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ONLINE LA DATAROOM GIMBE SULL'EMERGENZA COVID-19 A DISPOSIZIONE DI ISTITUZIONI E MEZZI DI INFORMAZIONE

17 settembre 2020
Coronavirus: nell’ultima settimana +26% di ricoveri, +41% di terapie intensive. Costante aumento dei nuovi casi, ma calano i tamponi

NELLA SETTIMANA 9-15 SETTEMBRE SI STABILIZZA L’INCREMENTO DEI NUOVI CASI, MA CALA DI OLTRE 58.000 IL NUMERO DEI TAMPONI. CONTINUA AD ALLARGARSI IL BACINO DEI CASI ATTUALMENTE POSITIVI (39.712) E RISPETTO AL MESE SCORSO RISALE L’ETÀ MEDIA DEI CONTAGIATI, UN DATO COERENTE CON IL PROGRESSIVO INCREMENTO DEI PAZIENTI RICOVERATI CON SINTOMI (+462) E DI QUELLI IN TERAPIA INTENSIVA (+58). LA FONDAZIONE GIMBE INVITA LE REGIONI A POTENZIARE SENZA INDUGI LE ATTIVITÀ DI TESTING E TRACING, AUMENTANDO IL NUMERO DEI TAMPONI, OLTRE CHE MANTENERE ALTA LA GUARDIA PER L’IMPREVEDIBILE IMPATTO DELLA RIAPERTURA DELLE SCUOLE SULLA CURVA DEI CONTAGI.

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE registra nella settimana 9-15 settembre, rispetto alla precedente, una stabilizzazione nell’aumento dei nuovi casi (9.837 vs 9.964) a fronte di una riduzione dei casi testati (370.012 vs 421.897). Dal punto di vista epidemiologico aumentano i casi attualmente positivi (39.712 vs 33.789) e, sul fronte degli ospedali, i pazienti ricoverati con sintomi (2.222 vs 1.760) e in terapia intensiva (201 vs 143). Stabile il numero dei decessi (70 vs 72).

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: -2 (-2,8%)
  • Terapia intensiva: +58 (+40,6%)
  • Ricoverati con sintomi: +462 (+26,3%)
  • Nuovi casi: +9.837 (-1,3%)
  • Casi attualmente positivi: +5.923 (+17,5%)
  • Casi testati -51.885 (-12,3%)
  • Tamponi totali: -58.573 (-9,2%)

«Nell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – l’aumento dei nuovi casi appare stabilizzato, anche se è verosimile che il numero sia sottostimato considerata la riduzione dei casi testati e l’ulteriore aumento del rapporto positivi/casi testati. Si conferma inoltre il trend in aumento dei pazienti ospedalizzati con sintomi e di quelli in terapia intensiva. Tutte spie rosse che impongono la consapevolezza pubblica sulle dinamiche dell’epidemia, senza minimizzazioni o terrorismi di sorta, al fine di mantenere alta la guardia anche per l’imprevedibile impatto della riapertura delle scuole sulla curva dei contagi».

Nel quadro di una circolazione endemica del virus l’aumento progressivo dei focolai ha determinato la crescita dei nuovi casi settimanali. Infatti, dai 1.408 della settimana 15-21 luglio siamo passati a 9.837 nuovi casi di quella 9-15 settembre, con un incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 2,7% (figura 1 in doc). Questa dinamica ha generato il progressivo aumento dei casi attualmente positivi che da fine luglio sono più che triplicati: da 12.482 a 39.712 (figura 2 in doc).

L’incremento dei casi attualmente positivi, espandendo il “bacino” dei contagi, si riflette progressivamente sull’aumento dei pazienti ospedalizzati. Infatti, dal 21 luglio al 15 settembre i ricoverati con sintomi sono aumentati da 732 a 2.222 e i pazienti in terapia intensiva da 49 a 201 (figura 3 in doc). Circa 3/4 dei pazienti ricoverati si concentrano in 7 Regioni (74,3%): Lazio (453), Campania (295), Lombardia (263), Puglia (204), Emilia-Romagna (168), Sicilia (141) e Liguria (128). Il 74,1% dei pazienti in terapia intensiva si distribuiscono in 8 Regioni: Lombardia (29), Lazio (18), Campania (18), Sardegna (18), Emilia-Romagna (17), Sicilia (17), Toscana (17), Veneto (15) (figura 4 in doc).

«Vero è che si tratta di numeri ancora bassi – puntualizza il Presidente – e che al momento non risultano segnali di sovraccarico dei servizi ospedalieri, ma il trend in costante aumento impone di mantenere la guardia molto alta, soprattutto in alcune Regioni». In particolare, rispetto ad una media nazionale di 4 ospedalizzazioni per 100.000 abitanti i tassi risultano più elevati in Liguria (9), Lazio (8), Sardegna (6,3), Campania e Puglia (5,4).

«Queste dinamiche dell’epidemia – conclude Cartabellotta – sono coerenti con quanto rilevato dalla sorveglianza epidemiologica dell’Istituto Superiore di Sanità sull’età mediana dei contagiati che si è ridotta da oltre 60 anni dei primi due mesi dell’epidemia sino a sotto i 30 nelle settimane centrali di agosto. Quindi, nelle ultime due settimane è risalita a circa 40 anni, dimostrando che i giovani asintomatici, quando vengono a contatto in ambito familiare con persone adulte e anziane, contagiano soggetti fragili che sviluppano sintomi e possono necessitare di ricovero ospedaliero, o addirittura in terapia intensiva. Davanti a questo scenario epidemiologico e clinico, le Regioni devono potenziare senza indugi l’attività di testing e tracing, in evidente calo dopo il “boom dei tamponi” sui vacanzieri».


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10 settembre 2020
Coronavirus: quasi 34 mila casi attualmente positivi. Aumentano ricoveri e terapie intensive, rallenta la crescita dei nuovi casi

NELLA SETTIMANA 2-8 SETTEMBRE AUMENTANO PIÙ LENTAMENTE I NUOVI CASI (9.964), MA CONTINUA AD AMPLIARSI IL BACINO DEI CASI ATTUALMENTE POSITIVI (33.789). SI CONSOLIDA L’INCREMENTO DEI PAZIENTI OSPEDALIZZATI CON SINTOMI (1.760) E IN TERAPIA INTENSIVA (143), SENZA DETERMINARE AL MOMENTO ALCUN SEGNALE DI SOVRACCARICO DELL’ASSISTENZA OSPEDALIERA. AL FINE DI EVITARE IL CAOS ORGANIZZATIVO ALL’AVVIO DELL’ANNO SCOLASTICO È FONDAMENTALE APPLICARE LE INDICAZIONI OPERATIVE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ IN MANIERA UNIFORME E TEMPESTIVA IN TUTTE LE REGIONI.

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE registra nella settimana 2-8 settembre, rispetto alla precedente, un incremento dei nuovi casi (9.964 vs 9.015) e dei casi attualmente positivi (33.789 vs 26.754). Aumentano anche i pazienti ricoverati con sintomi (1.760 vs 1.380), quelli in terapia intensiva (143 vs 107) e i decessi (72 vs 46).

In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: +26 (+56,5%)
  • Terapia intensiva: +36 (+33,6%)
  • Ricoverati con sintomi: +380 (+27,5%)
  • Nuovi casi: +9.964 (+10,5%)
  • Casi attualmente positivi: +7.035 (26,3%)
  • Casi testati +26.255 (+6,6%)
  • Tamponi totali: +38.287 (+6,4%)

«Nell’ultima settimana – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – crescono i nuovi casi e, soprattutto, le persone attualmente positive, sia per l’incremento dei casi testati, sia per il costante aumento del rapporto positivi/casi testati. Si consolida inoltre il trend in aumento delle ospedalizzazioni con sintomi e dei pazienti in terapia intensiva. Sono tutti segnali che, guardando a quello che sta accadendo Oltralpe, impongono di mantenere molto alta l’attenzione».

Nel quadro di una circolazione endemica del virus l’aumento progressivo dei focolai provoca una crescita esponenziale dei nuovi casi, prevalentemente autoctoni, in parte da rientro di vacanzieri e, in misura nettamente minore, di importazione da stranieri. Infatti, da 1.408 nuovi casi riportati nella settimana 15-21 luglio siamo passati a 9.964 nuovi casi di quella 2-8 settembre, con un incremento del rapporto positivi/casi testati dallo 0,8% al 2,4% (figura 1 in doc). Questa dinamica determina il progressivo aumento dei casi attualmente positivi che in poco più di un mese sono passati da 12.482 a 33.789 (figura 2 in doc).

«L’incremento dei casi attualmente positivi – precisa il Presidente – costituisce un “bacino” di contagi che si riflette progressivamente anche sul graduale e progressivo aumento dei pazienti ospedalizzati». Infatti, dal 21 luglio al 8 settembre i ricoverati con sintomi sono aumentati da 732 a 1.760 e i pazienti in terapia intensiva da 49 a 143 (figura 3 in doc). 7 Regioni contano oltre il 75% dei pazienti ricoverati con sintomi: Lazio (354), Lombardia (248), Campania (220), Puglia (163), Emilia-Romagna (130), Sicilia (104) e Piemonte (104). Il 62% dei ricoverati in terapia intensiva si distribuisce in 6 Regioni: Lombardia (27), Emilia-Romagna (16), Sicilia (13), Veneto (12), Liguria (11) e Sardegna (10) (figura 4 in doc). «Anche se si tratta di numeri esigui – puntualizza Cartabellotta – che al momento non determinano alcun sovraccarico dei servizi ospedalieri, il trend in costante aumento, insieme all’incremento dei casi attualmente positivi, impongono di mantenere la guardia molto alta, soprattutto in alcune Regioni».

«I numeri – conclude Cartabellotta – attestano in maniera inequivocabile sia la risalita della curva dei contagi, sia quella dei pazienti ospedalizzati proprio nel momento cruciale della riapertura delle scuole. Tenendo conto del verosimile ulteriore aumento dei nuovi casi, occorre assolutamente evitare il caos organizzativo di qualche settimana fa, quando il rientro dei vacanzieri da zone di contagio ci ha trovati inspiegabilmente impreparati. A tal fine, è indispensabile che le “Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di Sars-CoV-2 nelle scuole e nei servizi operativi dell’infanzia”, emanate dall’Istituto Superiore di Sanità, vengano attuate in modo uniforme in tutte le Regioni, garantendo un tempestivo sistema di testing e tracing dei casi che si manifesteranno tra alunni e insegnanti».


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7 settembre 2020
Nel 2018 la migrazione sanitaria vale 4,6 miliardi. In 4 regioni del nord un attivo di 1,34 miliardi.In 6 regioni del centro-sud un passivo di 1,44 miliardi

IL REPORT DELL’OSSERVATORIO GIMBE ANALIZZA CREDITI, DEBITI E SALDI DELLE REGIONI RELATIVI ALLA MOBILITÀ SANITARIA DOCUMENTANDO UN FENOMENO DALLE ENORMI IMPLICAZIONI SANITARIE, SOCIALI, ETICHE ED ECONOMICHE CHE NEL 2018 HA COINVOLTO CIRCA UN MILIONE DI PAZIENTI, OLTRE AI FAMILIARI. IL FIUME DI DENARO SCORRE PREVALENTEMENTE DA SUD A NORD: 97,4% DEL SALDO ATTIVO CONFLUISCE NELLE CASSE DI LOMBARDIA, EMILIA ROMAGNA, VENETO, TOSCANA, l’84,4% DI QUELLO PASSIVO GRAVA SU CAMPANIA, CALABRIA, LAZIO, SICILIA, PUGLIA E ABRUZZO. L’ASSENZA DI DATI SUI COSTI SOSTENUTI DA PAZIENTI E FAMILIARI E SU ALTRI COSTI INDIRETTI RENDONO IMPOSSIBILE STIMARE L’IMPATTO ECONOMICO COMPLESSIVO DELLA MOBILITÀ SANITARIA.

I cittadini italiani hanno il diritto di essere assistiti in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, determinando il cosiddetto fenomeno della mobilità sanitaria interregionale, distinta in mobilità attiva (voce di credito che identifica l’indice di attrazione di una Regione) e mobilità passiva (voce di debito che rappresenta l’indice di fuga da una Regione). Annualmente vengono effettuate le compensazioni finanziarie tra Regioni su 7 flussi finanziari: ricoveri ospedalieri e day hospital (differenziati per pubblico e privato accreditato), medicina generale, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, cure termali, somministrazione diretta di farmaci, trasporti con ambulanza ed elisoccorso.

Nel 2018 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.618,98 milioni, importo approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 31 marzo 2020, previa compensazione dei saldi.

Mobilità attiva. Le 6 Regioni con maggiori capacità di attrazione vantano crediti superiori a € 200 milioni: in testa Lombardia (26,1%) ed Emilia-Romagna (13,9%) che insieme drenano il 40% della mobilità attiva. Un ulteriore 31,9% viene attratto da Veneto (9,6%), Lazio (8,5%), Toscana (8,1%) e Piemonte (5,8%). Il rimanente 28,1% si distribuisce nelle altre 15 Regioni e Province Autonome, oltre che all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (€ 244,7 milioni) e all’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (€ 43 milioni). In generale, emerge la forte attrazione delle grandi Regioni del Nord, a cui fa da contraltare quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio.

Mobilità passiva. Ciascuna delle 6 Regioni con maggiore indice di fuga genera debiti per oltre € 300 milioni: Lazio (13%) e Campania (10,5%) costituiscono circa un quarto della mobilità passiva; un ulteriore 28,7% riguarda Lombardia (8,2%), Puglia (7,3%), Calabria (6,7%), Sicilia (6,5%); il rimanente 47,8% si distribuisce nelle altre 15 Regioni e Province Autonome. La mobilità passiva presenta differenze Nord-Sud più sfumate: gli indici di fuga sono elevati in quasi tutte le Regioni del Sud, ma sono rilevanti anche in tutte le Regioni del Nord con elevata mobilità attiva, documentando specifiche preferenze dei cittadini agevolate dalla facilità di spostamento: Lombardia (-€ 379,9 milioni), Emilia-Romagna (-€ 275,9 milioni), Veneto (-€ 274,7 milioni), Piemonte (-€ 263,8 milioni), Toscana (-€ 207,6 milioni) e Liguria (-€ 206,4 milioni).

Saldi. Le Regioni con saldo positivo superiore a € 100 milioni sono tutte del Nord, mentre quelle con saldo negativo maggiore di € 100 milioni tutte del Centro-Sud (figura). In particolare:

  • Saldo positivo rilevante: Lombardia (€ 739,6 milioni), Emilia-Romagna (€ 324 milioni), Veneto (€ 140,9 milioni) e Toscana (€ 139,3 milioni)
  • Saldo positivo moderato: Molise (€ 33,7 milioni)
  • Saldo positivo minimo: Provincia Autonoma di Bolzano (€ 2,1 milioni) e Provincia Autonoma di Trento (€ 0,5 milioni)
  • Saldo negativo minimo: Valle d'Aosta (-€ 4,7 milioni), Friuli-Venezia Giulia (-€ 6,8 milioni), Umbria (-€ 10,4 milioni) e Piemonte (-€ 13,5 milioni)
  • Saldo negativo moderato: Marche (-€ 34,4 milioni), Basilicata (-€ 48,4 milioni), Liguria (-€ 51,1 milioni), Sardegna (-€ 90,4 milioni)
  • Saldo negativo rilevante: Abruzzo (-€ 100,8 milioni), Puglia (-€ 206,4 milioni), Sicilia (-€ 228,7 milioni), Lazio (-€ 230,7 milioni), Calabria (-€ 287,4 milioni), Campania (-€ 350,7 milioni)


Saldo pro-capite di mobilità sanitaria. «Con questo indicatore elaborato dalla Fondazione GIMBE – spiega il Presidente – la classifica dei saldi si ricompone dimostrando che, al di là del valore economico, gli importi relativi alla mobilità sanitaria devono sempre essere interpretati in relazione alla popolazione residente». In particolare: il Molise conquista il podio nella classifica per saldo pro-capite; le differenze tra Lombardia (€ 74) ed Emilia Romagna (€ 73) di fatto si annullano; la Calabria precipita in ultima posizione con un saldo pro-capite negativo di € 148, superiore alla somma del saldo pro-capite positivo di Lombardia ed Emilia-Romagna (€ 147).

«Tutte le nostre analisi – precisa Cartabellotta – sono state effettuate esclusivamente sui dati economici della mobilità sanitaria aggregati in crediti, debiti e relativi saldi, ma per studiare al meglio il fenomeno abbiamo inoltrato formale richiesta di accesso ai flussi integrali dei dati al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni e Province autonome». Questi dati permetterebbero di analizzare, per ciascuna Regione, la distribuzione delle tipologie di prestazioni erogate in mobilità, la differente capacità di attrazione tra strutture pubbliche e private accreditate, la residenza di chi sceglie di curarsi fuori Regione per distinguere le dinamiche della mobilità “fisiologiche” da quelle francamente “patologiche”

«I dati pubblicamente disponibili – conclude Cartabellotta – se da un lato dimostrano che il denaro scorre prevalentemente da Sud a Nord, dall’altro confermano che l’impatto economico della mobilità sanitaria è molto più elevato di € 4,6 miliardi. Infatti, se un lato è difficile quantificare i costi sostenuti da pazienti e familiari per gli spostamenti, dall’altro è impossibile effettuare stimare sia i costi indiretti (assenze dal lavoro di familiari, permessi retribuiti), sia quelli conseguenti alla mancata esigibilità delle prestazioni territoriali e socio-sanitarie, diritti che appartengono alla vita quotidiana delle persone e non alla occasionalità di una prestazione ospedaliera».

Il report dell’Osservatorio GIMBE “La mobilità sanitaria interregionale nel 2018” è disponibile a: www.gimbe.org/mobilita2018.


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Pagina aggiornata il 10/03/2020