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1.1. Cos'è il Governo Clinico
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Il governo clinico (GC), liberamente tradotto
da Clinical Governance, è una “strategia mediante la
quale le organizzazioni sanitarie si rendono responsabili
del miglioramento continuo della qualità dei servizi e del
raggiungimento-mantenimento di elevati standard
assistenziali, stimolando la creazione di un ambiente che
favorisca l’eccellenza professionale1”.
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Il concetto di GC può essere riferito sia
alla definizione, mantenimento e verifica della qualità
clinica, sia ai meccanismi di responsabilizzazione, gestione
e governo dei processi assistenziali.
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L’efficacia del GC è condizionata dalla sua
capacità di permeare tutti i livelli dell’organizzazione
sanitaria, per consentire ai professionisti di raggiungere e
mantenere elevati standard assistenziali: strutture e
processi organizzativi, meccanismi di valutazione e
finanziamento, performance e qualità assistenziali,
formazione continua e valutazione professionale.
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Il GC richiede un diverso orientamento della
struttura organizzativa delle Aziende sanitarie, chiamate ad
un ruolo attivo nello sviluppo degli standard di qualità che
devono essere definiti, mantenuti e verificati dalla
componente professionale. Considerando che la
mission principale delle Aziende sanitarie è quella di
fornire assistenza di elevata qualità, sono tutti i
professionisti a divenire il riferimento assoluto per la
governance dell’organizzazione.
Because
clinicians are at the core of clinical work,
they must be at the heart of clinical governance2
1.2. Cosa
non è il Governo Clinico3
1.3. Le
ragioni di una
traduzione infelice
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Il termine governance deve intendersi
come la gestione dei processi di consultazione e
concertazione per il raggiungimento degli obiettivi. In tal
senso, la governance non può essere imposta dall’alto
o dall’esterno, ma consegue all’interazione di molteplici
attori che si autogovernano, influenzandosi reciprocamente.
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Il termine
governo corrisponde all’inglese government e
definisce il potere normativo esercitato dalle istituzioni.
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GIMBE
propone di tradurre/interpretare Clinical Governance in “Governance clinico-assistenziale” che
sottolinea:
-
la non
traducibilità del termine governance;
-
la maggior
riduttività del termine “clinico” rispetto a clinical,
che caratterizza tutte le professioni sanitarie
e non solo quella medica.

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Governare l'estrema complessità delle organizzazioni sanitarie,
avendo come duplice obiettivo:
-
la promozione integrata della qualità
assistenziale;
-
l'efficienza, in relazione alla sostenibilità
economica.
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Ridurre, nella percezione della qualità
assistenziale, il gap che esiste tra professionisti (libertà
professionale incondizionata) e manager (bilancio aziendale).
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Mettere a punto un sistema multidimensionale di
indicatori per monitorare la qualità dell’assistenza sanitaria,
in termini di sicurezza, efficacia, appropriatezza,
partecipazione degli utenti, equità, efficienza (figura 1).

Figura 1

Figura 2
3.1. Evidence-Based Practice
3.2. Information management
3.3. Data Management
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Migliorare l’interazione e la comunicazione tra
i diversi sistemi informativi aziendali.
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Sviluppare i database clinici, facendo
riferimento agli standard internazionali DocDat.
3.4. Linee Guida e Percorsi Assistenziali
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Sviluppare metodologie per l'adattamento locale
di linee guida (LG) e la costruzione di percorsi
assistenziali (PA), abbandonando definitivamente l'inutile ambizione
di produrre ex-novo LG.
-
Al fine di definire PA evidence-based,
condivisi tra i professionisti ed adattati al contesto
locale, GIMBE
ha elaborato un
framework che
prevede diverse fasi:
-
definizione delle priorità;
-
costituzione del gruppo di
lavoro aziendale multiprofessionale;
-
ricerca, valutazione critica ed
eventuale
integrazione delle LG;
-
analisi del contesto locale, adattamento
delle LG e costruzione dei PA;
-
pianificazione
dell'aggiornamento dei PA;
-
definizione delle strategie di
diffusione e implementazione dei PA;
-
definizione del panel degli indicatori di
processo e di esito;
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verifica dell’impatto dei PA attraverso la
pianificazione, conduzione e reporting del clinical audit.
3.5. Health Technology Assessment
-
Utilizzare modelli e report internazionali di
HTA per riorganizzare le modalità di gestione aziendale
(acquisto, manutenzione, dismissione) delle tecnologie
sanitarie, specialmente se esistono input regionali alla
loro governance.
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Promuovere la diffusione delle tecnologie
efficaci e la dismissione di qualunque tecnologia di
efficacia non documentata o, comunque, obsoleta.
3.6. Clinical Audit
3.7. Risk Management
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Considerare l’errore come “difetto
del sistema” e non del singolo professionista.
-
Diffondere la cultura della
gestione del rischio, strumento di miglioramento
professionale e organizzativo, senza farsi condizionare
esclusivamente da problematiche assicurative e
medico-legali.
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Pianificare ed implementare programmi
aziendali di gestione del rischio clinico.
3.8. Formazione continua, training,
accreditamento professionale
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Consolidare tra gli operatori
sanitari la cultura della formazione continua, intesa come
parte integrante della pratica professionale.
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Inserire le attività di ECM (in
particolare, la formazione sul campo) nelle strategie
multifattoriali mirate alla modifica dei comportamenti
professionali.
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Sviluppare strumenti per misurare
la qualità tecnico-professionale, sino a
definire criteri di training e accreditamento, standardizzando
la valutazione di conoscenze, competenze e attitudini.
3.9. Research & Development
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Diffondere tra i professionisti la cultura e
gli strumenti della ricerca clinica e sui servizi sanitari,
con particolare enfasi allo sviluppo della ricerca
indipendente.
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Governare le modalità di coinvolgimento
dell'azienda e dei professionisti nella
ricerca sponsorizzata, al fine di garantirne utilità
sociale, metodologia, etica e integrità.
3.10. Staff
management
3.11. Partecipazione degli utenti
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Nel pieno rispetto dei riferimenti
normativi di politica sanitaria nazionale e regionale, è
utopistico definire un modello organizzativo unitario per
l’attuazione del GC.
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Alla luce della consistente variabilità
delle Aziende sanitarie, oltre che dei Piani Sanitari
Regionali/Provinciali, il modello organizzativo proposto nasce
da un "ragionevole compromesso" tra:
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ponderata valutazione dei riferimenti normativi;
-
evidenze scientifiche sull’attuazione del GC;
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esperienza maturata dal
GIMBE nella realizzazione di progetti aziendali di GC.
4.1. Il modello organizzativo GIMBE
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In assenza di un modello dipartimentale ben
strutturato e funzionante, non sussistono i pre-requisiti
organizzativi per una piena attuazione del GC in un'Azienda
Sanitaria.
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Considerato l’insuccesso dei progetti di GC attuati
con modalità top-down, è indispensabile attuare gli strumenti
del GC con modalità bottom-up, previa costituzione delle reti multiprofessionali per il GC.
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In una prima fase, dovrebbe essere costituita la
rete dipartimentale dei facilitatori di GC; successivamente la
rete dovrebbe essere ampliata a livello delle UO. Nel territorio
le reti dovrebbero essere sempre innestate sulle strutture
organizzative esistenti: dipartimenti di cure
primarie, nuclei di cure primarie.
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Le reti per il GC (figura 3) dovrebbero essere
strutturate in unità trasversali di supporto metodologico alle attività di GC
ed il ruolo dei facilitatori riconosciuto con l'istituzione di
ore dedicate.

Figura 3
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Per ottimizzare il coordinamento delle reti e dei
progetti di GC, gli uffici di staff (governo clinico, rischio
clinico, qualità, formazione,
accreditamento) dovrebbero essere adeguatamente qualificati
oltre che sottoposti ad
un processo di riorganizzazione.
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La definizione degli obiettivi e delle attività di
GC dovrebbe essere effettuata in occasione
della concertazione del budget.
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In un’Azienda sanitaria possono essere identificati
due livelli di attuazione del GC:
|
Livello |
Ambito |
Riferimento organizzativo |
|
Macro |
Azienda |
Collegio di Direzione |
|
Meso |
|
Dipartimento |
Comitato
di Dipartimento |
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Non è possibile una piena attuazione del GC a
livello micro (UO), spesso proposto nelle Aziende dove il modello
dipartimentale non esiste e/o non è adeguatamente strutturato.
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Il Collegio di Direzione e i Comitati di
Dipartimento dovrebbero programmare incontri
periodici per la pianificazione, valutazione e report delle
attività di GC.
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L’Azienda, oltre a monitorare e portare a termine
i progetti avviati, dovrebbe evitare la loro proliferazione
incontrollata, altamente predittiva di
insuccesso.
Quali indicazioni generali:
-
livello macro: 2-3 progetti/anno,
spesso su committment regionale;
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livello meso: coinvolgere tutti i dipartimenti
in almeno 1 progetto (mono o interdipartimentale), evitando di
impegnare ciascun dipartimento in più di 3 progetti/anno.
5.1. Generali
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Aspettative non sempre convergenti tra
professionisti e manager.
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Assenza di un approccio epidemiologico alla
pianificazione dei servizi sanitari.
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Peso limitato delle evidenze scientifiche nelle
macro-decisioni aziendali, specie se esistono tensioni tra appropriatezza
e volumi (e conseguenti rimborsi) delle prestazioni sanitarie.
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Difficoltà nel conciliare gli obiettivi dell'Azienda Ospedaliera
(produzione) con quelli dell'Azienda USL (committenza).
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Contrasti tra “interessi” aziendali,
dipartimentali, di UO e professionali.
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Sistemi informativi aziendali inadeguati per
raccogliere indicatori di qualità e/o scarsamente comunicanti
tra loro.
5.2. Relative alle reti per il GC
-
Qualificazione professionale sugli strumenti del GC: acquisizione del
Clinical Governance core-curriculum.
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Definizione di nuove responsabilità e ruoli professionali.
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Limitata percezione della necessità di "tempo dedicato”
per i facilitatori.
5.3. Relative agli uffici di staff
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Necessità di qualificazione e riorganizzazione
degli uffici di staff strettamente connessi alle attività di GC.
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Possibili tensioni con le reti per il GC.
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Necessità di integrazione tra attività di GC e
progetti formativi aziendali,
in particolare attraverso l'utilizzo della "formazione sul campo"
(che riconosce crediti ECM solo in alcune Regioni).
-
Piano Sanitario Regionale Emilia
Romagna 1999-2001
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Degeling PJ, Maxwell S, Iedema R, et al. Making clinical
governance work. BMJ 2004;329:679-81
-
Domenighetti G. Comunicazione
personale. Febbraio 2006
7.1.
Authorship
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Il Position
Statement è stato elaborato da Antonino Cartabellotta e
Massimo Annicchiarico, con il contributo di Franco Berti,
Marcello Cellini, Alfredo Potena, Maurizia Rolli, Gianni
Rossi.
7.2.
Ringraziamenti
7.3. Publication history
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Pubblicato
in formato elettronico (ver. 1.4) il 6 febbraio 2009.
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Pubblicato
in formato elettronico (ver. 1.3) il 7 febbraio 2008.
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Pubblicato
in formato elettronico (ver. 1.2) il 25 marzo 2007.
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Pubblicato
in formato elettronico (ver. 1.1) il 9 febbraio 2007.
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Pubblicato
su “Il Sole 24 Ore Sanità”, 21-27 febbraio 2006.
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Presentato
alla 1a Conferenza Nazionale
GIMBE
(9 febbraio 2006)
7.4. Note
7.5. Per
saperne di più
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