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18 luglio 2017
Mal di schiena: troppi test diagnostici e farmaci

DIAGNOSI E TERAPIA DI LOMBALGIA E SCIATALGIA SONO CONDIZIONATE PIÙ DA PRATICHE CONSOLIDATE E RICHIESTE DEI PAZIENTI CHE DALLE EVIDENZE SCIENTIFICHE, CON CONSEGUENTI SPRECHI DA SOVRA-UTILIZZO E SOTTO-UTILIZZO. LA FONDAZIONE GIMBE PUBBLICA LA SINTESI ITALIANA DELLE LINEE GUIDA DEL NICE PER ORIENTARE I COMPORTAMENTI PROFESSIONALI, RIORGANIZZARE I PERCORSI ASSISTENZIALI LOCALI E INFORMARE ADEGUATAMENTE I PAZIENTI.

Consistenti evidenze scientifiche documentano che nei pazienti con lombalgia e/o sciatalgia alcuni trattamenti come l’esercizio fisico, la terapia manuale e la psicoterapia vengono ampiamente sotto-utilizzati, mentre vengono inappropriatamente prescritti farmaci analgesici e, soprattutto, una valanga di test diagnostici quali TAC e risonanze magnetiche che allungano le liste d’attesa. Per tale ragione, l’Osservatorio GIMBE per la sostenibilità del SSN ha già eletto i test di imaging nel mal di schiena a “sorvegliato speciale” per stimare sprechi diretti e indiretti conseguenti al loro sovra-utilizzo.

«In assenza dei cosiddetti “segni di allarme” – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – e prima di 4-6 settimane dall’insorgenza del dolore, tutte le linee guida internazionali concordano nel giudicare inappropriate TAC e risonanze magnetiche nei pazienti con lombosciatalgia, sia perché non modificano le scelte terapeutiche, sia perché il frequente riscontro di anomalie non correlate con il mal di schiena attivano una cascata di prestazioni sanitarie inutili (consulti specialistici, esami e trattamenti invasivi) che aumentano i  rischi per i pazienti e consumano preziose risorse».

Le linee guida del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), disponibili in italiano grazie alla traduzione della Fondazione GIMBE, forniscono raccomandazioni cliniche sia per la valutazione diagnostica dei pazienti con lombalgia e/o sciatalgia, sia per la terapia: da quella conservativa (programmi di esercizio fisico, terapia manuale, psicoterapia con approccio cognitivo-comportamentale, farmaci), a quella chirurgica.

«Le linea guida NICE – continua il Presidente – raccomandano innanzitutto di effettuare un’adeguata valutazione clinica e , in assenza di sospetto di gravi patologie (neoplasie, infezioni, traumi, spondiloartriti), di non richiedere TAC e risonanze magnetiche, informando sempre il paziente sul fatto che questi test diagnostici, oltre a non essere necessari, presentano rischi conseguenti all’identificazione di lesioni anatomiche asintomatiche non correlate con i sintomi della lombalgia e/o sciatalgia».

Le linee guida puntano sull’utilizzo di strumenti validati di stratificazione del rischio per facilitare il processo decisionale condiviso con i pazienti:  per quelli con lombalgia e/o sciatalgia che potrebbero migliorare rapidamente è infatti sufficiente rassicurarli, consigliare loro di mantenersi in attività e fornire indicazioni per il self management, mentre per i pazienti a rischio più elevato di esito sfavorevole è raccomandato un supporto complesso ed intensivo (es. programmi di esercizio e/o terapia manuale o approccio psicologico). Inequivocabilmente da evitare in ogni caso l’agopuntura e il paracetamolo in monoterapia.

«Le linee guida NICE– conclude Cartabellotta – documentano che nella valutazione e il trattamento della lombalgia e/o sciatalgia la pratica professionale e le scelte dei pazienti non riflettono le migliori evidenze scientifiche: alcune prestazioni sanitarie risultano sovra-utilizzate, mentre altre sotto-utilizzate. Di conseguenza, rispetto a quanto oggi dimostra la ricerca, l’assistenza erogata ai pazienti presenta notevoli margini di miglioramento dell’appropriatezza con risvolti favorevoli sia sugli esiti clinici, sia sull’utilizzo delle risorse».

Le “Linee guida per la valutazione e il trattamento di lombalgia e sciatalgia” sono disponibili a: www.evidence.it/lombalgia


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3 luglio 2017
53 tipologie di frodi e abusi in sanità sottraggono oltre 5 miliardi di euro alla nostra salute

DAL 2° RAPPORTO GIMBE SULLA SOSTENIBILITÀ DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE UNA CLASSIFICAZIONE ANALITICA DI FRODI E ABUSI IN SANITÀ CHE PROSCIUGANO UN FIUME DI DENARO PUBBLICO. 53 FENOMENI CORRUTTIVI E/O COMPORTAMENTI OPPORTUNISTICI CONDIZIONATI DA CONFLITTI DI INTERESSE CHE NON SEMPRE CONFIGURANO VERI E PROPRI ILLECITI. ACCANTO ALL’IMPEGNO DELLE ISTITUZIONI SU NORMATIVA E STRUMENTI NECESSARIO ACCRESCERE LA CONSAPEVOLEZZA PUBBLICA PER UNA NUOVA STAGIONE ETICA DELLA SANITÀ ITALIANA

Il 2° Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale – presentato il 6 giugno presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” - ha stimato per il 2016 un impatto di € 22,51 miliardi di sprechi sulla spesa sanitaria pubblica classificabili in sei categorie: sovra-utilizzo di servizi e prestazioni inefficaci e inappropriate, frodi e abusi, acquisti a costi eccessivi, sotto-utilizzo di servizi e prestazioni sanitarie efficaci e appropriate, complessità amministrative, inadeguato coordinamento dell’assistenza.

Sulle stime relative agli sprechi non sono mancate le critiche, nonostante l’accurata descrizione della metodologia e il riferimento esplicito al report OCSE Tackling Wasteful Spending on Health che nel gennaio 2017 ha confermato che circa 1/5 della spesa sanitaria apporta un contributo minimo o nullo al miglioramento della salute delle persone.

«Il motivo principale di stupore – esordisce Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – è costituito dall’inverosimile convivenza di oltre 20 miliardi di sprechi con un finanziamento pubblico tra i più bassi d’Europa e, tutto sommato, servizi sanitari di livello elevato. Eppure, da una lettura attenta del Rapporto GIMBE si evince che gli sprechi si annidano nell’erogazione di beni e servizi e nella pianificazione e organizzazione dell’assistenza sanitaria, mentre la scure del finanziamento pubblico si è abbattuta principalmente sul personale che tra blocco delle assunzioni e mancato rinnovo di contratti e convenzioni dal 2009 rappresenta una voce di spesa stabile per il SSN».

«La categoria di sprechi “Frodi e abusi” – spiega il Presidente – secondo le nostre stime erode circa € 4,95 miliardi (range da € 3,96 a € 5.94) tramite fenomeni corruttivi e/o comportamenti opportunistici condizionati da conflitti di interesse, che non configurano necessariamente reato o illecito amministrativo, ovvero non sempre sono condotte perseguibili per legge. Di conseguenza, abbiamo deciso di “esplodere” in maniera analitica questa categoria per diffondere a tutti i livelli la consapevolezza che alcuni comportamenti non possono essere più accettati solo perché “così fan tutti”».

Partendo dalle iniziative istituzionali realizzate dall’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) e dall’Autorità Nazionale Anti Corruzione (ANAC), la “Tassonomia GIMBE di frodi e abusi in sanità”, integrando fonti bibliografiche internazionali, casistiche giurisprudenziali, fatti e fenomeni nazionali, ha  identificato ben 53 tipologie di frodi e abusi organizzati in 9 categorie: policy making e governance del sistema sanitario, regolamentazione del sistema sanitario, ricerca biomedica, marketing e promozione di farmaci, dispositivi e altre tecnologie sanitarie, acquisto di beni e servizi, distribuzione e stoccaggio di prodotti, gestione delle risorse finanziarie, gestione delle risorse umane, erogazione dei servizi sanitari.

«Scorrendo l’elenco dei singoli fenomeni – aggiunge Cartabellotta – risulta evidente che da un lato tutti gli attori del sistema sanitario sono coinvolti (politica,  management, professionisti sanitari, cittadini e pazienti), dall’altro che è difficile, se non impossibile, introdurre misure preventive per molti abusi che non rappresentano reati o illeciti amministrativi, ma sono di fatto alimentati da conflitti di interesse e/o scarsa etica professionale».

Il 2° Rapporto GIMBE ha enfatizzato il notevole impegno di Agenas e ANAC che nel corso di questi hanno messo in campo diverse misure di prevenzione: dal Protocollo d’Intesa ANAC-Agenas al Protocollo d’Intesa Ministero della Salute-ANAC, dal Piano Nazionale Anticorruzione del 2012 poi aggiornato nel 2015 e nel 2016 e gli specifici approfondimenti, tra cui le “Linee guida per l'adozione dei codici di comportamento negli enti del SSN” e la “Modulistica standard per la dichiarazione pubblica di interessi da parte dei professionisti del SSN”, strumenti fondamentali che se uniformemente adottati potrebbero ridurre una quota consistente di abusi non conseguenti a reati o illeciti amministrativi.

«L’Osservatorio GIMBE per la sostenibilità del SSN – conclude Cartabellotta – ha identificato nel monitoraggio analitico di frodi e abusi una priorità per il biennio 2017-2018: in un momento particolarmente critico per la sostenibilità del servizio sanitario questo tipo di sprechi non è più tollerabile non solo per ragioni economiche, ma soprattutto etiche. Ecco perché chiediamo a tutti di contribuire attivamente attraverso la consultazione pubblica del Rapporto GIMBE aperta sino al 30 settembre».

La tassonomia GIMBE “Frodi e abusi in sanità” è disponibile all’indirizzo web: www.rapportogimbe.it/tassonomia_frodi_abusi


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22 giugno 2017
Linee Guida e Responsabilità Professionale: lo studio GIMBE approda ad Oxford

Unica voce italiana al prestigioso evento “Evidence Live” lo studio che ha valutato le Linee Guida prodotte in Italia dalle Società Scientifiche. Dai dati emerge un paradosso che a breve termine condizionerà inevitabilmente l’applicazione della nuova legge sulla Responsabilità Professionale: oggi le Linee Guida potenzialmente utilizzabili sono un numero esiguo e concentrate in pochissime aree clinico-assistenziali.

Sul palcoscenico di Evidence Live – evento internazionale che raduna a Oxford i massimi esperti nella produzione, sintesi e trasferimento delle evidenze scientifiche – è stata presentata ieri la ricerca finanziata dalla Fondazione GIMBE con la borsa di studio “Gioacchino Cartabellotta” e condotta sotto l’egida dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e del Guidelines International Network (G-I-N), rete internazionale di organizzazioni che producono linee guida in oltre 40 paesi.

«Nel marzo 2016, durante la discussione parlamentare della legge sulla responsabilità professionale – ha esordito Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – abbiamo finanziato lo studio “Linee guida per la pratica clinica in Italia: qualità metodologica e gestione dei conflitti di interesse”, con l’obiettivo  di fornire alle Istituzioni un quadro oggettivo sul numero delle linee guida prodotte in Italia e sulla loro qualità, valutata in base all’aderenza agli standard G-I-N su metodologie di produzione e governance dei conflitti di interesse».

Cartabellotta ha presentato i risultati della prima fase dello studio che ha valutato esclusivamente le linee guida prodotte dalle società scientifiche italiane. Delle 403 società identificate, quasi l’80% (n. 322) sono state escluse per varie ragioni: mancanza di sito web (n. 6), assenza di pagina web dedicata alle linee guida (n. 289), pagina linee guida ad accesso riservato (n. 14), link ad altri produttori internazionali (n. 13). Dei 712 documenti complessivamente censiti, solo 359 (50,4%) sono stati identificati come linee guida: il resto erano file non accessibili (n. 9), altri documenti (n. 71) e linee guida di altri produttori internazionali (n. 273). La valutazione finale ha incluso solo 75/359 (21%) linee guida pubblicate nel 2015 e nel 2016. La qualità metodologica valutata attraverso l’aderenza agli standard del G-I-N è risultata complessivamente accettabile, ad eccezione della disclosure sui conflitti di interesse, riportata solo nel 17% dei casi. Da rilevare che 42/75 linee guida incluse nella valutazione finale sono state prodotte da 2 sole società scientifiche: 33 dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e 9 dalla Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare (SICVE), società che dispongono di un proprio manuale metodologico a riprova del fatto che a metodi rigorosi conseguono risultati eccellenti.

«La legge sulla responsabilità professionale – ha puntualizzato il Presidente – ha affidato un ruolo cruciale alle linee guida, ma dallo studio GIMBE emerge un paradosso che a breve termine ne condizionerà inevitabilmente l’applicazione: le linee guida prodotte dalle società scientifiche italiane potenzialmente utilizzabili sono oggi un numero esiguo e si concentrano in pochissime aree clinico-assistenziali».

Da questo punto di vista è fondamentale che la legge abbia affidato la governance nazionale del processo di produzione di linee guida all’ISS, a cui spetta il compito di definire le priorità, evitare duplicazioni, favorire la produzione di linee guida multiprofessionali-multidisciplinari, standardizzare i criteri di qualità metodologica e definire le modalità di gestione dei conflitti di interesse.

«Anche se le recenti novità normative e giurisprudenziali –  ha concluso Cartabellotta –  hanno rivitalizzato l’interesse per le linee guida in Italia, è indispensabile evitare un loro impiego rigido e strumentale esclusivamente a fini di tutela medico-legale, ma piuttosto utilizzarle sia come base scientifica per lo sviluppo dei percorsi assistenziali, sia come raccomandazioni per supportare decisioni cliniche da condividere sempre con il paziente».

La versione italiana dello studio GIMBE è disponibile a: www.gimbe.org/studio-linee-guida      


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Pagina aggiornata il 18/02/2014