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17 ottobre 2018
Professionisti sanitari e industria: sì alla trasparenza, no al complottismo

LA FONDAZIONE GIMBE AUDITA PRESSO LA COMMISSIONE AFFARI SOCIALI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI ESPRIME UN GIUDIZIO POSITIVO SUL SUNSHINE ACT NOSTRANO E PROPONE ALCUNI SPUNTI DI MIGLIORAMENTO: ESTENDERE ORGANIZZAZIONI E SOGGETTI CHE OPERANO NEL SETTORE SALUTE, ESCLUDERE LA VIGILANZA SULLE RELAZIONI NON FINANZIARIE E MAGGIORE ATTENZIONE ALLE FALLE PRESENTI NEL SISTEMA NAZIONALE DI EDUCAZIONE CONTINUA IN MEDICINA

Si è tenuta ieri, presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, l’audizione della Fondazione GIMBE sulla proposta di legge n. 491 “Disposizioni in materia di trasparenza dei rapporti tra le imprese produttrici, i soggetti che operano nel settore della salute e le organizzazioni sanitarie”, già noto come Sunshine Act italiano.

«Il disegno di legge – ha affermato Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – ha un impianto molto solido, ma bisogna evitare di demonizzare i trasferimenti di denaro, che non necessariamente sono correlati a fenomeni corruttivi». In particolare il Presidente si è soffermato sul fatto che il conflitto di interessi conseguente al trasferimento di denaro, per definizione, è una condizione e non un comportamento: in caso di conflitto di interessi, infatti, se la maggior parte dei “percettori” non modificherà i propri comportamenti, una parte metterà in atto comportamenti opportunistici (da lievi a gravi) e solo alcuni si renderanno responsabili di reati e illeciti amministrativi.

Cartabellotta ha poi illustrato la “Tassonomia GIMBE di frodi e abusi in sanità” con 53 tipologie di frodi e abusi classificati in 9 categorie: policy making e governance del sistema sanitario, regolamentazione del sistema sanitario, ricerca biomedica, marketing e promozione di farmaci, dispositivi e altre tecnologie sanitarie, acquisto di beni e servizi, distribuzione e stoccaggio di prodotti, gestione delle risorse finanziarie, gestione delle risorse umane, erogazione dei servizi sanitari. «Dalle nostre analisi preliminari – ha puntualizzato Cartabellotta – il Sunshine Act potrebbe contribuire a prevenire 28 delle 53 tipologie di frodi e abusi, grazie al fatto che prende in considerazione non solo i trasferimenti di valore ai professionisti sanitari, ma anche al personale amministrativo e alle organizzazioni che operano in sanità».

«Purtroppo – ha precisato il Presidente – sia i comportamenti opportunistici più gravi che i reati e gli illeciti amministrativi sono generati da flussi di denaro o altre utilità non tracciabili. Di conseguenza, se da un lato il Sunshine Act è indispensabile per una maggiore trasparenza sui trasferimenti di valore, dall’altro la sua efficacia nel prevenire i fenomeni corruttivi in sanità è molto incerta».

Cartabellotta ha poi presentato in anteprima un’analisi preliminare dei trasferimenti di valore effettuati da 15 aziende farmaceutiche nel 2016, sulla base dei dati resi disponibili grazie al disclosure code di Farmindustria. Dall’analisi è emerso che:

  • Oltre 2/3 dei medici fornisce il consenso a pubblicare i dati personali, a dimostrazione che la cultura della trasparenza è abbastanza diffusa tra i professionisti, mentre 1 medico su 3 antepone la tutela della privacy alla trasparenza.
  • Quasi il 60% dei trasferimenti di valore individuali riguardano attività di formazione (quote di iscrizione e viaggi).
  • Rispetto ai trasferimenti in favore di organizzazioni (enti pubblici, aziende sanitarie, società scientifiche, associazioni di pazienti ed altro), il 58% dell’importo totale dei trasferimenti è in favore di società di servizi che operano nell’ambito dell’Educazione Continua in Medicina (ECM).

Il Presidente infine, sulla base dei dati e delle evidenze riportate, ha presentato alla Commissione proposte di modifiche e integrazioni del testo di legge formulate dalla Fondazione GIMBE:

  • Estendere le finalità della legge, oltre che alla prevenzione dei fenomeni corruttivi, anche a quella dei comportamenti opportunistici.
  • Includere tra gli obiettivi della legge, oltre alla ricerca, anche il sistema nazionale ECM, di fatto non preso in considerazione dal testo attuale.
  • Includere tra le “imprese produttrici” quelle che commercializzano prodotti nutrizionali (latte artificiale, prodotti senza glutine e aproteici, integratori, etc.) e l’industria alimentare, tenendo conto che consistenti evidenze dimostrano rilevanti conseguenze sulla salute pubblica dei conflitti di interesse nella scienza della nutrizione.
  • Includere tra le “organizzazioni” che possono percepire denaro sia i provider accreditati per l’ECM, sia soprattutto le società di servizi, attualmente in pole position per trasferimenti di denaro.
  • Allineare il “Registro pubblico telematico” agli standard degli Open Data, già utilizzati dal Ministero della Salute.
  • Escludere dal testo di legge il monitoraggio delle “relazioni di interesse” che non prevedono transazione finanziarie, che finirebbero per sovraccaricare il “Registro pubblico telematico” con un’enorme mole di dati irrilevanti ai fini della prevenzione di comportamenti opportunistici e illeciti,  alimentando inutilmente la cultura del sospetto.

Il video integrale dell’audizione è disponibile a: www.gimbe.org/audizione_sunshine_act


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8 ottobre 2018
Manovra. Il debito pubblico cresce, ma alla sanità non spettano nemmeno le briciole

DALL’ANALISI GIMBE DELLA NOTA DI AGGIORNAMENTO DEL DEF 2018 EMERGONO TUTTE LE CONTRADDIZIONI DI UNA MANOVRA CHE PORTA ALLE STELLE IL DEBITO SACRIFICANDO LE TUTELE PUBBLICHE. LA SANITÀ CONTINUA INFATTI A RIMANERE FUORI DALL’AGENDA POLITICA E NONOSTANTE LE DICHIARAZIONI DI INTENTI DEL CONTRATTO DI GOVERNO NESSUN RILANCIO DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO, POCHI INTERVENTI REALMENTE INNOVATIVI E DUBBI SULLE REALI COPERTURE. CALA IL SILENZIO SU RINNOVI CONTRATTUALI, SBLOCCO DEI NUOVI LEA ED ELIMINAZIONE DEL SUPERTICKET.

8 ottobre 2018 - Fondazione GIMBE, Bologna

La Nota di aggiornamento al DEF (NaDEF) 2018 conferma tutti gli impegni più “popolari” presi in campagna elettorale da M5S e Lega. Tenendo conto dell’enorme indebitamento, dell’incertezza sulle coperture e della prima “bocciatura” da parte dell’UE, è evidente che per la sanità nella prima Legge di Bilancio giallo-verde il triennio 2019-2021 è buio pesto. Unica ragionevole certezza è che il miliardo aggiuntivo stanziato dal precedente Esecutivo rimarrà indenne, con un finanziamento pubblico per il 2019 di € 114,396 miliardi.

«Dopo quasi un decennio di tagli e definanziamenti destinati al risanamento della finanza pubblica – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – da un Governo che si definisce “del Cambiamento” ci si aspettava che la sanità pubblica fosse rimessa al centro dell’agenda politica, tenendo conto del programma contenuto nel “Contratto”. Invece, nonostante l’aumento del debito pubblico, tutela della salute, ricerca e sviluppo e innovazione non hanno diritto di cittadinanza nella manovra di fine anno».

Alla vigilia della discussione della Legge di Bilancio, al fine di ridurre vane aspettative, la Fondazione GIMBE ha effettuato un’analisi indipendente della NaDEF 2018 relativamente a: 1. Revisione delle stime finanziarie. 2. Problematiche rilevanti identificate.  3. Azioni previste.

  1. Revisione delle stime finanziarie
  • La NaDEF 2018 azzarda una crescita del PIL del 3,1% nel 2019 che schizza al 3,5% nel 2020 per poi tornare al 3,1% nel 2021, ma contiene l’aumento percentuale della spesa sanitaria a 0,8% nel 2019, 1,9% nel 2020 e 2% nel 2021. Questo primo dato certifica che la crescita della spesa sanitaria nel triennio 2019-2021 rimane ben al di sotto di quella stimata per il PIL nominale; inoltre, considerato che l’indice dei prezzi del settore sanitario è superiore all’indice generale dei prezzi al consumo, la restrizione in termini di spesa reale è ancora più marcata.
  • Rispetto al DEF 2018, la NaDEF 2018 aumenta dello 0,1% per anno il rapporto spesa sanitaria/PIL (6,5% nel 2019 e 6,4% nel 2020 e nel 2021), ma non conferma l’attesa inversione di tendenza annunciata dal Premier Conte in occasione del discorso per la fiducia. Parallelamente aumentano le stime della spesa sanitaria rispetto al DEF 2018: € 117,239 miliardi per il 2019 (+ € 857 milioni), € 119,452 per il 2020 (+ € 880 milioni) e € 121,803 per il 2021 (+ € 909 milioni).
  • Rimane poco comprensibile il notevole incremento (+ 2,4%) della spesa sanitaria dal 2017 al 2018 stimato in ben € 2,732 miliardi: dai € 113,6 miliardi già certificati per il 2017 ai € 116,331 stimati per il 2018. Considerato che tutte le Regioni hanno raggiunto un sostanziale pareggio di bilancio, come interpretare gli oltre € 2,9 miliardi di spesa sanitaria previsti nel 2018? È un via libera a spendere in libertà in questi ultimi due mesi? Concretizza una (inverosimile) “iniezione” straordinaria di liquidità di fine anno? Oppure si tratta di una sofisticata mossa contabile, se non di una clamorosa svista?
  1. Problematiche rilevanti identificate. In questa sezione alcune clamorose contraddizioni. Si vuole “migliorare la garanzia dell’erogazione dei LEA in modo uniforme su tutto il territorio nazionale”, ma il Governo ha già confermato il via libera al regionalismo differenziato che aumenterà le diseguaglianze. Si propone di aumentare l'attenzione per la promozione e la prevenzione della salute, senza prevedere azioni correlate né tantomeno risorse. «Infine – commenta il Presidente –  anacronistico affermare che bisogna “prepararsi ai cambiamenti derivanti dal progresso scientifico e dall’innovazione tecnologica”, ovvero si continua ad ignorare il ritardo decennale nell’adozione di tecnologie innovative per trasformare l’assistenza sanitaria».

 

  1. Azioni previste
  • Personale. Confermata la volontà di “completare i processi di assunzione e stabilizzazione del personale” e l’aumento delle borse di studio per medicina generale e specializzazioni. Il costo già stimato dalla Fondazione GIMBE è di € 1,1 miliardi per assumere 20.000 professionisti sanitari, di € 250-300 milioni per le borse di studio di specializzazione e € 40 milioni (già stanziati) per il corso di formazione specifica in medicina generale. Nessun cenno ai rinnovi contrattuali (stima € 1 miliardo).
  • Miglioramento della governance della spesa sanitaria. Azioni limitate a farmaci e dispositivi: risoluzione dei contenziosi sul payback farmaceutico, nuove modalità di calcolo di scostamenti dai vincoli della spesa farmaceutica per acquisti diretti e del tetto della farmaceutica convenzionata 2017-2018, adeguamento per il 2019 dei criteri per la contrattazione del prezzo dei farmaci, specifiche direttive per l’acquisizione delle categorie merceologiche sanitarie. Nessuna stima delle risorse potenzialmente recuperabili da tali azioni.
  • Promozione dell’innovazione e della ricerca. Oltre all’istituzione dell’Anagrafe Nazionale dei Vaccini proposte l’implementazione del Fascicolo Sanitario Elettronico in tutte le Regioni, la connessione dei vari sistemi informativi per tracciare il percorso del paziente e l’estensione della tracciabilità dei medicinali al settore veterinario. Non stimati gli investimenti necessari e le risorse recuperabili.
  • Attuazione, monitoraggio e aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Previste due azioni rilevanti: la definizione degli standard per l’assistenza territoriale e l’avvio del nuovo Piano Nazionale per il Governo delle Liste di Attesa. Nessun cenno allo sblocco dei nomenclatori tariffari dei “nuovi” LEA per i quali manca la copertura finanziaria (stima Ministero € 800 milioni, stima Regioni € 1.600 milioni), né di effettuare un consistente “sfoltimento” delle prestazioni incluse. Subordinata alla “garanzia degli equilibri economico-finanziari del SSN” la revisione della disciplina della compartecipazione alla spesa e delle esenzioni. Nessun cenno all’eliminazione del superticket.
  • Investimenti nel patrimonio edilizio sanitario e ammodernamento tecnologico delle attrezzature. Una cabina di regia definirà le priorità per gli interventi di edilizia sanitaria relative all’adeguamento antisismico (zone I e II), all’osservanza delle norme antincendio e all’adeguato ammodernamento tecnologico. Nessuna stima delle risorse necessarie, né alcun riferimento a quelle della Corte dei Conti che ha stimato in € 32 miliardi il costo per ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico.

«La prima cartina al tornasole – conclude Cartabellotta – con cui il “Governo del Cambiamento” poteva dimostrare che il rilancio del SSN è una priorità politica, è già andata in fumo: infatti, senza invertire la tendenza del rapporto spesa sanitaria/PIL è impossibile un consistente rilancio del finanziamento pubblico nel prossimo triennio. Manca un approccio di sistema per salvare il SSN, le azioni innovative e rilevanti previste per la sanità sono poche, e la copertura finanziaria è al momento molto incerta. Infine, il silenzio sul rinnovo dei contratti e sul via libera ai nuovi LEA, lascia ancora più perplessi sulla volontà dell’Esecutivo di rilanciare la sanità pubblica ed aumentare le tutele pubbliche».


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2 ottobre 2018
Manovra 2019: alla Sanità pubblica servono 4 miliardi

ANALISI GIMBE: PER RINNOVI CONTRATTUALI, SBLOCCO DEL TURNOVER, EROGAZIONE DEI NUOVI LEA, ELIMINAZIONE SUPERTICKET E BORSE DI STUDIO PER SPECIALIZZANDI, IL FONDO SANITARIO NAZIONALE RICHIEDEREBBE COMPLESSIVAMENTE UN AUMENTO DI 4 MILIARDI DI EURO, DI CUI AL MOMENTO È CONFERMATO SOLO IL MILIARDO ASSEGNATO DALLA PRECEDENTE LEGISLATURA. LA NOTA DI AGGIORNAMENTO DEL DEF 2018 E LA LEGGE DI BILANCIO 2019-2021 CRUCIALI PER LE SORTI DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE.

Alla vigilia della discussione sulla Legge di Bilancio 2019 numerose legittime richieste degli stakeholder della sanità rischiano di rimanere disattese. Al momento, infatti, le risorse necessarie sembrano ben lontane da quelle che il nuovo Esecutivo potrà assicurare alla sanità pubblica per la quale, dopo anni di cocenti delusioni, sono progressivamente maturate grandi aspettative visto che il “Contratto per il Governo del Cambiamento” mette nero su bianco il sospirato rilancio del Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

«Anche se tutte le istanze di Regioni, professionisti sanitari, organizzazioni civiche e industria – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – mirano a soddisfare inderogabili necessità per il SSN, s’impone una dose di sano realismo perché al momento manca un’adeguata copertura finanziaria. Infatti, nonostante l’ardita scelta del Governo di fissare il deficit al 2,4% del PIL, dall’entusiasmo dei due vice-premier non è “trasudata” alcuna liquidità aggiuntiva per la sanità, per la quale è stata esclusa solo l’ipotesi di nuovi tagli».

Per facilitare il confronto tra Governo e Regioni sulle priorità che possono essere realmente finanziate dalla Legge di Bilancio 2019, la Fondazione GIMBE ha messo ordine tra le cifre in ballo, a volte sovrastimate in maniera opportunistica dai singoli stakeholder, a volte divenute oggetto di strumentalizzazione politica.

Fondo Sanitario Nazionale 2019. Rimane quello fissato dalla Legge di Bilancio 2017 così come rideterminato dal Decreto 5 giugno 2017, ovvero € 114,396 miliardi. In altri termini, l’attuale Governo al momento non ha previsto alcun aumento del fondo sanitario nazionale, visto che il miliardo di euro in più rispetto al 2018 era già stato definito dal precedente Esecutivo.

Priorità per la sanità nella Legge di Bilancio 2019:

  • Rinnovi contrattuali: € 1.000 milioni. Tale stima, riportata nel luglio 2018 dal Presidente della Commissione salute alla Conferenza Stato Regioni Saitta in audizione presso la Commissione Igiene e Sanità, è inclusiva di quanto recentemente stimato dall’ARAN per la dirigenza medica e veterinaria: € 560 milioni, di cui 500 per l'aumento del 3,48% degli stipendi pubblici e 60 per garantire l'indennità di esclusività della massa salariale. Per i fondi contrattuali per il trattamento economico accessorio della dirigenza nel 2019 sono disponibili € 30 milioni, dei € 437 milioni totali stanziati dalla Legge di Bilancio 2018 sino al 2026.
  • Sblocco turnover: € 1.100 milioni. La stima del Presidente Saitta coprirebbe circa 20.000 assunzioni nel SSN, previa rimozione del vincolo di spesa sui valori del 2004 ridotta dell’1,4%.
  • Borse di studio per il corso di formazione specifica in medicina generale: € 40 milioni. Già assegnati dal fondo sanitario, secondo quanto dichiarato dalla Ministra Grillo, per finanziare insieme alle Regioni 840 borse aggiuntive per un totale di 2.093.
  • Borse di studio per le scuole di specializzazione: € 250-300 milioni. Il Presidente Saitta stima 2.600 borse non finanziate rispetto al fabbisogno formativo a un costo medio annuo di circa € 25.000. La stima complessiva non può tuttavia essere precisa, sia per la differente durata delle scuole di specializzazione, sia perché il numero di borse appare sovrastimato anche alla luce del poco noto fenomeno delle “borse perdute” che deve essere necessariamente arginato.
  • Nuovi LEA: € 800 / € 1.600 milioni. La prima stima è della relazione tecnica che ha dato il via libera alla “bollinatura” del testo del DPCM sui nuovi LEA da parte della Ragioneria Generale dello Stato; la seconda è della Conferenza delle Regioni e Province autonome che ritiene insufficiente tale copertura perché contabilizza potenziali risparmi. Nonostante il tema sia un po’ passato di moda, va ribadito che i nomenclatori tariffari rimangono in “ostaggio” del MEF proprio per la mancata copertura finanziaria e, di fatto, i nuovi LEA non sono esigibili sulla maggior parte del territorio nazionale.
  • Eliminazione superticket € 350 milioni: secondo quanto riportato dalla Corte dei Conti nel Rapporto sul Coordinamento della Finanza Pubblica 2018, il superticket nel 2017 ha “pesato” per € 413,7 milioni, da cui sono stati decurtati nella stima i € 60 milioni già stanziati dalla Legge di Bilancio 2018, ma non ancora utilizzati per mancato accordo sulla bozza di decreto da parte della Conferenza delle Regioni e province autonome. Peraltro, la stima potrebbe essere sovrastimata perché alcune Regioni nel corso del 2018 hanno già deliberato la sua eliminazione parziale o totale.
  • Ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico: € 32.000 milioni. La stima complessiva è riportata dalla Corte dei Conti nella Deliberazione 9 marzo 2018 “L’attuazione del programma straordinario per la ristrutturazione edilizia l’ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario”.
  • Residuo pay-back farmaceutico 2013-2016: circa € 920 milioni. Tale importo, quasi interamente contabilizzato come entrata nel bilancio dello Stato, è attualmente oggetto di contenzioso e potrebbe, seppur in parte, trasformarsi in una voce di passività per la finanza pubblica.

Escludendo i potenziali effetti del contenzioso sul pay-back, oltre che ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico che richiedono un piano pluriennale di investimenti che non possono gravare sul fondo sanitario, e stimando realisticamente in € 1.200 milioni l’impatto dei nuovi LEA per sbloccare i nomenclatori tariffari, la cifra necessaria per il fondo sanitario 2019 raggiunge i € 4 miliardi. «Una simile disponibilità di risorse nel 2019 – commenta il Presidente – è assolutamente irrealistica nonostante l’impegno della Ministra Grillo a reperire altri fondi, la sua determinazione a non farsi “commissariare dal MEF” e la possibilità di recuperare ulteriori risorse dal disinvestimento da sprechi e inefficienze. Infatti la sanità, al momento, non rappresenta affatto una priorità per Di Maio e Salvini».

«Per verificare se il rilancio del SSN è realmente una priorità politica del Governo per il cambiamento – conclude Cartabellotta – due sono le cartine al tornasole: la Legge di Bilancio 2019 dovrà comunque destinare per il triennio 2019-2021 le risorse necessarie alle priorità sopra riportate e alla nota di aggiornamento del DEF 2018 (non ancora pervenuta!) spetterà documentare l’inversione di tendenza del rapporto spesa sanitaria/PIL. Se così non fosse, il 23 dicembre invece di festeggiare il 40° compleanno del SSN, prepariamoci serenamente a intonarne il requiem».


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Pagina aggiornata il 18/02/2014