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1 3 Feb
Elezioni 2018: per sanità e ricerca comunque vada non sarà un successo

L’OSSERVATORIO GIMBE PUBBLICA I RISULTATI DEFINITIVI DEL FACT CHECKING SUI PROGRAMMI ELETTORALI, CONFERMANDO CHE NESSUNA FORZA POLITICA HA ELABORATO UN “PIANO DI SALVATAGGIO” DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE. I PARTITI HANNO UN’ATTENZIONE MOLTO VARIEGATA PER SANITÀ E RICERCA: NUMEROSE PROPOSTE VALIDE MA FRAMMENTATE, ALCUNE NON SOSTENIBILI, ALTRE POCO ATTUABILI, NON SOSTENIBILI O SUPERFLUE. GRANDI ASSENTI LA VALUTAZIONE DELL’IMPATTO ECONOMICO DELLE PROPOSTE E UNA VISIONE DI SISTEMA.

23 febbraio 2018 - Fondazione GIMBE, Bologna

A 10 giorni dalle consultazioni politiche, la Fondazione GIMBE rende noti i risultati del monitoraggio indipendente delle proposte su sanità e ricerca biomedica di tutti i programmi elettorali. «Come già annunciato – dichiara Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – l’analisi è stata condotta esclusivamente sui programmi ufficiali dei partiti, escludendo tutti i materiali divulgativi e le dichiarazioni rilasciate a mezzo stampa, radio, TV, social media». Ecco la sintesi delle principali proposte classificate secondo le azioni del “piano di salvataggio del SSN” elaborato della Fondazione GIMBE:

  1. Salute al centro di tutte le decisioni politiche. Il M5S propone interventi precisi su varie determinanti della salute: ambiente, alimentazione, politiche del farmaco, azzardo. Civica Popolare punta a migliorare condizioni naturali, ambientali, climatiche e abitative, oltre che vita lavorativa, economica e sociale. Proposte di incentivi per la prevenzione (Fratelli d’Italia) e per l’adozione di sani stili di vita (10 Volte Meglio). Liberi e Uguali e Siamo puntano a ridurre i fattori di rischio nell’ambiente di vita e di lavoro. 10 Volte Meglio e Stato Moderno Solidale promuovono energia pulita e lotta all’inquinamento.
  2. Certezze sulle risorse per la sanità. 10 Volte Meglio, + Europa, Popolo della Famiglia, Partito Democratico propongono un rilancio del finanziamento pubblico senza definirne l’entità. Liberi e Uguali, accanto ad un investimento di € 5 miliardi in 5 anni per rinnovamento tecnologico ed edilizia sanitaria, propone di riallineare progressivamente la spesa sanitaria pubblica alla media dei paesi dell’Europa occidentale: ma servono quasi € 90 miliardi per colmare il gap. Sinistra Rivoluzionaria vuole il “raddoppio immediato dei fondi destinati alla sanità”, ovvero € 114 miliardi subito sul piatto.
  3. Maggiori capacità di indirizzo e verifica dello Stato sulle Regioni nel rispetto delle autonomie. Noi con L’Italia, Partito Democratico, Partito Repubblicano Italiano-ALA e Potere al Popolo riportano solo generiche dichiarazioni per garantire i LEA su tutto il territorio nazionale. Bisogna mettere mano alla Costituzione per le proposte di +Europa (modifica della ripartizione di competenze tra Stato e Regioni), 10 Volte Meglio (revisione dell’articolo 117) e Partito Comunista (rimozione del Titolo V). + Europa propone anche di rivedere le regole su monitoraggio dei LEA e commissariamento delle Regioni. In controtendenza Forza Italia che vuole rafforzare le autonomie regionali e locali.
  4. Costruire un servizio socio-sanitario nazionale. Generiche dichiarazioni di intenti su aiuti ad anziani e disabili da Fronte Friulano, Il Popolo della Famiglia, Italia Europa Insieme e sul potenziamento dei servizi socio-sanitari dalla Lega. Ricco il programma di 10 Volte Meglio: domotica per anziani e disabili, aumento RSA, potenziamento geriatria, nuovi curricula per caregiver, promozione attività fisica e prevenzione per i disabili. Liberi e Uguali e Potere al Popolo mirano a implementare il Piano Nazionale per la non autosufficienza con l’assistenza domiciliare integrata, su cui punta anche Civica Popolare che vuole riconoscere contributi previdenziali per l’attività familiare di assistenza agli anziani, in linea con Fratelli d’Italia. Proposte d’inclusione per le persone con disabilità e i soggetti fragili da Liberi e Uguali e Potere al Popolo. Numeri solo dal Partito Democratico (€ 2 miliardi per indennità di accompagnamento) e da Fratelli d’Italia (improbabile “raddoppio” dell’assegno di invalidità che richiede oltre € 18 miliardi).
  5. Ridisegnare il perimetro dei LEA. Nessun partito affronta l’inderogabile delisting delle prestazioni incluse nei LEA: ovvio che annunciare la riduzione delle prestazioni rischia di ridurre i consensi.
  6. Eliminare il superticket e revisione normativa su ticket. Civica Popolare e Liberi e Uguali puntano ad abolire il superticket e a rivedere l’intera normativa della compartecipazione alla spesa; M5S propone di eliminare il ticket sui farmaci; Partito Comunista, Per una Sinistra Rivoluzionaria e Potere al Popolo vogliono sopprimere ogni forma di compartecipazione. Nessuna forza politica identifica come recuperare le risorse necessarie.
  7. Riduzione degli sprechi. Nessuna proposta per ridurre il sovra-utilizzo di interventi sanitari inefficaci e inappropriati. Solo il M5S propone azioni per recuperare risorse erose da fenomeni corruttivi e illeciti. Per contrastare gli sprechi da acquisti a costi eccessivi Popolo della Famiglia, Lega e M5S propongono l’applicazione dei costi standard; il Partito Democratico una nuova governance del farmaco e dei dispositivi medici tramite un ripensamento dei tetti di spesa. Numerose proposte per implementare il sotto-utilizzo di interventi sanitari efficaci e appropriati: politiche di prevenzione (Liberi e Uguali, Partito Repubblicano-ALA, Partito Valore Umano) per le quali il Partito Democratico propone sistemi premiali per le Regioni più attive, screening oncologici e nelle patologie croniche (10 Volte Meglio), promozione dei farmaci generici (Liberi e Uguali), salute mentale e della donna (10 Volte Meglio, Liberi e Uguali), assistenza ai malati terminali (Il Popolo della Famiglia). Rispetto all’incandescente dibattito mediatico sui vaccini solo due proposte nei programmi ufficiali: il Partito Democratico prevede di attuare il Piano di Prevenzione Vaccinale, il Popolo della Famiglia propone l’abrogazione dell’obbligo vaccinale. Per ridurre gli sprechi da complessità amministrative tutte le proposte si concentrano sull’informatizzazione del SSN: +Europa, Liberi e Uguali, M5S e Partito Democratico vogliono implementare fascicolo sanitario elettronico, ricette digitali, dematerializzazione di referti e cartelle cliniche, fatturazioni elettroniche, prenotazioni e pagamenti online, anagrafi vaccinali. Sull’inadeguato coordinamento dell’assistenza in pole-position la gestione delle liste d’attesa: 10 Volte Meglio e Partito Democratico puntano ad esportare l’esperienza dell’Emilia Romagna, Civica Popolare vuole inserire tra i criteri di valutazione dei direttori generali il rispetto dei tempi di attesa massimi, M5S fa leva sulla trasparenza, Potere al Popolo punta sulla regolamentazione dell’intramoenia. Rispetto all’integrazione tra ospedale e cure primarie molto ricco il programma della Lega. +Europa mira a spostare le risorse dalle cure per acuti a cronicità e disabilità. Partito Comunista e Potere al Popolo dicono stop a ridimensionamento e chiusura degli ospedali, in contrasto con il DM 70/2015 i cui obiettivi sono anche di tutelare la salute dei cittadini.
  8. Riordino legislativo della sanità integrativa. Liberi e Uguali propone “un freno alla diffusione delle polizze sanitarie nei contratti integrativi, attraverso regole più precise e/o evitando di sostenerla con la fiscalità generale”; 10 Volte Meglio suggerisce una generica regolamentazione dei € 35 miliardi di spesa privata e del secondo pilastro. Per il resto, silenzio tombale su una rilevante priorità politica.
  9. Integrazione pubblico-privato e regolamentazione libera professione. Proposte divergenti e talora poco fattibili. 10 Volte Meglio propone una “strategia di integrazione-collaborazione pubblico-privato” e sul “potenziamento dei controlli”, seppure con un improbabile allineamento retributivo degli operatori sanitari dei due comparti. Forza Italia punta su libertà di scelta e “incentivazione della competizione pubblico-privato”, antitesi della “sana integrazione” proposta da GIMBE. M5S vuole rivedere i meccanismi di accreditamento delle strutture private e quelli dell’intramoenia. Il Partito Comunista propone di vietare il doppio esercizio in strutture private e pubbliche e di abolire progressivamente le cliniche private. Per una Sinistra rivoluzionaria propone di abolire ogni finanziamento alla sanità privata e l’attività a privata all’interno delle strutture pubbliche. Potere al Popolo chiede l’uscita del privato dal business dell'assistenza sanitaria.
  10. Politiche per il personale e fabbisogno dei professionisti. Numerose proposte per la programmazione del fabbisogno (10 Volte Meglio, Lega, M5S) e su assunzioni, stabilizzazione di precari e sblocco del turnover (10 Volte Meglio, Forza Italia, Siamo, Liberi e Uguali, Partito Comunista, Potere al Popolo). Rinnovo contrattuale nelle proposte di Partito Comunista e 10 Volte Meglio. Perplessità sulle proposte del M5S su formazione specialistica del medico che nulla aggiungono a quanto già previsto dalle normative vigenti.
  11. Ricerca clinica e organizzativa. In pole position +Europa, anche se alcune proposte non riguardano solo la ricerca biomedica: 3% del PIL alla ricerca, istituzione di un’agenzia per la ricerca, bando PRIN annuale di importo ≥ al 2017, rimozione ostacoli alla ricerca scientifica su malattie rare, procreazione mediamente assistita, embrioni, biotecnologie, allineamento normativa nazionale alle direttive europee sulla sperimentazione animale. Le proposte del Partito Democratico (Technopole 2.0, credito di imposta strutturale per attività di ricerca e sviluppo), di indubbio valore per l’attrazione di fondi privati e lo sviluppo economico, hanno un ritorno incerto per la sanità pubblica.
  12. Informazione scientifica a cittadini e pazienti. Proposte solo da 10 Volte Meglio: riferimento alle evidenze scientifiche, partecipazione della popolazione alla formulazione delle politiche, lotta alla vaccine hesitancy, campagne d’informazione sulla corretta alimentazione.

«Considerato che la prossima legislatura – conclude Cartabellotta – sarà determinante per il destino della sanità pubblica, dal nostro monitoraggio emerge un quadro poco rassicurante. Per una variabile combinazione di ideologie partitiche, scarsa attenzione per la sanità e limitata di visione di sistema, nessuna forza politica è riuscita ad elaborare un “piano di salvataggio” per la sanità pubblica finalizzato a garantire a tutti i cittadini il diritto costituzionale alla tutela del nostro bene più prezioso: la salute».

Il report “Elezioni 2018: monitoraggio indipendente dei programmi elettorali su sanità e ricerca biomedica” è disponibile a: www.gimbe.org/elezioni2018


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1 5 Feb
Elezioni 2018: la tutela della salute continuerà a non essere uguale per tutti

PROSEGUE IL FACT CHECKING DELL’OSSERVATORIO GIMBE SULLE PROPOSTE ELETTORALI RELATIVE ALLA SANITÀ: AL DI LÀ DI GENERICHE DICHIARAZIONI DI INTENTI NESSUN PARTITO HA UN PROGRAMMA CHIARO PER RIDURRE LE DISEGUAGLIANZE REGIONALI E LOCALI CHE OGGI LEGANO IL DIRITTO ALLA TUTELA DELLA SALUTE AL CAP DI RESIDENZA, COME DIMOSTRANO I NUMERI RIPORTATI DA GIMBE

Dal punto di vista etico, sociale ed economico è inaccettabile che il diritto costituzionale alla tutela della salute, affidato ad una leale quanto utopistica collaborazione tra Stato e Regioni, sia condizionato da politiche sanitarie regionali e decisioni locali che generano diseguaglianze nell’offerta di servizi e prestazioni sanitarie, alimentano sprechi e inefficienze ed influenzano gli esiti di salute della popolazione.

«Un variegato elenco di variabilità regionali –  afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – dimostra che l’universalismo, fondamento del nostro SSN, si sta inesorabilmente disgregando sotto gli occhi di tutti, anche di una politica miope che non intende restituire agli Italiani un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione. Ecco perché il periodo pre-elettorale è il momento giusto per condividere con i cittadini alcuni numeri inquietanti, che testimoniano come il diritto alla tutela della salute sia ormai legata al CAP di residenza da cui dipendono anche forti differenze nei “prelievi” dalle tasche dei cittadini (ticket, addizionali IRPEF)».

  • Mortalità evitabile. Nel Rapporto “Mortalità Evitabile (con intelligenza)” 2018, il Trentino Alto Adige conquista la prima posizione tra le Regioni sia per uomini che donne, mentre la Campania resta inchiodata sul fondo di entrambe le classifiche con Napoli ultima tra le province: sia per gli uomini (30 giorni pro-capite perduti, rispetto ai 18,4 di Rimini in prima posizione) che per le donne (18 giorni pro-capite perduti, rispetto ai 10,4 di Treviso in prima posizione).
  • Adempimenti livelli essenziali di assistenza (LEA). L’ultimo report del Ministero della Salute, relativo al 2015, dimostra che il punteggio massimo della Toscana (212) è esattamente il doppio di quello minimo della Campania (106). Ciò significa che a parità di risorse assegnate dallo Stato l’esigibilità dei LEA da parte dei cittadini campani è pari al 50% di quelli toscani. 
  • Programma Nazionale Esiti (PNE). Le performance ospedaliere documentate dal PNE 2017 sono un variopinto patchwork di cui è possibile cogliere anche le sfumature, perché oltre alle variabilità tra Regioni rileva quelle tra singoli ospedali. Ad esempio, la percentuale di parto cesareo primario, a fronte di una media nazionale del 24,5%, varia dal 6% al 92%; quella di interventi chirurgici entro 48 ore nei pazienti ultrasessantacinquenni con frattura di femore varia dal 3% al 97% (media nazionale 58%); la mortalità a 30 giorni dal ricovero per infarto acuto del miocardio oscilla da 0% al 21% (media nazionale 8,6%); gli interventi di colecistectomia laparoscopica con degenza post-operatoria inferiore ai 3 giorni, a fronte di una media nazionale del 72,7%, hanno un range tra i vari ospedali che varia addirittura da 0% a 100%.
  • Mobilità sanitaria. Nel 2016 vale ben € 4,16 miliardi “spostati” prevalentemente da Sud a Nord. In pole position per mobilità attiva la Lombardia con € 937,8 milioni, fanalino di coda per mobilità passiva il Lazio con -€ 542,2 milioni. Il saldo della mobilità vede sempre la Lombardia in testa con un “utile” di € 597,6 milioni e fanalino di coda la Campania con un “passivo” di € 282,5 milioni.
  • Spesa farmaceutica. Secondo il Rapporto OSMED 2016, pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco, la spesa convenzionata lorda pro-capite per i farmaci rimborsati dal SSN oscilla da € 128,77 della PA di Bolzano ai € 219,18 della Campania (media nazionale € 175,25). Quella per i farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche da € 145,32 della Valle D’Aosta a € 240,64 della Campania (media nazionale € 195,84). La percentuale della spesa per i farmaci equivalenti, tra quelli a brevetto scaduto, varia dal 10,2% della PA di Trento al 3,9% della Calabria (media nazionale 6,2%)
  • Ticket. Le regole applicate da ciascuna Regione hanno generato una giungla inestricabile, con differenze degli importi da corrispondere per farmaci e prestazioni e delle regole per le esenzioni. Dai ticket sanitari nel 2016 le Regioni hanno incassato € 2,86 miliardi, corrispondenti a una quota pro-capite di € 47 con notevoli variabilità regionali. Per i farmaci la quota oscilla da € 33,6 della Campania a € 15 del Friuli Venezia Giulia, a fronte di una media nazionale di € 24. Per le prestazioni sanitarie, di specialistica ambulatoriale e pronto soccorso, dai € 131 della Valle D’Aosta ai € 16,7 della Campania (media nazionale € 23).
  • Addizionali regionali IRPEF. Per l’anno 2017 quelle minime oscillano dallo 0,70% del Friuli Venezia Giulia al 2,03% della Campania, mentre le addizionali massime dal 1,23% di PA di Bolzano, PA di Trento, Sardegna, Valle d'Aosta, Veneto e Friuli Venezia Giulia al 3,33% di Lazio e Campania.

Dal monitoraggio dell’Osservatorio GIMBE emerge che numerosi programmi elettorali dichiarano la volontà di risolvere le diseguaglianze regionali, richiamando l’articolo 32 della Costituzione e i princìpi di universalismo ed equità; tuttavia, le proposte concrete per garantire un accesso uniforme ai LEA da parte di tutti i cittadini sono veramente irrisorie. Non mancano addirittura programmi che, al contrario, puntano su un “rafforzamento delle autonomie locali” e su “maggiori autonomie delle Regioni”. Incomprensibili, infine, le dichiarazioni pubbliche di voler rimettere mano al Titolo V, in assenza di esplicite proposte in tal senso nel programma elettorale.

«Il prossimo esecutivo – conclude Cartabellotta – senza necessariamente mettere in campo improbabili riforme costituzionali, ha il dovere etico di trovare soluzioni tecniche per potenziare le capacità di indirizzo e verifica dello Stato sui 21 sistemi sanitari regionali, nel pieno rispetto delle loro autonomie. Dal monitoraggio più analitico degli adempimenti LEA ad un ripensamento dei Piani di rientro, dal collegamento tra criteri di riparto e sistemi premianti alla diffusione delle best practice regionali, dalla idoneità della Conferenza Stato-Regioni come strumento di raccordo tra Stato ed enti territoriali alla gestione della “questione meridionale”».


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1 8 Feb
Elezioni 2018: per la sanità poche idee e ben confuse

DAL PRIMO FACT CHECKING DEI PROGRAMMI ELETTORALI CONDOTTO DALL’OSSERVATORIO GIMBE EMERGE UN QUADRO SCONFORTANTE, MA COERENTE CON L’ASSENZA DAL DIBATTITO PRE-ELETTORALE. NESSUNA FORZA POLITICA PREVEDE UN VERO PIANO DI SALVATAGGIO DELLA SANITÀ PUBBLICA. TROPPE PROPOSTE FRAMMENTATE A CACCIA DI CONSENSI E POCA ATTENZIONE ALLA SOSTENIBILITÀ ECONOMICA. NON MANCANO INTENZIONI NOCIVE E PROPOSTE GROTTESCHE PER LA SANITÀ PUBBLICA.

Gli evidenti segni di involuzione della sanità pubblica, confermate dalle stime del 2° Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), lasciano intuire che la prossima legislatura sarà determinante per il destino del SSN. Per questo, in occasione delle imminenti consultazioni elettorali, tutte le forze politiche devono essere consapevoli che è indispensabile rimettere la sanità al centro dall’agenda di Governo perché il diritto costituzionale alla tutela della salute non può essere ostaggio di ideologie partitiche.

«A 5 anni dal lancio del programma #salviamoSSN – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – abbiamo esortato tutte le forze politiche a mettere nero su bianco proposte convergenti per la sanità pubblica ed avviato il monitoraggio comparativo dei programmi elettorali, nella ferma convinzione che se è vero che non esiste un piano occulto di smantellamento e privatizzazione del SSN, è altrettanto certo che continua a mancare un preciso programma politico per il suo salvataggio».

Dal monitoraggio iniziale da parte dell’Osservatorio GIMBE emergono i primi dati, tanto significativi quanto inquietanti:

  • Quasi tutte le forze politiche affermano che la salute è un diritto fondamentale da tutelare, ma poche prendono atto della crisi di sostenibilità del SSN, che continua ad essere semplicisticamente osannato come uno dei migliori al mondo.
  • Quasi nessuno si sbilancia sulla necessità di rilanciare il finanziamento pubblico della sanità.
  • Pochi programmi enfatizzano il concetto di salvaguardare la “salute in tutte le politiche”, in particolare quelle ambientali e alimentari.
  • La sostenibilità economica delle proposte è un optional, visto che solo in rarissimi casi vengono dettagliate le relative modalità di finanziamento.
  • Nella maggior parte dei programmi echeggia la volontà di risolvere le diseguaglianze regionali, ma emergono poche strategie concrete su come garantire l’accesso uniforme ai LEA da parte di tutti i cittadini.
  • Numerosissime proposte non tengono conto delle attuali distribuzioni di responsabilità e poteri tra Stato e Regioni, rischiando di rimanere così lettera morta.
  • Nessun programma fa esplicito riferimento alla sostenibilità dei nuovi LEA, né tanto meno alla necessità – visto l’imponente definanziamento pubblico del SSN –- di ridisegnarne il perimetro attraverso un consistente sfoltimento basato sulle evidenze scientifiche. Evidentemente annunciare la riduzione delle prestazioni rimane politicamente scomodo.
  • Alcuni programmi puntano, giustamente, a prevenire comportamenti opportunistici e conflitti di interesse che, tuttavia, non configurando reato o illecito amministrativo rimangono difficilmente “governabili”.
  • Poche le proposte concrete sull’assistenza socio-sanitaria e, soprattutto, sulla non autosufficienza.
  • La programmazione del fabbisogno di medici e altri professionisti della salute è, di fatto, presa in considerazione solo da due programmi elettorali.
  • Pochi programmi identificano la riduzione degli sprechi e il riordino normativo della sanità integrativa tra le azioni prioritarie per garantire la sostenibilità del SSN.
  • Tra le proposte più gettonate: compartecipazione alla spesa (eliminazione superticket, rimodulazione/eliminazione ticket), riduzione delle liste d’attesa, nuova governance del farmaco, informatizzazione, assunzione del personale, eliminazione del precariato. Inoltre, troppi programmi sono farciti di proposte di piccolo cabotaggio, facendo sorgere il ragionevole sospetto di puntare solo a raccogliere consensi.
  • Numerosi programmi contengono proposte potenzialmente “tossiche” che minano i princìpi di universalismo ed equità del SSN: dalla “incentivazione alla competizione pubblico-privato” alla “difesa dei piccoli presidi ospedalieri”, dal “rafforzamento delle autonomie locali” alle maggiori autonomie delle Regioni.
  • Non mancano infine proposte bizzarre che sconfinano nel grottesco: da chi promette “un milione di posti di lavoro in sanità e assistenza sociale e domiciliare” a chi il “raddoppio immediato dei fondi destinati alla sanità” o la “nazionalizzazione sotto controllo dei lavoratori dell’industria farmaceutica”; da chi invoca “l’abolizione di ogni finanziamento alla sanità privata” sino addirittura a “l’uscita del privato dalla sanità”.

Da questo primo carotaggio sui programmi elettorali emerge che nessun partito intende rimettere la sanità al centro dell’agenda politica, visto che non si intravede alcun “piano di salvataggio” del SSN coerente con le principali determinanti della crisi di sostenibilità: definanziamento, “paniere” LEA troppo ampio, sprechi e inefficienze, deregulation della sanità integrativa, diseguaglianze regionali e locali.

«Al di là delle dichiarazioni di intenti – conclude Cartabellotta – dalla nostra analisi emerge per l’elettore un amletico dubbio: coloro che aspirano a governare il nostro Paese hanno una conoscenza davvero così limitata dello “stato di salute” della sanità pubblica? Oppure ne hanno piena consapevolezza, ma preferiscono utilizzare armi di distrazioni di massa sperando che sia il futuro a prendersi cura del SSN?».


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Pagina aggiornata il 18/02/2014