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21 marzo 2017
Trial clinici: GIMBE alleva le nuove generazioni di ricercatori

COMUNICATO STAMPA

TRIAL CLINICI: GIMBE ALLEVA LE NUOVE GENERAZIONI DI RICERCATORI

AL VIA A SETTEMBRE LA SUMMER SCHOOL GIMBE SULLA METODOLOGIA DEI TRIAL CLINICI, DESTINATA A 30 GIOVANI STUDENTI, MEDICI E FARMACISTI SELEZIONATI CON UN BANDO NAZIONALE E REALIZZATA GRAZIE AD UNA EROGAZIONE LIBERALE E NON CONDIZIONANTE DI ASSOGENERICI AL PROGRAMMA GIMBE4YOUNG

21 marzo 2017 - Fondazione GIMBE, Bologna

Nell’ambito del programma GIMBE4young, la Fondazione GIMBE lancia la prima edizione della summer school sulla metodologia dei trial clinici (Bologna, 4-8 settembre 2017), per preparare le nuove generazioni di ricercatori alle sfide che li attendono per migliorare qualità, etica, rilevanza e integrità della ricerca clinica.

«Nella gerarchia delle evidenze scientifiche – dichiara Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – i trial clinici, in particolare quelli controllati e randomizzati, costituiscono lo standard di riferimento per valutare l’efficacia degli interventi sanitari. Tuttavia la loro qualità è spesso insoddisfacente: questo determina inevitabilmente lo spreco di preziose risorse, oltre alla persistenza di numerose aree grigie».

La conferma giunge dalla comunità scientifica internazionale che, con la campagna Lancet REWARD (Reduce research Waste And Reward Diligence), punta a ridurre gli sprechi ed aumentare il value della ricerca biomedica: «Pazienti e professionisti – continua il Presidente – vengono raramente coinvolti nella definizione delle priorità, per cui molti trial rispondono a quesiti di ricerca irrilevanti e/o misurano outcome di scarsa rilevanza clinica; senza contare il fatto che oltre la metà dei trial vengono pianificati senza alcun riferimento a evidenze già disponibili, generando evitabili duplicazioni». I dati dimostrano che più del 50% dei trial pubblicati presentano rilevanti errori metodologici che ne invalidano i risultati; sino al 50% dei trial non vengono mai pubblicati e molti di quelli pubblicati tendono a sovrastimare i benefici e sottostimare i rischi degli interventi sanitari; oltre il 30% dei trial non riporta dettagliatamente le procedure con cui somministrare gli interventi studiati e spesso i risultati dello studio non vengono interpretati alla luce delle evidenze disponibili.

Enrique Häusermann - presidente di Assogenerici - sottolinea: «Sono convinto dell’assoluta importanza dell’attività di formazione svolta da istituzioni come la Fondazione GIMBE, che da anni si batte per riportare la sanità pubblica al centro dell’agenda politica. In un momento in cui la sostenibilità del SSN è messa gravemente a rischio dalla scarsità dei finanziamenti, dalla sfida dei nuovi LEA, dall’apparente incapacità del sistema di trovare al proprio interno le risposte giuste  a sprechi e inefficienze, la formazione dei giovani professionisti rappresenta un investimento di valore sul futuro di un SSN rinvigorito e coerente con la propria mission».

«Per questo Assogenerici – prosegue Häusermann – ha scelto di sostenere concretamente il programma GIMBE4Young, convinti che da questa partnership possa essere tracciata la rotta verso una maggior consapevolezza da parte dei professionisti sanitari sulla corretta allocazione e gestione delle risorse».

«Considerato che le metodologie di pianificazione, conduzione, analisi e reporting dei trial clinici non costituiscono ancora parte integrante dei percorsi universitari e specialistici – conclude Cartabellotta – la Fondazione GIMBE lancia un bando nazionale per selezionare 30 giovani studenti, medici e farmacisti, al fine di colmare questo gap formativo».

La scadenza del bando è fissata al 31 maggio 2017.

Per ulteriori informazioni e invio candidature: www.gimbe4young.it/summerschool

 


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14 marzo 2017
LEA: L’Eterna Attesa dei Livelli Essenziali di Assistenza

LA LENTE DELL’OSSERVATORIO GIMBE METTE A FUOCO TRE CRITICITÀ RELATIVE AI LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA: MANCATA PUBBLICAZIONE IN GAZZETTA UFFICIALE DEL DPCM SUI “NUOVI LEA”, INACCETTABILE RITARDO DELLA PUBBLICAZIONE DEL REPORT 2014 SULL’ADEMPIMENTO AL MANTENIMENTO DELL’EROGAZIONE DEI LEA, SCOMPARSA DALLA SCENA DEL NUOVO SISTEMA DI GARANZIA PER IL MONITORAGGIO DELL’ASSISTENZA SANITARIA

14 marzo 2017 - Fondazione GIMBE, Bologna

Nell’ambito della campagna #salviamoSSN, nel settembre 2016 la Fondazione GIMBE ha istituito l’Osservatorio per la sostenibilità del SSN per un monitoraggio continuo e indipendente di responsabilità e azioni di tutti gli stakeholder, con il fine ultimo di ottenere il massimo ritorno in termini di salute del denaro pubblico investito in sanità.

«Dall’analisi delle attività istituzionali relative ai livelli essenziali di assistenza – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – emergono tre rilevanti criticità: la mancata pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM sui “nuovi LEA”, l’inaccettabile ritardo del report “Adempimento mantenimento dell’erogazione dei LEA attraverso gli indicatori della griglia LEA” relativo al 2014 e il silenzio assordante calato sul nuovo sistema di garanzia per il monitoraggio dell’assistenza sanitaria».

Fatta eccezione per il tardivo invio alle Camere, l’iter burocratico del DPCM sui “nuovi LEA” non ha subìto particolari ritardi dopo la bollinatura della Ragioneria Generale dello Stato: accordo in Conferenza Stato-Regioni il 7 luglio 2016, invio al MEF il 14 luglio e conferma vaglio il 29 luglio; 9 novembre invio alle Camere per esame nelle commissioni parlamentari che hanno rilasciato il loro parere il 14 dicembre; firma del Premier Gentiloni il 12 gennaio 2017 e registrazione alla Corte dei Conti il 3 febbraio. «Considerato che il Ministro aveva presentato alle Regioni la documentazione sui “nuovi LEA” nel lontano 4 febbraio 2015 – precisa Cartabellotta – dopo oltre due anni la mancata pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è più da imputare a ritardi istituzionali quanto a carenze tecniche: infatti i nuovi nomenclatori tariffari (specialistica ambulatoriale e protesica) non sono ancora disponibili. Peraltro, secondo le scadenze definite il 21 gennaio 2017 dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, la Commissione LEA avrebbe dovuto formulare entro il 28 febbraio la proposta di aggiornamento per l'anno 2017 ed entro il 15 marzo, ovvero domani, adottare il relativo provvedimento, che paradossalmente non è ancora legge dello Stato».

Il report sull’adempimento mantenimento dell’erogazione dei LEA attraverso gli indicatori della griglia LEA – strumento principale per il monitoraggio e la verifica dell’effettiva erogazione delle prestazioni – viene pubblicato annualmente dal Ministero della Salute per documentare l’adempimento delle Regioni ai LEA e identificare quelle rinviate al Piano di Rientro. L’Osservatorio GIMBE rileva l’inaccettabile ritardo nella pubblicazione degli ultimi due adempimenti. «Solo ieri, 13 marzo, sono state pubblicate le performance regionali sui LEA relative al 2014 – precisa il Presidente – con un report datato giugno 2016; mentre per quelle relative al 2013 il report datato luglio 2015 è stato reso pubblico il successivo 12 novembre».

Rispetto al Nuovo Sistema di Garanzia per il monitoraggio dell’assistenza sanitaria la “Direttiva generale 2016 per l’attività amministrativa e la gestione del Ministero della Salute” sanciva che «in accordo con quanto riportato nel Patto per la Salute 2014-2016, si prevede di aggiornare il sistema di garanzia per il monitoraggio dell’assistenza sanitaria, definendo un’adeguata e condivisa metodologia. L’obiettivo è quello di ottenere un sistema unico di monitoraggio, incentivazione e valutazione della garanzia di erogazione dei LEA rivolto a tutte le Regioni e le Provincie autonome». Le stesse parole sono integralmente riportate nell’ “Atto di indirizzo 2017 del Ministero della Salute”, ma del Nuovo Sistema di Garanzia a oggi è nota solo l’architettura, da cui emerge che i tre livelli (prevenzione, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera) dovrebbero essere monitorati attraverso un set multidimensionale di indicatori: efficacia e appropriatezza clinica, efficienza e appropriatezza organizzativa, sicurezza, equità sociale. «Per quale ragione – chiede Cartabellotta – si sono completamente perse le tracce di questo importante strumento che rappresenta il tanto atteso superamento della griglia LEA?».

«Considerato che i LEA rappresentano le fondamenta della sanità pubblica – conclude Cartabellotta –chiediamo a Governo e Regioni una roadmap definitiva e credibile rispetto alle criticità rilevate dall’Osservatorio GIMBE. Se sbandierare ripetutamente la conquista dei “nuovi LEA” torna particolarmente utile a fini elettorali durante un “Governo di circostanza”, gli aspetti tecnici irrisolti fanno slittare continuamente in avanti le scadenze definite, tanto da attribuire all’acronimo LEA un diverso e inquietante significato… L’Eterna Attesa».


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7 marzo 2017
Responsabilità professionale: con le Linee guida delle Società Scientifiche si parte dall’anno zero

ALL’INDOMANI DELL’APPROVAZIONE DELLA LEGGE SULLA RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE, LA FONDAZIONE GIMBE HA PRESENTATO ALLE ISTITUZIONI UNO STUDIO CHE HA VALUTATO LE LINEE GUIDA PRODOTTE DALLE SOCIETÀ SCIENTIFICHE ITALIANE. I RISULTATI DIMOSTRANO CHE URGE UN CAMBIO DI ROTTA NEL PROCESSO DI PRODUZIONE DELLE LINEE GUIDA SOTTO LA REGIA NAZIONALE DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ

7 marzo 2017 - Fondazione GIMBE, Bologna

Dopo l’approvazione della legge sulla responsabilità professionale, dal “tempestivo palcoscenico” della 12a Conferenza Nazionale GIMBE sono stati presentati i risultati preliminari della ricerca finanziata con la borsa di studio “Gioacchino Cartabellotta”: lo studio, affidato dalla Fondazione ad Antonio Simone Laganà dell’Università degli Studi di Messina, è stato condotto sotto l’egida dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e del Guideline International Network (G-I-N), rete internazionale di 107 organizzazioni che producono linee guida in 46 paesi.

«Abbiamo deciso di promuovere e finanziare lo studio “Linee guida per la pratica clinica in Italia: qualità metodologica e gestione dei conflitti di interesse” - ha esordito Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – per fornire alle Istituzioni un quadro oggettivo sul numero delle linee guida prodotte in Italia da società scientifiche, istituzioni nazionali e regionali e organizzazioni private e sulla loro qualità, verificando l’aderenza agli standard G-I-N sulle metodologie di produzione e sulla governance dei conflitti di interesse».

Laganà ha presentato metodi e risultati dello studio che in questa prima fase ha valutato, esclusivamente attraverso il web, le linee guida prodotte dalle società scientifiche. Delle 403 società identificate, quasi l’80% (n. 322) non erano eleggibili per varie ragioni: mancanza di sito web (n. 6), assenza di pagina web dedicata alle linee guida (n. 289), pagina delle linee guida ad accesso riservato (n. 14), link ad altri produttori internazionali (n. 13). Dei 712 documenti censiti, 359 (50,4%) sono stati identificati come vere e proprie linee guida: gli altri erano file non accessibili (n. 9), altri documenti (n. 71) e linee guida di altri produttori (n. 273). Delle 359 linee guida identificate, solo 75 (21%) sono state incluse nella valutazione finale, in quanto pubblicate negli ultimi due anni, tempo limite di sopravvivenza delle linee guida. La loro qualità metodologica valutata con i criteri G-I-N è risultata complessivamente accettabile, ad eccezione della disclosure sui conflitti di interesse presente solo nel solo il 17% dei casi. Da rilevare infine che 42/75 linee guida incluse nella valutazione finale sono state prodotte da 2 sole società scientifiche che dispongono di un manuale metodologico, a riprova del fatto che le poche società che seguono metodi adeguati producono risultati eccellenti.

«I prossimi step dello studio – ha spiegato il Presidente – prevedono la valutazione di linee guida prodotte da istituzioni nazionali e regionali e altre organizzazioni private, l’analisi per sottogruppi (istituzionali vs società scientifiche, FISM vs no-FISM, società scientifiche mediche vs chirurgiche) e l’invio di una comunicazione a tutti i presidenti delle società scientifiche per validare i risultati relativi alle LG identificate e suggerire di rendere libero l’accesso alla pagina delle linee guida».

Se la legge sulla responsabilità professionale affida dunque un ruolo cruciale alle linee guida, oggi quelle prodotte dalle società scientifiche potenzialmente utilizzabili sono un numero esiguo e riguardano poche aree clinico-assistenziali. Inoltre, i risultati dello studio dimostrano che i criteri previsti dal comma 2 dell’art. 5 sono necessari per “accreditare” i produttori, ma non sufficienti a garantire la produzione di linee guida di buona qualità.

«Considerato che le linee guida si apprestano a diventare uno strumento di riferimento per valutare la responsabilità professionale – ha concluso Cartabellotta –  è indifferibile un cambio di rotta sul processo di produzione. In particolare, serve una governance nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità per definire le priorità, evitare duplicazioni, favorire la produzione di linee guida multiprofessionali-multidisciplinari, standardizzare i criteri di qualità metodologica e definire le modalità di gestione dei conflitti di interesse. In ogni caso, è indispensabile preservare il ruolo principale delle linee guida, ovvero raccomandazioni a supporto delle decisioni cliniche, evitando un loro utilizzo rigido e strumentale esclusivamente a fini medico-legali».

La presentazione dello studio GIMBE è disponibile a: www.gimbe.org/studio-linee-guida


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3 marzo 2017
La sanità pubblica sta affondando: le responsabilità sono di tutti, ma serve un programma politico

DEFINANZIAMENTO PUBBLICO, CAOS SANITÀ INTEGRATIVA, SPRECHI E DUBBI SULLA SOSTENIBILITÀ DEI NUOVI LEA: LA FONDAZIONE GIMBE CHIAMA A RACCOLTA LA POLITICA, PERCHÉ SENZA UN PRECISO PIANO DI SALVATAGGIO I CITTADINI ITALIANI RISCHIANO DI PERDERE LA LORO PIÙ GRANDE CONQUISTA SOCIALE

3 marzo 2017 - Fondazione GIMBE, Bologna

Si è appena conclusa la sessione inaugurale della 12a Conferenza Nazionale GIMBE dedicata alla “Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale” dove, di fronte a oltre 600 partecipanti, il Presidente Nino Cartabellotta ha esordito affermando che «non esiste alcun piano occulto di smantellamento del servizio sanitario nazionale, ma nemmeno un programma esplicito per difendere un modello equo e universalistico di sanità pubblica da consegnare alle future generazioni».

Quattro le criticità di sistema identificate dalla Fondazione GIMBE, che richiedono un programma politico ben preciso finalizzato a salvare il Servizio Sanitario Nazionale: «Il finanziamento pubblico del SSN – ha dichiarato il Presidente – tra tagli e mancati aumenti dal 2010 ha lasciato per strada oltre € 35 miliardi, facendo retrocedere l’Italia sempre più nel confronto con i paesi dell’OCSE, quelli europei e del G7, tra i quali siamo fanalino di coda per spesa totale e per spesa pubblica, ma secondi per spesa a carico dei cittadini».

Rispetto alla sanità integrativa la Fondazione GIMBE ritiene indispensabile un riordino complessivo della normativa: «Il modello “a tre pilastri” – ha puntualizzato Cartabellotta – oggi mostra tutti i suoi limiti: avendo puntato tutto sul primo pilastro (finanziamento pubblico non più sufficiente a erogare i LEA), non siamo riusciti infatti ad espandere adeguatamente il secondo (fondi integrativi, limitati a coprire solo prestazioni non essenziali) e non riusciamo a contenere il terzo (assicurazioni private che scorrazzano senza regole)».

Dai dati della Fondazione GIMBE emerge poi che una quota consistente di denaro pubblico continua ad alimentare sprechi intollerabili: € 24,73 miliardi/anno erosi da sovra-utilizzo, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sotto-utilizzo, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell’assistenza. «A fronte dei numerosi scettici che da anni mettono in discussione le nostre stime – ha commentato con grande soddisfazione il Presidente – il rapporto OCSE del gennaio 2017 ha confermato che in sanità 2 euro su 10 vengono sprecati. Le responsabilità ricadono su tutti gli stakeholders, che devono impegnarsi a recuperarli con numerose strategie già descritte dal Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del SSN 2016-2015».

Infine da Cartabellotta una considerazione sui nuovi LEA: «Questo grande traguardo politico rischia di trasformarsi in un’illusione collettiva con gravi effetti collaterali: allungamento delle liste d’attesa, aumento della spesa out-of-pocket, sino alla rinuncia alle cure. Infatti, la necessità politica di estendere al massimo il consenso sociale e professionale ha generato un inaccettabile paradosso: siamo il Paese con il “paniere LEA” più ampio d’Europa, ma al tempo stesso fanalino di coda per la spesa pubblica».

Su dati e proposte riportati dal Presidente ha preso il via un animato dibattito tra i componenti di un equilibrato panel politico in rappresentanza della Camera, del Senato e della Conferenza delle Regioni e Province autonome. Sul finanziamento pubblico per la sanità, che secondo le stime della Fondazione aumenterà di € 15 miliardi entro il 2025, Emilia Grazia De Biasi - presidente della 12a Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica – ha affermato che il tema prima che finanziario è politico e che il dato può variare in relazione alle priorità: «Dobbiamo decidere se intendiamo investire o meno in politiche pubbliche in sanità. Lo spreco risiede nella mancanza di legalità, nelle spese per macchinari obsoleti e inutili, nella differenza tra il Nord e il Sud del Paese». Mario Marazziti - presidente della XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati – ha puntualizzato la necessità di lavorare sul personale e garantirne la stabilizzazione, oltre che di passare da un modello ospedalocentrico a uno territoriale per garantire la continuità socio-sanitaria. D’accordo con le stime della Fondazione anche il Sen. Luigi D’Ambrosio Lettieri (Gruppo Conservatori e Riformisti) secondo cui «serve un’etica della responsabilità per il servizio sanitario pubblico. Al contrario del PIL, infatti, la spesa crescerà: per questo è indispensabile aumentare gli aspetti di governance». Secondo il Movimento 5 Stelle, rappresentato dall’On.le Giulia Grillo «Le stime dipendono dai fattori della spesa pubblica, dalle tecnologie mediche e sanitarie, oltre che dalle scelte politiche non solo sulla sanità, ma sulla salute e sul welfare in generale. L’equità di accesso alla salute è un indice di qualità e dipende anche dalla visione politica che abbiamo». L’On.le Giovanni Monchiero (Civici e Innovatori), confermando la validità tecnica delle stime della Fondazione, ha ribadito che molto è legato all’andamento del PIL nei prossimi mesi; sulla stessa linea l’On.le Donata Lenzi (Partito Democratico), che ha aggiunto l’importanza della capacità del Paese di crescere e la necessità di migliorare il rapporto dialettico con le Regioni. Sergio Venturi, Assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna, intervenuto in rappresentanza della Conferenza delle Regioni e Province autonome, ha ribadito che le differenze regionali nell’erogazione dei LEA non sono più accettabili, concordando che le responsabilità ricadano di fatto su tutti gli stakeholders.

Ancora più accesa la discussione sul riordino della sanità integrativa, proposto dalla Fondazione GIMBE al fine di ridurre la spesa out-of-pocket ed evitare che l’intermediazione assicurativa mini le basi del SSN. «In Italia assistiamo ad un’anomala situazione – ha affermato Cartabellotta – in cui i fondi integrativi non possono espandersi, in quanto destinati a coprire solo prestazioni non essenziali, mentre le assicurazioni private possono scorrazzare senza regole». Tutti d’accordo sulla necessità di un riordino della materia: tuttavia Marazziti ha puntualizzato l’esigenza di ravvivare i fondi integrativi, non solo con fatti tecnici ma con una nuova visione/modello, mentre secondo De Biasi occorre modificare alcuni meccanismi di pagamento, affermando che « non può essere certo la carta di credito decidere in sanità». Contrari a un’espansione del campo di azione della sanità integrativa Lenzi, Monchiero e Grillo, secondo i quali le prestazioni essenziali devono continuare ad essere garantita esclusivamente dai  LEA, mentre Lenzi ha puntualizzato la necessità di governare adeguatamente il conflitto di interessi di assicurazioni private che non possono essere erogatori di prestazioni sanitarie.


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3 marzo 2017
Per salvare la sanità pubblica la Fondazione GIMBE punta sulla formazione dei giovani talenti

IN OCCASIONE DELLA 12a CONFERENZA NAZIONALE, LA FONDAZIONE GIMBE LANCIA LE NUOVE OPPORTUNITÀ DEL PROGRAMMA GIMBE4YOUNG: I GIOVANI PROFESSIONISTI SANITARI DEVONO CRESCERE CON LA CONSAPEVOLEZZA CHE IN SANITÀ LE RISORSE NON SONO ILLIMITATE E CHE LE SCELTE PROFESSIONALI DEVONO ESSERE SEMPRE BASATE SULLE MIGLIORI EVIDENZE TENENDO CONTO DELLE PREFERENZE E ASPETTATIVE DEL PAZIENTE

3 marzo 2017 - Fondazione GIMBE, Bologna

Le migliori evidenze scientifiche dovrebbero guidare tutte le decisioni che riguardano la salute delle persone: di conseguenza, nessun professionista sanitario può fare a meno di strumenti e competenze per ricercare e valutare criticamente la letteratura scientifica.

«Dalle attività di monitoraggio indipendente del nostro osservatorio – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – emerge che, ad eccezione di lodevoli eccezioni, metodi e strumenti dell’Evidence-based Practice non sono stati introdotti in maniera sistematica nella formazione universitaria del medico e delle professioni sanitarie. Per tale ragione la Fondazione GIMBE ha deciso di assegnare al Segretariato Italiano Studenti in Medicina la borsa di studio Gioacchino Cartabellotta per condurre uno studio ad hoc, finalizzato  a valutare l’insegnamento dell’Evidence-based Medicine nei Corsi di Laurea in Medicina, attraverso un’analisi sistematica dei programmi formativi e survey strutturate con gli studenti».

Considerato che i giovani professionisti sanitari italiani si trovano in un allarmante e ormai incolmabile ritardo rispetto ai colleghi europei, in occasione della 12a Conferenza Nazionale la Fondazione GIMBE ha lanciato una serie di iniziative che consolidano l’impegno nella formazione delle nuove generazioni di professionisti sanitari, perché la sostenibilità del servizio sanitario nazionale passa anche dalla capacità di essere indipendenti nella gestione delle evidenze scientifiche riducendo gli sprechi dovuti al sovra/sottoutilizzo di farmaci, test diagnostici e altri interventi sanitari. In occasione della Conferenza è stato consegnato l’EBP core curriculum europeo a 30 laureati e specializzandi under 32, selezionati tra oltre 300 candidati per partecipare al corso di formazione Evidence-based Practice grazie alle borse di studio che la Fondazione GIMBE ha erogato per il quarto anno consecutivo.

Con il programma GIMBE4young la Fondazione ha costruito un ponte tra due temi sempre all’ordine del giorno ma raramente messi in relazione: la formazione dei giovani e la sostenibilità del SSN. Da quest’anno, grazie alla partnership sottoscritta con il Segretariato Italiano Studenti in Medicina (SISM), il Segretariato Italiano Giovani Medici (SIGM) e Federspecializzandi, i giovani studenti e professionisti potranno accedere gratuitamente ai corsi GIMBE, partecipare ad un incontro annuale dedicato ed essere coinvolti nelle attività di ricerca della Fondazione.

Il ventaglio delle opportunità offerte  da GIMBE ai giovani professionisti sanitari si amplia ulteriormente: grazie alla disponibilità di EBSCO Health , studenti di medicina e delle professioni sanitarie potranno accedere gratuitamente alle risorse DynaMed Plus, banca dati di informazioni cliniche evidence-based. Inoltre, grazie al sostegno incondizionato di Assogenerici, a settembre prenderà il via la Summer School GIMBE sulla metodologia dei trial clinici, destinata a 30 giovani medici selezionati con un bando nazionale.

«Con il programma GIMBE4young – conclude Cartabellotta – intendiamo colmare i gap tra l’attuale formazione di base e specialistica e le competenze richieste dal servizio sanitario nazionale, dove un adeguato trasferimento delle evidenze alla pratica clinica è indispensabile per acquisire un sano scetticismo sull’efficacia degli interventi sanitari, troppo spesso introdotti sul mercato sulla base di pubblicazioni scientifiche discutibili spesso condizionate da interessi commerciali, e non di evidenze scientifiche valide, rilevanti e applicabili».

Per maggiori informazioni e partecipare alla selezione per le borse di studio: www.gimbe4young.it    


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2 marzo 2017
12a Conferenza Nazionale GIMBE: per una Sanità al centro dell’agenda politica

DOMANI 3 MARZO BOLOGNA CAPITALE DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE: LA FONDAZIONE GIMBE OSPITERÀ RAPPRESENTANTI DELLA POLITICA, DI AZIENDE SANITARIE, PROFESSIONISTI E CITTADINI PER UN CONFRONTO ATTIVO SULLA VOLONTÀ E LE STRATEGIE PER DIFENDERE UN MODELLO EQUO E UNIVERSALISTICO DI SANITÀ PUBBLICA DA CONSEGNARE ALLE FUTURE GENERAZIONI

2 marzo 2017 - Fondazione GIMBE, Bologna

Il 2017 si annuncia come un anno pieno di incognite per la Sanità: dalla durata della legislatura alla scadenza del Patto per la Salute 2014-2016, dal rinnovo di contratti e convenzioni alla possibilità di applicare i nuovi livelli essenziali di assistenza con le risorse disponibili. Ecco perché, a quattro anni dal lancio della campagna #salviamoSSN, la 12a Conferenza Nazionale GIMBE ospiterà un propositivo confronto tra politica, management, professionisti sanitari, pazienti e cittadini sulle misure già avviate dalle Istituzioni a tutela della sanità pubblica e sul contributo richiesto a tutti gli attori del sistema per la sopravvivenza di questa irrinunciabile conquista sociale.

Nella sessione “Sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale”, la lettura inaugurale del Presidente Nino Cartabellotta punterà l’attenzione sull’inderogabile necessità di rimettere al centro dell’agenda politica la sanità pubblica, dando il via a un dibattito tra gli esponenti delle principali forze politiche impegnati in sanità: Emilia Grazia De Biasi (presidente 12a Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica), Mario Marazziti (presidente XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati), Laura Bianconi (NCD), Luigi D’Ambrosio Lettieri (Gruppo Conservatori e Riformisti), Giulia Grillo (M5S), Donata Lenzi (PD), Giovanni Monchiero (Civici e Innovatori), Maria Rizzotti (Forza Italia-Il Popolo della Libertà), Sergio Venturi (Assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna, in rappresentanza della Conferenza delle Regioni e Province autonome).

A seguire, dopo la presentazione dei risultati dello studio GIMBE che ha valutato qualità metodologica e gestione dei conflitti di interesse delle linee guida prodotte dalle società scientifiche italiane, la parola ai protagonisti istituzionali del futuro nazionale delle linee guida per la pratica clinica:  Federico Gelli (relatore della legge sulla responsabilità professionale), Walter Ricciardi (presidente dell’Istituto Superiore di Sanità) e Franco Vimercati (presidente della Federazione delle Società Medico Scientifiche Italiane).

Immancabili gli appuntamenti con il Laboratorio Italia, dedicato ai progetti di eccellenza realizzati dalle organizzazioni sanitarie italiane, e la sessione GIMBE4young, vetrina delle numerose opportunità che la Fondazione GIMBE offre ai professionisti sanitari del futuro.

Nel corso dell’evento saranno consegnati il Premio “Salviamo il Nostro SSN” a Piero Angela, per il suo continuo impegno nel diffondere un’informazione scientifica chiara e basata sulle migliori evidenze scientifiche e il “Premio Evidence” ad Aldo Pietro Maggioni, per la sua prestigiosa carriera di ricercatore nell’ambito delle malattie cardiovascolari.

Appuntamento a Bologna, venerdì 3 marzo dalle ore 8.30 presso il Royal Hotel Carlton di via Montebello 8, oppure in streaming sulla pagina Facebook della Fondazione GIMBE a: www.facebook.com/FondazioneGIMBE


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