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3 marzo 2017
La sanitĂ  pubblica sta affondando: le responsabilitĂ  sono di tutti, ma serve un programma politico

DEFINANZIAMENTO PUBBLICO, CAOS SANITÀ INTEGRATIVA, SPRECHI E DUBBI SULLA SOSTENIBILITÀ DEI NUOVI LEA: LA FONDAZIONE GIMBE CHIAMA A RACCOLTA LA POLITICA, PERCHÉ SENZA UN PRECISO PIANO DI SALVATAGGIO I CITTADINI ITALIANI RISCHIANO DI PERDERE LA LORO PIÙ GRANDE CONQUISTA SOCIALE

3 marzo 2017 - Fondazione GIMBE, Bologna

Si è appena conclusa la sessione inaugurale della 12a Conferenza Nazionale GIMBE dedicata alla “Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale” dove, di fronte a oltre 600 partecipanti, il Presidente Nino Cartabellotta ha esordito affermando che «non esiste alcun piano occulto di smantellamento del servizio sanitario nazionale, ma nemmeno un programma esplicito per difendere un modello equo e universalistico di sanità pubblica da consegnare alle future generazioni».

Quattro le criticità di sistema identificate dalla Fondazione GIMBE, che richiedono un programma politico ben preciso finalizzato a salvare il Servizio Sanitario Nazionale: «Il finanziamento pubblico del SSN – ha dichiarato il Presidente – tra tagli e mancati aumenti dal 2010 ha lasciato per strada oltre € 35 miliardi, facendo retrocedere l’Italia sempre più nel confronto con i paesi dell’OCSE, quelli europei e del G7, tra i quali siamo fanalino di coda per spesa totale e per spesa pubblica, ma secondi per spesa a carico dei cittadini».

Rispetto alla sanità integrativa la Fondazione GIMBE ritiene indispensabile un riordino complessivo della normativa: «Il modello “a tre pilastri” – ha puntualizzato Cartabellotta – oggi mostra tutti i suoi limiti: avendo puntato tutto sul primo pilastro (finanziamento pubblico non più sufficiente a erogare i LEA), non siamo riusciti infatti ad espandere adeguatamente il secondo (fondi integrativi, limitati a coprire solo prestazioni non essenziali) e non riusciamo a contenere il terzo (assicurazioni private che scorrazzano senza regole)».

Dai dati della Fondazione GIMBE emerge poi che una quota consistente di denaro pubblico continua ad alimentare sprechi intollerabili: € 24,73 miliardi/anno erosi da sovra-utilizzo, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sotto-utilizzo, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell’assistenza. «A fronte dei numerosi scettici che da anni mettono in discussione le nostre stime – ha commentato con grande soddisfazione il Presidente – il rapporto OCSE del gennaio 2017 ha confermato che in sanità 2 euro su 10 vengono sprecati. Le responsabilità ricadono su tutti gli stakeholders, che devono impegnarsi a recuperarli con numerose strategie già descritte dal Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del SSN 2016-2015».

Infine da Cartabellotta una considerazione sui nuovi LEA: «Questo grande traguardo politico rischia di trasformarsi in un’illusione collettiva con gravi effetti collaterali: allungamento delle liste d’attesa, aumento della spesa out-of-pocket, sino alla rinuncia alle cure. Infatti, la necessità politica di estendere al massimo il consenso sociale e professionale ha generato un inaccettabile paradosso: siamo il Paese con il “paniere LEA” più ampio d’Europa, ma al tempo stesso fanalino di coda per la spesa pubblica».

Su dati e proposte riportati dal Presidente ha preso il via un animato dibattito tra i componenti di un equilibrato panel politico in rappresentanza della Camera, del Senato e della Conferenza delle Regioni e Province autonome. Sul finanziamento pubblico per la sanità, che secondo le stime della Fondazione aumenterà di € 15 miliardi entro il 2025, Emilia Grazia De Biasi - presidente della 12a Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica – ha affermato che il tema prima che finanziario è politico e che il dato può variare in relazione alle priorità: «Dobbiamo decidere se intendiamo investire o meno in politiche pubbliche in sanità. Lo spreco risiede nella mancanza di legalità, nelle spese per macchinari obsoleti e inutili, nella differenza tra il Nord e il Sud del Paese». Mario Marazziti - presidente della XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati – ha puntualizzato la necessità di lavorare sul personale e garantirne la stabilizzazione, oltre che di passare da un modello ospedalocentrico a uno territoriale per garantire la continuità socio-sanitaria. D’accordo con le stime della Fondazione anche il Sen. Luigi D’Ambrosio Lettieri (Gruppo Conservatori e Riformisti) secondo cui «serve un’etica della responsabilità per il servizio sanitario pubblico. Al contrario del PIL, infatti, la spesa crescerà: per questo è indispensabile aumentare gli aspetti di governance». Secondo il Movimento 5 Stelle, rappresentato dall’On.le Giulia Grillo «Le stime dipendono dai fattori della spesa pubblica, dalle tecnologie mediche e sanitarie, oltre che dalle scelte politiche non solo sulla sanità, ma sulla salute e sul welfare in generale. L’equità di accesso alla salute è un indice di qualità e dipende anche dalla visione politica che abbiamo». L’On.le Giovanni Monchiero (Civici e Innovatori), confermando la validità tecnica delle stime della Fondazione, ha ribadito che molto è legato all’andamento del PIL nei prossimi mesi; sulla stessa linea l’On.le Donata Lenzi (Partito Democratico), che ha aggiunto l’importanza della capacità del Paese di crescere e la necessità di migliorare il rapporto dialettico con le Regioni. Sergio Venturi, Assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna, intervenuto in rappresentanza della Conferenza delle Regioni e Province autonome, ha ribadito che le differenze regionali nell’erogazione dei LEA non sono più accettabili, concordando che le responsabilità ricadano di fatto su tutti gli stakeholders.

Ancora più accesa la discussione sul riordino della sanità integrativa, proposto dalla Fondazione GIMBE al fine di ridurre la spesa out-of-pocket ed evitare che l’intermediazione assicurativa mini le basi del SSN. «In Italia assistiamo ad un’anomala situazione – ha affermato Cartabellotta – in cui i fondi integrativi non possono espandersi, in quanto destinati a coprire solo prestazioni non essenziali, mentre le assicurazioni private possono scorrazzare senza regole». Tutti d’accordo sulla necessità di un riordino della materia: tuttavia Marazziti ha puntualizzato l’esigenza di ravvivare i fondi integrativi, non solo con fatti tecnici ma con una nuova visione/modello, mentre secondo De Biasi occorre modificare alcuni meccanismi di pagamento, affermando che « non può essere certo la carta di credito decidere in sanità». Contrari a un’espansione del campo di azione della sanità integrativa Lenzi, Monchiero e Grillo, secondo i quali le prestazioni essenziali devono continuare ad essere garantita esclusivamente dai  LEA, mentre Lenzi ha puntualizzato la necessità di governare adeguatamente il conflitto di interessi di assicurazioni private che non possono essere erogatori di prestazioni sanitarie.


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3 marzo 2017
Per salvare la sanitĂ  pubblica la Fondazione GIMBE punta sulla formazione dei giovani talenti

IN OCCASIONE DELLA 12a CONFERENZA NAZIONALE, LA FONDAZIONE GIMBE LANCIA LE NUOVE OPPORTUNITÀ DEL PROGRAMMA GIMBE4YOUNG: I GIOVANI PROFESSIONISTI SANITARI DEVONO CRESCERE CON LA CONSAPEVOLEZZA CHE IN SANITÀ LE RISORSE NON SONO ILLIMITATE E CHE LE SCELTE PROFESSIONALI DEVONO ESSERE SEMPRE BASATE SULLE MIGLIORI EVIDENZE TENENDO CONTO DELLE PREFERENZE E ASPETTATIVE DEL PAZIENTE

3 marzo 2017 - Fondazione GIMBE, Bologna

Le migliori evidenze scientifiche dovrebbero guidare tutte le decisioni che riguardano la salute delle persone: di conseguenza, nessun professionista sanitario può fare a meno di strumenti e competenze per ricercare e valutare criticamente la letteratura scientifica.

«Dalle attività di monitoraggio indipendente del nostro osservatorio – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – emerge che, ad eccezione di lodevoli eccezioni, metodi e strumenti dell’Evidence-based Practice non sono stati introdotti in maniera sistematica nella formazione universitaria del medico e delle professioni sanitarie. Per tale ragione la Fondazione GIMBE ha deciso di assegnare al Segretariato Italiano Studenti in Medicina la borsa di studio Gioacchino Cartabellotta per condurre uno studio ad hoc, finalizzato  a valutare l’insegnamento dell’Evidence-based Medicine nei Corsi di Laurea in Medicina, attraverso un’analisi sistematica dei programmi formativi e survey strutturate con gli studenti».

Considerato che i giovani professionisti sanitari italiani si trovano in un allarmante e ormai incolmabile ritardo rispetto ai colleghi europei, in occasione della 12a Conferenza Nazionale la Fondazione GIMBE ha lanciato una serie di iniziative che consolidano l’impegno nella formazione delle nuove generazioni di professionisti sanitari, perché la sostenibilità del servizio sanitario nazionale passa anche dalla capacità di essere indipendenti nella gestione delle evidenze scientifiche riducendo gli sprechi dovuti al sovra/sottoutilizzo di farmaci, test diagnostici e altri interventi sanitari. In occasione della Conferenza è stato consegnato l’EBP core curriculum europeo a 30 laureati e specializzandi under 32, selezionati tra oltre 300 candidati per partecipare al corso di formazione Evidence-based Practice grazie alle borse di studio che la Fondazione GIMBE ha erogato per il quarto anno consecutivo.

Con il programma GIMBE4young la Fondazione ha costruito un ponte tra due temi sempre all’ordine del giorno ma raramente messi in relazione: la formazione dei giovani e la sostenibilità del SSN. Da quest’anno, grazie alla partnership sottoscritta con il Segretariato Italiano Studenti in Medicina (SISM), il Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) e Federspecializzandi, i giovani studenti e professionisti potranno accedere gratuitamente ai corsi GIMBE, partecipare ad un incontro annuale dedicato ed essere coinvolti nelle attività di ricerca della Fondazione.

Il ventaglio delle opportunità offerte  da GIMBE ai giovani professionisti sanitari si amplia ulteriormente: grazie alla disponibilità di EBSCO Health , studenti di medicina e delle professioni sanitarie potranno accedere gratuitamente alle risorse DynaMed Plus, banca dati di informazioni cliniche evidence-based. Inoltre, grazie al sostegno incondizionato di Assogenerici, a settembre prenderà il via la Summer School GIMBE sulla metodologia dei trial clinici, destinata a 30 giovani medici selezionati con un bando nazionale.

«Con il programma GIMBE4young – conclude Cartabellotta – intendiamo colmare i gap tra l’attuale formazione di base e specialistica e le competenze richieste dal servizio sanitario nazionale, dove un adeguato trasferimento delle evidenze alla pratica clinica è indispensabile per acquisire un sano scetticismo sull’efficacia degli interventi sanitari, troppo spesso introdotti sul mercato sulla base di pubblicazioni scientifiche discutibili spesso condizionate da interessi commerciali, e non di evidenze scientifiche valide, rilevanti e applicabili».

Per maggiori informazioni e partecipare alla selezione per le borse di studio: www.gimbe4young.it    


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2 marzo 2017
12a Conferenza Nazionale GIMBE: per una Sanità al centro dell’agenda politica

DOMANI 3 MARZO BOLOGNA CAPITALE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE: LA FONDAZIONE GIMBE OSPITERÀ RAPPRESENTANTI DELLA POLITICA, DI AZIENDE SANITARIE, PROFESSIONISTI E CITTADINI PER UN CONFRONTO ATTIVO SULLA VOLONTÀ E LE STRATEGIE PER DIFENDERE UN MODELLO EQUO E UNIVERSALISTICO DI SANITÀ PUBBLICA DA CONSEGNARE ALLE FUTURE GENERAZIONI

2 marzo 2017 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il 2017 si annuncia come un anno pieno di incognite per la Sanità: dalla durata della legislatura alla scadenza del Patto per la Salute 2014-2016, dal rinnovo di contratti e convenzioni alla possibilità di applicare i nuovi livelli essenziali di assistenza con le risorse disponibili. Ecco perché, a quattro anni dal lancio della campagna #salviamoSSN, la 12a Conferenza Nazionale GIMBE ospiterà un propositivo confronto tra politica, management, professionisti sanitari, pazienti e cittadini sulle misure già avviate dalle Istituzioni a tutela della sanità pubblica e sul contributo richiesto a tutti gli attori del sistema per la sopravvivenza di questa irrinunciabile conquista sociale.

Nella sessione “Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale”, la lettura inaugurale del Presidente Nino Cartabellotta punterà l’attenzione sull’inderogabile necessità di rimettere al centro dell’agenda politica la sanità pubblica, dando il via a un dibattito tra gli esponenti delle principali forze politiche impegnati in sanità: Emilia Grazia De Biasi (presidente 12a Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica), Mario Marazziti (presidente XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati), Laura Bianconi (NCD), Luigi D’Ambrosio Lettieri (Gruppo Conservatori e Riformisti), Giulia Grillo (M5S), Donata Lenzi (PD), Giovanni Monchiero (Civici e Innovatori), Maria Rizzotti (Forza Italia-Il Popolo della Libertà), Sergio Venturi (Assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna, in rappresentanza della Conferenza delle Regioni e Province autonome).

A seguire, dopo la presentazione dei risultati dello studio GIMBE che ha valutato qualità metodologica e gestione dei conflitti di interesse delle linee guida prodotte dalle società scientifiche italiane, la parola ai protagonisti istituzionali del futuro nazionale delle linee guida per la pratica clinica:  Federico Gelli (relatore della legge sulla responsabilità professionale), Walter Ricciardi (presidente dell’Istituto Superiore di Sanità) e Franco Vimercati (presidente della Federazione delle Società Medico Scientifiche Italiane).

Immancabili gli appuntamenti con il Laboratorio Italia, dedicato ai progetti di eccellenza realizzati dalle organizzazioni sanitarie italiane, e la sessione GIMBE4young, vetrina delle numerose opportunità che la Fondazione GIMBE offre ai professionisti sanitari del futuro.

Nel corso dell’evento saranno consegnati il Premio “Salviamo il Nostro SSN” a Piero Angela, per il suo continuo impegno nel diffondere un’informazione scientifica chiara e basata sulle migliori evidenze scientifiche e il “Premio Evidence” ad Aldo Pietro Maggioni, per la sua prestigiosa carriera di ricercatore nell’ambito delle malattie cardiovascolari.

Appuntamento a Bologna, venerdì 3 marzo dalle ore 8.30 presso il Royal Hotel Carlton di via Montebello 8, oppure in streaming sulla pagina Facebook della Fondazione GIMBE a: www.facebook.com/FondazioneGIMBE


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20 febbraio 2017
A Piero Angela il premio “Salviamo il Nostro Servizio Sanitario Nazionale”

IL 3 MARZO, IN OCCASIONE DELLA 12a CONFERENZA NAZIONALE, LA FONDAZIONE GIMBE ASSEGNERÀ IL RICONOSCIMENTO AL GIORNALISTA PER IL SUO CONTINUO IMPEGNO NEL DIFFONDERE UN’INFORMAZIONE SCIENTIFICA CHIARA E BASATA SULLE MIGLIORI EVIDENZE SCIENTIFICHE AL FINE DI DEMOLIRE BUFALE, FALSI MITI, PSEUDOSCIENZE E CONSUMISMO SANITARIO, CONTRIBUENDO ALLA SOSTENIBILITÀ DELLA SANITÀ PUBBLICA

L’Italia è patria dei fenomeni “Vannoni” e “Di Bella”, oltre che di innumerevoli e meno noti sedicenti guaritori che promettono miracolose pozioni per curare le malattie più disparate, senza alcuna base scientifica, lucrando sulla disperazione di pazienti per i quali la ricerca non ha ancora trovato terapie efficaci. Parallelamente assistiamo inermi alla diffusione a macchia d’olio di movimenti anti-vaccinisti, che fanno leva sull’inesistente relazione casuale vaccini-autismo, riferendosi ad uno studio fraudolento ritrattato dalla comunità scientifica e il cui autore è stato radiato dall’ordine dei medici britannico.

«Oggi le aspettative della popolazione nei confronti di una medicina mitica e una sanità infallibile – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – hanno raggiunto livelli inaccettabili per l’interazione di numerosi fattori: facilità di accesso tramite internet a informazioni scientificamente non validate, assenza di un programma istituzionale di informazione sanitaria per cittadini e pazienti, progressiva medicalizzazione della società, grazie anche alle innumerevoli giornate per celebrare singole malattie e alla promozione di prestazioni sanitarie per ottenere e mantenere il consenso politico».

Peraltro, se la spesa a carico dei cittadini per la sanità è in costante aumento, è altrettanto vero che in Italia assistiamo alla continua espansione di mercati (omeopatia, integratori, nutraceutica) per i quali mancano le prove di efficacia se non addirittura esistono  evidenze di peggioramento degli esiti di salute. Inoltre, una delle voci principali di spreco di denaro pubblico è l’imponente sovra-utilizzo di interventi sanitari (test diagnostici, farmaci, visite specialistiche,) determinato certo dalle prescrizioni dei medici, ma anche dalle insistenti richieste dei pazienti, generando inaccettabili paradossi: ad esempio, nonostante tra i paesi dell’OCSE siamo al secondo posto per dotazioni di risonanze magnetiche, abbiamo liste d’attesa sempre più lunghe.

«Per tali ragioni – continua il Presidente – l’alfabetizzazione sanitaria, l’informazione istituzionale della popolazione su benefici e rischi degli interventi sanitari, la conoscenza del metodo scientifico, il coinvolgimento attivo di cittadini e pazienti nella valutazione e organizzazione dei servizi sanitari e il processo decisionale condiviso nella relazione paziente-medico rappresentano oggi strumenti irrinunciabili per aumentare l’appropriatezza della domanda, diminuire il rischio clinico e il contenzioso medico-legale, ridurre gli sprechi e contribuire alla sostenibilità della sanità pubblica».

Considerato il potere dei media nell’influenzare le scelte dei cittadini e il ruolo di una corretta informazione per contribuire alla sostenibilità del SSN, la Fondazione GIMBE assegna per il 2017 il premio “Salviamo il Nostro SSN” a Piero Angela, massima espressione nazionale del giornalismo scientifico, in grado di portare nelle case degli italiani informazioni mediche chiare e basate sulle migliori evidenze.

«Con il premio assegnato a Piero Angela – conclude il Presidente – la Fondazione GIMBE avvia una serie di iniziative per sensibilizzare cittadini e pazienti sull’importanza del metodo scientifico per validare l’efficacia dei trattamenti, sottolineando l’importanza di un giornalismo evidence-based  nel contribuire alla sostenibilità del servizio sanitario nazionale».

La cerimonia di consegna del premio è prevista in occasione della 12a Conferenza Nazionale GIMBE che si terrà a Bologna il prossimo 3 marzo.


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13 febbraio 2017
Linee Guida e responsabilitĂ  professionale: attenzione ai pazienti con patologie multiple

CON IL DDL SULLA RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE IN DIRITTURA DI ARRIVO, LA FONDAZIONE GIMBE SOTTOLINEA L’INDEROGABILE NECESSITÀ DI UN APPROCCIO ORIENTATO ALLA MULTIMORBIDITÀ: INFATTI, CONSIDERATO CHE LE PROVE DI EFFICACIA DEI TRATTAMENTI DERIVANO SOPRATTUTTO DA STUDI CONDOTTI SU POPOLAZIONI SELEZIONATE, LE LINEE GUIDA ELABORATE PER SINGOLE PATOLOGIE RISCHIANO DI DIVENTARE UN BOOMERANG, PERCHÉ RACCOMANDANO TERAPIE SPESSO NON INDICATE NEI PAZIENTI CON PATOLOGIE MULTIPLE

Approda oggi per l’approvazione finale alla Camera dei Deputati il DdL n. 2224 e connessi “Disposizioni in materia di responsabilità professionale del personale sanitario”, che all’art. 5 prevede che “Gli esercenti le professioni sanitarie, nell’esecuzione delle prestazioni sanitarie con finalità preventive, diagnostiche, terapeutiche, palliative, riabilitative e di medicina legale, si attengono, salve le specificità del caso concreto, alle raccomandazioni previste dalle linee guida”.

«Le linee guida – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – forniscono raccomandazioni basate sulle evidenze scientifiche e norme di buona pratica clinica per informare le decisioni di tutti i professionisti sanitari: tuttavia occorre tenere sempre ben presente che non si tratta di protocolli rigorosi da applicare in maniera indiscriminata, ma è necessario considerare sempre le caratteristiche cliniche del paziente individuale, oltre che le sue aspettative e preferenze».

Oggi la maggior parte dei pazienti con una patologia o condizione cronica è affetto da almeno un’ulteriore cronicità: la multimorbidità, di fatto la norma tra gli anziani, riduce la qualità di vita e aumenta mortalità, polifarmacoterapia, reazioni avverse a farmaci e accessi non programmati ai servizi sanitari. I pazienti affetti da patologie multiple rappresentano inoltre un’ardua sfida per i servizi sanitari, perché vengono spesso assistiti in maniera frammentata da vari professionisti attraverso diversi setting (cure primarie, specialistica ambulatoriali, ospedale, domicilio, etc.) con inevitabili problemi di coordinamento e comunicazione.

«Nei soggetti con multimorbidità – continua il Presidente – il bilancio tra rischi e benefici dei trattamenti è spesso incerto, visto che le prove di efficacia derivano per lo più da trial condotti su popolazioni selezionate, che tendono a escludere pazienti con patologie multiple. Di conseguenza, le linee guida elaborate per singole malattie raccomandano test diagnostici e trattamenti potenzialmente non indicati nei pazienti con multimorbidità, aumentando i rischi, peggiorando la qualità di vita e generando ingenti sprechi».

Considerata la necessità di riorganizzare l’assistenza sanitaria per i pazienti con patologie multiple, la Fondazione GIMBE ha realizzato la versione italiana delle linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) per l’identificazione e il trattamento dei pazienti con multimorbidità.

 «È inaccettabile – precisa Cartabellotta – costringere i pazienti con patologie multiple a rimbalzare tra vari specialisti, servizi e setting assistenziali: occorre abbandonare l’approccio basato sulla gestione della singola malattia in favore di quello orientato alla multimorbidità, indipendentemente dalla variabilità dei modelli organizzativi regionali e aziendali per gestire la cronicità».

L’approccio orientato alla multimorbidità richiede innanzitutto di definire le priorità della persona, di valutare l’impatto delle singole patologie, condizioni e terapie e di definire insieme al paziente un piano terapeutico personalizzato, riportando nella documentazione clinica le azioni da intraprendere: dall’individuazione del coordinatore del piano terapeutico all’introduzione, interruzione, sostituzione di farmaci e terapie non farmacologiche, dalla riorganizzazione dei controlli periodici all’identificazione precoce di variazioni dello stato di salute, dal follow-up per rivalutare il piano terapeutico condiviso alla valutazione di altri aspetti rilevanti per il paziente.

«In questo processo – conclude Cartabellotta – è molto importante condividere copia del piano terapeutico con il paziente e, previo consenso, con altri soggetti coinvolti nell’assistenza (professionisti sanitari, familiari, caregiver). Questa raccomandazione diventa fondamentale per la tutela medico-legale, perché alla maggior parte dei pazienti con patologie multiple le linee guida, anche se di elevata qualità, non sono applicabili e rischiano di trasformarsi in un boomerang».

La versione integrale delle linee guida è disponibile a: www.evidence.it/multimorbidita


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7 febbraio 2017
La tutela della salute è un diritto costituzionale e il Servizio Sanitario Nazionale esiste ancora: ecco perchè serve un logo!

LA FONDAZIONE GIMBE HA INOLTRATO ALLA PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA E AL MINISTERO DELLA SALUTE FORMALE RICHIESTA DI REALIZZARE UN LOGO PER IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE, AL FINE DI CONFERMARE A 60 MILIONI DI CITTADINI ITALIANI CHE LA TUTELA DELLA SALUTE RIMANE UN DIRITTO COSTITUZIONALE E DI LEGITTIMARE L’ESISTENZA DEL SSN QUALE PILASTRO UNIVOCO DI CIVILTÀ, DEMOCRAZIA E WELFARE.

Con la riforma costituzionale del 2001 le Regioni, protagoniste dell’organizzazione dei servizi sanitari, hanno contribuito a creare nei cittadini italiani un’asimmetrica percezione del Servizio Sanitario Nazionale: infatti da allora numerose Regioni hanno deciso, giustamente, di identificare il proprio servizio sanitario attraverso un logo, alimentando la percezione dell’esistenza di 21 differenti Servizi Sanitari.

La Fondazione GIMBE, che dal 1996 promuove l’integrazione delle migliori evidenze scientifiche in tutte le decisioni politiche, manageriali, professionali che riguardano la salute delle persone, dal 2013 con la campagna “Salviamo il Nostro Servizio Sanitario Nazionale” è impegnata nella difesa della sanità pubblica: la “Carta GIMBE per la Tutela della Salute”, il “Rapporto sulla sostenibilità del SSN 2016-2015” e il lancio dell’Osservatorio GIMBE testimoniano un impegno continuo per difendere e tramandare alle future generazioni una conquista sociale irrinunciabile per l’eguaglianza e la dignità dei cittadini italiani.

«Dalle nostre analisi – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – è emerso che, il Servizio Sanitario Nazionale a 38 anni dalla sua istituzione non possiede, a differenza di numerosi servizi sanitari regionali, un logo identificativo: questo ridimensiona nella percezione pubblica il ruolo dello Stato nella tutela della salute, oltre che l’esistenza stessa del SSN istituito con la legge 833/78».

«Indipendentemente dall’esito del referendum costituzionale – continua il Presidente – che in caso di vittoria del sì avrebbe dovuto potenziare il ruolo dello Stato sulle Regioni e ridurre le diseguaglianze regionali, la salute delle persone rimane un diritto tutelato dalla nostra Costituzione e il Servizio Sanitario Nazionale esiste ancora, nonostante la crisi di sostenibilità e le autonomie regionali».

Per tali ragioni la Fondazione GIMBE, nell’ambito delle attività di sensibilizzazione istituzionale della campagna #salviamoSSN, ha inoltrato alla Presidenza della Repubblica e al Ministero della Salute formale richiesta di realizzare un logo per il Servizio Sanitario Nazionale, al fine di confermare a 60 milioni di cittadini italiani che la salute rimane un diritto costituzionale tutelato dalla Repubblica e di legittimare l’esistenza del SSN quale pilastro univoco di civiltà, democrazia e welfare.

«Confidiamo – conclude Cartabellotta – nella sensibilità del Presidente Mattarella, garante dei diritti costituzionali e sempre attento al tema dalla salute, e nella tenacia del Ministro Lorenzin, strenuo difensore del SSN in questi anni di tagli e definanziamento, affinché accolgano la proposta della Fondazione GIMBE per creare un logo che diventi simbolo univoco di tutela della salute per tutte le persone che ne hanno diritto».


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24 gennaio 2017
Evidence-based Medicine nella formazione dei giovani medici: siglato il protocollo d’intesa SISM-GIMBE

AL VIA L’ACCORDO TRA IL SEGRETARIATO ITALIANO DEGLI STUDENTI DI MEDICINA E LA FONDAZIONE GIMBE: DAL PROGRAMMA GIMBE4YOUNG UN’AZIONE CONCRETA PER PROMUOVERE L'EVIDENCE-BASED MEDICINE TRA LE NUOVE GENERAZIONI DI MEDICI, CON IL FINE ULTIMO DI CONTRASTARE SOVRA E SOTTO-UTILIZZO DI INTERVENTI SANITARI CHE CONTRIBUISCONO A MINARE LA SOSTENIBILITA DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE.

Segretariato Italiano degli Studenti di Medicina e Fondazione GIMBE

«Le migliori evidenze scientifiche – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – dovrebbero guidare tutte le decisioni che riguardano la salute delle persone: di conseguenza, il medico non può fare a meno di strumenti e competenze per ricercare e valutare criticamente le migliori evidenze scientifiche. Purtroppo, 25 anni dopo la nascita dell’Evidence-based Medicine (EBM), le Istituzioni continuano a trascurare l’inderogabile necessità di fornire alle nuove generazioni di professionisti sanitari strumenti e competenze per essere indipendenti nella gestione delle evidenze scientifiche ed acquisire un sano scetticismo sull’efficacia degli interventi sanitari, troppo spesso introdotti sul mercato sulla base di pubblicazioni scientifiche discutibili spesso condizionate da interessi commerciali, e non di evidenze scientifiche valide, rilevanti e applicabili».

Considerato che, ad eccezione di lodevoli ed isolate eccezioni, metodi e strumenti dell’EBM non sono stati introdotti in maniera sistematica nella formazione universitaria del medico, nell’ambito del programma GIMBE4young la Fondazione GIMBE ha siglato un protocollo d’intesa con il Segretariato Italiano degli Studenti di Medicina (SISM).

«La nascita di questa collaborazione – dichiara Federica Viola, Presidente Nazionale SISM – rappresenta un importante punto di partenza perché ci consente da un lato di formare un elevato numero di studenti di medicina su argomenti e metodi che da futuri medici siamo tenuti a conoscere, e dall'altro perché, uniti da obiettivi comuni, SISM e GIMBE insieme potranno trovare le soluzioni per migliorare la nostra formazione, laddove carente».

Numerose le iniziative previste dall’accordo: organizzazione di eventi in partnership, borse di studio per la partecipazione al corso Evidence-based Practice organizzato nell’ambito del programma GIMBE4young, iscrizioni gratuite ai corsi del programma GIMBE Education, conduzione di uno studio finalizzato a valutare in maniera sistematica la presenza e il reale livello di insegnamento dell’EBM nei programmi formativi delle Facoltà di Medicina italiane.

«L’Evidence-based Medicine – precisa Adolfo Mazzeo, Liaison Officer for Medical Education issues di SISM – è uno di quei concetti che durante il corso di Medicina senti menzionare più e più volte ma di cui, nella migliore delle ipotesi, ti viene fornita solo la definizione. La partnership con la Fondazione GIMBE garantirà a noi studenti di Medicina una formazione a 360 gradi sul mondo della ricerca e su come questa deve essere applicata alla pratica clinica per migliorare la salute dei pazienti, di fatto il nostro fine ultimo, con un’attenzione anche alla gestione delle risorse economiche».

«Alle nuove generazioni di medici – conclude Cartabellotta – deve essere offerta l’opportunità di conoscere e approfondire un modello di pratica clinica e assistenza sanitaria basata sulle evidenze, centrata sul paziente, consapevole dei costi e ad elevato value. È dimostrato che l’utilizzo delle migliori evidenze scientifiche nella pratica clinica migliora la qualità dell’assistenza e riduce gli sprechi conseguenti al sovra- e sottoutilizzo di farmaci, test diagnostici, interventi chirurgici e altri interventi sanitari».

La partnership sarà presentata ufficialmente a Bologna, il prossimo 3 marzo, in occasione della 12a Conferenza GIMBE.


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10 gennaio 2017
In sanitĂ  sprecati oltre 2 euro su 10: indispensabile recuperarli

ALLARME LANCIATO ALL’UNISONO DA THE LANCET E OCSE: IL SOVRA-UTILIZZO E IL SOTTO-UTILIZZO DI SERVIZI E INTERVENTI SANITARI  HANNO RAGGIUNTO PROPORZIONI EPIDEMICHE, METTENDO A  RISCHIO LA SOPRAVVIVENZA DEI SISTEMI SANITARI DI TUTTO IL MONDO. LA COMUNITÀ SCIENTIFICA INTERNAZIONALE CONFERMA NUMERI E METODI DEL RAPPORTO GIMBE SULLA SOSTENIBILITÀ DEL NOSTRO SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

La prestigiosa rivista The Lancet ha lanciato ieri a Londra la serie di articoli Right Care, seguita oggi dalla presentazione del report dell’OCSE Tackling Wasteful Spending on Health. Il messaggio è unanime: i fenomeni di overuse e underuse di servizi e interventi sanitari (farmaci, test diagnostici, procedure chirurgiche, etc.) costituiscono oggi una vera e propria pandemia: oltre a mettere  a rischio la sostenibilità di tutti i sistemi sanitari, sovra- e sotto-utilizzo non riflettono l’etica della medicina e della sanità, in quanto minano la possibilità di una copertura sanitaria equa e sostenibile e del diritto universale all’assistenza sanitaria.

«La serie di The Lancet e il rapporto OCSE – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – sono perfettamente in linea con quanto riportato dal Rapporto sulla sostenibilità del SSN 2016-2025, presentato dalla Fondazione GIMBE lo scorso 7 giugno presso il Senato della Repubblica. Secondo le nostre stime, infatti, in Italia circa € 11 miliardi/anno vengono erosi da sovra- e sotto-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie, a cui si aggiungono oltre € 13 miliardi relativi a frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, complessità amministrative e inadeguato coordinamento dell’assistenza».

Diversi i messaggi chiave lanciati dagli autori della serie di The Lancet: sovra-utilizzo di interventi sanitari di efficacia non dimostrata e sotto-utilizzo di interventi sanitari efficaci convivono in tutti i sistemi sanitari a livello di popolazioni, percorsi assistenziali e singoli pazienti, peggiorando esiti clinici, psicologici e sociali, determinando una impropria allocazione di risorse e generando sprechi evitabili. Gli esempi di sovra-utilizzo riportati sono innumerevoli: TAC e RMN per lombalgia e cefalea, antibiotici per infezioni virali delle vie respiratorie, densitometria ossea, test pre-operatori (ECG, Rx torace, ecostress) in pazienti a basso rischio, antipsicotici negli anziani, nutrizione artificiale in pazienti con demenza in fase avanzata e in pazienti oncologici terminali, catetere vescicale a permanenza, imaging cardiaco in pazienti a basso rischio, screening oncologici di efficacia non documentata (PSA, CA-125), tagli cesarei senza indicazioni cliniche.

«Considerato che la maggior parte degli interventi sanitari si colloca in un’area grigia, dove il profilo rischio/beneficio non è così netto – continua il Presidente – è indispensabile prendere in considerazione le preferenze dei pazienti. Ecco perché è impossibile migliorare l’appropriatezza degli interventi sanitari senza un coinvolgimento di cittadini e pazienti attraverso il processo decisionale condiviso, strategia di efficacia documentata per ridurre sprechi, aspettative irrealistiche di malati e familiari e contenzioso medico-legale».

Alla serie di The Lancet fa eco il rapporto dell’OCSE che denuncia sprechi e inefficienze in tutti i sistemi sanitari: clinici (overuse e underuse), amministrativi e conseguenti a frodi e abusi, in linea con la tassonomia di Don Berwick già ripresa dal Rapporto GIMBE e adattata al contesto italiano. In particolare, visto che la spesa sanitaria ha ripreso a crescere nella maggior parte dei Paesi dell’OCSE, il report rileva che ogni € 10 spesi in sanità sino a 2 vengono sprecati, in quanto non migliorano la salute e il benessere delle persone o addirittura li peggiorano: un’enorme opportunità dunque per recuperare preziose risorse ed aumentare il value for money.

«È fonte di grande soddisfazione – conclude Cartabellotta – constatare che la serie di The Lancet e il report dell’OCSE confermano le basi scientifiche del Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del SSN, le cui proposte sono dunque condivise a livello internazionale. In particolare, il processo di disinvestimento e riallocazione suggerito dal nostro Rapporto viene legittimato come strategia irrinunciabile per garantire la sostenibilità di tutti i sistemi sanitari, che richiede una vera e propria “chiamata alle armi” di tutti gli stakeholders del SSN».

La serie “Right Care” è disponibile a: www.thelancet.com/series/right-care
Il report dell’OCSE “Tackling Wasteful Spending on Health” è disponibile a: www.oecd.org/publications/releasing-health-care-system-resources-9789264266414-en.htm


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12 dicembre 2016
L’esercizio fisico nelle malattie croniche: efficace, ma non prescritto dai medici

NEL MIRINO DELLA FONDAZIONE GIMBE L’INACCETTABILE SOTTO-UTILIZZO DI UN INTERVENTO SANITARIO EFFICACE E COSTO-EFFICACE: L’ESERCIZIO FISICO NELLE MALATTIE CRONICHE. NEL POSITION STATEMENT GIMBE PROVE DI EFFICACIA E ISTRUZIONI PRATICHE PER AUMENTARE LA CONSAPEVOLEZZA DI MEDICI E PAZIENTI SU UNA VALIDA OPPORTUNITÀ TERAPEUTICA TROPPO SPESSO TRASCURATA A FAVORE DI FARMACI E INTERVENTI CHIRURGICI.

L’esercizio fisico è un intervento sanitario efficace nel trattamento di numerose patologie croniche e, in termini di riduzione della mortalità, determina benefici simili a quelli ottenuti con interventi farmacologici nella prevenzione secondaria di patologie coronariche, nella riabilitazione post-ictus, nello scompenso cardiaco e nella prevenzione del diabete. Anche in patologie meno severe, come il mal di schiena e l’artrosi, i benefici dell’esercizio fisico sui sintomi e sulla qualità di vita sono molto rilevanti. A dispetto di robuste evidenze scientifiche, nelle malattie croniche l’esercizio fisico rimane ampiamente sotto-utilizzato rispetto a interventi farmacologici o chirurgici.

«Il Position Statement GIMBE – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – ha tre obiettivi fondamentali: sintetizzare le prove di efficacia dell’esercizio fisico su esiti di salute clinicamente rilevanti per 7 patologie croniche, riportare accuratamente effetti avversi e controindicazioni e fornire per ciascuna condizione una guida pratica per realizzare esercizi efficaci».

Le patologie prese in esame sono state selezionate per il loro elevato carico di disabilità e per la disponibilità di prove di efficacia dell’esercizio fisico: artrosi dell’anca e del ginocchio, lombalgia cronica aspecifica, prevenzione delle cadute, broncopneumopatia cronica ostruttiva, sindrome da fatica cronica, diabete di tipo 2, malattia coronarica e scompenso cardiaco. Per ciascuna patologia il Position Statement GIMBE descrive gli aspetti pratici dell’esercizio indispensabili per ottenere i risultati desiderati: razionale, professionisti sanitari, modalità, setting, attrezzatura necessari, procedura, numero, durata e intensità delle sedute, dettagli del programma.

«Le evidenze scientifiche – continua il Presidente - documentano in maniera incontrovertibile che l’esercizio fisico è efficace in numerose patologie croniche. Tuttavia resta un intervento sanitario ampiamente sotto-utilizzato per varie ragioni: limitata conoscenza delle prove di efficacia da parte di medici di famiglia e specialisti, loro mancata sensibilizzazione alla “prescrizione” dell’esercizio fisico, carenza di percorsi multiprofessionali integrati, mancato inserimento nei livelli essenziali di assistenza di numerosi interventi efficaci basati sull’esercizio, scarsa attitudine all’attività fisica dei pazienti, in particolare se sofferenti».

Il Position Statement ribadisce che l’esercizio deve essere personalizzato secondo aspettative e preferenze del singolo paziente, ma se gli interventi basati sull’esercizio vengono erogati con modalità troppo diverse rispetto agli studi clinici (es. intensità inferiore, durata inferiore o con differenti componenti), la loro efficacia può essere compromessa rispetto a quanto documentato in letteratura. In tal senso i medici di famiglia dovrebbero conoscerne le caratteristiche principali, accedere a descrizioni dettagliate e a risorse necessarie alla prescrizione, al fine di discuterne con i pazienti e indirizzarli al professionista appropriato. Indispensabile infine affrontare adeguatamente pregiudizi, paure e motivazioni dei pazienti, in particolare quelli meno predisposti a praticare l’esercizio fisico.

«Le sfide per garantire l’aderenza a programmi di esercizio fisico – conclude Cartabellotta – sono simili, ma molto più ardue di quelle per mantenere la compliance farmacologica: tuttavia, l’entità dei potenziali risultati per i pazienti, oltre che per il servizio sanitario, rendono tali sfide degne di essere affrontate. Peccato che nelle 149 pagine del Piano Nazionale delle Cronicità, già approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il 15 settembre 2016, il termine “esercizio fisico” faccia solo una timida comparsa nel capitolo dedicato allo scompenso cardiaco».

Il Position Statement GIMBE “Efficacia dell’esercizio fisico nei pazienti con patologie croniche” è disponibile a: www.gimbe.org/eserciziofisico.


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Pagina aggiornata il 18/02/2014