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ONLINE LA DATAROOM GIMBE SULL'EMERGENZA COVID-19 A DISPOSIZIONE DI ISTITUZIONI E MEZZI DI INFORMAZIONE

20 gennaio 2022
Coronavirus: frena l’incremento dei casi (+3%), ma i decessi aumentano del 49,7% in 7 giorni. Rallenta l’aumento di ricoveri (+14%) e terapie intensive (+2,3%), ma ospedali ancora sotto pressione. Vaccini: l’obbligo spinge le prime dosi degli over 50 (+28,1%). Proposte delle Regioni su gestione pandemia: alcune inapplicabili e rischiose altre condivisibili ma da integrare

IL MONITORAGGIO DELLA FONDAZIONE GIMBE RILEVA, NELLA SETTIMANA 12-18 GENNAIO, UNA STABILIZZAZIONE DEI NUOVI CASI A QUOTA 1,2 MILIONI E UN AUMENTO DELLE OSPEDALIZZAZIONI: +2.381 PAZIENTI IN AREA MEDICA, +38 IN TERAPIA INTENSIVA.  L’INCIDENZA SUPERA I 2.000 CASI PER 100.000 ABITANTI IN 58 PROVINCE. L’83,7% DELLA POPOLAZIONE HA RICEVUTO ALMENO UNA DOSE DI VACCINO E IL 79,6% HA COMPLETATO IL CICLO VACCINALE. NEGLI ULTIMI 7 GIORNI, STABILI LE NUOVE VACCINAZIONI NELLA FASCIA 5-11 (240.920) CHE RAPPRESENTANO QUASI METÀ DELLE PRIME DOSI. ANCORA SCOPERTE 8,1 MILIONI DI PERSONE DI CUI OLTRE 2 MILIONI DI OVER 50 AD ELEVATO RISCHIO DI MALATTIA GRAVE E OSPEDALIZZAZIONE. TERZE DOSI: TASSO DI COPERTURA AL 70,8% CON NETTE DIFFERENZE REGIONALI. INAPPLICABILI E RISCHIOSE LE RICHIESTE DELLE REGIONI DI MODIFICARE LE DEFINIZIONI DI CASO E RICOVERO COVID-19 E DI MANTENERE IN SERVIZIO GLI OPERATORI SANITARI POSITIVI. CONDIVISIBILI, MA DA INTEGRARE, QUELLE RELATIVE AL CONTACT TRACING E ALLE SCUOLE PRIMARIE.

20 gennaio 2022 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE rileva nella settimana 12-18 gennaio 2022, rispetto alla precedente, una stabilizzazione del numero di nuovi casi (1.243.789 vs 1.207.689) (figura 1) e un aumento dei decessi (2.266 vs 1.514) (figura 2). Crescono anche i casi attualmente positivi (2.562.156 vs 2.134.139), le persone in isolamento domiciliare (2.540.993 vs 2.115.395), i ricoveri con sintomi (19.448 vs 17.067) e, in misura minore, le terapie intensive (1.715 vs 1.677) (figura 3). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 2.266 (+49,7%), di cui 158 riferiti a periodi precedenti
  • Terapia intensiva: +38 (+2,3%)
  • Ricoverati con sintomi: +2.381 (+14%)
  • Isolamento domiciliare: +425.598 (+20,1%)
  • Nuovi casi: 1.243.789 (+3%)
  • Casi attualmente positivi: +428.017 (+20,1%)

Nuovi casi. «Nell’ultima settimana – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – si è registrata una sostanziale stabilizzazione dei nuovi casi intorno a quota 1,2 milioni, con un incremento del 3% rispetto alla settimana precedente e una media mobile a 7 giorni che passa da 174.576 del 12 gennaio a 177.652 il 18 gennaio (+1,8%) (figura 4). Una frenata nazionale della curva che risente di situazioni regionali molto diverse».

Infatti, nella settimana 12-18 gennaio, in 10 Regioni si registra un incremento percentuale dei nuovi casi (dall’1,4% della Provincia Autonoma di Trento al 159,6% della Puglia), in 10 una riduzione (dal -1,0% della Basilicata al -25,9% dell’Umbria), mentre la Liguria rimane stabile (tabella 1); i dati delle Regioni Emilia-Romagna, Liguria e Puglia risentono di consistenti ricalcoli avvenuti nelle ultime due settimane. In 58 Province l’incidenza supera i 2.000 casi per 100.000 abitanti: Rimini (3.358), Forlì-Cesena (3.296), Bolzano (3.279), Ravenna (3.027), Piacenza (2.970), Brindisi (2.964), Barletta-Andria-Trani (2.945), Bari (2.892), Napoli (2.863), Trento (2.812), Rovigo (2.748), Verona (2.737), Bologna (2.721), Vicenza (2.639), Sondrio (2.626), Biella (2.560), Firenze (2.554), Genova (2.531), Taranto (2.515), Brescia (2.493), Aosta (2.475), Torino (2.453), Parma (2.435), Pordenone (2.417), Modena (2.378), Verbano-Cusio-Ossola (2.376), Cuneo (2.338), Lecce (2.337), Ferrara (2.329), Vercelli (2.314), Udine (2.310), Pisa (2.304), Mantova (2.301), Treviso (2.277), Lodi (2.276), Savona (2.269), Imperia (2.263), Padova (2.256), Reggio nell'Emilia (2.241), Livorno (2.240), Pistoia (2.219), Belluno (2.198), Foggia (2.196), Pavia (2.196), Monza e della Brianza (2.167), La Spezia (2.163), Novara (2.155), Como (2.154), Teramo (2.131), Milano (2.106), Prato (2.091), Caserta (2.088), Salerno (2.078), Trieste (2.045), Lucca (2.032), Venezia (2.021), Arezzo (2.017) e Cremona (2.017) (tabella 2).

Testing. Si registra un aumento del numero dei tamponi totali (+10,8%), passati da 6.926.539 della settimana 5-11 gennaio a 7.672.378 della settimana 12-18 gennaio, con un incremento dei tamponi rapidi (+856.687; +17,8%) a fronte di una leggera flessione di quelli molecolari (-110.848; -5,3%) (figura 5). La media mobile a 7 giorni del tasso di positività dei tamponi molecolari si riduce ulteriormente (dal 25,4% al 21,2%), mentre rimane stabile (14,4% vs 14%) per gli antigenici rapidi (figura 6).

Ospedalizzazioni. «Resta alta la pressione sugli ospedali – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE – in cui i posti letto occupati da pazienti COVID continuano ad aumentare, seppur più lentamente: rispetto alla settimana precedente +14% in area medica e +2,3% in terapia intensiva». Al 18 gennaio, il tasso di occupazione nazionale da parte di pazienti COVID è del 29,8% in area medica e del 17,8% in area critica. Ad eccezione di Molise e Sardegna, tutte le Regioni superano la soglia del 15% in area medica, con la Valle d’Aosta che raggiunge il 57,1%; ad eccezione di Basilicata e Molise, tutte superano la soglia del 10% in area critica (figura 7). «In lieve flessione gli ingressi giornalieri in terapia intensiva – puntualizza Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione GIMBE – la cui media mobile a 7 giorni scende a 141 ingressi/die rispetto ai 146 della settimana precedente» (figura 8).

«Rimangono di difficile interpretazione – spiega Cartabellotta – i trend dei ricoveri in area medica e in terapia intensiva dell’ultima settimana; servono ulteriori analisi per capire se si tratta di errori tecnici, di ricalcoli da parte delle Regioni, dei primi effetti della prevalenza della variante omicron sulla delta, o di altre motivazioni. (figura 9)».

Decessi. Crescono i decessi: 2.266 negli ultimi 7 giorni (di cui 158 riferiti a periodi precedenti), con una media di 324 al giorno rispetto ai 216 della settimana precedente.

Vaccini: forniture. Al 19 gennaio (aggiornamento ore 06.15) risultano consegnate 121.302.328 dosi di cui 3.114.000 dosi di vaccino Pfizer pediatrico. «Negli ultimi 7 giorni – commenta Mosti – sono state consegnate 2,98 milioni di dosi non pediatriche; rispetto alle dosi residue, accanto alle 2.927.240 dosi Pfizer, è impossibile conoscere il reale numero delle dosi Moderna perché la rendicontazione ufficiale non tiene conto che per i richiami effettuati con questo vaccino viene utilizzata solo mezza dose».

Vaccini: somministrazioni. Al 19 gennaio (aggiornamento ore 06.15) l’83,7% della popolazione (n. 49.588.638) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+530.043 rispetto alla settimana precedente) e il 79,6% (n. 47.157.874) ha completato il ciclo vaccinale (+345.024 rispetto alla settimana precedente) (figura 10). In aumento nell’ultima settimana il numero di somministrazioni (n. 4.426.264), con una media mobile a 7 giorni di 632.323 somministrazioni/die: crescono dell’8,3% le terze dosi (n. 3.607.837) e del 2,8% i nuovi vaccinati (n. 510.742) (figura 11).

Vaccini: coperture. Le coperture con almeno una dose di vaccino sono molto variabili nelle diverse fasce d’età (dal 98,4% degli over 80 al 25,1% della fascia 5-11), così come sul fronte dei richiami, che negli over 80 hanno raggiunto il 80,8%, nella fascia 70-79 il 76% e in quella 60-69 anni il 69,1% (figura 12).

Vaccini: nuovi vaccinati. Nella settimana 12-18 gennaio si registra un lieve aumento dei nuovi vaccinati, che sono 510.742 rispetto ai 496.969 della settimana precedente (+2,8%) (figura 13). Di questi quasi la metà è rappresentata dalla fascia 5-11, che resta sostanzialmente stabile (n. 240.920; -3,2%), mentre la recente introduzione dell’obbligo vaccinale per gli over 50 inizia a mostrare i primi effetti visto che in questa fascia anagrafica i nuovi vaccinati sono 128.966 (+28,1% rispetto alla settimana precedente) (figura 14).

A partire dalla data di introduzione dell’obbligo vaccinale per gli over 50, la media mobile a 7 giorni dei nuovi vaccinati per questa fascia anagrafica è passata da 9.549 dell’8 gennaio a 19.845 il 15 gennaio per poi stabilizzarsi intorno a quota 18.500; nella fascia 5-11 anni dopo il picco di 38.624 registrato il 9 gennaio si è stabilizzata intorno a 35.000 nuovi vaccinati al giorno; stabile la fascia 20-49 e in leggero ma progressivo calo quella 12-19.

Al 18 gennaio rimangono ancora 8,1 milioni le persone senza nemmeno una dose di vaccino: 2,74 milioni appartengono alla fascia 5-11 anni, oltre 760 mila alla fascia 12-19 e 2,06 milioni sono over 50 ad elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione (figura 15).

Vaccini: fascia 5-11 anni. Al 19 gennaio (aggiornamento ore 06.15) nella fascia 5-11 anni sono state somministrate 994.610 dosi (figura 16): 920.290 hanno ricevuto almeno 1 dose di vaccino (di cui 189.137 hanno completato il ciclo vaccinale), con un tasso di copertura nazionale che si attesta al 25,1% con nette differenze regionali (dal 13,4% delle Marche al 42,8% della Puglia) (figura 17).

Vaccini: terza dose. Al 19 gennaio (aggiornamento ore 06.15) sono state somministrate 28.003.427 terze dosi con una media mobile a 7 giorni di 515.405 somministrazioni al giorno (figura 18). In base alla platea ufficiale (n. 39.539.599), aggiornata al 14 gennaio, il tasso di copertura nazionale per le terze dosi è del 70,8% con nette differenze regionali: dal 63,5% della Sicilia all’80,3% della Valle D’Aosta (figura 19).

Vaccini: quarta dose. Nella conferenza stampa del 18 gennaio, la European Medicines Agency (EMA) ha chiarito che, al momento attuale, non ci sono evidenze scientifiche a supporto della somministrazione di una quarta dose di vaccino anti-COVID-19 nella popolazione generale.  Qualora in futuro i dati dimostrino la necessità di un richiamo annuale, questo potrà essere somministrato all’inizio della stagione invernale, come per il vaccino antinfluenzale. Una quarta somministrazione potrebbe essere presa in considerazione per le persone immunocompromesse che hanno ricevuto la terza dose come “dose aggiuntiva” a 28 giorni dal completamento del ciclo primario: tuttavia, nonostante per molti soggetti appartenenti a questa categoria siano già passati 4 mesi dalla dose aggiuntiva, né l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) né il Ministero della Salute si sono ancora pronunciati in merito.

Vaccini: efficacia. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità dimostrano la riduzione dell’efficacia vaccinale a partire da 3 mesi dal completamento del ciclo primario e la sua risalita dopo la somministrazione del richiamo. In particolare:

  • l’efficacia sulla diagnosi scende progressivamente dal 70,7% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni al 34% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 68,8% dopo il richiamo;
  • l’efficacia sulla malattia severa scende progressivamente dal 95,4% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni all’88,9% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 97,8% dopo il richiamo.

Complessivamente nelle persone vaccinate con ciclo completo (più eventuale dose di richiamo), rispetto a quelle non vaccinate, nelle varie fasce d’età si riduce l’incidenza di diagnosi (del 27-77%), ma soprattutto di malattia grave (dell’81,8-93,1% per ricoveri ordinari; del 92,7-96,9% per le terapie intensive) e decesso (dell’82,8-93%) (figura 20).

«In uno scenario ancora critico – conclude Cartabellotta –  caratterizzato dall’elevata circolazione del virus e da una rilevante occupazione dei posti letto ospedalieri da parte dei pazienti COVID, le Regioni hanno messo sul tavolo varie proposte da discutere con il Governo, per semplificare la fase di convivenza con il SARS-CoV-2,  su cui la Fondazione GIMBE ha condotto una puntuale analisi».

  • Modifica alla definizione di caso COVID-19: dal momento che la maggior parte delle persone positive al SARS-CoV-2 sono asintomatiche o paucisintomatiche, ma possono trasmettere il contagio, non è possibile, ai fini della sorveglianza dell’epidemia, modificare la definizione di caso COVID-19, includendo – come proposto dalle Regioni – solo chi, a fronte di un tampone positivo, è anche sintomatico. Peraltro, a fronte di una definizione di caso condivisa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dall’European Centre for Disease Control, non sarebbe giustificabile introdurre una modifica nazionale, anche ai fini della sorveglianza epidemiologica internazionale.
  • Modifica alla definizione di ricovero COVID-19: la proposta delle Regioni di non considerare come pazienti COVID-19 i ricoverati per altra patologia a cui viene riscontrata una positività occasionale al SARS-CoV-2 è inapplicabile e rischiosa per varie motivazioni:
    • Cliniche: la COVID-19 è una malattia multisistemica che colpisce numerosi organi e apparati e definire lo status di “asintomaticità” è molto complesso, specialmente nei pazienti anziani con patologie multiple; inoltre, la positività al SARS-CoV-2 può peggiorare la prognosi di pazienti ricoverati per altre motivazioni, anche in relazione all’evoluzione della patologia/condizione che ha motivato il ricovero e alle procedure diagnostico-terapeutiche attuate.
    • Organizzative: la gestione di tutti i pazienti SARS-CoV-2 positivi, indipendentemente dalla presenza di sintomi correlati alla COVID-19, richiede procedure e spazi dedicati, oltre alla sanificazione degli ambienti. Di conseguenza, risulta molto difficile riorganizzare in tempi brevi la gestione degli “asintomatici” senza risorse aggiuntive, in particolare locali e personale.
    • Medico-legali e amministrative: la responsabilità di assegnare il paziente ricoverato ad una delle due categorie, con tutte le difficoltà e le discrezionalità del caso, è affidata al personale medico e alle aziende sanitarie.
  • Contact tracing: con l’attuale numero di positivi il contact tracing non è sostenibile né fattibile, né può contribuire in maniera efficace a rallentare la crescita dei casi. Se dunque è condivisibile l’obiettivo di alleggerire la pressione sui servizi sanitari territoriali, la proposta delle Regioni di riservarlo ai casi sintomatici non è basata su evidenze scientifiche, perché oggi l’elemento discriminante dovrebbe essere rappresentato dallo status vaccinale, dal momento che i vaccinati si infettano meno e, soprattutto, trasmettono meno il virus.
  • Scuole primarie: appare ragionevole la proposta delle Regioni che chiedono che, in caso di una positività in classe, in attesa del tampone T0 gli studenti rimangano presso il domicilio senza frequentare né la scuola, né le attività comunitarie. In caso di DAD, si suggerisce di valutare la possibilità di interrompere la quarantena per recarsi al centro vaccinale con mascherina FFP2 se al T0 si risulta negativi.
  • Operatori sanitari: nei primi 18 giorni di gennaio 2022 si sono registrati 36.143 nuovi casi tra il personale sanitario, quasi il triplo rispetto all’intero mese di dicembre 2021 (n. 12.664). Per fronteggiare questo problema, le Regioni chiedono di mantenere in servizio nei reparti COVID gli operatori sanitari positivi asintomatici, una proposta inapplicabile per tre ragioni. Innanzitutto, medico-legali, perché è in netto contrasto con la legge Gelli-Bianco che dispone di garantire la sicurezza delle cure integrando tutte le attività finalizzate alla prevenzione e alla gestione del rischio connesso all’erogazione di prestazioni sanitarie. In secondo luogo, per motivi organizzativi: gli operatori sanitari potrebbero lavorare nei reparti COVID, ma senza poter accedere agli spazi comuni (spogliatoi, mensa, etc.). Infine, per evidenti risvolti pratici, visto che rischia di determinare una fuga dai reparti COVID da parte del personale sanitario non colpito dall’infezione.

Il monitoraggio GIMBE dell'epidemia COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org


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14 gennaio 2022
Il nuovo sistema per conteggiare i pazienti in ospedale serve solo ad evitare restrizioni: tanto vale eliminare il sistema delle Regioni a colori

Fondazione GIMBE, 14 gennaio 2022

«Il nuovo sistema per rendicontare i pazienti ricoverati per COVID-19 richiesto dalle Regioni – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – prevede una “contabilizzazione” separata tra pazienti ospedalizzati per COVID-19 e pazienti ricoverati per altre patologie, con infezione da SARS-CoV-2 ma asintomatici per COVID-19. La Fondazione GIMBE sottolinea che tale proposta, oltre a sottostimare il reale sovraccarico degli ospedali, aumenta l’impatto organizzativo e il carico di lavoro degli operatori sanitari e presenta numerosi rischi».

Innanzitutto, la proposta è inadeguata per ragioni cliniche: considerato che la COVID-19 è una malattia multisistemica che colpisce vari organi e apparati, definire lo status di “asintomatico ” è molto complesso, specialmente nei pazienti anziani con patologie multiple; inoltre, la positività al SARS-CoV-2 può peggiorare la prognosi di pazienti ricoverati per altre motivazioni, anche in relazione all’evoluzione della patologia o condizione che ha motivato il ricovero e alle procedure diagnostico-terapeutiche attuate. In secondo luogo, è inapplicabile per ragioni organizzative: la gestione di tutti i pazienti SARS-CoV-2 positivi, indipendentemente dalla presenza di sintomi correlati alla COVID-19, richiede personale, procedure e spazi dedicati, oltre alla sanificazione degli ambienti. Di conseguenza, risulta molto difficile immaginare la gestione degli “asintomatici” senza risorse aggiuntive, in particolare locali e personale. Infine, ha rilevanti risvolti medico-legali: la responsabilità di assegnare il paziente ricoverato ad una delle due categorie, con tutte le difficoltà e le discrezionalità del caso, è affidata al personale medico e alle aziende sanitarie, su cui ricadrebbero i rischi.

«Visto che l’obiettivo delle Regioni – conclude Cartabellotta – è chiaramente solo quello di ridurre la percentuale di occupazione in area medica per evitare il passaggio alla zona arancione o addirittura a quella rossa, allora tanto vale eliminare il sistema dei colori, lasciando ad ogni Regione le proprie responsabilità, sull’entità del sovraccarico ospedaliero e sui ritardi alle cure nei pazienti non COVID.»


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13 gennaio 2022
Coronavirus: in una settimana +4.155 ricoveri (+31,2%), +285 terapie intensive (+20,5%), 1.514 decessi, (+37,4%). I nuovi casi superano 1,2 milioni (+49%). Vaccini: in 7 giorni oltre 4 milioni di somministrazioni, ma solo 73.690 prime dosi over 50. Le misure sono insufficienti per frenare la salita dei contagi e il sovraccarico degli ospedali rinvia la cura di altre malattie

IL MONITORAGGIO DELLA FONDAZIONE GIMBE RILEVA, NELLA SETTIMANA 5-11 GENNAIO, UN AUMENTO DEL 49% DEI NUOVI CASI CON INCIDENZA CHE IN 56 PROVINCE SUPERA I 2.000 PER 100.000 ABITANTI. CONTINUA A CRESCERE LA PRESSIONE SUGLI OSPEDALI, SIA IN AREA MEDICA (+32,2%) CHE IN TERAPIA INTENSIVA (+20,5%). OLTRE 8,6 MILIONI DI PERSONE SENZA NEMMENO UNA DOSE DI VACCINO, DI CUI QUASI 3 MILIONI NELLA FASCIA 5-11 ANNI. TERZE DOSI: TASSO DI COPERTURA AL 61,5% CON RILEVANTI DIFFERENZE REGIONALI. L’ENORME QUANTITÀ DI NUOVI CASI, “INCONTRANDO” UNA POPOLAZIONE SUSCETTIBILE TROPPO NUMEROSA, STA PROGRESSIVAMENTE SATURANDO GLI OSPEDALI. DI CONSEGUENZA, MOLTE REGIONI SI AVVIANO VERSO LA ZONA ARANCIONE ENTRO FINE MESE, MA SOPRATTUTTO SI RIDUCONO LE POSSIBILITÀ DI CURA PER I MALATI NON COVID.

 

13 gennaio 2022 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE rileva nella settimana 5-11 gennaio 2022, rispetto alla precedente, un netto aumento di nuovi casi (1.207.689 vs 810.535) (figura 1) e dei decessi (1.514 vs 1.102) (figura 2). In forte crescita anche i casi attualmente positivi (2.134.139 vs 1.265.297), le persone in isolamento domiciliare (2.115.395 vs 1.250.993), i ricoveri con sintomi (17.067 vs 12.912) e le terapie intensive (1.677 vs 1.392) (figura 3). In dettaglio, rispetto alla settimana precedente, si registrano le seguenti variazioni:

  • Decessi: 1.514 (+37,4%), di cui 95 riferiti a periodi precedenti
  • Terapia intensiva: +285 (+20,5%)
  • Ricoverati con sintomi: +4.155 (+32,2%)
  • Isolamento domiciliare: +864.402 (+69,1%)
  • Nuovi casi: 1.207.689 (+49%)
  • Casi attualmente positivi: +868.842 (+68,7%)

Nuovi casi. «Nell’ultima settimana – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – si è registrata un’ulteriore impennata di nuovi casi che hanno superato quota 1,2 milioni, con un incremento che sfiora il 50% rispetto alla settimana precedente e una media mobile a 7 giorni che aumenta da 128.801 del 5 gennaio a 172.559 l’11 gennaio (+34%) (figura 4)».

Nella settimana 5-11 gennaio in tutte le Regioni si rileva un incremento percentuale dei nuovi casi: dallo 0,5% dell’Umbria al 208,7% della Liguria (tabella 1). In 56 Province l’incidenza supera i 2.000 casi per 100.000 abitanti: Rimini (4469), Forlì-Cesena (3462), Ravenna (3382), Modena (3340), Firenze (3031), Lodi (3016), Monza e della Brianza (2858), Bologna (2806), Varese (2776), Trento (2774), Sondrio (2771), Brescia (2751), Reggio nell'Emilia (2722), Milano (2636), Prato (2625), Pisa (2615), Como (2596), Napoli (2584), Verbano-Cusio-Ossola (2575), Pavia (2567), La Spezia (2531), Pistoia (2529), Rovigo (2483), Aosta (2452), Lecco (2451), Caltanissetta (2435), Parma (2402), Verona (2390), Cremona (2389), Teramo (2385), Genova (2377), Savona (2349), Ferrara (2344), Chieti (2328), Lucca (2324), Bergamo (2320), Terni (2311), Mantova (2224), Arezzo (2222), Imperia (2206), Cuneo (2187), Piacenza (2173), Bolzano (2168), Biella (2163), Massa Carrara (2160), Vicenza (2133), Siena (2131), Livorno (2120), Pordenone (2105), Treviso (2082), Trieste (2071), Salerno (2047), Pescara (2041), Torino (2036), Caserta (2031) e Asti (2028) (tabella 2).

Testing. Si registra un lieve aumento (+6,8%) del numero dei tamponi totali, passati da 6.487.127 della settimana 29 dicembre-4 gennaio a 6.926.539 della settimana 5-11 gennaio, per l’incremento sia dei tamponi rapidi (+299.066; 6,6%) che di quelli molecolari (+140.346; +7,1%) (figura 5). Tuttavia, l’aumentata attività di testing influenza solo marginalmente la crescita dei nuovi casi, considerato l’aumento dei tassi di positività dei tamponi: la media mobile a 7 giorni è salita dall’8,2% al 14,3% per gli antigenici rapidi e dal 24% al 25,5% per i tamponi molecolari (figura 6).

Ospedalizzazioni. «Aumentano ancora – afferma Renata Gili, responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione GIMBE – i posti letto occupati da pazienti COVID: rispetto alla settimana precedente +20,5% in area medica e +32,2% in terapia intensiva». All’11 gennaio, il tasso di occupazione nazionale da parte di pazienti COVID è del 26,6% in area medica e del 18,2% in area critica. Ad eccezione di Molise e Sardegna, tutte le Regioni superano la soglia del 15% in area medica, con la Valle d’Aosta che raggiunge il 53,5%; ad eccezione di Basilicata, Molise e Puglia tutte superano la soglia del 10% in area critica, con la Provincia di Trento che si attesta al 31,1% (figura 7). «Aumentano gli ingressi giornalieri in terapia intensiva – puntualizza Marco Mosti, Direttore Operativo della Fondazione GIMBE – la cui media mobile a 7 giorni sale a 146 ingressi/die rispetto ai 125 della settimana precedente» (figura 8).

«Le elevate coperture vaccinali – spiega Cartabellotta – ammortizzano in maniera rilevante l’impatto della circolazione virale sui servizi ospedalieri. Tuttavia, l’enorme quantità di nuovi casi in continua crescita sta progressivamente saturando gli ospedali sia perché “incontra” una popolazione suscettibile troppo numerosa (2,2 milioni di 0-4 anni non vaccinabili, 8,6 milioni di non vaccinati e oltre 15 milioni in attesa della terza dose) sia, in misura minore, per i fenomeni di escape immunitario della variante omicron» (figura 9). La tabella riporta il numero di posti letto ancora disponibili – all’11 gennaio – che, in caso di occupazione da parte di pazienti COVID, porterebbe ciascuna Regione in zona arancione e in zona rossa, al netto di eventuale incremento dei posti letto che rimane nell’autonomia regionale.

Decessi. Crescono i decessi: 1.514 negli ultimi 7 giorni (di cui 95 riferiti a periodi precedenti), con una media di 216 al giorno rispetto ai 157 della settimana precedente.

Vaccini: forniture. Al 12 gennaio (aggiornamento ore 07.23) risultano consegnate 117.159.196 dosi di cui 2.256.000 dosi di vaccino Pfizer pediatrico. «Con la consegna di 2,1 milioni di dosi non pediatriche negli ultimi 7 giorni – commenta Mosti – le scorte di vaccini a mRNA per gli over 12 risultano costituite da 2.413.978 dosi Pfizer, mentre per Moderna il saldo delle dosi disponibili dosi risulta “negativo” (-3.495.462) in quanto la rendicontazione ufficiale continua a non considerare che per i richiami viene utilizzata solo mezza dose».

Vaccini: somministrazioni. Al 12 gennaio (aggiornamento ore 07.23) l’82,8% della popolazione (n. 49.058.595) ha ricevuto almeno una dose di vaccino (+520.427 rispetto alla settimana precedente) e il 79% (n. 46.812.850) ha completato il ciclo vaccinale (+327.923) (figura 10). In aumento nell’ultima settimana il numero di somministrazioni (n. 4.038.641), con una media mobile a 7 giorni di 580.759 somministrazioni/die: crescono del 21,9% le terze dosi (n. 3.275.943) e del 62,1% i nuovi vaccinati (n. 483.512) (figura 11).

Vaccini: coperture. Le coperture con almeno una dose di vaccino sono molto variabili nelle diverse fasce d’età (dal 98% degli over 80 al 18,4% della fascia 5-11), così come sul fronte dei richiami, che negli over 80 hanno raggiunto il 77,8%, nella fascia 70-79 il 70,1% e in quella 60-69 anni il 61,9% (figura 12).

Vaccini: nuovi vaccinati. Nella settimana 3-9 gennaio 2022 si registrano 483.512 nuovi vaccinati (+62,1%) rispetto ai 298.253 della settimana precedente (figura 13). L’aumento riguarda in particolare la fascia 5-11 (n. 267.412; +53,3%) e quella 12-19 (n. 61.778; +65,5%), mentre la recente introduzione dell’obbligo vaccinale per gli over 50 al momento non ha sortito grandi effetti visto che in questa fascia anagrafica i nuovi vaccinati sono solo 73.690 (figura 14). All’11 gennaio rimangono 8,61 milioni di persone senza nemmeno una dose di vaccino: 2,98 milioni appartengono alla fascia 5-11 anni, oltre 800 mila alla fascia 12-19 e 2,21 milioni sono over 50 ad elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione (figura 15).

Vaccini: fascia 5-11 anni. Al 12 gennaio (aggiornamento ore 07.23) nella fascia 5-11 anni sono state somministrate 761.776 dosi (figura 16). 674.225 hanno ricevuto almeno 1 dose di vaccino (di cui 88.682 hanno completato il ciclo vaccinale), con un tasso di copertura nazionale che si attesta al 18,3% con nette differenze regionali: dall’8,6% delle Marche al 33,4% della Puglia (figura 17).

Vaccini: terza dose. Al 12 gennaio (aggiornamento ore 07.23) sono state somministrate 24.314.983 terze dosi con una media mobile a 7 giorni di 466.488 somministrazioni al giorno (figura 18). In base alla platea ufficiale (n. 39.539.013), aggiornata al 10 gennaio, il tasso di copertura nazionale per le terze dosi è del 61,5% con nette differenze regionali: dal 53,4% della Sicilia al 70,5% della Valle D’Aosta (figura 19).

Vaccini: efficacia. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità dimostrano la riduzione dell’efficacia vaccinale a partire da 3 mesi dal completamento del ciclo primario e la sua risalita dopo la somministrazione del richiamo. In particolare:

  • l’efficacia sulla diagnosi scende progressivamente dal 77,6% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni al 41,6% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 75% dopo il richiamo;
  • l’efficacia sulla malattia severa scende progressivamente dal 95,7% per i vaccinati con due dosi entro 90 giorni all’88,8% per i vaccinati da più di 120 giorni, per poi risalire al 97,8% dopo il richiamo.

Complessivamente nelle persone vaccinate con ciclo completo (più eventuale dose di richiamo), rispetto a quelle non vaccinate, nelle varie fasce d’età si riduce l’incidenza di diagnosi (del 35,3-80,3%), ma soprattutto di malattia grave (dell’85,8-94,1% per ricoveri ordinari; del 92,6-97,2% per le terapie intensive) e decesso (dell’81,1-95%) (figura 20).

«Ci troviamo in una fase estremamente critica della pandemia – conclude Cartabellotta – in cui distorte narrative ottimistiche appannano l’insufficienza delle misure per rallentare la curva dei contagi e sottovalutano i rischi per la salute delle persone e per l’economia del Paese. Innanzitutto, l’ingente numero di nuovi casi, in continua crescita, dopo aver mandato in tilt i servizi territoriali sta determinando la progressiva saturazione degli ospedali, con limitazione degli interventi chirurgici programmati - anche in pazienti oncologici - e la riduzione delle capacità assistenziali, anche perché il personale sanitario è ormai allo stremo. In secondo luogo, l’enorme numero di persone positive sta progressivamente paralizzando numerosi servizi essenziali: dai trasporti alla scuola, dalla sanità agli uffici pubblici. Infine, a meno di “iniezioni” di posti letto dell’ultim'ora o di modifica dei criteri per classificare i pazienti COVID ospedalizzati, entro fine mese numerose Regioni andranno in zona arancione e qualcuna rischia la zona rossa. Un colore che certificherebbe il fallimento nella gestione della quarta ondata, nonostante la disponibilità di vaccini molto efficaci nel prevenire la malattia grave».

Il monitoraggio GIMBE dell'epidemia COVID-19 è disponibile a: https://coronavirus.gimbe.org


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Pagina aggiornata il 10/03/2020