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2 ottobre 2017
Il luogo di residenza condiziona la salute delle persone: alla Sanità serve una nuova governance

L’UNIVERSALISMO DEL NOSTRO SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE È SOLO UN’ETICHETTA SBIADITA: I DATI DIMOSTRANO IMPIETOSAMENTE CHE IL DIRITTO COSTITUZIONALE ALLA TUTELA DELLA SALUTE È MINATO DA POLITICHE REGIONALI E DECISIONI LOCALI CHE DETERMINANO GRAVI DISEGUAGLIANZE NELL’OFFERTA DI SERVIZI E PRESTAZIONI SANITARIE, GENERANO SPRECHI E INEFFICIENZE E INFLUENZANO GLI ESITI DI SALUTE

2 ottobre 2017 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il 2° Forum della sostenibilità e opportunità nel settore salute (Firenze, 29-30 settembre) è stato aperto da un costruttivo dibattito su un tema di estrema rilevanza sociale, etica, politica ed economica: la governance del sistema sanitario fra Stato e Regioni, in un contesto generale caratterizzato – come già rilevato dal 2° Rapporto GIMBE – da un cocktail potenzialmente letale per la sostenibilità del servizio sanitario: revisione “al rialzo” dei nuovi LEA incurante dell’imponente definanziamento della sanità pubblica, boom della spesa privata complice una sanità integrativa ipotrofica e poco regolamentata, sprechi e inefficienze, consumismo sanitario alimentato da aspettative irrealistiche di cittadini e pazienti scarsamente alfabetizzati.

«Dal un punto di vista etico, sociale ed economico ha affermato Nino Cartabellotta – Presidente della Fondazione GIMBE e coordinatore della sessione – è inaccettabile che il diritto costituzionale alla tutela della salute, utopisticamente affidato a una leale collaborazione tra Stato e Regioni, sia condizionato dal CAP di residenza del cittadino, a causa di decisioni regionali e locali che, oltre a generare diseguaglianze nell’offerta di servizi e prestazioni, influenzano anche gli esiti di salute».

«L’universalismo – continua il Presidente – è un pilastro fondante e irrinunciabile del nostro servizio sanitario nazionale, ma oggi rischia di rimanere una mera illusione collettiva, perché nei fatti il nostro sistema di welfare si sta inesorabilmente disgregando». In tal senso, i dati documentano un inquietante elenco di variabilità regionali: dagli adempimenti dei LEA alle performance ospedaliere documentate dal programma nazionale esiti, dalla dimensione delle aziende sanitarie alla capacità di integrazione pubblico-privato, dal variegato contributo di fondi integrativi e assicurazioni alla disponibilità di farmaci innovativi, dalla governance della libera professione e delle liste di attesa alla giungla dei ticket, dalle eccellenze ospedaliere del Nord alla desertificazione dei servizi territoriali nel Sud.

Sulla stessa linea Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità: «Non possiamo accettare che in alcune Regioni i cittadini dispongano di una sanità con standard di eccellenza a costi relativamente contenuti per il Paese, mentre altre Regioni sprecano il denaro pubblico senza offrire alle persone nemmeno i servizi essenziali. Ecco perché il prossimo esecutivo dovrà necessariamente affrontare questa criticità sociale ed economica, magari riproponendo al Parlamento una riforma costituzionale limitata alla sanità, oltre che rilanciare il finanziamento pubblico e mettere la salute delle persone al centro di tutte le decisioni politiche».

«L’ossimoro “welfare selettivo” – ha affermato Luigi d’Ambrosio Lettieri, membro della Commissione Igiene e Sanità del Senato – disegna una prospettiva su cui la politica ha il dovere di aprire un confronto maturo e responsabile per offrire alle persone maggiori garanzie sul diritto costituzionale alla tutela della salute. Dobbiamo farlo tenendo presenti anche le indicazioni che provengono dalle indagini condotte dalle commissioni parlamentari di Senato e Camera e dal 2° rapporto GIMBE sulla sostenibilità del SSN».

«Nelle Regioni che non adempiono ai LEA – afferma Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale dei diritti del malato – i cittadini pagano addizionali IRPEF più elevate e devono andare a curarsi altrove: la confusione delle persone sul proprio (costituzionale) diritto alla salute è ormai inaccettabile». «La carenza di comunicazione istituzionale su questo tema è impressionante – incalza Rosanna Massarenti, direttore di Altroconsumo – Sul decreto appropriatezza ad esempio i cittadini ci hanno chiesto disorientati: perché non ho più diritto alle prestazioni che prima mi venivano concesse? ».

«Cartina al tornasole di queste disuguaglianze – ha puntualizzato Cartabellotta – è la mobilità sanitaria che nel 2016 ha spostato oltre 4,15 miliardi di euro, prevalentemente dal Sud al Nord. Vero è che sono a carico del SSN, ma i costi che i cittadini devono sostenere per viaggi, disagi e quelli indiretti per il Paese sono enormemente più elevati. Senza contare che la mobilità sanitaria non traccia la mancata esigibilità dei LEA territoriali e soprattutto socio-sanitari, diritti che appartengono alla vita quotidiana, in particolare delle fasce socio-economiche più deboli, e non alla occasionalità di un intervento chirurgico».

«Il diritto costituzionale alla tutela della salute – ha concluso Cartabellotta – non può essere condizionato da ideologie partitiche, ma è un diritto civile che la politica deve garantire a tutti cittadini/elettori. Ecco perché la Fondazione GIMBE effettuerà un monitoraggio di tutti i programmi elettorali rispetto alle proposte relative a sanità, welfare e ricerca, incluse quelle finalizzate a potenziare le capacità di indirizzo e verifica dello Stato sui 21 sistemi sanitari regionali, nel pieno rispetto delle loro autonomie».


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25 settembre 2017
Aggiornamento DEF 2017: il PIL cresce, ma per la Sanità pubblica sempre meno risorse

NONOSTANTE LA CRESCITA DEL PIL LA NOTA DI AGGIORNAMENTO DEL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA 2017 CONFERMA IL PROGRESSIVO DEFINANZIAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE: NEL 2020 I FONDI DESTINATI ALLA SANITÀ VENGONO ULTERIORMENTE RIDOTTI AL 6,3% DEL PIL, BEN AL DI SOTTO DELLA SOGLIA DI ALLARME FISSATA DALL’ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ. IL RISCHIO CONCRETO È DI RIDURRE, OLTRE LA QUALITÀ DELL’ASSISTENZA E L’ACCESSO ALLE CURE, ANCHE L’ASPETTATIVA DI VITA DELLE PERSONE.

25 settembre 2017 - Fondazione GIMBE, Bologna

Sabato scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato la nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza (DEF) 2017, certificando per l’anno in corso una crescita del PIL del 1,5% e confermando la stessa previsione per il 2018 e il 2019. Un dato previsionale di estrema rilevanza per il Paese, visto che nel DEF approvato ad aprile la crescita stimata del PIL era del 1,1% nel 2017 e del 1% nel 2018 e nel 2019.

In termini finanziari per la sanità pubblica, l’aggiornamento del DEF 2017 non prevede alcuna variazione, stimando € 114,138 miliardi di spesa pubblica per il 2017, € 115,068 miliardi nel 2018, € 116,105 nel 2019 e € 118,570 nel 2020. Cifre assolute che corrispondono a una crescita percentuale di 1,4% nel 2017, 0,8% nel 2018, 0,9% nel 2019 e 2,1% nel 2020

«Sulle cifre assolute, soprattutto a medio termine – puntualizza Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – è meglio non farsi illusioni, perché negli ultimi anni la sanità ha sempre ricevuto molto meno di quanto previsto dal DEF. Un gap enorme tra i livelli di finanziamento programmati e quelli effettivamente erogati, recentemente messo nero su bianco anche dalla Corte dei Conti».

Infatti, secondo la “Relazione sulla gestione Finanziaria delle Regioni, esercizio 2015”, nel periodo 2015-2018 l’attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha determinato una riduzione cumulativa del finanziamento del SSN di € 10,51 miliardi, rispetto ai livelli programmati. Cifra che non include l’ulteriore decurtazione del finanziamento di € 423 milioni per il 2017 e di € 604 milioni per il 2018, prevista dal decreto “Rideterminazione del livello del fabbisogno sanitario nazionale”.

«Il dato più inquietante – continua il Presidente – è che secondo la nota di aggiornamento del DEF il rapporto tra spesa sanitaria e PIL dal 6,6% del 2017 si ridurrà al 6,4% nel 2019 per precipitare al 6,3% nel 2020, percentuali mai raggiunte in passato. Come dobbiamo prepararci a scendere ben oltre la temuta soglia di allarme del 6,5% fissata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, al di sotto della quale, oltre la qualità dell’assistenza e l’accesso alle cure, si riduce anche l’aspettativa di vita delle persone?».

Nel Piano nazionale di riforme per la sanità la nota di aggiornamento del DEF 2017 cita per l’ennesima volta l’attuazione del Patto per la salute e del Patto per la sanità digitale da realizzarsi entro il 2017. «Anacronistico – continua il Presidente– il riferimento al Patto per la Salute 2014-2016 e al Patto per la sanità digitale, ormai al palo da tempo, e del tutto utopistica la previsione  che tutte le misure mai realizzate in tre anni possano essere attuato in soli tre mesi a fine legislatura e in pieno clima pre-elettorale».

«La nota di aggiornamento del DEF – conclude Cartabellotta –  conferma in maniera inequivocabile che alla documentata ripresa dell’economia non conseguirà un incremento proporzionale del finanziamento pubblico del SSN. In altri termini, se inizialmente il progressivo definanziamento della sanità pubblica era una inevitabile conseguenza della crisi economica, oggi rappresenta una costante irreversibile».

Questo trend conferma l’inaccettabile paradosso generato da una programmazione sanitaria sganciata da quella finanziaria: sulla carta i cittadini italiani dispongono di un “paniere” di livelli essenziali di assistenza tra i più ricchi d’Europa, ma al tempo stesso la nostra sanità è agli ultimi posti per finanziamento pubblico. Ecco perché, come più volte ribadito dalla Fondazione GIMBE, i nuovi LEA da grande traguardo politico rischiano di trasformarsi in illusione collettiva con gravi effetti collaterali per la popolazione: allungamento delle liste d’attesa, aumento della spesa out-of-pocket, sino alla rinuncia alle cure.


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11 settembre 2017
Salute prima di tutto, Sanità per tutti: legge di bilancio e programmi politici sotto la lente GIMBE

IN QUESTO SCORCIO DI FINE LEGISLATURA, LA FONDAZIONE GIMBE TIRA LE SOMME SULL’INESORABILE DEFINANZIAMENTO DELLA SANITÀ E CHIEDE AL GOVERNO DI CONFERMARE NELLA LEGGE DI BILANCIO LE RISORSE PER IL PERSONALE SANITARIO. AL TEMPO STESSO, ANNUNCIA CHE I PROGRAMMI DI TUTTE LE FORZE POLITICHE PER LE PROSSIME CONSULTAZIONI SARANNO “SORVEGLIATI SPECIALI” DELL’OSSERVATORIO GIMBE RISPETTO ALLE PROPOSTE SU SANITÀ E WELFARE.

Riparte domani l’attività parlamentare che, per quanto concerne la sanità, tenterà di portare a termine diverse incompiute (legge sul fine vita e DDL Lorenzin su tutti), oltre che licenziare una Legge di Bilancio che, rispetto allo scorso anno, non sembra prevedere alcun dibattito mediatico sulle cifre destinate alla sanità.

«Tirando le somme di questa legislatura – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – nonostante l’impegno del Ministro Lorenzin, i dati confermano impietosamente che dal 2010 il finanziamento del SSN è stato oggetto di continui saccheggi per esigenze di finanza pubblica, nonostante la pillola sia spesso stata addolcita sostituendo l’impopolare termine “tagli” con quello di “rideterminazione del finanziamento”». Parlano chiaro i dati raccolti dall’Osservatorio GIMBE sulla sostenibilità del SSN:

  • Dicembre 2016: la Legge di Bilancio 2017 definisce il finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard: € 113 miliardi per il 2017, € 114 per il 2018 e € 115 per il 2019.
  • Aprile 2017: il Documento di Economica e Finanza (DEF) 2017 prevede che il rapporto tra spesa sanitaria e PIL diminuirà dal 6,7% del 2017 al 6,5% nel 2018, per poi precipitare al 6,4% nel 2019, lasciando intendere che l’eventuale ripresa del PIL non avrà ricadute positive sul finanziamento pubblico del SSN.
  • Giugno 2017: il decreto “Rideterminazione del livello del fabbisogno sanitario nazionale” riduce di € 423 milioni per il 2017 e di € 604 per il 2018 il finanziamento a cui concorre lo Stato.
  • Luglio 2017: la “Relazione sulla gestione Finanziaria delle Regioni, esercizio 2015” della Corte dei Conti quantifica che nel periodo 2015-2018 l’attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha determinato una riduzione cumulativa del finanziamento del SSN di € 10,51 miliardi, rispetto ai livelli programmati.
  • Luglio 2017: il 4° Rapporto sul monitoraggio della spesa sanitaria pubblicato dalla Ragioneria Generale dello Stato attesta che dal 2001 al 2005 la spesa sanitaria è cresciuta al ritmo del 7,5% annuo, dal 2006 al 2010 del 3,1% e dal 2010 al 2016 è diminuita mediamente dello 0,1% annuo.


«Onde evitare qualsiasi strumentalizzazione politica di questi dati – puntualizza il Presidente – è tuttavia indispensabile precisare che, rispetto ad altri capitoli di spesa pubblica, la sanità è stata paradossalmente graziata. Qualsiasi valutazione sul definanziamento della sanità va inserita nel contesto di un Paese impoverito, con una ripresa economica stagnante e con un debito pubblico e un livello di corruzione molto elevati.». Secondo la relazione della Corte dei Conti sopra citata, infatti, la spesa per consumi delle pubbliche amministrazioni nel periodo 2011-2015 riporta il segno positivo solo per la sanità (+ 0,13%); per tutte le altre funzioni viene registrata una riduzione: servizi generali (-11,01%), protezione sociale (-10,57%), istruzione (-2,64%), difesa (-0,28%), ordine pubblico e sicurezza (-2,79%), protezione ambiente (-6,72%), abitazioni e assetto del territorio (-0,49%).

«Anche se nella Legge di Bilancio 2018 i giochi per la sanità sono già fatti – precisa Cartabellotta – al Governo rimane un’ultima occasione per dimostrare che crede realmente nella sanità pubblica, come affermato pubblicamente dal Premier Gentiloni, in particolare nei suoi professionisti che in questi anni difficili hanno sostenuto in prima persona un SSN pesantemente definanziato dalla politica». Ecco perché la Fondazione GIMBE chiede al Governo di inserire nella Legge di Bilancio 2018 poche ma indispensabili risorse per la sanità: quelle per il rinnovo di contratti e convenzioni e per lo sblocco del turnover che, dopo il decreto 5 giugno 2017, sembrano non avere più la necessaria copertura finanziaria.

Con il 2° Rapporto sulla sostenibilità del SSN la Fondazione GIMBE ha ribadito con fermezza che mettere in discussione la sanità pubblica significa compromettere non solo la salute, ma soprattutto la dignità delle persone e la loro capacità di realizzare ambizioni e obiettivi che, in ultima analisi, dovrebbero essere viste dalla politica come il vero ritorno degli investimenti in sanità, volando alto nel pensiero politico, nell’idea di welfare e nella (ri)programmazione socio-sanitaria.

«Se la Fondazione GIMBE – conclude Cartabellotta – come organizzazione indipendente ha il mandato etico di analizzare le criticità del SSN e proporre soluzioni per la sostenibilità, approssimandosi il periodo pre-elettorale deve anche analizzare le intenzioni di tutte le forze politiche. Ecco perché nell’ambito delle attività dell’Osservatorio GIMBE per la sostenibilità del SSN, tutti i programmi elettorali saranno oggetto di analisi scrupolosa rispetto alle proposte relative a sanità e welfare, perché “salute prima di tutto e sanità per tutti” è condicio sine-qua-non, oltre che per il benessere delle persone, anche per la ripresa economica del Paese».


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8 settembre 2017
Nuove generazioni di ricercatori alla scuola GIMBE

SI CONCLUDE OGGI LA SUMMER SCHOOL GIMBE SULLA METODOLOGIA DEI TRIAL CLINICI, DESTINATA A 30 GIOVANI STUDENTI, MEDICI E FARMACISTI SELEZIONATI CON UN BANDO NAZIONALE E REALIZZATA GRAZIE AL SUPPORTO NON CONDIZIONANTE DI ASSOGENERICI AL PROGRAMMA GIMBE4YOUNG.

Volge al termine la prima edizione della “Summer School on… Metodologia dei Trial Clinici”, realizzata dalla Fondazione GIMBE nell’ambito del programma GIMBE4young, con il sostegno non condizionante di Assogenerici. Obiettivo: preparare le nuove generazioni di ricercatori alle sfide che li attendono per migliorare qualità, etica, rilevanza e integrità della ricerca clinica.

«Nella gerarchia delle evidenze scientifiche – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – i trial clinici, in particolare quelli controllati e randomizzati, costituiscono lo standard di riferimento per valutare l’efficacia degli interventi sanitari. Tuttavia la loro qualità è spesso insoddisfacente, determinando inevitabilmente lo spreco di preziose risorse, oltre alla persistenza di numerose aree grigie».

La conferma giunge dalla comunità scientifica internazionale che, con la campagna Lancet REWARD (Reduce research Waste And Reward Diligence), punta a ridurre gli sprechi ed aumentare il value della ricerca biomedica: «Pazienti e professionisti – continua il presidente – vengono raramente coinvolti nella definizione delle priorità, per cui molti trial rispondono a quesiti di ricerca irrilevanti e/o misurano outcome di scarsa rilevanza clinica; senza contare il fatto che oltre la metà dei trial vengono pianificati senza alcun riferimento a evidenze già disponibili, generando inutili duplicazioni». Altri dati inquietanti giungono dagli studi più recenti: più del 50% dei trial pubblicati presentano rilevanti errori metodologici che ne invalidano i risultati; sino al 50% dei trial non vengono mai pubblicati e molti di quelli pubblicati tendono a sovrastimare i benefici e sottostimare i rischi degli interventi sanitari; oltre il 30% dei trial non riporta dettagliatamente le procedure con cui somministrare gli interventi studiati e spesso i risultati dello studio non vengono interpretati alla luce delle evidenze disponibili.

Enrique Häusermann - presidente di Assogenerici - sottolinea: «Credo sia arrivato il momento di cogliere l’opportunità che deriva dalla crisi proprio per riappropriarci dei valori che caratterizzano il nostro sistema sanitario universalistico.  Per questo, in un momento in cui la sostenibilità del SSN è messa gravemente a rischio anche dall’apparente incapacità del sistema di trovare al proprio interno le giuste risposte, i corsi di alta formazione destinati a studenti e giovani professionisti rappresentano un investimento di valore sul futuro di una SSN rinvigorito e coerente con la mission ad esso affidata».

«Da questa convinzione – prosegue Häusermann – nasce la scelta di Assogenerici di sostenere l’iniziativa della Summer School del programma GIMBE4young: l’auspicio è che questa partnership con la Fondazione GIMBE tracci la rotta verso una maggior consapevolezza dei professionisti di domani sui temi della ricerca farmacologica, dell’accesso al farmaco e sulla corretta allocazione e gestione delle risorse».

Alla Summer School hanno partecipato 30 giovani studenti, medici e farmacisti selezionati con un bando nazionale fra più di 200 candidati, testimonianza indiretta del bisogno formativo sulla metodologia delle sperimentazioni cliniche.

«È per noi motivo di grande soddisfazione – conclude Cartabellotta –avere avuto la possibilità di trasferire a questi giovani le metodologie di pianificazione, conduzione, analisi e reporting dei trial clinici, e permettere loro  di sviluppare 4 protocolli di studio: dalla identificazione dei gap di conoscenza, alla elaborazione del quesito di ricerca, alla definizione di tutti i requisiti elementi etici e metodologici richiesti dagli standard internazionali per i trial clinici».

L’impegno della Fondazione GIMBE per indirizzare le nuove generazioni di professionisti verso un modello di pratica clinica basata sulle evidenze, centrata sul paziente, consapevole dei costi e ad elevato value continua con numerose altre iniziative: www.gimbe4young.it


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4 settembre 2017
Politrauma: senza reti, linee guida e responsabilità si muore

SECONDO LA TASK FORCE DEL MINISTERO DELLA SALUTE ALL’OSPEDALE LORETO MARE VIGE UN CLIMA DI MANCATA RESPONSABILIZZAZIONE ORGANIZZATIVA E PROFESSIONALE, LA RETE PER IL TRAUMA È INESISTENTE E MANCANO PERCORSI STANDARDIZZATI BASATI SU LINEE GUIDA. LA FONDAZIONE GIMBE, AL FINE DI SENSIBILIZZARE DECISORI, PROFESSIONISTI E CITTADINI, RENDE DISPONIBILE LA SINTESI ITALIANA DELLE LINEE GUIDA DEL NICE PER LA VALUTAZIONE IMMEDIATA DEL PAZIENTE TRAUMATIZZATO E IL TRATTAMENTO DELL’EMORRAGIA ATTIVA.

Se da un lato è noto che le gravi lesioni riportate dai pazienti traumatizzati si associano ad una elevata probabilità di morte e disabilità, dall’altro è inaccettabile che nel nostro Paese un ragazzo di 23 anni muoia per l’inosservanza delle procedure cliniche e organizzative. Infatti, stando a quanto riportato dai maggiori quotidiani, il rapporto preliminare della task force del Ministero della Salute - senza entrare nel merito del percorso assistenziale erogato, oggetto dell’indagine giudiziaria - è al tempo stesso impietoso e agghiacciante: gli ispettori hanno percepito “un clima sovente di tipo conflittuale e tendente a volte a una marcata deresponsabilizzazione” e rilevato sia “problematiche di natura organizzativa”, sia “ricorso a prassi non codificate e non supportate da indicazioni provenienti da linee guida regionali o nazionali”.

«L’assistenza ottimale per i pazienti politraumatizzati – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – richiede innanzitutto una organizzazione in rete di strutture ospedaliere e territoriali con vari livelli di responsabilità: trauma center, dipartimenti di emergenza base, di I e di II livello, unità operative trauma, oltre alla rete del 118; in secondo luogo, ciascuno dei nodi della rete deve disporre di adeguati requisiti strutturali, tecnologici, organizzativi e professionali; infine, è cruciale l’utilizzo di percorsi assistenziali condivisi e basati su linee guida di buona qualità, al fine di standardizzare i processi di cura e definire “chi fa che cosa”, determinanti indispensabile degli esiti di salute».
In tal senso, le leggi certo non mancano: infatti, il DM 70/2015 sulla riorganizzazione degli ospedali da oltre due anni ha fornito alle Regioni le indicazioni per organizzare ben 10 reti per patologia, al fine di definire per ciascun ospedale all’interno della rete precise responsabilità cliniche e organizzative. Invece, come riportato dalla stampa, la task force ha rilevato che manca “l’atto di programmazione delle nuove reti ospedaliere” che “con ogni tempestività dovrà essere adottato in conformità agli standard nazionali”.

«Purtroppo – denuncia il Presidente – esiste un’inaccettabile variabilità regionale, sia rispetto al numero di reti attivate, sia sugli standard di qualità dei vari ospedali in rete, compromettendo inevitabilmente efficacia e sicurezza dei percorsi di cura, in particolare nelle patologie tempo-dipendenti come il politrauma, dove ogni minuto è prezioso per la vita del paziente. In tal senso, la situazione rilevata all’ospedale Loreto Mare non rappresenta certo un caso isolato».

Con l’obiettivo di fornire una solida base scientifica all’organizzazione delle reti trauma, la Fondazione GIMBE rende disponibile la versione italiana delle linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), che forniscono raccomandazioni cliniche per la valutazione iniziale del paziente traumatizzato in ospedale (dalla diagnostica per immagini per l’emorragia maggiore e per il trauma toracico alla TAC total body per lesioni multiple) e per il trattamento dell’emorragia (dalle medicazioni, lacci e immobilizzatori pelvici alla somministrazione di emocomponenti, dalla rianimazione volemica alla chirurgia di contenimento del danno ed alla radiologia interventistica).

Le raccomandazioni del NICE sottolineano tre aspetti cruciali nella gestione del paziente politraumatizzato: innanzitutto, la necessità di protocolli per l’emorragia maggiore che rappresenta la principale causa di mortalità, al fine di somministrare in maniera rapida e uniforme gli emocomponenti; in secondo luogo, l’importanza di garantire uniformità dell’assistenza per tutti i pazienti e tra tutti gli operatori, oltre che continuità H24 e 7 giorni su 7; infine, il ruolo dei servizi di radiologia interventistica come parte integrante del controllo delle emorragie di alcune particolari lesioni, come il trauma pelvico.

«L’ennesima tragedia sul campo – conclude Cartabellotta – conferma che il rinnovato interesse per le linee guida non può opportunisticamente essere ricondotto solo a mere esigenze di tutela medico-legale, ma deve innanzi tutto rappresentare la base scientifica per applicare politiche sanitarie condivise tra politica, management, professionisti sanitari e cittadini/pazienti con l’obiettivo di riorganizzare i percorsi assistenziali in maniera efficace ed efficiente, con il fine ultimo di migliorare gli esiti di salute e ottimizzare l’utilizzo delle risorse».

Le “Linee guida per la valutazione e il trattamento iniziale dei pazienti con trauma maggiore” sono disponibili a: www.evidence.it/trauma


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18 luglio 2017
Mal di schiena: troppi test diagnostici e farmaci

DIAGNOSI E TERAPIA DI LOMBALGIA E SCIATALGIA SONO CONDIZIONATE PIÙ DA PRATICHE CONSOLIDATE E RICHIESTE DEI PAZIENTI CHE DALLE EVIDENZE SCIENTIFICHE, CON CONSEGUENTI SPRECHI DA SOVRA-UTILIZZO E SOTTO-UTILIZZO. LA FONDAZIONE GIMBE PUBBLICA LA SINTESI ITALIANA DELLE LINEE GUIDA DEL NICE PER ORIENTARE I COMPORTAMENTI PROFESSIONALI, RIORGANIZZARE I PERCORSI ASSISTENZIALI LOCALI E INFORMARE ADEGUATAMENTE I PAZIENTI.

Consistenti evidenze scientifiche documentano che nei pazienti con lombalgia e/o sciatalgia alcuni trattamenti come l’esercizio fisico, la terapia manuale e la psicoterapia vengono ampiamente sotto-utilizzati, mentre vengono inappropriatamente prescritti farmaci analgesici e, soprattutto, una valanga di test diagnostici quali TAC e risonanze magnetiche che allungano le liste d’attesa. Per tale ragione, l’Osservatorio GIMBE per la sostenibilità del SSN ha già eletto i test di imaging nel mal di schiena a “sorvegliato speciale” per stimare sprechi diretti e indiretti conseguenti al loro sovra-utilizzo.

«In assenza dei cosiddetti “segni di allarme” – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – e prima di 4-6 settimane dall’insorgenza del dolore, tutte le linee guida internazionali concordano nel giudicare inappropriate TAC e risonanze magnetiche nei pazienti con lombosciatalgia, sia perché non modificano le scelte terapeutiche, sia perché il frequente riscontro di anomalie non correlate con il mal di schiena attivano una cascata di prestazioni sanitarie inutili (consulti specialistici, esami e trattamenti invasivi) che aumentano i  rischi per i pazienti e consumano preziose risorse».

Le linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), disponibili in italiano grazie alla traduzione della Fondazione GIMBE, forniscono raccomandazioni cliniche sia per la valutazione diagnostica dei pazienti con lombalgia e/o sciatalgia, sia per la terapia: da quella conservativa (programmi di esercizio fisico, terapia manuale, psicoterapia con approccio cognitivo-comportamentale, farmaci), a quella chirurgica.

«Le linea guida NICE – continua il Presidente – raccomandano innanzitutto di effettuare un’adeguata valutazione clinica e , in assenza di sospetto di gravi patologie (neoplasie, infezioni, traumi, spondiloartriti), di non richiedere TAC e risonanze magnetiche, informando sempre il paziente sul fatto che questi test diagnostici, oltre a non essere necessari, presentano rischi conseguenti all’identificazione di lesioni anatomiche asintomatiche non correlate con i sintomi della lombalgia e/o sciatalgia».

Le linee guida puntano sull’utilizzo di strumenti validati di stratificazione del rischio per facilitare il processo decisionale condiviso con i pazienti:  per quelli con lombalgia e/o sciatalgia che potrebbero migliorare rapidamente è infatti sufficiente rassicurarli, consigliare loro di mantenersi in attività e fornire indicazioni per il self management, mentre per i pazienti a rischio più elevato di esito sfavorevole è raccomandato un supporto complesso ed intensivo (es. programmi di esercizio e/o terapia manuale o approccio psicologico). Inequivocabilmente da evitare in ogni caso l’agopuntura e il paracetamolo in monoterapia.

«Le linee guida NICE– conclude Cartabellotta – documentano che nella valutazione e il trattamento della lombalgia e/o sciatalgia la pratica professionale e le scelte dei pazienti non riflettono le migliori evidenze scientifiche: alcune prestazioni sanitarie risultano sovra-utilizzate, mentre altre sotto-utilizzate. Di conseguenza, rispetto a quanto oggi dimostra la ricerca, l’assistenza erogata ai pazienti presenta notevoli margini di miglioramento dell’appropriatezza con risvolti favorevoli sia sugli esiti clinici, sia sull’utilizzo delle risorse».

Le “Linee guida per la valutazione e il trattamento di lombalgia e sciatalgia” sono disponibili a: www.evidence.it/lombalgia


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3 luglio 2017
53 tipologie di frodi e abusi in sanità sottraggono oltre 5 miliardi di euro alla nostra salute

DAL 2° RAPPORTO GIMBE SULLA SOSTENIBILITÀ DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE UNA CLASSIFICAZIONE ANALITICA DI FRODI E ABUSI IN SANITÀ CHE PROSCIUGANO UN FIUME DI DENARO PUBBLICO. 53 FENOMENI CORRUTTIVI E/O COMPORTAMENTI OPPORTUNISTICI CONDIZIONATI DA CONFLITTI DI INTERESSE CHE NON SEMPRE CONFIGURANO VERI E PROPRI ILLECITI. ACCANTO ALL’IMPEGNO DELLE ISTITUZIONI SU NORMATIVA E STRUMENTI NECESSARIO ACCRESCERE LA CONSAPEVOLEZZA PUBBLICA PER UNA NUOVA STAGIONE ETICA DELLA SANITÀ ITALIANA

Il 2° Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale – presentato il 6 giugno presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” - ha stimato per il 2016 un impatto di € 22,51 miliardi di sprechi sulla spesa sanitaria pubblica classificabili in sei categorie: sovra-utilizzo di servizi e prestazioni inefficaci e inappropriate, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sotto-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie efficaci e appropriate, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell’assistenza.

Sulle stime relative agli sprechi non sono mancate le critiche, nonostante l’accurata descrizione della metodologia e il riferimento esplicito al report OCSE Tackling Wasteful Spending on Health che nel gennaio 2017 ha confermato che circa 1/5 della spesa sanitaria apporta un contributo minimo o nullo al miglioramento della salute delle persone.

«Il motivo principale di stupore – esordisce Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – è costituito dall’inverosimile convivenza di oltre 20 miliardi di sprechi con un finanziamento pubblico tra i più bassi d’Europa e, tutto sommato, servizi sanitari di livello elevato. Eppure, da una lettura attenta del Rapporto GIMBE si evince che gli sprechi si annidano nell’erogazione di beni e servizi e nella pianificazione e organizzazione dell’assistenza sanitaria, mentre la scure del finanziamento pubblico si è abbattuta principalmente sul personale che tra blocco delle assunzioni e mancato rinnovo di contratti e convenzioni dal 2009 rappresenta una voce di spesa stabile per il SSN».

«La categoria di sprechi “Frodi e abusi” – spiega il Presidente – secondo le nostre stime erode circa € 4,95 miliardi (range da € 3,96 a € 5.94) tramite fenomeni corruttivi e/o comportamenti opportunistici condizionati da conflitti di interesse, che non configurano necessariamente reato o illecito amministrativo, ovvero non sempre sono condotte perseguibili per legge. Di conseguenza, abbiamo deciso di “esplodere” in maniera analitica questa categoria per diffondere a tutti i livelli la consapevolezza che alcuni comportamenti non possono essere più accettati solo perché “così fan tutti”».

Partendo dalle iniziative istituzionali realizzate dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) e dall’Autorità Nazionale Anti Corruzione (ANAC), la “Tassonomia GIMBE di frodi e abusi in sanità”, integrando fonti bibliografiche internazionali, casistiche giurisprudenziali, fatti e fenomeni nazionali, ha  identificato ben 53 tipologie di frodi e abusi organizzati in 9 categorie: policy making e governance del sistema sanitario, regolamentazione del sistema sanitario, ricerca biomedica, marketing e promozione di farmaci, dispositivi e altre tecnologie sanitarie, acquisto di beni e servizi, distribuzione e stoccaggio di prodotti, gestione delle risorse finanziarie, gestione delle risorse umane, erogazione dei servizi sanitari.

«Scorrendo l’elenco dei singoli fenomeni – aggiunge Cartabellotta – risulta evidente che da un lato tutti gli attori del sistema sanitario sono coinvolti (politica,  management, professionisti sanitari, cittadini e pazienti), dall’altro che è difficile, se non impossibile, introdurre misure preventive per molti abusi che non rappresentano reati o illeciti amministrativi, ma sono di fatto alimentati da conflitti di interesse e/o scarsa etica professionale».

Il 2° Rapporto GIMBE ha enfatizzato il notevole impegno di Agenas e ANAC che nel corso di questi hanno messo in campo diverse misure di prevenzione: dal Protocollo d’Intesa ANAC-Agenas al Protocollo d’Intesa Ministero della Salute-ANAC, dal Piano Nazionale Anticorruzione del 2012 poi aggiornato nel 2015 e nel 2016 e gli specifici approfondimenti, tra cui le “Linee guida per l'adozione dei codici di comportamento negli enti del SSN” e la “Modulistica standard per la dichiarazione pubblica di interessi da parte dei professionisti del SSN”, strumenti fondamentali che se uniformemente adottati potrebbero ridurre una quota consistente di abusi non conseguenti a reati o illeciti amministrativi.

«L’Osservatorio GIMBE per la sostenibilità del SSN – conclude Cartabellotta – ha identificato nel monitoraggio analitico di frodi e abusi una priorità per il biennio 2017-2018: in un momento particolarmente critico per la sostenibilità del servizio sanitario questo tipo di sprechi non è più tollerabile non solo per ragioni economiche, ma soprattutto etiche. Ecco perché chiediamo a tutti di contribuire attivamente attraverso la consultazione pubblica del Rapporto GIMBE aperta sino al 30 settembre».

La tassonomia GIMBE “Frodi e abusi in sanità” è disponibile all’indirizzo web: www.rapportogimbe.it/tassonomia_frodi_abusi


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22 giugno 2017
Linee Guida e Responsabilità Professionale: lo studio GIMBE approda ad Oxford

Unica voce italiana al prestigioso evento “Evidence Live” lo studio che ha valutato le Linee Guida prodotte in Italia dalle Società Scientifiche. Dai dati emerge un paradosso che a breve termine condizionerà inevitabilmente l’applicazione della nuova legge sulla Responsabilità Professionale: oggi le Linee Guida potenzialmente utilizzabili sono un numero esiguo e concentrate in pochissime aree clinico-assistenziali.

Sul palcoscenico di Evidence Live – evento internazionale che raduna a Oxford i massimi esperti nella produzione, sintesi e trasferimento delle evidenze scientifiche – è stata presentata ieri la ricerca finanziata dalla Fondazione GIMBE con la borsa di studio “Gioacchino Cartabellotta” e condotta sotto l’egida dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e del Guidelines International Network (G-I-N), rete internazionale di organizzazioni che producono linee guida in oltre 40 paesi.

«Nel marzo 2016, durante la discussione parlamentare della legge sulla responsabilità professionale – ha esordito Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – abbiamo finanziato lo studio “Linee guida per la pratica clinica in Italia: qualità metodologica e gestione dei conflitti di interesse”, con l’obiettivo  di fornire alle Istituzioni un quadro oggettivo sul numero delle linee guida prodotte in Italia e sulla loro qualità, valutata in base all’aderenza agli standard G-I-N su metodologie di produzione e governance dei conflitti di interesse».

Cartabellotta ha presentato i risultati della prima fase dello studio che ha valutato esclusivamente le linee guida prodotte dalle società scientifiche italiane. Delle 403 società identificate, quasi l’80% (n. 322) sono state escluse per varie ragioni: mancanza di sito web (n. 6), assenza di pagina web dedicata alle linee guida (n. 289), pagina linee guida ad accesso riservato (n. 14), link ad altri produttori internazionali (n. 13). Dei 712 documenti complessivamente censiti, solo 359 (50,4%) sono stati identificati come linee guida: il resto erano file non accessibili (n. 9), altri documenti (n. 71) e linee guida di altri produttori internazionali (n. 273). La valutazione finale ha incluso solo 75/359 (21%) linee guida pubblicate nel 2015 e nel 2016. La qualità metodologica valutata attraverso l’aderenza agli standard del G-I-N è risultata complessivamente accettabile, ad eccezione della disclosure sui conflitti di interesse, riportata solo nel 17% dei casi. Da rilevare che 42/75 linee guida incluse nella valutazione finale sono state prodotte da 2 sole società scientifiche: 33 dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e 9 dalla Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare (SICVE), società che dispongono di un proprio manuale metodologico a riprova del fatto che a metodi rigorosi conseguono risultati eccellenti.

«La legge sulla responsabilità professionale – ha puntualizzato il Presidente – ha affidato un ruolo cruciale alle linee guida, ma dallo studio GIMBE emerge un paradosso che a breve termine ne condizionerà inevitabilmente l’applicazione: le linee guida prodotte dalle società scientifiche italiane potenzialmente utilizzabili sono oggi un numero esiguo e si concentrano in pochissime aree clinico-assistenziali».

Da questo punto di vista è fondamentale che la legge abbia affidato la governance nazionale del processo di produzione di linee guida all’ISS, a cui spetta il compito di definire le priorità, evitare duplicazioni, favorire la produzione di linee guida multiprofessionali-multidisciplinari, standardizzare i criteri di qualità metodologica e definire le modalità di gestione dei conflitti di interesse.

«Anche se le recenti novità normative e giurisprudenziali –  ha concluso Cartabellotta –  hanno rivitalizzato l’interesse per le linee guida in Italia, è indispensabile evitare un loro impiego rigido e strumentale esclusivamente a fini di tutela medico-legale, ma piuttosto utilizzarle sia come base scientifica per lo sviluppo dei percorsi assistenziali, sia come raccomandazioni per supportare decisioni cliniche da condividere sempre con il paziente».

La versione italiana dello studio GIMBE è disponibile a: www.gimbe.org/studio-linee-guida      


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6 giugno 2017
2° Rapporto GIMBE: Servizio Sanitario in prognosi riservata. Entro il 2025 saremo orfani della sanità pubblica?

ANCHE SE NON ESISTE UN DISEGNO OCCULTO DI SMANTELLAMENTO E PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE, CONTINUA A MANCARE UN PROGRAMMA POLITICO DI MEDIO-LUNGO TERMINE PER SALVAGUARDARLO. LA FONDAZIONE GIMBE HA ELABORATO UN DETTAGLIATO “PIANO DI SALVATAGGIO” CHE, OLTRE AL NECESSARIO MA POCO PROBABILE RILANCIO DEL FINANZIAMENTO PUBBLICO, PREVEDE UNA RIDEFINIZIONE DEL PERIMETRO DEI LEA, UN PIANO NAZIONALE DI DISINVESTIMENTO DAGLI SPRECHI E UNA RIFORMA DELLA SANITÀ INTEGRATIVA.

6 giugno 2017 - Fondazione GIMBE, Roma

La Fondazione GIMBE ha presentato oggi alle Istituzioni presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” il 2° Rapporto sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: «La Fondazione GIMBE – esordisce il Presidente Nino Cartabellotta – ribadisce quanto già affermato con la pubblicazione del precedente Rapporto: non esiste alcun disegno occulto di smantellamento e privatizzazione del Servizio Sanitario Nazionale, ma continua a mancare un piano preciso di salvataggio, condizionato dalla limitata capacità della politica di guardare a medio-lungo termine. Nella consapevolezza che la sanità rappresenta sia un considerevole capitolo di spesa pubblica da ottimizzare, sia una leva di sviluppo economico da sostenere, il Rapporto valuta invece con una prospettiva decennale il tema della sostenibilità del SSN, ripartendo dal suo obiettivo primario: promuovere, mantenere e recuperare la salute delle persone».

Il Rapporto analizza in maniera dettagliata le quattro criticità che condizionano la sostenibilità del SSN, formulando specifiche proposte con il “Piano di salvataggio” del SSN:

Finanziamento pubblico. La spesa sanitaria in Italia continua inesorabilmente a perdere terreno, sia considerando la % del PIL sia soprattutto la spesa pro-capite, inferiore alla media OCSE ($ 3.245 vs $ 3.976), che posiziona l’Italia prima tra i paesi poveri dell’Europa. «L’entità del definanziamento pubblico – precisa Cartabellotta – emerge in maniera ancora più evidente confrontando la crescita percentuale della spesa pubblica nel 2009-2015, dove l’Italia si attesta ultima, con un misero +2,9% (rispetto al 20% della media OCSE), precedendo solo Spagna, Portogallo e Grecia, paesi in cui si è verificata addirittura una riduzione percentuale». Purtroppo, il Documento di Economia e Finanza (DEF) 2017 conferma che, se nel 2010-2015 la sanità si è fatta pesantemente carico della crisi economica del Paese, una eventuale ripresa del PIL nei prossimi anni non avrà un corrispondente positivo impatto sul finanziamento pubblico del SSN, perché il DEF 2017 ne ha ridotto in maniera rilevante la percentuale da destinare alla sanità.

Nuovi LEA. Il Rapporto esamina in maniera analitica le criticità applicative dei nuovi LEA, un “paniere” di prestazioni estremamente ricco, ma che deve fare i conti con il pesante definanziamento pubblico. «Il vero problema – puntualizza il Presidente – è che il DPCM sui nuovi LEA non rende esplicita né la metodologia per inserire le prestazioni nei LEA, né quella per “sfoltirli”. In assenza di metodo si concretizzano situazioni paradossali, dove con il denaro pubblico vengono al tempo stesso rimborsate prestazioni futili o addirittura dal rapporto rischio-beneficio sfavorevole, mentre prestazioni indispensabili non vengono garantite».

Sanità integrativa. Dei quasi € 35 miliardi di spesa privata, l’88% in Italia è a carico dei cittadini, con una spesa pro-capite annua di oltre € 500. «Le varie forme di sanità integrativa – precisa Cartabellotta – “intermediano” infatti solo il 12,8% della spesa privata, collocando l’Italia agli ultimi posti dei paesi dell’OCSE. Peraltro, la frammentazione legislativa ha generato un paradosso inaccettabile: se i fondi sanitari integrativi non possono coprire prestazioni essenziali, molte di queste oggi vengono sostenute dalle assicurazioni private, che si stanno insinuando tra incertezze delle Istituzioni e minori tutele della sanità pubblica, rischiando di trasformare silenziosamente, ma inesorabilmente, il modello di un SSN pubblico, equo e universalistico in un sistema misto».

Spechi e inefficienze. Il Rapporto aggiorna le stime sull’impatto degli sprechi sulla spesa sanitaria pubblica 2016: € 22,51 miliardi erosi da sovra-utilizzo, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sotto-utilizzo, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell’assistenza. «Quest’anno – aggiunge il Presidente – abbiamo elaborato “carte di identità” per ciascuna delle sei categorie e, sulla base delle iniziative rilevanti realizzate dall’Agenas e dall’Autorità Nazionale Anti Corruzione, abbiamo sviluppato la tassonomia GIMBE di frodi e abusi in sanità, integrando fonti bibliografiche internazionali, casistiche giurisprudenziali, fatti e fenomeni nazionali».

Agnès Couffinhal – senior economist dell’OCSE – ha confermato le stime GIMBE sugli sprechi, presentando per la prima volta in Italia il report Tackling Wasteful Spending on Health: «Le evidenze sugli sprechi nei sistemi sanitari – ha precisato la curatrice del report – sono inequivocabili: non è più tempo di disquisire sulla loro esistenza, ma bisogna agire senza indugi. Considerato che circa 1/5 della spesa sanitaria apporta un contributo minimo o nullo al miglioramento della salute delle persone, tutti gli stakeholder sono chiamati a collaborare per tagliare gli sprechi con precisione chirurgica»

«Secondo le nostre stime, che restano estremamente conservative – conclude Cartabellotta – nel 2025 il fabbisogno del SSN sarà di € 210 miliardi, cifra che può essere raggiunta solo con l’apporto costante di tre “cunei di stabilizzazione”: piano nazionale di disinvestimento da sprechi e inefficienze, incremento della quota intermediata della spesa privata e, ovviamente, adeguata ripresa del finanziamento pubblico. In assenza di un programma di tale portata, la lenta trasformazione verso un sistema sanitario misto sarà inesorabile, consegnando definitivamente alla storia il nostro tanto invidiato sistema di welfare. Ma, se anche questa sarà la strada, la politica non potrà esimersi dal giocare un ruolo attivo, avviando una rigorosa governance della delicata fase di transizione con il fine di proteggere le fasce più deboli e di ridurre al minimo le diseguaglianze».

La versione integrale del 2° Rapporto GIMBE è disponibile per la consultazione pubblica all’indirizzo web: www.gimbe/rapporto2017

 

Rapporto GIMBE: il “Piano di salvataggio” del Servizio Sanitario Nazionale

  • Offrire ragionevoli certezze sulle risorse destinate al SSN, mettendo fine alle annuali revisioni al ribasso rispetto alle previsioni e soprattutto con un graduale rilancio del finanziamento pubblico.
  • Rimodulare i LEA sotto il segno del value, per garantire a tutti i cittadini servizi e prestazioni sanitarie ad elevato value, destinando quelle dal basso value alla spesa privata e impedendo l’erogazione di prestazioni dal value negativo.
  • Ridefinire i criteri della compartecipazione alla spesa sanitaria e le detrazioni per spese sanitarie a fini IRPEF, tenendo conto anche del value delle prestazioni sanitarie.
  • Attuare al più presto un riordino legislativo della sanità integrativa.
  • Avviare un piano nazionale di prevenzione e riduzione degli sprechi, al fine di disinvestire e riallocare almeno 1 dei 2 euro sprecati ogni 10 spesi.
  • Mettere sempre la salute al centro di tutte le decisioni (health in all policies), in particolare di quelle che coinvolgono lo sviluppo economico del Paese, per evitare che domani la sanità paghi “con gli interessi” quello che oggi appare una grande conquista.

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Pagina aggiornata il 18/02/2014