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8 marzo 2019
Servizio Sanitario Nazionale: un paziente in codice rosso

ALLA 14a CONFERENZA NAZIONALE LA FONDAZIONE GIMBE PUNTA I RIFLETTORI SULLA SCARSA SENSIBILITÀ DELLA POLITICA AD INVESTIRE E INNOVARE LA PIÙ GRANDE CONQUISTA SOCIALE DEI CITTADINI ITALIANI. IN ASSENZA DI UN CONSISTENTE RILANCIO DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO E UN PIANO ORGANICO DI RIFORME, LA “MANUTENZIONE ORDINARIA” NON SARÀ PIÙ SUFFICIENTE A TUTELARE LA SALUTE DELLE PERSONE. DALLA FONDAZIONE GIMBE LA DIAGNOSI DELLE PATOLOGIE CHE COMPROMETTONO LA SALUTE DEL SSN E UN INNOVATIVO PIANO TERAPEUTICO PERSONALIZZATO CHE RICHIEDE CORAGGIO POLITICO, RILANCIO DEGLI INVESTIMENTI E LAVORO DI SQUADRA DI TUTTI GLI ATTORI DEL SISTEMA SALUTE, CITTADINI INCLUSI.

La 14a Conferenza Nazionale GIMBE si è aperta con la lettura inaugurale del Presidente Nino Cartabellotta che ha dichiarato: «A sei anni dal lancio del programma #salviamoSSN, le nostre analisi dimostrano che il SSN si presenta come un paziente il cui stato di salute è compromesso da quattro “malattie” e due “fattori ambientali”».

  • Definanziamento pubblico. Nel periodo 2010-2019 al SSN sono stati sottratti circa € 37 miliardi, il fabbisogno sanitario nazionale (FSN) è aumentato di € 8,8 miliardi, con un incremento percentuale inferiore all’inflazione media. Guardando al futuro nessuna luce in fondo al tunnel: la Nota di Aggiornamento del DEF 2018 ha eseguito un impercettibile lifting sul rapporto spesa sanitaria/PIL (+0,1% nel 2020 e nel 2021), mentre la Manovra 2019 porta in dote per il 2019 il miliardo già assegnato dalla precedente legislatura e prevede un incremento del FSN (+€ 2 miliardi nel 2020, +€ 1,5 miliardi nel 2021) legato ad ardite previsioni di crescita economica.
  • Ampliamento del “paniere” dei nuovi LEA. Dopo quasi 2 anni, i nomenclatori tariffari rimangono ancora “ostaggio” del MEF per mancata copertura finanziaria e la maggior parte delle nuove prestazioni ed esenzioni non sono esigibili. Peraltro la Commissione LEA non ha ancora pubblicato alcun aggiornamento/delisting delle prestazioni.
  • Sprechi e inefficienze. Sei le categorie nella tassonomia elaborata dalla Fondazione GIMBE: sovra-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie inefficaci o inappropriate, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, (conseguenze del) sotto-utilizzo di servizi e prestazioni efficaci e appropriate, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell’assistenza. Secondo le stime GIMBE nel 2017 oltre € 21 miliardi di spesa pubblica non hanno prodotto alcun miglioramento di salute, come confermato dal Rapporto OCSE Health at a Glance 2018.
  • Espansione incontrollata del secondo pilastro. L’idea di affidarsi al un complicato intreccio di fondi sanitari, assicurazioni e welfare aziendale per garantire la sostenibilità del SSN si è progressivamente affermata grazie a raffinate strategie di marketing basate su irrealistici dati di rinuncia alle cure e indebitamento dei cittadini. Purtroppo, non vengono adeguatamente valutati i numerosi potenziali effetti collaterali su “organi e apparati” del SSN: dai rischi per la sostenibilità a quelli di privatizzazione, dall’aumento delle diseguaglianze all’incremento della spesa sanitaria, dal sovra-utilizzo di prestazioni sanitarie alla frammentazione dei PDTA.

Il SSN affetto da queste patologie ingravescenti vive in un habitat fortemente influenzato da due fattori ambientali: la (leale?) collaborazione con cui Stato e Regioni dovrebbero tutelare il diritto alla salute (ulteriormente minata dal contagioso virus del regionalismo differenziato) e le aspettative irrealistiche di cittadini e pazienti per una medicina mitica e una sanità infallibile, alimentate da analfabetismo scientifico ed eccessi di medicalizzazione.

«Per mantenere un SSN a finanziamento prevalentemente pubblico, preservandone i princìpi di equità e universalismo – ha continuato il Presidente – abbiamo elaborato ed aggiornato secondo le migliori evidenze scientifiche un “piano terapeutico personalizzato” efficace nel modificare la storia naturale delle quattro malattie, minimizzare l’impatto dei fattori ambientali e intervenire su altri “patogeni” che minano la salute del SSN». Il piano di salvataggio GIMBE prevede infatti misure per orientare le scelte politiche, organizzative, professionali, oltre che quelle di cittadini e pazienti: dal rilancio del finanziamento pubblico all’avvio di un piano nazionale per la riduzione di sprechi e inefficienze; dalla ridefinizione del perimetro dei LEA secondo evidenze scientifiche e princìpi di costo-efficacia alla riforma della sanità integrativa; dall’attuazione del principio della “salute in tutte le politiche” all’informazione scientifica a cittadini e pazienti; dall’aumento delle capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni alla costruzione di un servizio socio-sanitario nazionale; dal rilancio delle politiche e degli investimenti per il personale alla programmazione del fabbisogno di medici, specialisti e altri professionisti sanitari; dalla regolamentazione dell’integrazione pubblico-privato e della libera professione secondo i reali bisogni di salute al finanziamento della ricerca clinica e organizzativa con almeno l’1% del fabbisogno sanitario nazionale; dalla ridefinizione dei criteri di compartecipazione alla spesa sanitaria all’eliminazione del superticket.

«Considerato che, per assicurare lunga vita al SSN – ha precisato Cartabellotta – non basta più la “manutenzione ordinaria”, occorre rilanciare in maniera consistente il finanziamento pubblico e mettere in campo riforme di rottura, per creare discontinuità rispetto al passato. Ecco perché, attivando il pensiero laterale, abbiamo sviluppato “innovazioni terapeutiche” indispensabili per garantire il SSN alle generazioni future». Ecco in sintesi ecco le principali proposte di riforme per salvare il “paziente SSN”:

  • Rilancio del finanziamento pubblico. Sganciare il finanziamento pubblico dal PIL, il cui aumento è legato alla salute e al benessere della popolazione, incrementando il FSN di una percentuale annua minima pari almeno al doppio dell'inflazione. Occorre inoltre uscire fuori dal perimetro del FSN, sia rivalutando il sistema delle detrazioni fiscali per spese sanitarie, fondi sanitari integrativi e welfare aziendale, sia definendo un fabbisogno socio-sanitario nazionale dove far confluire le risorse oggi destinate ad alcune spese sociali (es. indennità di accompagnamento, invalidità civile) e fondi per le politiche sociali (es. fondo per la non autosufficienza).
  • Aumento delle capacità di verifica dello Stato sulle Regioni. Modificare i criteri di riparto del FSN, prevedendo una quota fissa da destinare a costi standard di personale sanitario e di beni e servizi e una quota variabile vincolata ad adempimenti LEA secondo il nuovo sistema di garanzia con meccanismi bonus/malus a valere sul riparto dell’anno successivo: questo permetterebbe gradualmente anche di superare gli attuali Piani di rientro. Inderogabile la riforma degli enti vigilati favorendo sinergie ed evitando duplicazioni sia tra gli enti, sia con le DG del Ministero della Salute.
  • Piano nazionale contro gli sprechi. È indispensabile allineare a cascata i sistemi premianti a tutti i livelli del SSN, utilizzare criteri di rimborso value-based e favorire i processi di disinvestimento e riallocazione rendendo più flessibili tetti di spesa e budget.
  • Definizione dei LEA. I LEA devono essere informati da un piano nazionale per la valutazione di tutte le tecnologie sanitarie, idealmente gestito da un ente indipendente. AIFA dovrebbe mantenere il solo ruolo di agenzia regolatoria.
  • Riordino sanità integrativa. Definire le prestazioni LEA ed extra-LEA che possono/non possono essere coperte dai fondi sanitari integrativi, limitando le agevolazioni fiscali alle prestazioni extra-LEA e regolamentare i rapporti tra fondi sanitari integrativi e compagnie assicurative.
  • Politiche per il personale. È tempo di un contratto unico per il personale medico del SSN, oltre che di introdurre la revalidation per tutti i professionisti sanitari.
  • Integrazione pubblico-privato e regolamentazione libera professione. Stabilire un tetto massimo delle risorse del riparto regionale che possono essere destinate al privato accreditato. Necessario definire una consistente indennità di esclusività del rapporto pubblico, rendendo incompatibile la progressione di carriera con l’attività extramoenia.
  • Ricerca comparativa indipendente. Identificare le aree grigie e finanziare la ricerca comparativa indipendente al fine di includere ed escludere prestazioni sanitarie nei LEA. Prevedere meccanismi premiali per le Regioni che investono in ricerca indipendente per rispondere a quesiti di interesse nazionale.

«Dopo 40 anni – ha concluso il Presidente Cartabellotta – è tempo di acquisire una reale e piena consapevolezza del bene più prezioso di cui dispone il nostro Paese. Un SSN che si prende cura della nostra salute e che, in qualità di “azionisti di maggioranza”, siamo tenuti a tutelare, ciascuno secondo le proprie responsabilità siano esse pubbliche o individuali perché… la sanità pubblica è come la salute: ti accorgi che esiste solo quando l’hai perduta».


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4 marzo 2019
14a Conferenza GIMBE per garantire il Servizio Sanitario Nazionale alle generazioni future. A Roberto Burioni il premio “Evidence”

VENERDÌ 8 MARZO, IN OCCASIONE DELLA 14a CONFERENZA NAZIONALE, LA FONDAZIONE GIMBE ASSEGNERÀ IL PRESTIGIOSO RICONOSCIMENTO AL NOTO VIROLOGO PER “AVERE INVASO IL CAMPO DELL’ANTISCIENZA CON UNO STILE COMUNICATIVO INSOLITO PER IL MONDO DELLA MEDICINA, MA EFFICACE PER COMBATTERE CIARLATANI E FAKE NEWS CHE MINACCIANO LA SALUTE DELLE PERSONE”.
LA CONFERENZA PUNTA I RIFLETTORI SULLE POSSIBILI SOLUZIONI PER FRONTEGGIARE LA CRISI DI SOSTENIBILITÀ DEL SSN E IL PROGRESSIVO DEPAUPERAMENTO DELLA SANITÀ PUBBLICA: UNA PRIORITÀ POLITICA DALLE ENORMI IMPLICAZIONI SOCIALI, ECONOMICHE E SANITARIE, TRASCURATA DAI GOVERNI DI OGNI COLORE POLITICO.

Fondazione GIMBE - Bologna, 4 marzo 2019

L’Italia è tristemente nota come la patria degli incresciosi fenomeni Vannoni e Di Bella, punta di un pericoloso iceberg di imbonitori che assicurano di curare le più disparate malattie con le loro “pozioni miracolose” prive di qualsiasi base scientifica, lucrando sulla disperazione di pazienti per i quali la ricerca non ha ancora trovato terapie efficaci. Negli ultimi anni poi il nostro Paese ha conquistato i titoli di prestigiose riviste internazionali per la contagiosa diffusione di movimenti anti-vax basati su teorie antiscientifiche: dai contaminanti dei vaccini al numero di vaccini somministrati contemporaneamente, al richiamo ostinato all’inesistente relazione causale vaccini-autismo. Infatti, lo studio pubblicato da The Lancet nel 1998 è stato successivamente ritrattato perché fraudolento e il suo autore Andrew Wakefield radiato dall’ordine dei medici britannico con una dichiarazione di falsificazione disonesta della ricerca.

«In un contesto caratterizzato da aspettative irrealistiche della popolazione per una medicina mitica e una sanità infallibile – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – la democratizzazione delle informazioni nell’era di internet, la scarsa alfabetizzazione sanitaria e la viralità dei contenuti sui social media hanno prodotto una miscela letale: ricerca di scarsa qualità, presunzioni e fake news hanno spesso il sopravvento sulle migliori evidenze scientifiche, condizionando le scelte di cittadini e pazienti e, indirettamente, le politiche sanitarie che, legate alla politica partitica, non possono permettersi di scontentare gli elettori».

Considerata l’efficacia dei media e l’influenza dei social media nell’orientare le scelte di cittadini e pazienti, la Fondazione GIMBE assegna al Prof. Roberto Burioni il Premio Evidence 2019 per “avere invaso il campo dell’antiscienza con uno stile comunicativo insolito per il mondo della medicina, ma efficace per combattere ciarlatani e fake news che minacciano la salute delle persone”. Il prestigioso riconoscimento, è stato precedentemente assegnato a Luigi Pagliaro, Silvio Garattini, Walter Ricciardi, Aldo Maggioni, Giuseppe Remuzzi, Elena Cattaneo.

La cerimonia di consegna del Premio Evidence è prevista in occasione della 14a Conferenza Nazionale GIMBE che si terrà a Bologna il prossimo 8 marzo, dove «al giro di boa dei 40 anni del SSN – spiega il Presidente – la Fondazione GIMBE avvia la pars construens della campagna #salviamoSSN con proposte di rottura che saranno condivise con autorevoli esponenti di politica, management, professionisti sanitari, ricercatori, industria, pazienti e cittadini».

«Se la salute è il bene più prezioso delle persone – continua Cartabellotta – e il Servizio Sanitario Nazionale è lo strumento con cui attuare il principio costituzionale della sua tutela, la crisi di sostenibilità e il progressivo depauperamento della sanità pubblica rappresentano una priorità politica per le enormi implicazioni sociali ed economiche, oltre che sanitarie. Ma nessun Governo, indipendentemente dal colore, ha mai avuto il coraggio e la determinazione di mettere questa priorità al centro dell’agenda politica».

«Per tali ragioni la 14a Conferenza Nazionale GIMBE – conclude il Presidente – punterà i riflettori su 5 “parole chiave” per garantire il servizio sanitario nazionale alle generazioni future: risorse, riforme, equità, universalismo, innovazioni. In particolare, proveremo a trovare una risposta a due grandi interrogativi: quante risorse e quali riforme sono necessarie per garantire alle generazioni future il SSN, mantenendo i princìpi di equità e universalismo della L. 833 del 1978 che lo ha istituito? Con quali modalità il SSN può offrire a tutte le persone l’accesso alle vere innovazioni?».

Il programma della 14a Conferenza Nazionale GIMBE è disponibile a: www.conferenzagimbe.it/programma


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27 febbraio 2019
Finanziamenti dell’industria farmaceutica a professionisti e organizzazioni sanitarie: dati accessibili, trasparenza da migliorare

LA FONDAZIONE GIMBE PUBBLICA IL PRIMO REPORT NAZIONALE SUI TRASFERIMENTI DI VALORE, SECONDO QUANTO PREVISTO DAL CODICE DEONTOLOGICO DI FARMINDUSTRIA. 14 AZIENDE CHE SUPERANO IL 50% DEL FATTURATO TOTALE DI SETTORE TRASFERISCONO € 288 MILIONI A OPERATORI SANITARI (16%), A ORGANIZZAZIONI SANITARIE (43%) E ALLA RICERCA E SVILUPPO (41%). PER ARGINARE STRUMENTALIZZAZIONI E IPOTESI COMPLOTTISTE, DA GIMBE NUMEROSE PROPOSTE PER MIGLIORARE LA TRASPARENZA DEI DATI AD ESCLUSIVO BENEFICIO DEL RAPPORTO DI FIDUCIA CHE DALL’INDUSTRIA, ATTRAVERSO PROFESSIONISTI E ORGANIZZAZIONI SANITARIE, ARRIVA DIRETTAMENTE AI PAZIENTI.

27 febbraio 2019 - Fondazione GIMBE, Bologna

Da quando Farmindustria ha recepito nel proprio codice deontologico il codice EFPIA (European Federation of Pharmaceutical Industries and Association), entro il 30 giugno le aziende farmaceutiche associate pubblicano i trasferimenti di valore effettuati nell’anno precedente. In particolare, tramite un modulo standardizzato vengono rendicontati gli importi trasferiti a operatori e organizzazioni sanitarie relativi a erogazioni liberali e donazioni, eventi formativi, servizi e consulenze, oltre a quelli destinati alla ricerca e sviluppo. Purtroppo, nonostante questa fondamentale azione di trasparenza nelle relazioni tra industria del farmaco e professionisti sanitari, l’assenza di un report annuale e di un database unico ha generato solo “estrazioni selettive” dei dati volte ad alimentare ipotesi complottiste.

«Al fine di aumentare la consapevolezza pubblica sui trasferimenti di valore – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – e favorire la collaborazione tra industria, professionisti sanitari, organizzazioni sanitarie e pazienti, l’Osservatorio GIMBE ha realizzato un report indipendente per fornire un quadro oggettivo dei dati resi disponibili e identificare le aree per migliorare la trasparenza. Volutamente esclusa l’elaborazione di classifiche sulle somme percepite da singoli operatori o organizzazioni sanitarie, per evitare strumentalizzazioni e alimentare la “cultura del sospetto” che danneggia le relazioni di fiducia tra i protagonisti del sistema salute».

Le analisi sono state effettuate sui trasferimenti di valore di 14 aziende farmaceutiche che, insieme, rappresentano il 51,5% del fatturato totale di settore nel 2017 (€ 10.997/€ 21.337 milioni). Sui siti web delle aziende sono stati innanzitutto identificati i file relativi ai trasferimenti di valore, quindi i dati sono stati inseriti in un database unico tramite importazione o input manuale. Successivamente, sono stati effettuati gli allineamenti necessari per garantire la comparabilità dei dati provenienti dalle differenti fonti e sono state uniformate le denominazioni delle organizzazioni sanitarie, poi classificate in categorie omogenee.

Vengono di seguito riportati i risultati principali.

Trasferimenti di valore totali e loro distribuzione

  • Nel 2017 le 14 aziende hanno trasferito complessivamente € 288,1 milioni con un valore medio dei trasferimenti per azienda di € 20,58 milioni (range € 8,1-41,9 milioni). La percentuale media dei trasferimenti di valore sul fatturato è del 2,9% (range 0,8%-4,3%). Sulla base di questi dati, si stima un  trasferimento totale di tutte le aziende associate a Farmindustria di circa € 550-580 milioni.
  • € 45,9 milioni (15,9%) sono stati destinati ad operatori sanitari, € 124,8 milioni (43,3%) ad organizzazioni sanitarie e € 117,3 milioni (40,7%) alla ricerca e sviluppo con notevoli differenze tra le diverse aziende.

Trasferimenti a operatori sanitari

  • Le 14 aziende destinano ad operatori sanitari il 15,9% dei trasferimenti di valore (€ 45,9 milioni) con ampia variabilità: in media € 3,3 milioni (range € 0,5-6,0 milioni).
  • Quando gli operatori sanitari non forniscono il consenso alla pubblicazione dei dati, i corrispondenti importi vengono riportati in forma “aggregata”, una circostanza che secondo il codice deontologico di Farmindustria dovrebbe essere “del tutto eccezionale”. Il report GIMBE dimostra che i trasferimenti riportati in forma aggregata sono oltre un terzo (€ 15,1 milioni).
  • Dall’analisi della destinazione d’uso dei trasferimenti, effettuata solo sui dati aggregati, emerge una ripartizione omogenea tra eventi (€ 8 milioni) e servizi e consulenze (€ 7,9 milioni).

Trasferimenti a organizzazioni sanitarie

  • Le 14 aziende destinano a 1.448 organizzazioni sanitare il 43,7% dei trasferimenti di valore (€ 124,8 milioni) con ampia variabilità: in media € 8,9 milioni (range € 2,0-24,2 milioni).
  • Il 56,6% (€ 70,6 milioni) viene trasferito a società di servizi, il 14% (€ 17,5 milioni) a società scientifiche; ricevono tra il 6% e l’8% Università (€ 9,9 milioni), strutture di ricovero (€ 8,7 milioni) ed enti di ricerca (€ 7, 4 milioni). A tutte le altre organizzazioni va il rimanente 8,5% (€ 10,6 milioni).
  • Le 48 organizzazioni che ricevono oltre € 500.000 ciascuna rappresentano il 3,2% del totale e raccolgono il 39,7% dei trasferimenti; di queste, le 21 organizzazioni che ricevono oltre € 1 milione ciascuna rappresentano l’1,4% del totale e ricevono il 25% circa dei trasferimenti.
  • Per quanto riguarda le destinazioni d’uso dei trasferimenti, € 31,5 milioni sono relative ad erogazioni liberali e donazioni, quasi € 80 milioni ad eventi e € 12,5 milioni a servizi e consulenze.

Trasferimenti per ricerca e sviluppo

  • Le 14 aziende destinano alla ricerca e sviluppo il 41,1% dei trasferimenti di valore (€ 117,3 milioni) con ampia variabilità: in media € 8,4 milioni (range € 1,2-20,3 milioni).
  • Considerato che il codice EFPIA richiede solo di riportare l’importo totale destinato alla ricerca e sviluppo, non si conosce alcun dettaglio relativo ai destinatari (operatori e/o organizzazioni) e alla specifica destinazione d’uso (compensi, viaggio e alloggio e altre spese).

Il report GIMBE ha rilevato alcuni “problemi strutturali” che condizionano negativamente il livello di trasparenza dei dati pubblicati dalle singole aziende: inadeguatezza dei formati dei file per l’importazione e l’analisi, frequente mancanza di dati facoltativi, impossibilità di identificare i trasferimenti indiretti in favore degli operatori sanitari. Inoltre le aziende non sempre interpretano in maniera univoca alcuni punti del codice deontologico di Farmindustria, influenzando l’uniformità nel reporting dei dati.

«Nel ringraziare pubblicamente Farmindustria per aver adottato l’EFPIA disclosure code e tutte le aziende associate per aver reso pubblici i trasferimenti di valore – conclude il Presidente –  la Fondazione GIMBE invita ad esaminare dati e criticità emerse dal report e a prendere in considerazione le proposte formulate per migliorare la trasparenza ad esclusivo beneficio del rapporto di fiducia che dall’industria, attraverso professionisti e organizzazioni sanitarie, arriva direttamente ai pazienti».

Il report Trasferimenti di valore 2017 dell’industria farmaceutica a operatori e organizzazioni sanitarie è disponibile a: www.gimbe.org/trasferimenti-valore-2017.


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Pagina aggiornata il 18/02/2014