».

In particolare, se sospetto clinico è elevato non bisogna escludere la probabilità di malattia di Lyme sulla base di un’anamnesi negativa per esposizione a punture di zecca, peraltro non sempre visibili, o se i test di laboratorio sono negativi. Inoltre, se i sintomi persistono dopo due cicli completi di antibiotico, non bisogna prescrivere di routine ulteriori cicli.

«Nonostante si tratti di una patologia poco frequente – conclude Cartabellotta – è fondamentale “conoscerla per riconoscerla”, visto che, anche in assenza di conferme di laboratorio, un adeguato sospetto clinico, la rimozione della zecca e l’inizio tempestivo della terapia antibiotica possono prevenire danni rilevanti a livello neurologico, cardiaco e articolare».

Le “Linee guida per la diagnosi e il trattamento della malattia di Lyme” sono disponibili a: www.evidence.it/Lyme.  


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31 ottobre 2018
Manovra 2019: alla Sanità oltre 4,5 miliardi di euro in tre anni, ma solo 1 nel 2019 e niente risorse dedicate al personale

ANALISI GIMBE DELLA LEGGE DI BILANCIO: IN SANITÀ IL GOVERNO SEMBRA CALARE L’ASSO MA 3,5 MILIARDI SARANNO SUL PIATTO SOLO NEL 2020-2021 E CONDIZIONATI DALLE ARDITE PREVISIONI DI CRESCITA. BENE SU BORSE DI STUDIO PER SPECIALISTI E MEDICI DI FAMIGLIA, OLTRE CHE SULLA GOVERNANCE DELLE LISTE DI ATTESA. MA PER FESTEGGIARE DEGNAMENTE I 40 ANNI DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE LA MANOVRA DOVREBBE DESTINARE INTERAMENTE IL MILIARDO GIÀ PREVISTO AI RINNOVI CONTRATTUALI ANTICIPANDO AL 2019 ALMENO 1 MILIARDO PER SDOGANARE I NUOVI LEA, ELIMINARE IL SUPERTICKET ED AVVIARE UN GRADUALE SBLOCCO DEL TURNOVER DEL PERSONALE, A RISCHIO EMORRAGIA CAUSA “QUOTA 100”.

Il testo della Legge di Bilancio 2019 inviato alle Camere per la discussione parlamentare si presenta con buone nuove per la sanità pubblica: aumento del fondo sanitario nazionale di € 3,5 miliardi che si aggiungono al miliardo già stanziato dalla precedente legislatura, fondi dedicati alla governance delle liste di attesa ed alle borse di studio per specializzandi e futuri medici di famiglia, oltre ad un incremento di € 2 miliardi destinati al programma di ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico.

«Le nostre stime – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – avevano valutato in circa 4 miliardi di euro il fabbisogno per coprire le inderogabili necessità della sanità pubblica. Secondo il testo della manovra, dunque, i numeri sembrano esserci, visto che l’incremento complessivo del fondo sanitario nazionale nel triennio è di € 4,5 miliardi, oltre alle risorse finalizzate. Tuttavia, nonostante la rilevanza dei bisogni attuali (rinnovi contrattuali, sblocco del turnover, eliminazione superticket, sblocco nuovi LEA), i € 3,5 miliardi che il Governo giallo-verde mette sul piatto della sanità sono utilizzabili solo dal 2020 e inevitabilmente legati alla crescita economica attesa, proprio nel momento in cui l’ISTAT certifica lo stop del PIL nel terzo trimestre del 2018 e la Commissione europea invia un’ulteriore richiesta di chiarimenti sulla manovra 2019».

Al fine di favorire il dibattito parlamentare, oltre che il confronto tra Governo e Regioni, la Fondazione GIMBE ha realizzato un’analisi indipendente delle risorse previste per la sanità nella Legge di Bilancio 2019.

Fabbisogno sanitario nazionale standard 2019-2021. Confermato il miliardo già assegnato per il 2019 dalla precedente legislatura e previsto un aumento di € 2 miliardi nel 2020 e di € 1,5 miliardi nel 2021, per un incremento complessivo di € 4,5 miliardi nel triennio. Le risorse assegnate per il 2020 e per il 2021 sono subordinate alla stipula, entro il 31 gennaio 2019, di una Intesa Stato-Regioni per il Patto per la Salute 2019-2021 che contempli varie “misure di programmazione e di miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati e di efficientamento dei costi”. «Tutte le misure previste – puntualizza Cartabellotta – sono ampiamente condivisibili, ma la deadline al 31 gennaio è illusoria, visto che la stesura del nuovo Patto per la Salute difficilmente potrà essere avviata prima dell’approvazione della Legge di Bilancio e che i tempi per le consultazioni sono risicati. Ecco perché il Parlamento dovrebbe prorogare la scadenza almeno al 31 marzo».

Oltre all’incremento del fabbisogno sanitario nazionale standard 2019-2021, la Legge di Bilancio prevede risorse finalizzate a specifici obiettivi:

  • Riduzione dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie. Per l’implementazione e l’ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche legate ai sistemi di prenotazione elettronica sono stati stanziati nel triennio € 150 milioni, il cui riparto è subordinato a un decreto ministeriale previa Intesa Stato-Regioni. «È positivo – commenta il Presidente – che le risorse siano destinate alle infrastrutture tecnologiche e informatiche per migliorare il processo di governance delle liste d’attese e non all’aumento indiscriminato dell’offerta di prestazioni. Tuttavia è fondamentale che le modalità di riparto tengano conto delle attuali differenze regionali in termini di infrastrutture tecnologiche disponibili».
  • Borse di studio. Per quelle destinate al corso di formazione specifica in Medicina generale stanziati € 10 milioni a decorrere dal 2019 che garantiscono ogni anno circa 300 borse aggiuntive. Per le scuole di specializzazione previsto un graduale incremento di risorse per finanziare circa 2.700 borse di studio: € 22,5 milioni per il 2019, € 45 milioni per il 2020, € 68,4 milioni per il 2021, € 91,8 milioni per il 2022 e € 100 milioni a decorrere dall’anno 2023. «Intervento di grande rilevanza – commenta Cartabellotta – per ridurre gradualmente l’attuale imbuto formativo e ringiovanire il capitale umano; tuttavia, per recuperare preziose risorse, rimane indispensabile prendere atto del fenomeno delle “borse perdute”».
  • Rinnovo contrattuale 2019-2021. Per il personale dipendente e convenzionato gli oneri per i rinnovi contrattuali, nonché quelli derivanti dalla corresponsione dei miglioramenti economici al personale, sono posti a carico dei bilanci regionali. «Traducendo il politichese – puntualizza il Presidente – il personale sanitario rimane tagliato fuori dai fondi stanziati per i rinnovi contrattuali 2019-2021 e in assenza di risorse dedicate le Regioni devono reperirle dal fondo sanitario».
  • Finanziamento dei programmi di edilizia sanitaria. Viene aumentato di € 2 miliardi l’importo destinato al programma pluriennale di interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico, seppur totalmente “a spese” del Fondo investimenti enti territoriali.

I grandi assenti. Restano fuori dalla manovra alcune indifferibili priorità per evitare il collasso della sanità.

  • Rinnovi contrattuali. Contrariamente a quanto dichiarato dal sottosegretario Garavaglia, nessuna conferma che il miliardo di aumento del fondo sanitario 2019 sarà interamente destinato ai rinnovi contrattuali.
  • Sblocco turnover. Nonostante la verosimile “emorragia” di professionisti dal SSN conseguente all’applicazione della “quota 100”, nessun riferimento alla rimozione del vincolo di spesa.
  • Nuovi LEA. Con i nomenclatori tariffari ancora in “ostaggio” del MEF per mancata copertura finanziaria, i nuovi LEA non sono ancora esigibili sulla maggior parte del territorio nazionale. Le stime oscillano tra € 800 milioni (Ragioneria Generale dello Stato) e € 1.600 milioni (Conferenza Regioni e Province autonome).
  • Residuo pay-back farmaceutico 2013-2016. Parte degli oltre € 900 milioni contabilizzati come entrate nel bilancio dello Stato sono oggetto di contenzioso e potrebbero diventare una voce di passività.

«Considerato che il testo della Legge di Bilancio 2019 – conclude Cartabellotta – approda in Parlamento con un paniere triennale per la sanità più ricco delle aspettative, e in ogni caso legato alle ardite previsioni di crescita, bisogna dare merito alla Ministra Grillo di avere sensibilizzato l’intero Esecutivo sui bisogni della sanità. Tuttavia, alcune lacune che rischiano di peggiorare lo “stato di salute” del SSN non possono essere ulteriormente rinviate: ecco perché è indispensabile destinare interamente ai rinnovi contrattuali il miliardo già previsto dalla precedente legislatura ed anticipare al 2019 almeno un miliardo per sdoganare i nuovi LEA, eliminare il superticket e avviare lo sblocco del turnover».


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Pagina aggiornata il 18/02/2014