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23 aprile 2018
Farmacia dei servizi: grande opportunità per la sostenibilità del SSN a rischio di stallo

LA FARMACIA DEI SERVIZI PUÒ OFFRIRE UN CONTRIBUTO RILEVANTE ALLA SOSTENIBILITÀ DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE: PER DIMOSTRARNE L’EFFICACIA IN TERMINI SANITARI ED ECONOMICI LA LEGGE DI BILANCIO 2018 HA ASSEGNATO 36 MILIONI DI EURO PER AVVIARE UNA SPERIMENTAZIONE GRADUALE IN 9 REGIONI. MA QUELLE ESCLUSE NON CI STANNO E L’AMBIZIOSO PROGETTO RISCHIA DI RIMANERE AL PALO.

In occasione della kermesse di Cosmofarma (Bologna, 21-22 aprile 2018), Federfarma e Farma7 hanno dato vita a un costruttivo dibattito sul rinnovato ruolo delle farmacie, quali presidi strategici del SSN. Al centro della scena la bozza di decreto attuativo della legge 205/2017 che ha individuato 9 Regioni dove avviare la sperimentazione della farmacia dei servizi: Piemonte, Lazio, Puglia per il 2018 a cui si aggiungeranno Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia nel 2019 e Veneto, Umbria e Campania nel 2020. Regioni scelte dal Ministero della Salute, previa consultazione di Federfarma e della Federazione Ordini Farmacisti Italiani, tenendo conto di criteri di rappresentatività geografica e di esperienze già avviate. Per il progetto pilota la Legge di Bilancio 2018 ha stanziato € 6 milioni per il 2018, € 12 milioni per il 2019 e € 18 milioni per il 2020, a valere sulle quote vincolate agli obiettivi di Piano sanitario Nazionale.

Nell’intervento di apertura, Nino Cartabellotta – Presidente della Fondazione GIMBE – dopo aver condiviso le determinanti che oggi condizionano la crisi di sostenibilità del SSN, ha analizzato le grandi opportunità della farmacia dei servizi e le possibili criticità delle condizioni poste dalle Regioni sullo schema di decreto.

«Il contributo della farmacia dei servizi alla sostenibilità del SSN – ha puntualizzato il Presidente – consiste nella possibilità di ridurre sprechi e inefficienze grazie ai nuovi servizi: migliorare il sottoutilizzo di prestazioni sanitarie efficaci e appropriate, in particolare favorendo l’aderenza terapeutica nei pazienti cronici e gli interventi di prevenzione, ridurre le complessità amministrative, grazie alle facilitazioni per la prenotazione di prestazioni di specialistica ambulatoriale, ritiro referti e pagamento ticket, e al miglioramento del coordinamento dell’assistenza tra vari setting assistenziali, in particolare tra ospedale e cure primarie».

Queste attività, inizialmente definite dal DLgs 153 del 3 ottobre 2009, sono state ampiamente riprese nel “Documento integrativo dell’atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione nazionale con le farmacie pubbliche e private” del marzo 2017, che identifica tra i nuovi ruoli della farmacia il contributo all’informazione, ai sistemi di verifica, allo sviluppo delle reti e ai programmi di prevenzione.

«Indubbiamente  – ha puntualizzato Cartabellotta  – il successo della farmacia dei servizi richiede una profonda revisione del ruolo del farmacista, che da semplice dispensatore di prodotti deve trasformarsi in un protagonista attivo della rete di servizi sanitari, sacrificando in parte l’anima commerciale e sviluppando nuove competenze che gli permettano di erogare adeguatamente le prestazioni richieste».

L’avvio della sperimentazione, tuttavia, sembra non essere immediata viste le 3 condizioni poste all’unanimità dalla Commissione Salute delle Regioni nella riunione del 18 aprile 2018:

  • La richiesta di assegnare i € 36 milioni previsti dalla legge di Bilancio nel triennio 2018-2020 alle 9 Regioni individuate sulla base del criterio della quota capitaria di accesso, indipendentemente dall’anno previsto per l’avvio delle attività, secondo Cartabellotta «stravolge il principio della bozza di DM: risorse non più destinate ad una sperimentazione graduale, ma mera spartizione di fondi tra le 9 Regioni identificate».
  • La materiale erogazione dovrà seguire il cronoprogramma delle attività sperimentali di ogni Regione, nel rispetto dello stanziamento previsto dalla norma,  «una condizione di fatto superflua - secondo il Presidente - visto che gli anni di erogazione dei fondi sono già stabiliti dalla Legge di Bilancio 2018».
  • Infine la richiesta che, oltre a quanto previsto dalla legge, analoga quota capitaria di accesso sia resa disponibile, a valere sulle risorse per gli obiettivi di piano, anche alle altre Regioni a statuto ordinario che vogliano avviare nel triennio iniziative analoghe. In contrasto con le posizioni di alcuni relatori, Cartabellotta ha dichiarato che «Le Regioni non incluse nella sperimentazione possono sicuramente attingere alle risorse già assegnate sottraendole ad altri obiettivi di piano, ma è impossibile reperire ulteriori finanziamenti prima della Legge di Bilancio 2019, come invece sembra richiedere questa terza condizione. In ogni caso, bisognerebbe riscrivere per la terza volta lo schema di DM e aggiustare le norme in materia previste dalla Legge di Bilancio 2018, che non rappresenta né un’urgenza per le funzioni dell’attuale esecutivo, né verosimilmente una priorità immediata per il nuovo Governo».

«La Legge di Bilancio 2018 – ha concluso  Cartabellotta  – ha assegnato € 36 milioni nel triennio 2018-2020 per realizzare una sperimentazione e la bozza di DM ha identificato 9 Regioni e subordinato alle “ricadute in termini sanitari ed economici” l’eventuale estensione su scala nazionale. Condizionare l’avvio della sperimentazione al coinvolgimento di tutte le Regioni, se politicamente desiderabile e socialmente equo, rischia di generare inaccettabili ritardi, se non di arenare, una sperimentazione che può dimostrare definitivamente il contributo della farmacia dei servizi alla sostenibilità del SSN».


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16 aprile 2018
Diete, cibi e integratori: troppe credenze, poche evidenze

SCARSA QUALITÀ DELLA RICERCA, MITI E PRESUNZIONI SENZA BASI SCIENTIFICHE ED ENORMI INTERESSI ECONOMICI ALIMENTANO LA DISINFORMAZIONE E FAVORISCONO IL PROLIFERARE DI FAKE NEWS IN UN AMBITO DI ESTREMA RILEVANZA PER LA SALUTE PUBBLICA. PER FARE CHIAREZZA IL POSITION STATEMENT GIMBE ANALIZZA LE CRITICITÀ DELLA RICERCA NELLA SCIENZA DELLA NUTRIZIONE, SINTETIZZA LE MIGLIORI EVIDENZE SU DIETE, CIBI E INTEGRATORI E LANCIA LE SFIDE PER MIGLIORARE COMUNICAZIONE PUBBLICA E QUALITÀ E INTEGRITÀ DELLA RICERCA.

Con l’imminente “prova costume” la primavera è la stagione migliore per promuovere best seller e articoli su diete e integratori con titoli sensazionalistici che annunciano soluzioni miracolose per dimagrire e “nuovi” risultati della “ricerca” che stravolgono anche le più robuste evidenze scientifiche. Dal canto suo l’industria alimentare non esita a promuovere prodotti poco salutari, utilizza campagne pubblicitarie ingannevoli e si rivolge a target particolarmente a rischio come i bambini. Infine, questione meno evidente per un pubblico già sedotto da ammalianti sirene, la scienza della nutrizione è ben lungi dall’essere ineccepibile, in quanto distorta da errori metodologici e conflitti di interesse.

«Considerato che tutti questi fattori alimentano la disinformazione su un tema estremamente rilevante per la salute pubblica – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – abbiamo realizzato il Position Statement su alimenti, diete e integratori con tre obiettivi: identificare le criticità della scienza della nutrizione, sintetizzare le migliori evidenze scientifiche su diete, cibi e integratori e identificare le sfide future per la scienza della nutrizione al fine di migliorare sia la comunicazione pubblica, che la qualità e l’integrità della ricerca».

Numerosi fattori minano la credibilità della scienza della nutrizione: l’insistere sull’approccio riduzionista vincente nell’era delle malattie carenziali, ma oggi inefficace per prevenire le malattie croniche; i conflitti di interesse finanziari e non finanziari; l’inadeguata qualità di revisioni sistematiche e linee guida; infine le criticità metodologiche della ricerca che determinano risultati  del tutto implausibili, “troppo belli per essere veri”: «È tempo di mettere un freno – puntualizza il Presidente – agli innumerevoli studi di associazione sui singoli nutrienti continuamente sfornati dai ricercatori: se presi alla lettera basterebbe aumentare l’apporto di nutrienti protettivi in 2 porzioni/die per eradicare il cancro a livello mondiale!».

Sui regimi dietetici finalizzati alla riduzione di peso le evidenze scientifiche sono inequivocabili: a fronte di infuocati dibattiti sull’efficacia delle varie diete e di slogan pubblicitari che promettono miracoli, la ricerca dimostra che qualsiasi dieta bilanciata a ridotto contenuto di carboidrati o di grassi fa dimagrire, ma non è possibile raccomandarne nessuna in particolare, viste le esigue differenze tra i vari regimi dietetici. Inoltre, in termini di riduzione del peso e del suo mantenimento, le evidenze dimostrano il valore aggiunto della terapia cognitivo-comportamentale e dell’esercizio fisico.

Nella sezione dedicata ai singoli cibi e nutrienti emerge il numero esiguo di studi controllati su esiti clinici, che forniscono adeguate prove di efficacia solo per la dieta mediterranea; la maggior parte delle evidenze deriva infatti da studi osservazionali e da trial controllati su parametri fisiologici, quali pressione arteriosa, iperlipidemia, glicemia, resistenza all’insulina, frequenza cardiaca, infiammazione sistemica. «Sulla base delle migliori evidenze disponibili – precisa Cartabellotta – è possibile raccomandare solo una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce, nocciole/noci e latticini, oltre a cibi contenenti grassi monoinsaturi, polinsaturi e omega-3. Da evitare invece carni lavorate e bevande dolcificate, oltre a cibi ricchi di sodio, amido, zuccheri raffinati, grassi insaturi, colesterolo animale».

Impietosa la valutazione dell’efficacia degli integratori alimentari: nonostante la progressiva espansione del mercato, gli studi controllati su integratori di vitamine e minerali non dimostrano evidenti benefici per la prevenzione di patologie cardiovascolari e neoplasie, evidenziando addirittura maggiori rischi per alcuni micronutrienti. Di conseguenza, precisa il Presidente «l’utilizzo di integratori multivitaminici e multimineralici non è raccomandato per la popolazione generale e nemmeno in gravidanza; al contrario, è di provata efficacia l’assunzione mirata di specifici integratori in alcune fasi della vita (gravidanza, neonati, ultracinquantenni) e in sottogruppi a rischio nei quali il fabbisogno nutrizionale non può essere soddisfatto con la sola dieta».

Il Position Statement GIMBE chiarisce infine perché nel campo dell’alimentazione bufale e fake news fioriscono continuamente e sono difficili da prevenire ed estirpare. «In questo settore – conclude Cartabellotta – esiste una dinamica interpretativa della scienza più unica che rara: da un lato l’esposizione quotidiana al cibo determina un senso di familiarità diffusa e superficiale, dall’altro i comportamenti alimentari sono influenzati da abitudini personali, familiari, culturali e religiose. Di conseguenza si generano continuamente credenze basate su congetture, aneddoti e intuizioni piuttosto che su evidenze scientifiche, peraltro poco robuste e influenzate da conflitti di interesse che, condizionando l’integrità della ricerca, minano la fiducia dei cittadini nei confronti del metodo scientifico».

Il Position Statement GIMBE “Alimenti, diete e integratori: la scienza della nutrizione tra miti, presunzioni ed evidenze” è disponibile a: www.evidence.it/diete-integratori.


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13 marzo 2018
Sostenibilità della sanità pubblica: una nuova generazione di decisori alla scuola GIMBE

Diversi fattori oggi minano la sostenibilità di tutti i sistemi sanitari: il progressivo invecchiamento delle popolazioni, il costo crescente delle innovazioni, in particolare quelle farmacologiche, il costante aumento della domanda di servizi e prestazioni da parte di cittadini e pazienti. Tuttavia, il problema della sostenibilità non è di natura squisitamente finanziaria, perché un’aumentata disponibilità di risorse non permette comunque di risolvere cinque criticità ampiamente documentate: estrema variabilità nell’utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie, effetti avversi dell’eccesso di medicalizzazione, le diseguaglianze conseguenti al sotto-utilizzo  di servizi e prestazioni sanitarie dall’elevato value, incapacità di attuare efficaci strategie di prevenzione, sprechi che si annidano a tutti i livelli.

«Per affrontare queste sfide – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – numerosi sono gli interventi normativi messi in campo negli ultimi anni. In particolare, il DM 70/2015 ovvero il “Regolamento sugli standard qualitativi, tecnologici, strutturali e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera” ha avviato il processo di qualificazione e riorganizzazione della rete ospedaliera che, insieme a quella delle cure primarie, costituisce la fondamentale linea di programmazione sanitaria per la sostenibilità del SSN».

Il DM 70/2015 promuove standard organizzativi secondo il modello di clinical governance, i cui strumenti utilizzati con un approccio di sistema contribuiscono ad erogare un’assistenza basata sulle evidenze, ad elevato value, sostenibile e centrata sui bisogni della persona: l’utilizzo integrato di strumenti di gestione del rischio clinico, evidence-based medicine, percorsi assistenziali, health technology assessment, valutazione e miglioramento continuo delle attività cliniche (audit clinico, misurazione della performance clinica, degli esiti e della qualità percepita), documentazione sanitaria, comunicazione, informazione e partecipazione del cittadino/paziente, formazione continua del personale, team work e il team training sono dunque gli ingredienti fondamentali per la sostenibilità della sanità pubblica.
«Considerato che nei programmi di formazione universitaria e specialistica – precisa Cartabellotta –questi strumenti vengono raramente trasferiti in maniera sistematica, GIMBE punta a trasmettere queste competenze alle nuove generazioni di decisori della sanità, al fine di garantire continuità assistenziale tra ospedale e territorio, migliorare l’appropriatezza organizzativa, ridurre gli sprechi ed aumentare la soddisfazione dei pazienti».

Con questi obiettivi, nell’ambito del programma GIMBE4young, la Fondazione GIMBE ha lanciato un bando nazionale per l’erogazione di 25 borse di studio che consentiranno a  25 specializzandi in Igiene e Medicina Preventiva di partecipare alla prima edizione del corso avanzato “Metodi e strumenti di Clinical Governance per la sostenibilità del SSN” che si terrà a Bologna da giugno 2018 a gennaio 2019.

AL VIA IL BANDO NAZIONALE PER 25 BORSE DI STUDIO DESTINATE A SPECIALIZZANDI IN IGIENE E MEDICINA PREVENTIVA PER LA PARTECIPAZIONE AL CORSO AVANZATO SU “METODI E STRUMENTI DI CLINICAL GOVERNANCE PER LA SOSTENIBILITÀ DEL SERVIZIO SANITARIO”, REALIZZATO GRAZIE A UNA EROGAZIONE LIBERALE E NON CONDIZIONANTE DI MSD AL PROGRAMMA GIMBE4YOUNG

L’iniziativa verrà realizzata grazie al sostegno non condizionante di MSD al programma GIMBE4young: «Ogni azienda - sottolinea Nicoletta Luppi, Presidente e Amministratore Delegato di MSD – secondo un principio di sussidiarietà orizzontale deve occuparsi del bene pubblico e, poiché la formazione dei giovani è uno dei beni più importanti del nostro Paese, ci teniamo a fare la nostra parte ed essere vicini a GIMBE». «Con questo supporto – precisa Goffredo Freddi, Direttore Policy & Communication di MSD – MSD intende fornire il suo contributo per frenare la fuga dei cervelli e trattenere i giovani talenti che possono dare un brillante futuro al nostro Paese».

Le candidature possono essere inviate online entro il 23 aprile 2018.

Tutte le informazioni sul bando sono disponibili a: www.gimbe4young.it/CG


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Pagina aggiornata il 18/02/2014